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Giorgio

Loggia delle Cariatidi, V secolo a.C., AlcameneLoggia delle Cariatidi, V secolo a.C., Alcamene

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Loggia delle Cariatidi, Alcamene,V secolo a.C. 

Giorgio De Chirico, Il ritornante, 1918Giorgio De Chirico, Il ritornante, 1918

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giorgio De Chirico, Il ritornante, 1918 

Christian Dior, Palladio, 1992Christian Dior, Palladio, 1992

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Christian Dior, Palladio, 1992

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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Per la ripresa serve ancora tempo: il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi non la vede per l’anno prossimo, “salvo un miglioramento a fine anno”, e, a Bruxelles per un convegno sulla competitività dell’industria italiana, aggiunge: “Ci metterei la firma per il 2015”. 

Per quella che Squinzi ha definito “una vera ripresa”, secondo il leader degli industriali, “dobbiamo lavorare duro come Paese, nel senso che dovremmo mettere mano a tutte le riforme che da tempo auspichiamo”.  Recuperare dieci punti di  competitività con la Germania, è il “mio sogno” sice il numero uno di viale dell’Astronomia che rivela: “Stiamo finalizzando tra oggi, domani e dopo una serie di proposte che permettano di incidere davvero sul costo del lavoro”. E la prima di queste proposte,   spiega, prevede “certamente qualche ora di lavoro in più, per adesso”. Quante? “Se vogliamo recuperare il 10%, si fa presto a fare i conti”, chiosa Squinzi.

La lotta all’evasione fiscale, prioritaria per il presidente del Consiglio, Mario Monti, “è sicuramente una delle cose giuste da fare” secondo il leader di Confindustria, Giorgio Squinzi. Ma, ha detto a Bruxelles il presidente degli industriali, “personalmente penso che la lotta al sommerso vada portata avanti in maniera attiva con una serie di provvedimenti che stimolino l’emersione, non tanto con la repressione. Prendendo le targhe dei suv o delle barche non credo si arrivi a risolvere il problema”.  Ciò non toglie che, ha aggiunto Squinzi, questi possano essere considerati degli esempi: “noi imprenditori che non pratichiamo il sommerso – ha sottolineato – siamo i primi a chiedere” che si combatta l’evasione, “anche perchè sono fenomeni distorsivi della concorrenza”.

‘Dateci minor carico fiscale, stiamo morendo di fisco. Siamo disponibili a rinunciare a tutti gli incentivi in cambio di una riduzione della pressione fiscale a carico di imprese e famiglie”. E’ la richiesta del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che agli Stati generali della Nord al Lingotto di Torino concorda con la proposta della Lega di eliminare i sussidi alle imprese decotte. ’Secondo il rapporto Giavazzi su 30 miliardi di incentivi, alle imprese private ne arrivano solo tre. Sono il primo a dire toglietele in cambio di una sensibile riduzione del carico fiscale”, ha aggiunto.

“Gli americani hanno inventato il fitness, noi abbiamo inventato il wellness” parola di Nerio Alessandri. Partito dal garage della propria casa dove ha messo a punto il primo attrezzo ginnico, si prepara a tagliare il nastro Technogym Village uno stabilimento da sessantamila metri quadrati in quella che ha definito la Wellness Valley. Tra passato e presente ci sono venticinque anni di produzione di attrezzi per le palestre ed un termine inglese che è entrato nelle menti degli italiani: il wellness, il benessere.


pubblicato da Libero Quotidiano

Sareste favorevoli alla riconferma di Giorgio Napolitano al Quirinale?

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Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

 

C’è un foglietto che, nei prossimi giorni, potrebbe diventare il centro del dibattito politico in Italia. Un foglietto che – come anticipa Pubblico, il quotidiano di Luca Telese – vuole ipotecare il Quirinale per Giorgio Napolitano. Tra le altre cose, su questo foglietto, c’è scritto che in questo momento di emergenza per il Paese “l’unico punto di equilibrio è rappresentato dalla presidenza del Repubbblica”. E che “l’elezione del Presidente della Repubblica non potrà essere oggetto di trattative oblique e improprie”. I “Giorgioboy’s” , nei prossimi giorni, avvieranno una raccolta di firme per sostenere la rielezione di Napolitano al Quirinale. C’è quindi un’area del mondo politico e intelletturale, vicino al centrosinistra, che vede nel Napolitano-bis un’àncora sicura a cui aggrapparsi per affrontare la tempesta che sta vivendo il Paese.  Napolitano ha sia in privato che in pubblico ripetuto la sua indisponibilità a proseguire, pare intenzionato a sciogliere le Camere non prima della fine di febbraio in modo che le elezioni politiche si svolgano non prima dell’inizio di aprle e sia il prossimo Capo dello Stato a nominare il prossimo premier. 

Le anticipazioni Secondo quanto scrive Pubblico il foglietto sarà lanciato da due delle più importanti riviste culturali della sinistra italiana, Mondooperaio e Reset. “In questo momento non posso dire nulla soprattutto perché, come immagina, si tratta di una questione molto delicata” dice a Pubblico il direttore Luigi Covatta. “Le posso solo dire che quest’appello lo stiamo sottoponendo ad alcuni politici ed intellettuali che stanno soprattutto nel centrosinistra. Ma anche, in qualche caso, nel centrodestra”. Sul foglietto ci sarebbe scritto nero su bianco che Giorgio Napolitano si è distinto per la sua “personalità” per la sua “prudenza” per il suo “coraggio”. 

 

Auto blu? Ville? Suv? Assunta Almirante, vedova del fondatore del Movimento Sociale, è sconcertata. In un’intervista al Quotidiano Nazionale si sfoga: il mio Giorgio viaggiava con la sua 500. Ormai c’è un degrado tragico. Ma la Polverini, che ha scelto questo benedetto signor Fiorito, doveva rendersi conto di quello che succedeva. Un padrone di casa, anche quando ha tante persone che l’aiutano si rende conto se determinate cose funzionano o meno” Al giornalista che le ha chiesto se anche in passato i politici maneggiavano così tanto denaro pubblico, lei risponde: “Proprio no, mio m arito faceva la questua, ma riuscendo lo stesso a creare un partito vero. E poi, quando è arrivato il finanziamento pubblico, lui ha lasciato cento miliardi di lire di beni immobili. Che tutt’ora ci sono e sono del Msi. Bloccati, sotto tutela di un comitato”. Donna Assunt aricorda che suo marito non ha mai avuto l’auto blu. “Cossiga, a quell’epoca ministro dell’Interno era terrorizzato dal fatto che Almirante girasse avanti e indietro arrivando fino in Trentino con la Cinquecento. Cossiga gli diceva che così metteva la sua vita in pericolo, ma gli rispondeva che non l’avrebbe mai toccato nessuno. Lui si sentiva sicuro”.  

Giorgio Napolitano interviene sul caso Sallusti, direttore de Il Giornale che rischia il carcere per diffamazione per una vicenda che risale al 2007. Su twitter Pasquale Cascella, portavoce del presidente della Repubblica, ha scritto che il Quirinale “segue il caso e si riserva di acquisire tutti gli elementi utili di valutazione”. La precisazione è seguita alla richiesta, da parte di Mario Adinolfi del Pd che ha chiesto un intervento del capo dello Stato.

Mercoledì il verdetto dei giudici della Cassazione che si occuperanno del caso, ma non potranno entrare nel merito, controllando soltanto la regolarità formale del giudizio. Se la Corte non avrà nulla da eccepire, la Cassazione non potrà fare altro che confermare la sentenza d’appello. 

Giorgio Gori è diventato Giorgio Gori grazie a Silvio Berlusconi (dal 1984 in Fininvest, responsabile dei palinsesti delle tre reti del gruppo, direttore di Canale 5, di Italia 1 e poi di nuovo di Canale 5). Oggi il fondatore di Magnolia è lo spin doctor di Matteo Renzi e racconta, punzecchiato da Luca Telese, la prima campagna elettorale da Guru dall’altra parte della barricata. La prima, perché l’impeccabile Bergamasco, non ha mai accettato di avere un ruolo in quella del Cavaliere. “Gli avevo, come Costanzo e Mentana, che non avrebbe dovuto scendere in campo. Avevo fatto di tutto, insieme a loro, per tenere fuori Canale 5 dalla campagna elettorale. Sono fatti, basta vedere le registrazioni”, racconta a Pubblico. “Credo che se uno confronta Italia1 e Rete4 – che furono mosse in modo esplicito e continuativo per Forza Italia – con Canale 5 la differenza si vede”. Gori alla riunione nel 1994 in cui Berlusconi annunciò di volersi candidare prese la parola e disse: “E’ una pazzia”. Da allora smise di essere convocato. Ma l’addio definitivo con Silvio ci fu qualche anno dopo. Gori lasciò Mediaset nel 2001. Da allora non ha più parlato con Berlusconi se non un giorno per strada in Sardegna: un incontro casuale durante il quale il Cavaliere gli disse: “So che vai via. Fai bene. Anche io a 41 anni ho cambiato vita”. Dietro quella cortesia c’era la parola fine.

Poi Giorgio Gori parla con Telese di Matteo Renzi. “Mi ha dato il suo numero di telefono Luca Sofri”. Da allora è il suo spin doctor, quello che gli cura l’immagine, che pianifica la comunicazione del sindaco di Firenze. “Matteo è l’uomo del rinnovamento e della modernità. Ha più possibilità di battere Berlusconi che battere Bersani“, dice a Telese spiegando che quando il leader del Pdl ha detto che Renzi ha le sue idee ha capito che “Berlusconi lo considera pericoloso: solo il confronto anagrafico è disastroso per lui”. 

Ecco a voi Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica ellenica. Il Capo dello Stato ha ricevuto nel pomeriggio di lunedì, al Quirinale, il suo omologo greco, Karolos Papoulias, presente all’incontro anche il sottosegretario di Stato agli Affari Esteri, Staffan De Mistura. Ed ecco che al termine del summit, Re Giorgio prima spazza via ogni dubbio (“Basta discussioni. La Grecia è nell’euro”), quindi tuona: “Troppo rigore danneggia la democrazia in Grecia”. Ma come, il danno lo subisce soltanto Atene? E in Italia il rigore imposto dal governo Monti caldeggiato dalle autorità europee e dallo stesso Napolitano non ha forse danneggiato la democrazia? Il Belpaese è guidato da un governo non eletto che ha ricoperto la penisola di tasse, una sfilza di imposte che ci hanno “regalato” Bruxelles, la crisi e lo spread: di fatto una serie di manovre che equivalgono al commissariamento del nostro paese per mano del governod ei tecnici. Si tratta di un evidente “danno” (per usare le parole del Capo dello Stato) alla nostra democrazia. Eppure Napolitano sembra scorgere il “danno” soltanto ad Atene.

“Di debiti da pagare si muore” – La Grecia, ha spiegato Re Giorgio, “è e sarà sempre parte integrante della civiltà europea e del processo di integrazione del Continente, quindi basta discussioni striscianti e speciose sulla sua permanenza nell’Eurozona, e soprattuto diamole il tempo necessario a mantenere gli impegni che si è giustamente presa”. Napolitano, quindi, mette in guardia dalle “conseguenze sociali di un eccessivo rigorismo”, e sottolinea come “di debiti da pagare si possa morire”. O almeno possa “morire la democrazia greca”. Parole chiarissime, quelle del Capo dello Stato, che però vanno in difesa del Paese sbagliato. Come se, al contrario, l’Italia non sia sul punto di morire di tasse, come molti degli imprenditori vessati dal fisco e da una pressione tributaria che non lascia spazio ad alcun tipo di futuro. 

“Gravi conseguenze sociali” – Certo, ha proseguito Napolitano, la classe dirigente ellenica ha tutte le sue resposnabuilità, ma c’e anche da “prendere atto con compiacimento del fermo intento della Grecia di tenere fede agli impegni sottoscritti con l’Europa”, e soprattutto tenere in considerazione “le conseguenze sociali e i sacrifici che la Grecia si è impegnata a rispettare”. Conseguenze sociali che Papoulias elenca con scrupolo ragionieristico, a partire dalla disoccupazione al 25 percento che, nel caso dei giovani, arriva a raggiungere la metà della forza lavoro. Dati di fronte ai quali il Presidente della Repubblica avverte: “Bisogna seriamente tenere in conto le considerazioni sociali dell’ulteriore inasprimento delle condizioni” poste dall’Europa, dando magari “più tempo per affrontare meglio tutte le prove”. Eccolo, ecco a voi Giorgio Napolitano, il presidente (anti-rigorista a sorpresa) della Repubblica ellenica.

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