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“Tutti possono fare teatro, anche gli attori”, diceva Augusto Boal, fondatore del Teatro dell’Oppresso. “Tanto più noi”, devono avere pensato gli educatori e gli operatori sociali di Bologna e Casalecchio, che attori non sono e che operano tutti i giorni tra disagio, handicap e povertà. Il primo dicembre alle 21 andranno in scena al Tpo di Via Casarini con lo spettacolo “L’educatore al tempo della crisi”. Non una semplice piece teatrale, ma un teatro forum capace di coinvolgere e fare discutere il pubblico, facendolo salire a tutti gli effetti sul palco e lasciandolo libero di decidere il finale della scena, secondo il metodo elaborato negli anni sessanta da Boal.

Immagina un giorno senza quelli che assistono i disabili, integrano le mancanze della scuola, assistono a domicilio le persone bisognose: gli educatori, spesso precari, molte volte in condizioni contrattuali e lavorative tremende. Venerdì 30 novembre gli educatori del consorzio CoDeBri che lavorano in Brianza saranno in sciopero. Chiedono rispetto: lavorano senza contratto da mesi, vengono pagati a cottimo e non hanno garanzia di reddito a fine mese. Non solo percepiscono 6/7 euro l’ora. Se un alunno disabile è assente da scuola non vengono pagati. Se c’è la gita scolastica, non vengono pagati. Abbiamo intervistato un educatore precario.

“Le persone omosessuali adulte nel ruolo di educatore, quindi per noi i capi che hanno una tendenza omosessuale profondamente radicata o forse predominante, costituiscono per i ragazzi loro affidati un problema educativo”. Lo afferma padre Francesco Compagnoni, in un passaggio della sua relazione al seminario ‘Omosessualità, nodi da sciogliere nelle comunità. L’educazione fra orientamento sessuale e identità di genere’, promosso dall’Agesci, associazione degli scout cattolici, e svoltosi alcuni mesi fa ma di cui in questi giorni sono stati pubblicati sul sito della stessa Agesci. “Per i suoi ragazzi, il capo è il modello e sappiamo che gran parte dell’effetto educativo, dipende dalla esemplarità anche inconscia che proviene dall’adulto”.

Gli omo hanno meno dignità – La relazione del religioso prosegue così: “Il capo omosessuale ha un vantaggio rispetto agli altri capi: in linea generale ha tendenze artistiche, è molto sensibile, dotato per le relazioni personali. Spesso una persona omosessuale nei rapporti affettivi ha un vantaggio rispetto agli altri capi che faticano a comunicare con i ragazzi. Il capo trasmette dei modelli e i capi che praticano l’omosessualità, o che la presentano come una possibilità positiva dell’orientamento sessuale, costituiscono un problema educativo”. Inoltre, secondo Compagnoni “nelle tematiche sessuali non tutte le posizioni hanno la stessa dignità morale”. 

Soluzioni – “Secondo me bisognerebbe parlare con i genitori e invitare un esperto con cui consigliarsi. In linea generale uno psicologo dell’età evolutiva o ancora meglio un pedagogista. Non si può semplicemente evitare il problema non affrontandolo. Coinvolti nel problema, ci sono non solo l’adolescente, ma tutti gli altri adolescenti della comunità che si sono accorti di questo. In questo caso secondo me la questione va affrontata con tutte le persone che sono implicate. Soprattutto non va nascosta: non si può far finta di niente”.  

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