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C’è un Napoli-Milan combinato dai suoi giocatori più rappresentativi: Antonio Juliano, Gianni Rivera ed Enrico Albertosi. Era il 1978 e oggi, a più di trent’anni di distanza, uno dei protagonisti della vicenda  viene alla scoperta. Juliano (detto Totonno, stella del club azzurro prima da calciatore, poi da dirigente) confessa di aver accomodato un pari coi rossoneri, trovando la complicità di due nomi pesanti come Rivera ed Albertosi. “Era l’ultima di campionato e con il pareggio – spiega oggi Juliano – entrambe le squadre si sarebbero qualificate alla Coppa Uefa”. E pareggio fu: il Milan passò in vantaggio, il Napoli pareggiò all’ultimo minuto.

L’Abatino nicchia – Interpellato sull’episodio, Rivera dice di non ricordare di aver stretto accordi sottobanco con i giocatori del Napoli. “Ma se il pareggio ci qualificava entrambi – commenta – allora non c’era nemmeno bisogno di parlarci”. Meglio due feriti che un morto, è l’aforisma con il quale Gigi Buffon ha spiegato le dinamiche con le quali nel calcio si accomodano certi risultati: regola, a quanto pare, valida nel calcio di oggi come in quello di ieri.

Cosa è passato nella mente di Luiz Adriano, ieri sera, quando – con gli avversari immobili, in attesa che la sua squadra restituisse il pallone – ha deciso di proseguire la sua corsa, saltare il portiere, e appoggiare in rete il pallone del vantaggio per lo Shakhtar? E cosa avrà spinto i prodi giocatori ucraini (anche se di ucraini nella squadra di Lucescu ce ne sono giusto un paio…) a non consentire al Nordsjaelland di segnare immediatamente il contro-gol, come sarebbe stato logico aspettarsi in una situazione del genere? Sono domande legittime, sorte nella mente di tutti gli sportivi dopo il rivedibile spettacolo andato in scena ieri sera a Copenhagen.

Terminati i lavori per il rifacimento del manto del campo e degli spogliatoi, la Soico attende il pagamento: 840 mila euro. Il Comune paga per intero la sua quota, la società calcistica invece – stando a quanto afferma la ditta appaltatrice – solo una parte: circa 270 mila euro. Passano diversi anni, ma la Soico non ha ancora ottenuto dall’U.S. Tolentino – che intanto ha cambiato presidente ed è retrocessa in serie D, e poi addirittura in Eccellenza – la restante somma. Iniziano anche i solleciti formali, i legali della ditta appaltatrice non hanno però alcun riscontro. Nel frattempo quel campo di allenamento è diventato anche la location in cui l’U.S. Tolentino organizza raduni per giovani calciatori, per conto di società blasonate come Juventus e Sampdoria.

Ma è l’amante o il testimonte di nozze? A Cristiano Ronaldo fischieranno le orecchie, così come fischiano a Kevin Prince Boateng. I due giocatori tornano a incrociarsi, sebbene a distanza, su un terreno delicatissimo, cioè su Melissa Satta. Secondo rumors rimbalzati dalla Spagna, la soubrette, promessa sposa al centrocampista del Milan, è in cima alla lista dei desiderata del belloccio portoghese, che le avrebbe inviato sms e foto. A Boateng, che le ha appena regalato l’anello di fidanzamento, non avrà fatto piacere. Chissà se gli fa piacere l’ultimo tweet della sua futura moglie: “Io e @KPBofficial auguriamo tutto il bene a c. Ronaldo e Irina e magari quando ci sposeremo li inviteremo alla faccia dei maligni!!!”. Capito, Kevin? Rischi di trovarti in chiesa il tuo rivale in amore.

 

La miss in panchina. Ecco una bella sorpresa per tifosi e giocatori del NK Viktorija Vojakovac (squadra di calcio croata di quinta serie – la nostra serie D). Il nuovo mister, Tihana Nemcic, è una ragazza di 24 anni, bionda e avvenente. Tihana vanta un curriculum molto lungo: già difensore della Nazionale femminile e giocatrice professionista di calcio a 5, è stata ct della rappresentativa under 17 e si è laureata all’Università dello Sport. Ma, soprattutto, il mister è anche un’ex modella part-time, eletta Miss Sport Croazia 2008.

Essere una bambola bionda in un ambiente di maschiacci non fa paura a Tihana: “”Non vedo perche’ non posso lavorare nel calcio maschile – sono le sue parole – I giocatori dovranno ascoltarmi attentamente e seguire le mie indicazioni”. 

 

“Io, i giocatori e i tifosi abbiamo subito una violenza da parte di un gruppo di delinquenti. C’è stato un atto di coraggio e di buon senso, non di vigliaccheria, per evitare guai peggiori. E ora arrivano questi deferimenti. Una beffa, mi chiedo che Italia è questa”. Così il presidente del Genoa Enrico Preziosi ha commentato i deferimenti alla Commissione disciplinare della Procura federale nei confronti di 16 giocatori della squadra rossoblu, del dirigente Salucci e dello stesso Preziosi, che potrebbero costare alla società una penalizzazione in classifica. La partita in oggetto è Genoa-Siena dello scorso 22 aprile, quando sul clamoroso risultato di 0-4 i tifosi costrinsero prima l’arbitro a interrompere la partita e poi i giocatori a togliersi la maglia. Una scena mai vista sui campi di calcio europei che destò scalpore in tutto il mondo.

Il momento che tutti i romanisti aspettavano è arrivato. Daniele De Rossi, Capitan Futuro, parla in conferenza stampa a Trigoria. E manda messaggi chiari. Il suo futuro negli ultimi giorni è stato uno dei punti caldi del calciomercato estivo: il Manchester City di Roberto Mancini le ha provate tutte, compresa la classica offerta indecente. La Roma è stata lì lì per cedere, ma poi la palla in mano l’ha presa direttamente il centrocampista. “Ne ho lette di tutti i colori – inizia De Rossi -. C’è stato quello che c’è sempre stato con i giocatori un po’ più richiesti: delle offerte, delle richieste. Ed il mio punto di vista è questo ed è sempre stato questo: sto qui, sto bene a Roma, e non ho mai chiesto di andare via. E’ stato scritto di tutto, e non è la prima volta, ma io da Roma non vado via”. La Capitale può tirare il suo sospiro di sollievo. Continua De Rossi: “Ripeto, a Roma sto davvero molto bene e sono molto affascinato da questo progetto, anche se mi è dispiaciuto che molti della vecchia guardia siano andati via. Ma sono arrivati dei giocatori nuovi e molto importanti, e sta a noi vecchi aiutare a costruire qualcosa di importante come accaduto negli ultimi anni”. E sul City rivela: “C’è stata tutta una tarantella intorno a questa storia, ma io sto bene alla Roma. Il giorno in cui vorrò farlo lo comunicherò in una conferenza stampa”. Forte peso nella decisione del centrocampista, l’ha avuto anche il rapporto di affetto con la sua gente: “C’è chi pensa che io possa valere cento e chi pensa che possa valere zero. Ma penso che il discorso ci sia: quando arriva un’offerta indecedente è giusto vendere. Come accaduto a giocatori come Zidane, Thiago, e figuriamoci se calcisticamente non posso essere messo in discussione io di fronte ad un’offerta molto importante. Ma qui c’è anche il discorso che per la gente ho un valore affettivo importante, e si è visto anche l’altra sera. E questo per me conta”. Per De Rossi, la conferenza è stata anche un’occasione per allontanare le voci su alcuni suoi problemi con Zdenek Zeman, nuovo allenatore giallorosso: “Un’altra bugia clamorosa è che io possa avere problemi con il mister: è uscito fuori anche questo, ma è una bugia clamoroso. Anzi, sono straconvinto che il mister può prendersi quest’anno una rivincita clamorosa. Quando stavano per scegliere l’allenatore, e c’era in ballo Montella-Zeman, dentro di me speravo che sarebbe stato Montella. E a vedere Zeman avevo paura di poter avere qualche problema con lui. Ma quando l’ho conosciuto, ho scoperto una persona completamente diversa da quella che immaginavo: mi trovo benissimo con lui, si fatica tanto, si corre tanto, non ho mai faticato così tanto in vita mia, ma non avete idea quanto Zeman sia una persona piacevole”. Roma lo ringrazia.

Secondo Brandon Adams, professore di finanza ad Harvard“i giocatori di poker vincenti sono sopravvissuti in un sistema estremamente complesso all’interno del quale il 95% degli attori finisce in perdita” e “chiunque sia abbastanza intelligente e disciplinato per riuscirci è probabilmente destinato a fare molto bene anche nel mondo del trading”.

Sarà per questo che la lista di giocatori professionisti prestati al trading (e viceversa) diventa ogni giorno più lunga. Come Erik Seidel, secondo nella “all time money list” del poker con quasi 17 milioni di dollari di vincite solo nei tornei e un passato da trader; o Aaron Brown, giocatore professionista, ora risk manager alla AQR Capital Management LLC di Greenwich (23 miliardi di dollari di portfolio).

Il poker è un gioco d’azzardo o no? Continua in varie sedi il dibattito su questo tema. Ho già avuto modo di spiegare che tecnicamente non lo è affatto, almeno secondo il nostro codice penale.

Perché un gioco sia d’azzardo devono sussistere entrambe le condizioni che lo definiscono: l’esito del gioco non deve dipendere dalle decisioni prese dal giocatore (ma solo dalla fortuna) e c’è in palio una posta in denaro. Infatti l’articolo 721 del Codice Penale stabilisce che “sono “giuochi di azzardo” quelli nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è interamente o quasi interamente aleatoria”.

 

Addio sogni di “grandeur”, addio campagne acquisti mirabolanti, addio arrivi in elicottero a Milanello, addio ai sogni che si avverano (da Lentini fino a Ibrahimovic). La pietra tombale sulla squadra dei sogni che fino fu la mette l’artefice, l’autore del miracolo rossonero, il regista che ha filmato la storia della “squadra più titolata al mondo”, il presidente Silvio Berlusconi: “Il grande Milan non esiste più”. Il Cavaliere torna a parlare del giochino rossonero dopo un lungo silenzio, lo fa a Milan Channel: “Dobbiamo guardare al Milan del presente, che è forte con un quintetto di campioni come Pato, Robinho, Boateng (che ora vedo da centravanti), El Shaarawy e Cassano”. Secondo Berlusconi “anche quest’anno il Milan può disputare un ottimo campionato, migliore di quello dell’anno scorso dove ci sono stati molti infortuni”. Poi il Cav si dimostra più realista del re: “La situazione economica non consente più le spese dei primi anni ’90. Non si possono acquistare giocatori straffermati, come quelli che hanno maracto le campagne acquisti degli scorsi anni. Dobbiamo costruire una grande squadra grazie ai giovani. Il Barcellona ha fatto così. Ricordo che il Milan stellare è partito così: dai Maldini, Baresi, Costacurta”.

“Ben vengano gli investitori stranieri” – Peccato però che quel Milan stellare oggi non ci sia più. Mancano i soldi. E così anche Berlusconi, che del Milan ha sempre voluto farne una cosa sua e sua soltanto, apre le porte “a chi volesse dare una mano alla squadra”. Ossia agli investitori stranieri: lo sceicco o l’oligarca russo di turno. “Noi abbiamo a cuore il bene del Milan. Soprattutto e prima di tutto il Milan”, ha commentato Berlusconi. “Vedo le squadre che hanno continuato a spendere molto, i loro proprietari sono fuori dal sistema europeo – continua Silvio -. Vengono dalla Russia o dagli Emirati. Anche per queste squadre scatterà il financial fairplay. Altre squadre spendono di più in questa stagione, consapevoli che non potranno farlo nella prossima. Il calcio fa parte dell’economia globale, gli introiti si dovranno misurare con la crisi: abbonamenti, biglietti e sponsor”.

“Forti anche senza Ibra e Thiago” – E gli introiti, Berlusconi, li ha misurati sì con la crisi. Ha dovuto piegare la testa e spiega: “Non volevamo cedere sia Ibra che Thiago Silva. Leonardo ci aveva contattato, ma dicemmo no. Poi l’avance del Psg, è proseguita e abbiamo pensato anche al fair-play finanziario”. Con questo “sacrificio”, spiega il presidente, “i conti saranno in ordine per i prossimi 3-4 anni. Il mio cuore piangeva. convinti però di avere in casa giocatori molto validi. In attacco non sentiremo la mancanza di Ibra. In difesa crediamo in Acerbi. Chi non avrebbe voluto vedere ancora ad esempio Seedorf? Il tempo avanza per tutti. Abbiamo dato l’addio a diversi giocatori, ci aggiungo anche Pirlo. Si è trattato di una scelta imposta alle esigenze di bilancio, imposta. La mia famiglia ha versato ogni anno 50 milioni nel calcio. Oggi non sarebbe più possibile per noi, che stiamo contenendo le spese nelle altre società. Non potevamo rifiutare la cifra del Psg per i due giocatori: questo ha messo in sicurezza i conti della società”. 

“Kakà? Non escludo il suo ritorno” – E il futuro? Per i giorni che verranno una delle più accreditate voci di mercato tratteggia un ritorno al passato, a Kakà. “Non ho approfondito l’argomento con Galliani – ha chiosato Silvio -. Kakà è nei nostri cuori per il giocatore e l’uomo che è”. E ancora, sul possibile ritorno: “Non chiudo ad una possibilità di quel genere, bisogna poi vedere le condizioni. Ci sono giocatori che hanno segnato la storia del Milan”. Il presidente lancia poi un messaggio ai tifosi rossoneri, scorati per la deludente campagna acquisti che ha ridimensionato “la squadra più titolata al mondo”: “Giocheremo sempre con la nostra mission, essere padroni del campo e del gioco. Questa è la nostra missione. I tifosi non dovranno vergognarsi della loro squadra. Non credo che la proprietà e la dirigenza improvvisamente non possono più avere la fiducia dei tifosi. Non c’è la sicurezza nel calcio che chi più spende più vince. Si veda Abramovic: ha vinto solo quest’anno dopo che ha speso molto”.

 

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