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Formigoni l'ammeregano

 

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Sono sempre più distanti Matteo Renzi e il suo spin doctor e “guru” Giorgio Gori. Secondo il Corriere della Sera, i due ormai si parlano poco o nulla perché l’idillio è finito. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’intervento a Piazza Pulita di Zoro (Diego Bianchi) in cui contestava a Renzi di ripetere tutto quello che Gori gli suggeriva via sms. “Non sono Ambra”, sbottò in quella occasione il sindaco di Firenze. 

Pare infatti che Matteo Renzi sia infastidito dall’ormai ingombrante presenza di Gori che offusca la sua personalità e le sue capacità e che ormai più che “tecnico della comunicazione” fa il politico. Ai suoi il candidato alle Primarie del Pd avrebbe detto che i discorsi se li scrive da solo e che: “Non sono mica un prodotto di un format di Gori, il suo pupazzo… Io decido da solo”. Insomma, fra i due è sceso il gelo. 

Obama stavolta non è il presidente degli Stati Uniti, il comandante-in-capo, l’uomo di tutti. E’ il presidente di metà degli Stati Uniti, la metà povera, “strana”, irregolare, precaria, negra.

Questa è la sua vittoria, molto più grande del quasi plebiscito di quattro anni fa. L’America si è misurata, stavolta. Non speranze generiche, in questo caso, non paura; ma consapevolezza degli schieramenti – poveri contro ricchi – e determinazione.

Quanta lezione per l’Italia, quanta speranza. Giorgio, uno dei nostri ragazzi-giornalisti della rete dei Siciliani giovani, è appena arrivato a Torino con la sua valigia di emigrante, come migliaia e migliaia di sicilianiprima di lui. Forza, Giorgio! Capace che stavolta ce la facciamo.

Un boccone amaro per il Presidente della Repubblica. E’il risultato di un sondaggio realizzato da Spincon (e rilanciato da Dagospia) secondo cui gli scontenti sull’operato del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rappresentano il 53,1% e si dividono nel 27,,6% che considera molto negativa l’attività del Capo dello Stato e di 25,5 che si limita a un “negativa”. Il sondaggio è stato realizzato alla fine del mese di ottobre su un campione di 1500 intervistati. A leggere i risultato di questo sondaggio secondo cui il grandimento di Giorgio Napolitano sta andando a picco, si potrebbe dire che il presidente paga lo scontro con la Procura di Palermo che lo aveva intercettato e il conflitto di poteri sollevato davanti alla Corte Costuituzionale. 

L’appoggio a Monti Ma se si passa dal piano giudiziario a quello politico, Napolitano forse paga anche l’appoggio incondizionato che ha dato a Monti  (basti pensare alla lege votata in Senato che assegna il premio di maggioranza solo a chi supera il 42,5%). Lo stesso premier, d’altronde, è in calo nei sondaggi: sette italiani su dieci, infatti, si dicono scontenti dell’operato dei tecnici. L’ultima domanda del sondaggio riguarda l’intenzione del voto, ed emerge che, se si andasse alle urne oggi il Pd con il 27,5% sarebbe il primo partito anche se in flessione. Avrebbe comunque undici punti in più del Pdl, fermo al 16,2% superebbe di poco il Movimento cinque stelle, 16,4%. Nonostante il sondaggio registri consensi a picco, il presidente della Repubblica in questi giorni ha continuato la sua attività per una moral suasion sui partiti perché approvino in tempi brevi una riforma elettorale, un’operazione che apre la strada al Monti-bis. 

E’ morto Pino Rauti. L’ex segretario del Movimento Sociale Italiano, che avrebbe compiuto 86 anni il 19 novembre, si è spento alle 9.30 di questa mattina nella sua casa di   Roma. Rauti, padre di Isabella la moglie del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, è una figura di spicco della destra italiana. Politico e giornalista è attivo politicamente fin da giovanissimo. Nel 1946 Rauti è tra i fondatori, insieme a Giorgio Almirante, Clemente Graziani e Julius Evola, del più importante gruppo organizzato neofascista dell’immediato dopoguerra, il FAR (Fasci di Azione Rivoluzionaria). Entra quindi a far parte del MSI, nel ’54 dopo la vittoria dei “fascisti in doppiopetto” e la nomina a segretario di Michelini, Rauti da vita al centro studi Ordine Nuovo. Nel Novembre 1956 Ordine Nuovo esce dal MSI e arriverà ad avere dai 2.000 ai 3.000 iscritti.

Europarlamentare dal 1994 fino al giugno 1999, dopo il congresso di Fiuggi del 1995, che trasforma il Movimento Sociale in Alleanza Nazionale, Rauti, da sempre animatore dell’ala “di sinistra” di quel partito, ha fondato insieme ai senatori Giorgio Pisanò e Cesare Biglia e al deputato Tommaso Staiti di Cuddia il Movimento Sociale Fiamma Tricolore, dopo che una sentenza del Tribunale Civile di Roma impedisce ai rautiani di appropriarsi di nome e simbolo storici del MSI-DN. A seguito di quella sentenza, Rauti è stato espulso dalla Fiamma Tricolore e ha fondato, nel 2004, il Movimento Idea Sociale. Nel 2008 il suo MIS (Rauti non si è candidato) partecipa alle elezioni politiche nazionali sotto il simbolo del partito di Roberto Fiore (Forza Nuova) avendo siglato un accordo elettorale. Al secondo turno delle elezioni comunali di Roma Rauti esprime il suo appoggio al candidato del PDL Gianni Alemanno, suo genero, futuro sindaco della città.

 

Giorgio Napolitano tifa per il Monti bis. Forse non era un segreto, ma oggi il capo del Quirinale lo ha di fatto detto fuori dai denti. Quello che non dirà mai, probabilmente, è che sotto sotto al vecchio Giorgio non dispiacerebbe vedere a Palazzo Chigi, in alternativa, il giovane rottamatore del Pd Matteo Renzi, con tanti saluti all’ex compagno comunista Pierluigi Bersani. E Mario Monti come la prenderà? A un giornalista austriaco che gli chiedeva della possibilità di restare premier, il Professore ha risposto il suo solito humour molto europeo: “Relax, please”. Per conferme, passare un’altra volta.

Da l’Aja, dove ha incontrato il premier olandese Mark Rutte (e da dove ha rassicurato sulla tenuta dei conti italiani), Napolitano si è augurato che gli italiani, votando ad aprile per le politiche, tengano conto della “importantissima esperienza di governo” dei tecnici. Come dire: non rovinate tutto votando chi l’agenda Monti la vuole cambiare o ribaltare tout court. D’altronde già martedì dal Colle avevano fatto sapere che “dal rigore non si torna indietro”. Certo, oltre agli elettori i problemi verranno dai partiti e dalla legge elettorale, anche se Napolitano ha sottolineato come pure la migliore legge elettorale “non possa garantire automaticamente la soluzione di un governo stabile, che è il risultato di scelte e accordi politici”.

Chi vincerà le elezioni, dunque, dovrà impegnarsi a seguire la linea tracciata dai tecnici. E a sinistra il candidato che più di tutti dà rassicurazioni in questo senso sarebbe Renzi. Come ha ricordato Massimiliano Scafi su Il Giornale, non è un caso se nella sua squadra il sindaco di Firenze abbia inserito molti uomini assai vicini sia al Quirinale. Alfredo Mazzei, per esempio, ha spostato molti dalemiani dalla parte dell’anti-Bersani e da ex tesoriere del Pd di Napoli e vicepresidente delal fondazione Mezzogiorno Europa, voluta proprio da Napolitano, è fedelissimo del presidente. Altro della lista è Umberto Ranieri, responsabile per il Mezzogiorno dei democratici e firmatario di quell’agenda che vorrebbe impegnare il partito a seguire – guarda un po’ – la linea Monti. Insieme a lui ci sono Piero Ichino, Giorgio Morando, Paolo Gentiloni. Forse equidistanti da Renzi e Bersani, di certo equivicini al Colle.

 

 

Donna Assunta Almirante si pente amaramente di aver imposto a suo marito Gianfranco Fini quando si trattò di lasciare il testimone da leader dell’Msi. “Vorrei non aver mai conosciuto”, dice la vedova di Giorgio dalle colonne del Giornale. “Mi sono impegnata molto perché lo credevo tutt’altro da quello che adesso dicono di lui”, si sfoga. I rapporti tra il presidente della Camera e Donna Assunta si sono via via deteriorati, fino alla rottura definitiva: “Quando uno ha una capacità ed una educazione morale, certe cose non le fa”. La vedova Almirante non ha voglia di parlare dello scandalo della casa di Montecarlo, ma di una cosa è certa: “Non credo che possa avere dato quella casa al cognato perché è stata la sua compagna a suggerirglielo”. 

Donna Assunta poi rivela: “Io sapevo già tutto di questa storia quando voi non sapevate nulla”. A dirglielo il costruttire monegasco che per primo i Tulliani contattarono per i lavori, Luciano Garzelli: “Siamo fratello e sorella. Sono almeno venti anni che ci conosciamo”. Quanto alla contessa Colleoni: “Aveva un affetto straordinario per mio marito: la casa lasciata al partito per merito della figura di Giorgio non è l’unica cosa che ha donato. Regalò anche appartamenti a Verona e mio marito però ha trasmesso subito al partito la proprietà di quei beni”.

Ricordando la sua contrarietà alla svolta di Fiuggi Assunta Almirante promuove sul campo Francesco Storace: “”Io sto accanto a lui, sperando che il popolo si accorga che c’è una destra vera” e pure Nello Musumeci: “Un giovane che è un signore di altri tempi, uno che somiglia ai politici che conoscevo io, di destra di sinistra e centro, e che ora non esistono praticamente più”.

 

Matteo Renzi rottama perfino Giorgio Gori. L’ex direttore di Canale 5, e fondatore di Magnolia spin doctor del Sindaco di Firenze sarebbe stato messo da canto a favore del più stravagante regista Fausto Brizzi, quello di Notte prima degli esami e Femmine contro maschi. Ma cosa è successo? A raccontare il retroscena di quella che non è mai stata un’amicizia il Fatto Quotidiano: Renzo e Giorgio non si parlano da tre settimane. A far scattare la scintilla sicuramente le accuse rivolte a Renzi, dopo una puntata di Piazza Pulita,  di essere “guidato via cellulare” da Gori (un po’ come accadeva ad Ambra con Gianni Boncompagni). 

L’amicizia col regista Renzi si sarebbe aspettato una smentita, ma spiega il Fatto, lui vuole fare politica e, qundi, non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale da parte di Gori. I due non sono amici, sono diametralmente opposti. Organizzatore e pianificatore Giorgio, improvvisatore Matteo. “Matteo è coraggioso e ha un grande intuito politico. Difetti? E’ allergico a qualsiasi genere di pianificazione. Io sono fissato con la pianificazione”. Mentre si raffredda il rapporto con Gori, si fa sempre più solido quello che Brizzi: è lui l’ideatore dei camper e anche colui che ha spinto Renzi a Brescello a rendere omaggio a Peppone e don Camillo. Matteo e Fausto si scambiano molti sms e il regista ha, rispetto a Gori, il “pregio” di non occupare troppo la scena. Il Fatto sottolinea che sul camper con il candidato alle primarie non c’è Brizzi ma Giuseppe Petitto, che di mestiere fa il documentarista che raccoglie i video, li monta e poi li trasmette al regista. Il quale, appunto, come un regista dà i voti alle “prestazionio” del sindaco aspirante premier. La prossemica, la gestualità, l’entrata in scena: Brizza guarda, giudica e poi relazione. Di lui a Renzi piace la cultura popolare, lo stile stravagante 

“Se non ci saranno risposte su reddito e lavoro nella legge di stabilità, andremo avanti con la mobilitazione fino allo sciopero generale”. Lo ha detto la leader della Cgil, Susanna Camusso. Alla domanda se lo sciopero sarà unitario, ha risposto “chiedetelo a lui”, indicando il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. Nel pomeriggio il governo ha fissato un incontro con i sindacati e con le associazioni datoriali proprio sulla legge di stabilità. Un invito a sorpresa che mette sul “chi va là” anche il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi: “Siamo un po’ preoccupati: normalmente quando ci sono queste convocazioni a sorpresa non vengono fatte per comunicarci notizie entusiasmanti”. 

“E’ l’ora di ricostruire L’Aquila dimenticando i progetti di una new town fuori dell’attuale centro”. Lo ha detto Giorgio Napolitano entrando nel nuovo auditorium del capoluogo abruzzese, progettato da Renzo Piano. Quanto alla ricostruzione, ha spiegato il Capo dello Stato, “ho ricevuto dal ministro Barca molti elementi concreti sui lavori in corso e sui finaziamenti decisi” sia privati che pubblici. “Mi pare ci siano prospettive serie, è tempo di pensare a ricostruire la città al di là di precedenti esperienze che puntavano piuttosto a costruire fuori. Oggi costruiamo dentro e mi pare la strada giusta”.

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