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Giudici

Non si sa ancora se la decisione dei giudici verrà resa nota già domani. Quello che è certo è che quella che si svolgerà sarà un’udienza fondamentale per la risoluzione del conflitto d’attribuzione tra poteri dello Stato sorto tra il Quirinale e la Procura di Palermo. Dopo che il 23 novembre scorso sono stati depositati alla Corte costituzionale gli atti di una memoria illustrativa della procura, la Consulta terrà l’udienza pubblica per esaminare da una parte il ricorso promosso dal capo dello Stato Giorgio Napolitano dopo che sono state intercettate alcune sue conversazioni telefoniche con l’ex ministro Nicola Mancino, le cui utenze erano state messe sotto controllo dai pm che indagano sulla presunta trattativa Stato-mafia; e dall’altra per valutare le controdeduzioni dei magistrati palermitani.

È di ieri la notizia della circolare del Ministro della Giustizia che invita i tribunali (ordinari) a non procedere a registrazioni nel mese di dicembre, dovendosi preferire le verbalizzazioni manuali a causa della mancanza di fondi. Mentre i giudici ordinari affogano nelle difficoltà, vi sono però pochi altri privilegiatissimi magistrati (quelli amministrativi) che vivono in palazzi dorati.

E’ di un morto e sessanta feriti il bilancio dell’attacco al quartier generale dei Fratelli Musulmani. Lo riferisce il sito web della Fratellanza, la formazione di cui è esponente di spicco il presidente egiziano, Mohamed Morsi, che giovedì si è assegnato, “temporaneamente”, poteri illimitati. Annuncio che aveva innescato numerose manifestazioni di protesta.

La vittima è quindicenne membro della Fratellanza, ucciso con un colpo di bastone alla testa. L’assalto è avvenuto nella principale sede della formazione nella città di Damanhur, nel Delta del Nilo, poco a nord della capitale. Lo riferisce il sito del partito Giustizia e Libertà, braccio politico del gruppo, sottolineando che l’aggressione è avvenuta “nella totale assenza di forze della polizia”.

Tutti si lamentano della malagiustizia ma pochi ne conoscono i motivi. Le stesse vittime della cattiva giustizia comprendono perché sono divenute vittime. Occorre poi forse chiarirsi sul concetto di “vittime”. Si pensa che siano solo coloro che abbiano subito un torto immediato (un errore, una sentenza di condanna sbagliata) quando invece spesso sono vittime gli stessi avvocati.

Perché gli avvocati (i quali hanno grandi responsabilità se svolgono senza diligenza il mandato, ovvero se incorrono in violazioni deontologiche tali da danneggiare il cliente, ed anche l’incompetenza lo è) sono il terminale (nervoso) ultimo verso il quale si proiettano gli strali delle parti danneggiate. Sono l’interfaccia della malagiustizia ma spesso (quasi sempre) non dipende da essi se la causa è durata molti anni, se il giudice ha omesso di valutare fatti importanti, se vi sono stati errori procedurali (notifiche, comunicazioni, slittamenti etc.), se la sentenza sposa tesi insostenibili.

Il parere è negativo. L’avvocato generale di Milano Laura Bertolè Viale ha chiesto ai giudici della quinta corte d’appello di Milano di dichiarare inammissibile l’istanza di ricusazione del giudice Maria Teresa Guadagnino avanzata ieri, tramite i suoi legali, da Silvio Berlusconi, nell’ambito del processo con al centro l’intercettazione Fassino-Consorte in cui l’ex premier è imputato assieme al fratello Paolo.

La Corte europea dei diritti umani  ha condannato l’Italia a risarcire 124 dipendenti pubblici che erano stati privati di ogni indennità con il passaggio da impiegati degli enti locali a impiegati dell’amministrazione statale. Ingenti i risarcimenti individuali che nel complesso arrivano a quasi un milione e ottocentomila euro (anche oltre gli 82mila euro per dipendente). Sotto accusa la Legge Finanziaria 2006 che non riconosceva il dovuto salariale ai dipendenti pubblici che, sballottati dall’iter giudiziario italiano, si sono rivolti direttamente a Strasburgo. Nel 2006 al Governo c’era Prodi, ma la Finanziaria in questione (Legge nr 266/2005) è stata promulgata il 23 dicembre 2005, quando il Ministro dell’Economia era Giulio Tremonti.

Non è la prima volta e probabilmente non sarà l’ultima. Marina Berlusconi, come aveva già fatto il 9 maggio scorso, si scaglia contro Carlo De Benedetti per la questione Lodo Mondadori che ha visto, nel processo civile, il gruppo Berlusconi soccombente e condannato a pagare 564 milioni di euro. “Qualcuno dovrebbe spiegare all’ingegner De Benedetti che talvolta forse il silenzio è d’oro. Nel suo caso, per esempio, sul Lodo Mondadori” fa sapere con una nota la presidente Fininvest. Alla figlia maggiore di Silvio Berlusconi non sono andate giù le dichiarazioni di De Benedetti alla trasmissione ‘Che tempo che fa’.

Nella sentenza del processo a Paolo Gabriele, depositata ieri dai giudici e pubblicata oggi spuntano i nomi di due altri cardinali: l’indiano Ivan Dias, prefetto emerito della Congregazione della Dottrina della Fede, e lo svizzero Georges Marie Martin Cottier, teologo emerito della Casa Pontificia. La difesa del maggiordomo aveva chiesto che i due fossero ascoltati dalla Commissione Cardinalizia di indagine presieduta dal cardinale Julian Herranz. Una richiesta, scrivono i giudici, esorbitante dai poteri del Tribunale. I nomi dei due cardinali si aggiungono a quelli degli italiani Angelo Comastri, vicario del Papa per la Città del Vaticano e arciprete della Basilica di San Pietro, e Paolo Sardi, già citati nel corso del dibattimento, in quanto Paolo Gabriele ha dichiarato di aver parlato con loro e aveva lasciato capire di esserne stato in qualche misura suggestionato. Circostanza che, per quanto lo riguarda, il cardinale Comastri ha definito “una menzogna”.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che già qualche giorno fa aveva avvisato i giudici di tenere d’occhio il caso Sallusti, ora vuole vedere la sentenza di condanna a quattordici mesi del direttore de il Giornale. 

Il Colle ha infatti emanato una nota in cui si fa presente che “il presidente esaminerà con attenzione la sentenza adottata oggi dalla quinta sezione penale della corte di Cassazione relativa   alla posizione” di Alessandro Sallusti. Il Capo dello Stato, insomma, vuole vederci chiaro. Bisogna infatti capire perché i giudici non hanno preso in considerazione il riconoscimento delle attenuanti generiche, per esempio, o perché non hanno optato, anziché solo per una pena pecuniaria, per il carcere. 


pubblicato da Libero Quotidiano

I giudici e il presentatore di X Factor

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