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Effetto

Effetto primarie. O effetto Renzi? La cosa certa è che il Partito Democratico dopo il “bagno” di partecipazione fa il boom. Secondo le rilevazioni e le elaborazioni dell’istituto Emg per il Tg La 7 i democratici se si andasse al voto oggi raccoglierebbero il 34,6 per cento dei voti, oltre un terzo del totale dell’elettorato. Un’esplosione di consenso avvenuta nell’ultima settimana: solo sette giorni prima i sondaggi dello stesso istituto davano al Pd il 4,3 per cento di voti in meno. A oggi, dunque, se davvero passasse la riforma della legge elettorale con il premio di maggioranza per la coalizione che raggiunge il 40 per cento, Pd insieme a Sinistra Ecologia e Libertà e Partito Socialista potrebbero raggiungere quella che fino a qualche settimana fa sembrava irraggiungibile. Il partito di Nichi Vendola, infatti, raccoglierebbe il 6 per cento dei voti (flessione dello 0,1%), mentre i socialisti di Nencini l’1,3 (variazione in positivo: +1,3%).

 

Effetto primarie: il Partito Democratico, secondo le anticipazioni del sondaggio del lunedì del TgLa7, stacca tutti quanti. I democratici di Pierluigi Bersani, che godono dell’effetto “benefico” delle consultazioni interne, sarebbe al 34,6%: il dato è stato diffuso da Enrico Mentana su Twitter. Un balzo enorme rispetto alla settimana precedente, quando veniva accreditato del 30,3 per cento. Al secondo posto c’è sempre il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo con il 16,3%, poi il Pdl con il 15,2% e Sinistra e Libertà di Nichi Vendola con il 6 per cento. Continua in parallelo il crollo verticale dell’Italia dei Valori guidata da Antonio Di Pietro, scesa all’1,5 per cento. Scende anche Pier Ferdinando Casini, che con il suo Udc raggranella il 3,8 per cento. Quindi Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo viene data al 2,1% e la Lega Nord al 6,3 per cento.

Monti appeso a un filo – Il dato che impressiona più di tutti resta la percentuale di cui viene accreditato il Pd. Un numero che tinge di rosso l’Italia ma che, soprattutto, accorcia la vita politica di Mario Monti. Interesse principe di Bersani, oggi, è quello di andare al voto il più presto possibile. Tenendosi il Porcellum, che nonostante il premio di maggioranza al 40-42% rischia di regalare una grossa maggioranza a Bersani e compagni (il Pd, con Vendola e i socialisti, potrebbe essere in grado di sfondare la soglia). E se al quadro si aggiunge anche il fatto che lo stesso Silvio Berlusconi vuole andare al voto il prima possibile, si capisce perché l’esecutivo tecnico è appeso a un filo. Il Cav vuole le urne, subito, perché così l’ipotesi primarie, da lui detestata e combattuta, andrebbe subito in ghiacciaia. Inoltre, con una campagna elettorale aggressiva e vincente, l’obiettivo minimo di far scendere la coalizione di sinistra sotto la soglia necessaria per ottenere il voto di maggioranza è molto più che alla portata.

 

Il riacquisto del debito greco allenta ulteriormente la tensione sui titoli di Stato dei sorvegliati speciali della zona euro. In testa Spagna e Italia, con i Bonos di Madrid che a metà giornata cedono 13 punti base di rendimento, per un differenziale con il Bund decennale tedesco che scende a 374 punti. Segue a ruota l’Italia i cui Btp a dieci anni registrano un calo dei tassi d’interesse di 11 punti base al 4,38% per uno spread con Berlino che è tornato sotto la soglia dei 300 punti, a 297 punti base, un andamento che non si vedeva dal 21 marzo scorso.

Effetto naturale del giogo fiscale che si è abbattuto sulla popolazione. Anche se secondo i più ottimisti, siamo ormai al fondo e l’indicatore a questo punto dovrebbe solo risalire. Hanno ragione? Si teme per il futuro. GUARDA IL GRAFICO.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Fiducia consumatori al minimo record

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Effetto Spagna sull’indice FTSE MIB +1,56%. Madrid pronta a chiedere linea di credito precauzionale. Sell off sui Bund tedeschi. Spread spagnolo sotto 400 punti base, rendimenti al 5,49%, minimi da aprile. Successo del BTP Italia: 10 miliardi di euro richiesti. Ma Blanchard (FMI) dice: Roma e Madrid hanno bisogno di garanzie di finanziamento.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Borsa Milano in solido rialzo. Tonfo spread sotto 310 punti

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Movimenti continui a ribasso e poi a rialzo, che esauriscono i propri effetti nel giro di poche ore. Effetto di “traslazione” dell’ottimismo o del pessimismo degli investitori nel brevissimo periodo.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Valutario: alta volatilita'

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Effetto Moody’s su Piazza Affari. Esito collocamento dei titoli di stato contrastato, nervosismo tra gli operatori. GRAFICO: BALZO RENDIMENTI DECENNALI che stamattina sono tornati sopra il 6%.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Borsa Milano passa il test dell’asta, ma paga downgrade Moody’s

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Effetto positivo dalla Spagna, con la sua richiesta di aiuti di 100 mld euro circa, e dalle esportazioni della Cina. Euro ai massimi delle ultime due settimane. Bund in forte calo. GRAFICO RENDIMENTI BTP Italia a 10 anni da inizio anno. Rendimenti iberici analoghi sotto il 6%. VIDEO RALLY TITOLI BANCARI

pubblicato da Wallstreet Italia
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Borsa Milano balza +2%, volano banche in Europa

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Il giorno dopo le elezioni che hanno visto trionfare Francois Hollande in Francia, ma anche il determinarsi di una grande situazione d’incertezza in Grecia, le borse reagiscono con un crollo verticale dei mercati asiatici e dei listini europei. 

La Borsa di Tokyo ha chiuso la prima seduta dopo un lungo week-end festivo in profondo rosso: -2,78% con l’indice Nikkei in flessione di 261 punti. Male anche le altre Borse asiatiche: Hong Kong perde il 2,72%, Shanghai lo 0,44%, Mumbai l’1,73%, mentre Seul ha chiuso a -1,64%. I timori degli investitori sono legati alle incertezze sul fatto che l’Eurozona riesca a mantenere la politica di rigore dei conti vista dai mercati come cruciale per risolvere la crisi del debito sovrano.

L’Europa, si sa, è nata con un’operazione e un’ottica essenzialmente economica, ma che guardava più lontano. Infatti mettere in comune le risorse di carbone ed acciaio con la creazione della Ceca nel 1953, ha voluto anche significare mettersi alle spalle quasi un secolo di guerre fra Germania e Francia per il controllo di tali risorse.

Benefici ne abbiamo tratto tutti, per un periodo abbastanza lungo che però ha coinciso con i cosiddetti “trenta gloriosi”, dal 1945 al 1975. Poi il progetto europeo ha cominciato a battere in testa, per la sua subalternità agli interessi e alle decisioni delle classi dominanti.

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