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L’assalto nei confronti di Silvio Berlusconi è giudiziario: le toghe continuano ad accerchiarlo. L’ultimo – devastante – capitolo, è quello relativo alla condanna a quattro anni per frode al fisco nel processo Mediaset. Un colpo bassissimo, per il Cavaliere. Ma anche per la sua società. La sentenza è arrivata poco prima della chiusura delle contrattazioni in Borsa, ma a Piazza Affari il tuffo verso il basso è stato significativo e repentino: i titoli del Biscione hanno chiuso in calo del 3,11%, a 1.338 euro.


pubblicato da Libero Quotidiano

L’ex premier Silvio Berlusconi condannato in primo grado dal Tribunale di Milano a quattro anni. E il segretario del Pdl, Angelino Alfano, non ha dubbi. Il leader del partito si oppone alla sentenza, definita “l’ennesima prova di accanimento giudiziario nei confronti del presidente Silvio Berlusconi. E’ una condanna inaspettata e incomprensibile, con sanzioni principali e accessorie iperboliche. Siamo certi – ha aggiunto Alfano – che i prossimi gradi di giudizio gli daranno ragione e speriamo che questi giudizi giungano in fretta”.

Lo sciacallo Di Pietro - Il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, appena terminata la lettura del dispositivo della sentenza, ha iniziato con lo sciacallaggio: “Tutti i nodi vengono al pettine. Nonostante tutte le leggi ad personam che Berlusconi si è fatto e nonostante la continua delegittimazione e denigrazione dei magistrati, la verità è venuta a galla”. E ancora: “Da oggi gli italiani possono prendere atto che una sentenza di primo grado considera Berlusconi un delinquente, colpevole di frode fiscale e con l’interdizione dai pubblici uffici per i prossimi tre anni”.  

Il passo indietro politico non ferma l’accerchiamento giudiziario: Silvio Berlusconi è stato condannato a quattro anni per frode fiscale nell’ambito del processo Mediaset, che riguarda le presunte irregolarità per la vendita di diritti televisivi e cinematografici. Angelino Alfano, segretario del Pdl, ha subito parlato di “ennesimo accanimento giudiziario”. Contestualmente, il Cavaliere è stato interdetto dai pubblici uffici per tre anni, e in solido con altri imputati dovrà versare la somma di 10 milioni di euro come provvisionale all’Agenzia delle Entrate, che si era costituita parte civile nel processo (si tratta di una provvisionale, e il risarcimento complessivo dovrà essere liquidato in sede civile). Nello stesso processo – un primo grado che arriva a sentenza dopo sei anni – il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, è stato assolto “per non aver commesso il fatto”. Anche il presunto “socio occulto”, l’imprenditore Frank Agrama, è stato condannato a 3 anni di carcere.

Il dolore di Confalonieri – L’avvocato Vittorio Virga si è subito fatto portavoce del “dispiacere” di Confalonieri per l’amico Berlusconi. “Confalonieri è moderatamente contento per sè – ha spiegato il legale, che ha sentito telefonicamente il suo assistitto -, ma non lo è per Berlusconi”. Come detto, Alfano si è opposto alla sentenza, definita “l’ennesima prova di accanimento giudiziario nei confronti del presidente Silvio Berlusconi. E’ una condanna inaspettata e incomprensibile, con sanzioni principali e accessorie iperboliche. Siamo certi – ha aggiunto Alfano – che i prossimi gradi di giudizio gli daranno ragione e speriamo che questi giudizi giungano in fretta”.

Lo sciacallo Di Pietro – Il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, appena terminata la lettura del dispositivo della sentenza, ha iniziato con lo sciacallaggio: “Tutti i nodi vengono al pettine. Nonostante tutte le leggi ad personam che Berlusconi si è fatto e nonostante la continua delegittimazione e denigrazione dei magistrati, la verità è venuta a galla”. E ancora: “Da oggi gli italiani possono prendere atto che una sentenza di primo grado considera Berlusconi un delinquente, colpevole di frode fiscale e con l’interdizione dai pubblici uffici per i prossimi tre anni”.  

La vicenda – E’ arrivata così a un primo punto di arrivo, una sentenza di primo grado, una vicenda infinta: quasi 10 anni di indagini prima, un’udienza preliminare convocata e continuamente aggiornata di mese in mese poi, fino ai rinvii a giudizio nel 2006. Il processo è durato quasi 6 anni, a “singhiozzo” tra richieste di ricusazione avanzate dai legali e l’istanza di astensione presentata dal giudice. Successivamente, nuovi slittamenti sono stati dovuti al Lodo Alfano e al conseguente ricorso alla Consulta, richiesta di trasferimento del procedimento a Brescia, legittimi impedimenti di Silvio Berlusconi, cambi di capi d’imputazione. E’ stato un percorso a ostacoli quello che ha portato oggi alla sentenza di primo grado per il processo Mediaset che ha visto l’ex premier condannato a 4 anni per frode fiscale. 

 

Milano come “tribunale politico” e magistrati che “meritano l’ergastolo” perché la condanna a Berlusconi, secondo il segretario Angelino Alfano, è solo “l’ennesima prova di accanimento giudiziario”. Gli esponenti del Pdl commentano a caldo la sentenza di primo grado del processo Mediaset che ha condannato a quattro anni l’ex presidente del Consiglio 

Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset assolto per non avere commesso il fatto dall’accusa di frode fiscale, affida la sua dichiarazione all’avvocato Vittorio Virga e si dice ”moderatamente contento per sè”, ma “non per Berlusconi”. L’altro legale di Confalonieri, l’avvocato Alessio Lanzi, esprime soddisfazione per la sentenza di assoluzione. “Posso dire che giustizia è fatta – ha detto – tecnicamente non ha mai commesso nessun reato. Nessuno dei testi lo ha mai indicato come partecipante all’acquisto dei diritti. Bisogna capire perché per altre persone non c’e’ stata l’assoluzione”.

Così Ferrante è di nuovo custode di Ilva. Non mi pare una buona cosa ma, giuridicamente, non fa una grinza. L’esecuzione dei provvedimenti del Tribunale della Libertà tocca alla procura non al gip. E dunque le ordinanze del gip Todisco che ha sostituito Ferrante come custode erano obiettivamente sbagliate. Non nel merito; ma nella forma giuridica sì, purtroppo. Fin dall’inizio, Ferrante era stato attivissimo nel sostenere la non necessità, meglio l’inopportunità, del sequestro.

Dunque era evidente il latente conflitto di interessi. Per questo la scelta del Tribunale della Libertà era stata errata. Quando poi costui ha annunciato pubblicamente di voler interporre appello contro il provvedimento di quella stessa autorità che aveva imposto il sequestro, è risultato evidente che Ferrante era proprio l’uomo sbagliato nel posto sbagliato: interporre appello è legittimo, ci mancherebbe altro; ma è attività propria del legale rappresentante di Ilva, non del custode giudiziario.

Accusato di corruzione, nega ogni addebito ma annuncia che restituirà 234 milioni di dollari. Si chiama Luiz Estevao ed è un ex senatore brasiliano. Secondo quanto riferisce il quotidiano brasiliano Folha de Sao Paulo, Estevao ha deciso di chiudere il suo procedimento giudiziario con un patteggiamento, così da poter sbloccare i suoi conti bancari e le oltre 1.200 proprietà immobiliari sequestrate dalla magistratura.  

Indovinello: a quale Paese si riferiscono le raccomandazioni seguenti?

  • Richiedere a tutti i partiti politici e alle autorità governative di rispettare l‘indipendenza del potere giudiziario, con un impegno a disciplinare qualsiasi membro di governo o di partito che mina la credibilità dei giudici o mette pressione sulle istituzioni giudiziarie;
  • Astenersi dal nominare ministri con condanne per mancanza di integrità; ministri in tali situazioni dovrebbero dimettersi;
  • Adottare procedure chiare che richiedano le dimissioni dei membri del Parlamento a seguito di decisioni definitive su incompatibilità e conflitto di interessi o di condanne definitive per corruzione ad alto livello.

Se avete pensato all’Italia è probabilmente a causa della mia approssimativa traduzione dall’inglese.

Il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop esprime in una nota soddisfazione per “la tempestiva nomina dell’amministratore giudiziario della società Ilc Mandara spa, coinvolta nell’operazione Bufalo del 17 luglio scorso”. Si tratta di Vincenzo Esposito, commercialista di Napoli, subentrato nella gestione delle attività dell’azienda, da quando lo scorso 17 luglio il caseificio con sede a Mondragone è stato sottoposto a sequestro dalla Procura di Napoli. “L’azienda – continua il Consorzio – può quindi proseguire la propria attività, nel rispetto delle leggi e della tutela dei consumatori, nonché degli impegni e delle obbligazioni assunte, come auspicavano soprattutto le sue maestranze ed i suoi fornitori”. “Preso atto – si legge ancora nella nota – che l’inchiesta della magistratura non coinvolge in alcun modo il sistema
di certificazione della Dop, né tanto meno la qualità del prodotto finito, come dimostrato dalla decisione di far proseguire regolarmente la produzione, il Consorzio di Tutela ribadisce il proprio impegno a proseguire nella stretta collaborazione con le istituzioni e con le forze dell’ordine, il cui operato si è dimostrato esemplare per prevenire i rischi di strumentalizzazione
che gravavano sull’intero comparto della mozzarella di bufala campana Dop”

Sotto sfratto, ma per niente disposta a lasciare la casa. E così una donna di 72 anni ha sparato contro il figlio di proprietario di casa che accompagnava l’ufficiale giudiziario. L’episodio è  accaduto a San Martino in provincia di Chieti. L’uomo è stato ricoverato al policlinico di Chieti con una ferita a una spalla. Ad indagare su quanto avvenuto sono gli uomini della Squadra Mobile. La donna è stata arrestata per tentato omicidio. Il giovane ferito si era presentato con il padre e l’ufficiale giudiziario per notificare l’avviso di sfratto all’anziana. La scorsa settimana in Germania un uomo sotto sfratto aveva compiuto una strage, bilancio finale cinque morti. 

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