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Grecia

Alla fine il temuto contagio europeo è arrivato. Non proprio come ci si immaginava un anno fa quando i governi dei Paesi più in difficoltà, i cosiddetti Pigs, sono caduti uno dopo l’altro sotto le forti pressioni dei mercati finanziari a colpi di spread, per lasciare le redini della politica in mano a chi avrebbe dovuto lavorare fianco a fianco con le istituzioni internazionali per ridare credibilità ai debitori colpiti dalla sfiducia. La schiarita, Grecia esclusa, per la finanza è arrivata. A scapito, però, dei cittadini la cui rabbia mista a preoccupazione si sta spargendo come un virus per tutto il Vecchio Continente.

Sono come le ciliegie, le riunioni dell’Eurogruppo: una ne tira un’altra; e non si finisce mai. Anzi, le ciliegie prima o poi finiscono, perché in tavola non ne restano più. Mentre, di riunioni, l’Ue ne ha una riserva zeppa. E, se non ce n’è una pronta, la si crea, ché tanto non costa – quasi – niente. Adesso che si possono fare virtuali, in video-conferenza, costa pure di meno. Certo, chi aspetta le decisioni continua ad aspettarle… Ma tant’è: c’è sempre un Bundestag da consultare prima di confermare una decisione che si credeva già presa dai leader dei 27.

Ennesima giornata sull’orlo di una crisi di nervi, e di debito, per la tormentata Grecia, che è tornata sul mercato alla ricerca di 5 miliardi di euro per ripagare un uguale ammontare di titoli di Stato che scadono venerdì (di cui una parte in mano alla Bce) e scongiurare così un conclamato default. Alla fine è andato, almeno per oggi, tutto bene. Atene ha venduto titoli per quattro miliardi di euro, nello specifico 2,7 miliardi di bond della durata di un mese con un tasso d’interesse del 3,95% e 1,3 miliardi di titoli a 13 settimane e interesse del 4,2 per cento. Giovedì prossimo si replica alla ricerca del miliardo che ancora manca.

L’approvazione necessaria per ottenere il prestito da 31,5 miliardi di euro dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale, necessario per evitare il default. Le proteste continuano.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Grecia approva nuovo bilancio. La parola passa alla troika

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Atene, Angela Merkel incontra Antonis SamarasAtene, Angela Merkel incontra Antonis SamarasFateci caso: ogni volta che s’avvicina una riunione Ue cruciale sulla Grecia, Der Spiegel salta fuori con anticipazioni che complicano il negoziato: ieri, mentre Atene era attraversata da manifestazioni ormai rituali e Bruxelles si preparava all’Eurogruppo di domani, il settimanale tedesco scriveva che la troika delle istituzioni finanziarie internazionali (Ue, Bce ed Fmi) sbloccherà gli aiuti alla Grecia solo se il governo Samaras presenterà la lista con i nomi dei 2.000 dipendenti pubblici da licenziare entro la fine dell’anno.

E’ una richiesta come minimo irrituale. Se davvero formulata, testimonia la sfiducia della troika nelle promesse e negli impegni del governo greco, che ha spesso disatteso patti e intese. Lo Spiegel sostiene che la troika non è soddisfatta dei numeri finora fornitele e vuole che il governo greco garantisca un piano molto dettagliato di tagli occupazionali nel settore pubblico. L’ultima volta che la troika s’era fidata, l’occupazione, a conti fatti, era cresciuta, invece di diminuire.

“Attenzione, se continuate a fare quello che vi chiede la Germania rischiate di fare la fine della Grecia”. Roberto Lavagna (nella foto) è l’economista che traghettò l’Argentina fuori dalla drammatica crisi esplosa nel Natale del 2001. Fu lui a governare l’emergenza. Nominato ministro dell’economia subito dopo il tracollo di Buenos Aires – con il Pil precipitato del 20%, i conti correnti congelati dalle banche e buona parte della classe media finita a rovistare nei cassonetti della spazzatura – riuscì a risollevare le sorti di un Paese dato ormai per spacciato, applicando ricette economiche finalizzate innanzitutto a restituire potere d’acquisto alla popolazione. “El ministro milagro” lo chiamano (anche i nemici) a Buenos Aires. Ora dice di noi: “Tagliare il welfare non vi farà uscire dalla crisi, o andate a disturbare settori improduttivi e prendete i soldi da lì, o vi ritroverete come Atene”.

La domanda se l’era posta il Financial Times tedesco (“il mal di testa dei cinque miliardi di bond”), e la risposta del premier Antonis Samaras arriva a stretto giro. La Grecia emetterà titoli di Stato a brevissimo termine per rimborsare i 4,1 miliardi di bond in scadenza il 16 novembre ed evitare così un default sul debito. La decisione disperata del primo ministro ellenico, considerati i tassi di interessi che saranno applicati, è anche figlia del fatto che nelle ultime ore si è allontanata la possibilità che l’Eurogruppo sblocchi la tranche di aiuti da 31 miliardi il 12 novembre, così come ipotizzato inizialmente e nonostante il parlamento abbia licenziato in una seduta fiume le misure richieste dalla troika. Atene metterà in asta bond a uno e sei mesi per un totale di 3,125 miliardi di euro (i maligni dicono a condizioni capestri). E anche perché i leader della zona euro non sono riusciti a superare le loro differenze con l’Fmi su come ridurre il debito crescente greco. Il nuovo ritardo spinge in Grecia a rischio default ecco il perché della mossa di Samaras. Tuttavia, in conformità con i funzionari coinvolti nei negoziati (forse domenica notte in contemporanea con il voto sul bilancio dello stato arriverà il report finale della troika), le posizioni degli istituti di credito europei su quanto grande deve essere la riduzione del debito greco e soprattutto su chi ne sosterrà il peso, sono ancora lontane da quelle del Fondo monetario.

Timori sul destino della Grecia: per il ministro delle finanze tedesco Wolfang Schaeuble l’erogazione di finanziamenti ad Atene, la prossima settimana, sarebbe prematura. Spread Italia tocca un massimo intraday a 370, poi rallenta. Sul Ftse Mib sell fino a -5%.

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Borsa Milano riagguanta 15.000, male le banche

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Timori sul destino della Grecia: per il ministro delle finanze tedesco Wolfang Schaeuble l’erogazione di finanziamenti ad Atene, la prossima settimana, sarebbe prematura. Spread Italia tocca un massimo intraday a 370, poi rallenta. Sul Ftse Mib sell fino a -5%.

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Timori sul destino della Grecia: per il ministro delle finanze tedesco Wolfang Schaeuble l’erogazione di finanziamenti ad Atene, la prossima settimana, sarebbe prematura. A 370 SPREAD BTP BUND (GRAFICO)

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