Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

Grecia

Per il comizio di chiusura della campagna elettorale del Pasok, il partito socialista greco, il candidato premier Evangelos Venizelos ha scelto piazza Syntagma (dove si trova il Parlamento, nella foto) cuore di Atene ed epicentro di tutte le proteste degli ultimi mesi conto il piano di austerità imposto al paese dalla troika (Fmi, Ue, Bce). “Domenica si decide il destino del nostro popolo – ha detto il leader del Pasok – La scelta è tra una via difficile ma sicura o imbarcarci in un’avventura che produrrà povertà di massa in tutta la Grecia”.

Europa che vai, elezioni che trovi: domani, si vota un po’ dovunque, nell’Ue e sulla soglia dell’Ue, in quella Serbia che è candidata all’adesione. E i risultati incideranno di sicuro sugli equilibri dell’Unione, dando – è forte il rischio – segnali contraddittori: se la Francia spingerà per la crescita, la Grecia potrebbe rimettere in discussione la solidità dell’eurozona; e la consultazione regionale tedesca non pare destinata a rafforzare la posizione della cancelliera Angela Merkel, mentre l’alternanza francese scuoterebbe alleanze consolidate e tradizionali. Per l’Italia, dopo la domenica alle urne dell’Europa allo snodo tra crisi, rigore e crescita, si profila un ruolo di ago della bilancia e di catalizzatore.

Elettori non dovranno permettere che i neo-nazisti “compiano i primi passi all’interno del Parlamento”. I due maggiori partiti hanno meno del 50%. Cresce opposizione verso nuove misure di austerità.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Elezioni in Grecia: Venizelos avverte su ritorno dell’estrema destra

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Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

Dallo scoppio della crisi del debito si sono sciolti gli esecutivi di Irlanda, Portogallo, Grecia, Italia, Spagna, Slovenia, Slovacchia e Finlandia. In Olanda e Romania a provocare il cambio al vertice sono state le misure di austerita’ imposte.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Europa politica a pezzi: cade anche il governo della Romania

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Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

Che succede quando un governo condanna a morte la società? La Grecia costituisce da questo punto di vista un laboratorio e un terreno di sperimentazione. Due suicidi nei giorni scorsi: Nikos Polibos, 38 anni,che si era stancato di aspettare il posto universitario che aveva vinto due anni fa, e Sabbas Metoikidis, 45anni, maestro e militante sindacale.

La responsabilità di queste ed altre morti, come dello stato di recessione che colpisce la crisi e il resto d’Europa, è della troika Unione europea – Banca centrale europea – Fondo monetario internazionale. Quest’ultimo è da anni colpevole di milioni e milioni di morti evitabili e prima poi sarà realizzata una nuova Norimberga per giudicare e punire i suoi capi.

Addio alle amate isole elleniche col mare incontaminato. I tedeschi vanno sempre meno in vacanza in Grecia: hanno paura dell’ira dei locali contro l’austerity a cui li ha condannati la cancelliera Angela Merkel. A furia, infatti, di vedersi descritti sui tabloid di Atene come i “nazisti dell’euro”, con tanto di Merkel in uniforme da SS, i tedeschi preferiscono tenersi alla larga e scelgono altre mete per trascorrere l’estate. Secondo la Banca centrale greca, i ricavi derivanti dal turismo si sono ridotti del 35,3 per cento nel mese di febbraio. Questo è attribuito a un calo del 61 per cento delle prenotazioni dalla Germania e un meno 42,6 per cento dalla Gran Bretagna. Una nuova calamità che aggrava la crisi economica: il turismo rappresenta il 15 per cento del Pil e un quinto della forza lavoro del Paese. 

Se i visitatori teutonici nel febbraio 2011 avevano lasciato in Grecia ancora 26,7 milioni di euro, nel febbraio di quest’anno sono stati appena 10,3 milioni di euro. Complessivamente sono stati 618.400 i tedeschi che hanno viaggiato in Grecia nei primi due mesi dell’anno (erano 695.700 nello stesso periodo del 2011), spendendo però meno e con soggiorni più brevi.

Ormai i cataloghi che ritraggono templi al tramonto e il mare di Omero vengono snobbati. A Berlino, ad esempio, una delle maggiori agenzie di viaggi ha dichiarato che fa sempre più fatica a vendere una vacanza nell’Egeo. «Molta gente ha paura, perché si sentono varie storie – dice Matthias, il manager della società – si dice che i tedeschi vengano addirittura insultati per strada e molti temono di restare bloccati per colpa di scioperi e manifestazioni». Chi ha coraggio può fare ottimi affari. Airline Condor, una delle principali linee aeree che collegano i due Paesi, ha annunciato sconti di 50 euro a tutti i clienti che nelle prossime settimane compreranno un biglietto per la Grecia. Non mancano pacchetti offerti a poche centinaia di euro. Sull’isola di Skopelos, nell’arcipelago delle Sporadi settentrionali, hotel, agenzie di autonoleggio, ristoranti, caffè tentano di attrarre i turisti con sconti fino al 30%.

Pare quindi che la tensione a livello di politica internazionale tra i governi di Atene e Berlino si sia spostata nei bar e nei ristoranti ellenici, dove è sempre più difficile muoversi per un connazionale della Merkel. Questa estate quindi, nelle località preferite dai tedeschi, come ad esempio la splendida Corinto, sarà difficile sentire molti «danke» e «bitte». Basta parlare con la gente nelle strade della città ed emerge un astio fortissimo contro Berlino e le imposizioni dell’Europa. E nel Paese stanno prendendo sempre più forza movimenti con un forte sentimento anti-tedesco. «L’attuale leadership della Germania sta cercando di cambiare la faccia dell’Europa», ha detto Panos Kammenos, leader di un partito di destra chiamato «Greci indipendenti», che in pochi mesi ha conquistato l’11% dei consensi nei sondaggi, e che ricorda un po’ i gruppi anti-politici che stanno avendo grande successo ai tempi della crisi. 

Poi c’è sempre l’onnipresente memoria della Seconda Guerra mondiale ad accendere gli animi. Molti greci, infatti, a partire dalla stampa, paragonano la politica troppo austera dei tedeschi di oggi a quella spietata dei nazisti, che durante l’occupazione affamarono la popolazione di Atene, causando la morte di 300 mila persone. Ancora pensano che i tedeschi dovrebbero pagare miliardi di euro per ricompensare il popolo ellenico per quei morti e quelle distruzioni.

di Franco Pulga

Lo rivela Mario Monti a pagina 36 del Def appena portato in Parlamento. Il premier italiano annuncia triste che a fine 2012 il rapporto debito pubblico/Pil schizzerà per l’Italia alla percentuale record del 123,4%. Una cifra mostruosa, che in parte deriva dalle scelte di politica economica del governo italiano, che mettendo troppe tasse ha provocato la recessione  (facendo scendere dunque il Pil più delle previsioni) e che non tagliando la spesa ha provocato la crescita del debito pubblico. Ma c’è anche un’altra ragione dei guai italiani, che era meno nota. Monti infatti nel giro di poche settimane ha messo la sua firma sotto due decisioni dell’Unione europea. La prima è il varo del famoso trattato sul fiscal compact, che rischia di mettere in ginocchio l’Italia perchè prevede l’obbligo di rientro rapido nel parametro debito/pil del 60%, costringendo a fare manovre annuali da 40 miliardi di euro l’anno per circa 20 anni. Mentre il premier, ben conscio di quel debito pubblico che stava schizzando alle stelle, con la sua firma da una parte metteva la testa dell’Italia sotto la ghigliottina, dall’altra firmava altri documenti che aggravavano ancora di più la situazione dell’Italia sborsando la bellezza di 35,1 miliardi di euro a favore di Grecia, Portogallo e Irlanda.

Il Def lo racconta così: «Lo scorso anno per il 2012 si prevedeva complessivamente un esborso aggiuntivo per la Grecia di circa 0,2 punti di Pil inclusi nel fabbisogno. Tra la fine dello scorso anno e l’inizio di quello in corso gli accordi europei sono stati modificati prevedendo che gli aiuti alla Grecia transitino attraverso l’Efsf insieme con quelli per il Portogallo e Irlanda, approvati successivamente all’uscita del programma di stabilità del 2011 (che infatti non li includeva). L’ammontare previsto delle emissioni di debito Efsf, per la quota italiana, sarà pari a circa 29,5 miliardi di euro, cui vanno aggiunte le tranche di pagamento per la costituzione del capitale dell’organismo permanente Esm (European Stability Mechamism), pari a circa 5,6 miliardi per il 2012 (anche esse non previste nella stima dello scorso anno)».

In tutto appunto fanno 35,1 miliardi di euro, una cifra spaventosamente alta che Monti si è impegnato a spendere senza per altro chiedere permesso al Parlamento né discutere pubblicamente della cosa. Certo, salvare la Grecia può essere utile anche all’Italia che era travolta dalla tempesta finanziaria subito a ruota. Ma quei 35,1 miliardi come oggi Monti riconosce, hanno un effetto grave sul debito pubblico italiano, visto che in cassa non c’erano e per pagarli si sono emessi nuovi titoli pubblici. «Complessivamente», scrive il premier italiano, «questi contributi rappresentano circa il 2,2 per cento del Pil, due punti percentuali in più rispetto alla stima dello scorso anno. D’altra parte la previsione per il fabbisogno del settore pubblico, proprio per effetto del superamento della modalità di erogazione diretta alla Grecia, è previsto essere inferiore di circa 0,2 punti percentuali di Pil rispetto alla stima dello scorso anno. A questo andamento dello stock del debito va poi associata una dinamica del Pil nominale decisamente più lenta».

Traduciamo per chi non fosse a conoscenza dei termini tecnici. Secondo gli accordi che l’Italia aveva con la Ue prima dell’arrivo dei governi tecnici, l’aiuto alla Grecia sarebbe stato di circa 3 miliardi di euro da pagare direttamente. Monti ha portato quell’impegno a 35,1 miliardi di euro, emettendo titoli del debito pubblico. Il risultato sarà che il deficit scenderà di 3 miliardi di euro non per merito del governo tecnico, ma per una scelta contabile. E il debito pubblico peggiorerà di 35,1 miliardi di euro, facendo schizzare il parametro debito/pil a quel 123,4% appena annunciato per il 2012.

Valeva la pena mettere l’Italia in queste condizioni e aggravare ancora di più la manovra di rientro imposta dal trattato sul fiscal compact? Come ha fatto Monti a firmare con la mano destra lo stanziamento di quei 35,1 miliardi a Grecia, Portogallo e Irlanda e con la sinistra la ghigliottina che costringeva a tagliare quei 35,1 miliardi ogni anno per rientrare nei parametri fra debito e pil? Che logica ha aiutare gli altri paesi per impiccare l’Italia? Questa è una domanda che va rivolta al premier ma anche ai partiti che così acriticamente lo stanno sostenendo da mesi. A che serve un governo di unità nazionale? A farci morire tutti per obbedire alle regole di quella Angela Merkel che ormai tutti i paesi d’Europa non sopportano più, in primis la Francia che l’ha fatto ben capire con il suo recente voto alle presidenziali. Il governo di unità nazionale semmai era una grande occasione per dare all’Italia la forza di ribellarsi e fare le politiche esattamente opposte. Se la Germania vuole solo rigore, se ne vada lei dalla Ue. L’Italia difenda i suoi interessi. Che non sono certo quelli di essere costretta a sborsare 35 miliardi per gli altri, sapendo già che quel gesto la farà finire pure sul banco degli imputati.

di Franco Bechis

Credo che la maggioranza degli italiani non ne sia a conoscenza, anche perché nessuno finora si è preso la briga di dirglielo. Ma la montagna di tasse che hanno pagato da quando al governo c’è Mario Monti, e l’altra montagna che dovranno pagare nelle prossime settimane, non è servita e non servirà a risanare il bilancio statale, né – come qualcuno crede – ad abbassare lo spread o a ridurre il rapporto debito-Pil. Le imposte prelevate dalle tasche dei contribuenti, al contrario, verranno usate per salvare la Grecia. Sì, avete letto bene. Mentre da un lato noi ci sveniamo per versare l’Imu e tutte le addizionali escogitate dai tecnici, dall’altro l’esecutivo regala ad Atene 35 miliardi di euro. Soldi che non è sicuro ci verranno mai restituiti perché, se nelle prossime settimane all’ombra del Partenone decidessero di uscire dalla moneta unica europea, potrebbe accadere che quel prestito  diventi inesigibile, come quello dell’Argentina  o di altri Paesi finiti in bancarotta. La notizia, come spiega il nostro Franco Bechis qui a fianco, è contenuta nel Documento di programmazione economico-finanziaria del governo: scritta nero su bianco nei flussi di cassa dello Stato.

Ciò vuol dire che a dicembre Rigor Montis ci ha imposto un salasso da 30 miliardi che, se avessimo evitato di aiutare la Grecia, non sarebbe stato necessario. Anzi. Rispetto alla situazione odierna, avremmo pure avanzato 5 miliardi da destinare al sostegno della crescita. Altro che risanamento, politica di austerità e tutte le altre frottole che ci sono state raccontate in cinque mesi. Per quel che ci riguarda, sarebbe bastato intervenire sulle pensioni e sul mercato del lavoro, tagliando le spese pubbliche e gli sprechi della Casta. Con questi soli interventi, il differenziale sui titoli di Stato sarebbe calato e i mercati si sarebbero tranquillizzati. Monti, inseguendo come un cagnolino la Cancelliera di ferro e il suo badante Sarkozy (ma forse è Frau Merkel a essere la badante del presidente pro tempore francese), ci ha portati invece dritti filati in una delle recessioni tra le peggiori che si siano mai viste, facendo scendere ai minimi termini la fiducia delle famiglie italiane.

Che cosa ciò abbia prodotto oggi è noto a tutti ed è stato sintetizzato, come meglio non si poteva, dal governatore della Bce, Mario Draghi, il quale, dall’alto del suo osservatorio, ha spiegato mercoledì che con troppe tasse non si fa la crescita, ma semmai il contrario. Tesi per la verità a noi nota, avendola per primi spiegata e rispiegata appena Monti decise di utilizzare l’Italia per i suoi test di laboratorio sul risanamento economico. Sta di fatto che, non solo la ricetta applicata al Paese era sbagliata – e lo si tocca con mano oggi -, ma addirittura non era necessaria, perché risparmiando il contributo alla Grecia non avremmo avuto bisogno di fare alcuna manovra aggiuntiva. La verità è che l’Italia e gli italiani si stanno sacrificando per obbedire alla Germania. Altro che Belpaese spendaccione e cicala d’Europa che la formichina teutonica è costretta a sostenere. Qui siamo noi che sosteniamo il baraccone di Bruxelles e le scelte sbagliate di Berlino. A essere esposti nei confronti di Atene non siamo noi, ma i tedeschi, i quali – non fossimo legati dalla moneta unica – avrebbero dovuto pagarsi da soli il fallimento greco.

L’Italia non solo si deve fare carico di guai fatti da altri, in questo caso dai nipotini dei prussiani, pagando 35 miliardi in un momento in cui ne avrebbe fatto volentieri a meno, ma questi soldi alla fine ci costeranno pure cari. Infatti, la spesa destinata ad aiutare gli eredi degli Achei ha già prodotto come risultato di far schizzare il rapporto tra il debito e il prodotto interno lordo, facendoci raggiungere la quota record del 123,4 per cento. Il che dovrebbe far rizzare i capelli sulla testa al presidente del Consiglio, il quale, non più tardi di poche settimane fa, ha sottoscritto il trattato sul fiscal impact, cioè un patto che ci impegna a riportare il parametro tra debito e Pil al 60 per cento. In pratica, mentre da un lato Mario Monti ci obbliga a ridurre il debito pubblico con manovre massacranti, dall’altro ci indebita di più regalando soldi alla Grecia.

Una follia? No. Una logica conseguenza di un Paese che ha delegato alla Germania la guida della propria economia. Oggi si capisce l’errore di Giorgio Napolitano, il quale, arrendendosi alle pressioni della Cancelliera tedesca, ha imposto Monti alla guida del governo. Oggi se ne intravedono le conseguenze. Domani, purtroppo, ne pagheremo il conto…Ps. Il governo annuncia che nel 2012 non saranno acquistate nuove auto blu, smentendo l’intenzione di aumentare il parco auto di 400 unità. La notizia ci fa piacere, anche se non comprendiamo perché non volendo comprare vetture il governo abbia fatto un bando per comprarle. Non intendendo però polemizzare, ci limitiamo a incassare la retromarcia dell’esecutivo, promettendo che comunque sullo stop vigileremo.

di Maurizio Belpietro

 

Dimenticatevi le irrelevanti elezioni francesi. Oltre alla sfida Sarkozy-Hollande, quel giorno si vota in Grecia e il risultato avra’ un impatto enorme sui mercati. Da tenere d’occhio anche le amministrative in Italia, primo test popolare del governo Monti.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Nomura: il 6 maggio sara’ un giorno epico per l’Europa

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