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Un esercito di disoccupati: quasi 2,9 milioni di persone, è il massimo dal 1992. Per i giovani sempre peggio, il tasso sale al 36,5%. Le misure di austerity continuano a piegare l’economia e la vita delle persone. Boom precari.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Italia: disoccupazione all'11,1%, è il record di sempre

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Le sirene antimissile tornano a suonare a Tel Aviv, dove si è udita un’assordante esplosione. La guerra continua. Le notizie vengono rilanciate dal sito di Haaretz. In parallelo continua la risposta militare di Israele, che colpisce per il quarto giorno la Strisca di Gaza. Il conteggio delle vittime ufficiali sale a 45: tre i morti in Israele, 42 nella Striscia, di cui 13 civili (almeno sei i bambini sotto i sei anni). Centinaia i feriti palestinesi. Israele deve però reagire al continuo lancio di razzi operato da Hamas, e l’esercito con la stella di David, secondo quanto si è appreso, si appresterebbe ad entrare a Gaza in questo fine settimana (le truppe già ieri, venerdì 16 novembre, si erano schierate sul confine). 

Attacco di terra – L’indiscrezione sul possibile attacco di terraè stata rilancia dal Times, che cita fonti delle forze armate. Poi è arrivata anche la conferma da parte del vice-ministro degli esteri israeliano, Danny Aylon, che alla Cnn ha dichiarato: “Se dalla Striscia continuerà l’ininterrotto lancio di razzi contro Israele, entro 24-36 ore lanceremo un’offensiva militare di terra nell’enclave costiera. Non vorremmo entrare nella Strisca, ma se il bombardamento continuerà non potremo fare altro.

I razzi – Nella scorsa notte, incessanti, sono proseguiti i bombardamenti al confine con la striscia di Gaza. Secondo quanto riferito dall’ufficio del premier istraeliano, soltanto il 4% dei razzi ha colpito lo Stato ebraico: almeno 60, spiega, hanno colpito civili palestinesi nella stessa striscia di Gaza. Hamas ha riferito che sono sedici i razzi lanciati dalla Striscia di Gaza verso Israele. Non è stato registrato alcun ferito. Altri 5 razzi sono stati intercettati dal sistema israeliano anti-missile, Iron Dome. Le notizie sono state fatte trapelare dal portavoce della polizia, Louba Samri. Fonti militari, inoltre, aggiungono che il numero dei lanci di razzi da Gaza è “sensibilmente diminuito”.

Scontri nei territori – Nel corso di tutta la giornata, nei Territori, si sono verificati scontri tra l’esercito israeliano e la popolazione palestinese, che protesta per l’operazione militare: circa trecento manifestanti si sono radunati nella centralissima piazza di al-Manara a Ramallah, e sventolavano numerose le bandiere verdi di Hamas. La popolazione palestinese incitava a colpire nuovmanete Tel Aviv con i razzi. Altri manifestanti si sono radunati nei pressi del chcek-point di Huwara, punto d’ingresso alla città di Nablus, situato nelle vicinanze degli insediamenti israeliani di Itamr, Esh Qedesh e Yitzhar. L’esercito israeliano ha reagito con il lancio di lacrimogeni e con il fermo di diversi manifestanti.

Israele accerchiato – Il ministro degli Esteri tunisino Rafik Abdessalem ha fatto visita a Gaza al palazzo del governo di Hamas distrutto da un attacco aereo israeliano. Durante la sua visita i raid dello Stato ebraico non si sono fermati. “Siamo irremovibili nel sostenere e fornire assistenza ai nostri concittadini di Gaza”. Quindi le parole del governo turco: “Israele dovrà rendere conto per il massacro di bambini innocenti a Gaza”, ha spiegato il premier Tayyp Erdogn. Per Israele, insomma, il fronte è caldissimo, con la maggioranza dei paesi Mediorientali schierati in difesa dei palestinesi. In parallelo, il leader di Hamas, Khaled Meshaal, Al Cairo, sarebbe riluttante ad accettare un “cessate il fuoco” senza avere la garanzia del fatto che Israele lo rispetterà. Il segretario generale della Lega Araba, Nabil el Araby, in apertura della riunione straordinaria dei ministri degli esteri arabi, ha definito l’aggressione israeliana a Gaza “un crimine contro l’umanità”.

Il quartier generale del governo di Hamas è stato colpito da un bombardamento aereo israeliano ed è andato distrutto. Una notizia resa nota dallo stesso Movimento islamico di resistenza. “Il quartier generale del gabinetto è stato preso di mira da quattro raid e il governo sottolinea che esso resta sulle sue posizioni ed accanto al suo popolo”, afferma Hamas in un comunicato. L’edificio avrebbe subito gravi danni. 

“Il nostro quartier generale è stato completamente distrutto ed alcune case vicine sono state danneggiate dai bombardamenti barbari di Israele”, afferma un responsabile di Hamas. Ma la reazione del premier del governo di Hamas, Ismail Haniyeh, è durissima: “I sionisti credono che il loro attacco ci indebolirà, ma è vero il contrario. Rafforza la nostra determinazione a liberare la Palestina finché non vinceremo”.

Centoquaranta caratteri per raccontare l’orrore. I bombardamenti riportati da chi bombarda in tempo reale con aggiornamenti continui, video e foto. La guerra ai tempi della comunicazione orizzontale si fa anche così, un post dopo l’altro, link dopo link sui più popolari social network. E’ l’operazione mediatica che da ieri sta portando avanti l’Israel Defense Force, che sta raccontando minuto per minuto sulla sua pagina Twitter, ma anche sul live-blog del proprio sito internet, le modalità e le ragioni dell’operazione “Pilastri della Difesa” in atto in queste ore sui cieli di Gaza. E’ la prima volta che un esercito racconta un conflitto in tempo reale e, soprattutto, che lo fa su un canale tradizionalmente utilizzato dalla controinformazione.

Su Israele e Palestina torna a soffiare il vento di guerra. L’esercito israeliano, l‘Idf, ha eliminato una pedina pericolosa per la sicurezza dello stato ebraico. Con un missile telecomandato ha ucciso il comandante militare di Hamas Ahmed Al-Jaabari. Un’operazione chirurgica. Un missile scagliato sull’automobile del miliziano palestinese. L’attacco sa tanto di una overture dei giochi bellici nella regione. Dopo l’uccisione del comandante Israele ha continuato a fare incursioni militari sul tutto il territorio di Gaza. I morti sarebbero otto. Lo stato ebraico sembra voler scatenare un’altra guerra, l’ennesima dietro le porte di casa propria. I palestinesi sono già in allarme e chiedono l’aiuto del vicino Egitto. “L’esercito è pronto a estendere l’operazione, se necessario. Oggi abbiamo rivolto un messaggio chiaro a Hamas e alle altre organizzazioni terroristiche, e se sarà necessario siamo pronti a estendere l’operazione”, ha spiegato il premier israeliano Benyamin Netanyahu. Il messaggio per i palestinesi è chiarissimo. E nel pomeriggio Hamas ha risposto con un lancio di razzi su Be’er Sheva e sul deserto del Negev. Il palcoscenico è sempre lo stesso. Da un lato la forza e il diritto alla sicurezza dello stato israeliano, dall’altra i palestinesi di Hamas che rivendicano l’indipendenza della Palestina. Un segnale ancora più inquietante è il richiamo dei riservisti per lo stato di Israele. Il ministero della Difesa li ha allertati. Si prepara quindi una striscia di tensione. “Invochiamo tutti i fratelli arabi e specialmente l’Egitto e il suo nuovo presidente, a fermare questa barbara campagna in difesa di Gaza e del suo popolo. Invochiamo inoltre un urgente incontro tra gli arabi per controbattere la brutale aggressione”, ha dichiarato il leader di Hamas Ismail Haniyeh. E Il Cairo ha subito richimato il suo ambasciatore da Telaviv. Per Hamas l’attacco ad Al Jaabari ha “aperto le porte dell’inferno”. Idf e forze speciali israeliani sono pronte per un’altro autunno teso lungo la Striscia di Gaza. Un autunno che dura da quel 1947, anno in cui venne riconosciuto dalle Nazioni Unite lo stato di Israele. 

Tra i protagonisti silenziosi del diciottesimo Congresso del Partito Comunista cinese, c’è anche l’Esercito di Liberazione popolare. Si tratta di un potenziale umano di 2 milioni e 300mila unità. Con un budget di circa 130 miliardi di euro (un quarto della spesa americana), che dovrebbe aumentare e non di poco entro il 2035. Un elemento fondamentale nella corsa al potere politico in Cina per più motivi: per i soldi in ballo e perché i militari cinesi, a causa delle crescenti tensioni in Asia, stanno alzando la voce.

A mettere nei guai David Petraeus, il generale dell’esercito statunitense costretto lo scorso 9 novembre alle dimissioni da capo della Cia, non sarebbe stata una semplice relazione extraconiugale, ma un menage a trois. La scappatella tra Petraeus e Paula Broadwell, l’avvenente scrittrice divenuta amante del generale mentre lavorava alla sua biografia, è ormai nota. Quello che le fonti giornalistiche statunitensi raccontano è che c’è una terza donna: Jill Kelley, conoscente intima dell’ex numero uno della Cia (non è noto se anche amante). La donna arebbe stata vittima della gelosia della Broadwell e l’avrebbe denunciata, dando via alle indagini interne concluse con le dimissioni del 9 novembre del generale.

La biografa e l’amica – Jill Kelley, 37 anni, è una funzionaria del Dipartimento di Stato distaccata al comando delle operazioni speciali a Tampa (Florida). E’, insieme al marito, cara amica di Petraeus e consorte. L’intimità tra le due famiglie, però, suscitava la gelosia della Broadwell (che, stando a fonti anonime nell’esercito statunitense, aveva assunto il ruolo di amante “ufficiale” del generale), la quale vedeva in Kelley una potenziale rivale in amore. Dopo aver ricevuto diverse mail dal tono minaccioso e offensivo, la funzionaria del Dipartimento di Stato ha denunciato la scrittrice all’Fbi. Secondo il New York Times, le indagini si sarebbero concluse in estate con la certificazione della relazione extraconiugale di Petraeus. Se dell’inchiesta (e dei suoi esiti) fossero a conososcenza anche il numero uno della polizia federale, Robert Mueller, e il segretario alla Giustizia, Eric Holder, non è noto.

Dubbi – Come, da quanto, con quali scopi: gli interrogativi sono ancora numerosi e negli States le tesi cospirazioniste aumentano. Così come ancora non è chiaro l’intreccio della vicenda con la questione Bengasi, ovvero la gestione da parte della Cia dei tumulti dello scorso 11 settembre terminati con l’assalto dell’ambasciata Usa e la morte dell’ambasciatore Chris Stevens e altri tre uomini. A breve ci saranno le audizioni al Congresso di Mike Morrell, oggi capo ad interim della Cia, e David Petraeus, responsabile dei servizi segreti ai tempi degli incidenti nella capitale libica.

In Ghana, ad Accra, è crollato un centro commerciale di cinque piani. Almeno un morto, diverse le persone intrappolate. Nelle immagini, l’esercito impegnato nei soccorsi.


pubblicato da Libero Quotidiano

In Ghana crolla un centro commerciale di cinque piani

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Da diversi decenni, gli economisti hanno smesso di parlare di ‘forza lavoro’ per usare il termine, più proprio, di capitale umano. La ragione è che il capitale umano, come ogni altro capitale, può aumentare la sua produttività se oggetto di investimenti volti ad incrementarne il valore. Ciò rende i singoli portatori di capitale umano soggetti ‘aperti’ e non in sostituizione tra di loro. Il capitale umano è anche originalità, talento, merito. Da tempo ripetiamo e ci sentiamo ripetere che nel mondo globalizzato è sulla valorizzazione del capitale umano che dobbiamo puntare per il rilancio del nostro tessuto produttivo.

Quattro militari italiani sono rimasti feriti in seguito ad uno scontro a fuoco con insorti nella provincia di Farah in Afghanistan, durante un’operazione congiunta con l’esercito afgano.

I quattro, secondo quanto si apprende, non sarebbero in pericolo di vita mentre un soldato afgano è rimasto ucciso. Lo scontro a fuoco è avvenuto nel distretto di Bakwa, a sud di Herat, nel corso di un’operazione congiunta della Task Force South East con unità del 207/o Corpo dell’esercito afgano. Secondo le prime ricostruzioni, i militari italiani coinvolti erano impegnati in una attività di pattuglia nell’abitato del villaggio di Siav – a circa 20 km a ovest della base operativa avanzata Lavaredo di Bakwa, dove è basata la Task Force South East costituita dal 2/o reggimento alpini – quando sono stati attaccati con armi da fuoco da un gruppo di insorti.

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