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Negli ultimi 30 anni negli Stati Uniti sono le famiglie ricche che hanno beneficiato dei maggiori sgravi. A pagare più imposte, sono stati, come al solito, i più poveri e il ceto medio.

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Usa: chi ha guadagnato di più dagli sgravi fiscali? I ricchi, ovviamente

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Opinione di Pietro Di Lorenzo. Secondo le recenti normative fiscali i conti deposito nel 2013 saranno gravati da una imposta di bollo proporzionale dello 0.15% sul capitale depositato, mentre sui conti correnti…

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Italia, come gestire la "patrimonialina" del 2013

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In tempi di crisi, tasse, e sacrifici destinati, come sempre, ai soliti noti, cresce il senso di fastidio verso i soliti ignoti (al fisco) che tali sembrano destinati a rimanere, grazie soprattutto all’inerzia dei governi di tutto il mondo che, pur condannandoli a parole, continuano a tollerare l’esistenza dei paradisi fiscali e delle prassi che li caratterizzano.

Questa esasperante e ingiustificabile indifferenza è stata scossa pochi giorni fa dal Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi (sede a Washington e aderenti sparsi in una sessantina di paesi) che ha fornito al quotidiano britannico The Guardian e ad un programma della Bbc, Panorama, i dati raccolti nel corso di un’inchiesta in grande stile nel mondo dei paradisi fiscali e delle società offshore.

Gli uffici della banca tedesca HypoVereinsbank (Hvb), filiale di UniCredit, sono stati perquisiti ieri “per sospetta evasione fiscale”. A condurre l’inchiesta è la Procura di Francoforte che ha precisato ad Afp che si è trattato di “un intervento a livello nazionale” che ha interessato 13 sedi del gruppo bancario, il cui quartiere generale è a Monaco di Baviera. I sospetti si concentrerebbero sulle transazioni in titoli azionari avvenute durante il periodo 2006-2008, con date vicino il pagamento dei dividendi agli azionisti. In particolare la Guardia di Finanza tedesca indaga sul mancato pagamento di crediti di imposta sui redditi da capitale per un valore, secondo quanto anticipato ieri sera dal quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung, di circa 124 milioni.

Google evade il fisco. E non di poco. La Guardia di Finanza ha avviato una verifica fiscale “extraprogramma” nei confronti di Google Italia “finalizzata al riscontro del corretto adempimento degli obblighi fiscali in Italia”. E’ quanto afferma il Tesoro, sottolineando che le verifiche riguardano Iva e redditi non dichiarati. Risultano “elementi positivi di reddito non dichiarati per un importo di oltre 240 milioni di euro” da parte di Google Italia, nonché una Iva “relativa e dovuta per un importo pari ad oltre 96 milioni di euro”. L’evasione riguarda il biennio 2002-2006. 

Il trucco – La verifica disposta dalla procura di Milano ha infatti accertato, afferma il Ministero, che il fisco è stato “eluso” in base ad un contratto di servizio tra la società italiana e quelle estere “artatamente posto in essere con la sola finalità di simulare l’esercizio da parte di Google Italy Srl di una mera attività ausiliaria e preparatoria che non ha tuttavia trovato alcun riscontro negli elementi di fatto acquisiti”. L’ Agenzia delle entrate ha fatto presente la difficoltà di agire nei confronti delle società digitali transnazionali che, “sfruttando ingegnerie finanziarie offerte da evidenti lacune nella normativa nazionale e internazionale, riescono a non pagare le tasse nel nostro paese. Quindi, per contrastare efficacemente fenomeni di pianificazione fiscale aggressiva aventi scala transnazionale, sta procedendo,  a una selezione di posizioni che possano dar luogo a una mirata attività di controllo fiscale nei confronti dei gruppi multinazionali attivi nel settore dell’elettronica e dell’e-commerce e le cui strategie fiscali sono oggetto di attenzione da parte dell’opinione pubblica italiana e internazionale”. Da altri controlli in corso l’evasione di Google potrebbe toccare quota 600milioni di euro. 

La difesa – “Google rispetta le leggi fiscali in tutti i Paesi in cui opera e siamo fiduciosi di rispettare anche la legge italiana”. E’ quanto afferma un portavoce di Google. “Continueremo a collaborare con le autorità locali – afferma il portavoce della società – per rispondere alle loro domande relative a Google Italy e ai nostri servizi”. Una cosa è sicura però che a forza di “cercare” su Google, la guardia di finanza ha trovato. L’evasore.

Google Italia non avrebbe dichiarato redditi per 240 milioni di euro e avrebbe evaso 96 milioni di Iva tra il 2002 e il 2006. Il Nucleo di polizia tributaria di Milano ha avviato nel 2007 una verifica fiscale nei confronti dell’azienda e due giorni fa un’altra “extraprogramma” sempre nei confronti della società “finalizzata al riscontro del corretto adempimento degli obblighi fiscali in Italia”. E’ quanto afferma il Tesoro in risposta a un interrogazione del Pd Stefano Graziano, sottolineando che le verifiche riguardano Iva e redditi non dichiarati. 

Tutto grazie al sì della cosiddetta Commissione Speciale di Cnh. Una commissione che di indipendente non ha niente, composta da esperti di tasse e banchieri, (anche un ex Lehman Brothers), tutti nel libro paga del Lingotto. Le minacce di Sergio Marchionne.

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Fiat Industrial lascia l'Italia per benefici fiscali in Olanda

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di Sandro Iacometti

Sulla carta sembra tutto molto semplice ed equilibrato. Il misuratore del reddito nella nuova versione valuterà la capacità di esborso per risalire ai ricavi, non ci saranno più i vecchi coefficienti, per esempio la barca non peserà più del camper, ma il sistema si baserà su 100 voci riconducibili a sette diversi gruppi (abitazioni, mezzi di trasporto, assicurazioni e contributi, istruzione, tempo libero, investimenti mobiliari e immobiliari netti e altre spese significative). Non solo. Gli oltre 22 milioni di famiglie per 50 milioni di contribuenti saranno divisi su base territoriale in gruppi omogenei, in riferimento alla composizione del nucleo e dell’età anagrafica dei componenti.

Il problema è che, a differenza del vecchio redditometro, che già a volte sfornava dati completamente scollegati dalla realtà, il nuovo pretende non solo di stabilire la capacità di mantenimento di determinati beni e servizi, ma di individuare, attraverso una serie di coefficienti di ponderazione standardizzati, il reale tenore di vita del contribuente. In altre parole, oltre alle spese effettivamente dichiarate, un algoritmo stabilirà a tavolino che alcune spese valgono più di altre. A che scopo, altrimenti, prevedere negli indici di calcolo le attività sportive, i circoli culturali, gli abbonamenti pay tv o i centri benessere? Sono i 20 o 30 euro al mese che spendiamo per vedere film o partite di calcio a pagamento gli esborsi che veramente incidono sulla nostra contabilità familiare? 

È chiaro che alcuni indicatori sono stati inseriti appositamente per far scattare l’attenzione del software che dovrà “presumere” il nostro reddito. Si tratta, in sostanza, di elementi che, uniti a quelli statistici su base territoriale e sociale, porteranno il nuovo redditometro ad ipotizzare determinate spese anche se queste non compaiono nell’estratto conto della nostra carta di credito. 

Del resto, la norma parla di «contenuto induttivo di elementi di capacità contributiva individuato mediante l’analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza». Il principio, messa così, è molto simile a quello degli studi di settore, che ha già avuto conseguenze disastrose per le partite Iva. Con la differenza, peggiorativa, che in questo caso lo strumento manterrà anche la possibilità di far scattare l’accertamento sintetico con l’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente. Qualcuno, ad esempio, dovrà giustificare redditi presunti di 50mila euro per mantenere auto che ne valgono a malapena 20mila, oppure capacità di spesa ancora più elevate per abitazioni ereditate dai nonni ed ora considerate di pregio perché si trovano in un centro storico di una grande città. Alla faccia del fisco dal volto umano.

 

“Con chi ha base alle Cayman non deve parlare nessuno”. Di più: “Chi ha base alle Cayman non deve darci lezioni”. E se non fosse chiaro: “Non si possono tollerare compromessi sui paradisi fiscali“. Un mantra ripetuto all’infinito dal segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, dopo aver scoperto che tra i collaboratori di Matteo Renzi c’era Davide Serra, operatore finanziario già capo della ricerca globale sulla finanza di Morgan Stanley, titolare del fondo di investimento Algebris con sede proprio nelle famose isole caraibiche dipendenti dal Regno Unito. Compromessi no, per carità. Ma i voti dei residenti “al sicuro”, quelli sì, ben vengano. Perché aprendo il sito delle primarie del centrosinistra (www.primarieitaliabenecomune.it ) si scopre che chi vuole votare dall’estero lo può fare, anche con una procedura piuttosto semplice rispetto agli italiani.

Omicidio in strada a Roma. La vittima è un uomo, probabilmente nomade, ucciso con diversi colpi di pistola in via Val d’Ala, nel quartiere Prati Fiscali. Gli aggressori sono scappati a bordo di un’auto. Le indagini sono affidate ai carabinieri.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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