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isolato

Anders Behring Breivik, l’autore delle stragi di Oslo e Utoya in cui morirono 77 persone, ha scritto una lettera alle autorità penitenziarie del suo Paese per protestare contro il trattamento ricevuto in carcere parlando addirittura di una violazione dei suoi diritti umani.

La denuncia – Nella lettera, che risale ad alcune settimane fa, di cui ha dato notizia il giornale Vg citando il suo avvocato Tord Jordet, Breivik denuncia che l’esser stato completamente isolato stia violando la legge norvegese, la Convenzione Europea dei Diritti umani e la Convenzione contro la Tortura dell’Onu. Pur non trovandosi in regime di isolamento, il 33enne estremista norvegese è l’unico detenuto sottoposto a un regime di massima sicurezza nel carcere di Ila, a ovest di Oslo. 

La detenzione – Di fatto Breivik vive da 15 mesi completamente isolato e i suoi contatti con altre persone sono limitati a quei pochi minuti al giorno in cui vede i secondini. L’uomo rimane solo sia durante l’ora d’aria in cui può uscire in un patio, sia quando si trova nelle tre celle a sua disposizione. Breivik si è anche lamentato perché da mesi non può ricevere e spedire corrispondenza, cosa che gli impedirebbe di rivolgersi ai suoi seguaci in quella che considera “una privazione della sua libertà di espressione”.

L’AD di Fiat e’ sempre piu’ isolato nella guerra dell’auto europea. Primo ministro Jean-Marc Ayrault ha annunciato il piano di aiuti a favore di Peugeot: 5-7 miliardi dallo stato e altrettanti da un pool di banche.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Non dite a Merkel e Marchionne che Hollande ha nazionalizzato Peugeot

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Il dna isolato sugli slip e sui leggings di Yara Gambirasio è compatibile con quello di un uomo morto nel 1999, ma non con quello dei suoi figli. Dunque l’uomo aveva un figlio illegittimo che presumibilmente uccise nel novembre del 2010 la tredicenne di Brembate. 

Sembrano esserne convinti gli inquirenti che stanno ribaltando la vita di un uomo, che stando alle testimonianze dei familiari e degli amici era tutto casa e lavoro. Adesso cercano sono alla ricerca di una donna: lo confermano le nuove convocazioni, stavolta soprattutto di signore, da cui prelevare il dna sperando di trovare il tassello mancante di un puzzle che sembra infinito.

Al sessantunenne ormai deceduto gli inquirenti sono arrivati, come racconta il Corriere della Sera, partendo da un giovane frequentatore della discoteca “Sabbie Mobili” che si affaccia sul campo di Chignolo d’Isola accanto a quello in cui, il 26 febbraio del 2011, è stato ritrovato il corpo di Yara. Il suo dna presenta interessanti punti di contatto con il profilo genetico isolato sugli slip e sui leggings della tredicenne uccisa. Da lui, gli esperti sono risaliti ad alcuni familiari, in particolare a tre fratelli originari di Gorno, uno dei quali deceduto. Analizzando la sua saliva (prelevata da una marca da bollo attaccata sulla patente) gli esperti hanno trovato una compatibilità quasi completa tra i dna, ma ancora una volta non bastano per gridare “ci siamo”. A quel punto, continua Giuliana Ubbiali sul Corriere.it, tutti i figli del deceduto, così come i parenti lontani, vengono sottoposti al prelievo. Ma niente. L’ipotesi, secondo gli inquirenti, è quella di un figlio illegittimo. Ora serve trovarlo.

 

Theodoros Pantalakis, ex-chief executive di Agricultural Bank (ATEbank), ammette il trasferimento di €8 milioni di risparmi all’estero. Ma non e’ un caso isolato.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Grecia: pezzi grossi mettono al riparo i risparmi

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Non c’e’ il rischio di impatto con la roccia dal diametro di 503 metri. Ma passera’ abbastanza vicino all’atmosfera da poter essere catturata in video e immagini con un telescopio: GUARDA LA DIRETTA.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Asteroide grande come un isolato sfiorera’ la Terra: segui Live

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Il killer è stato ripreso dalle videocamere anche alle 7.15 di sabato 19 maggio. Mezz’ora prima dell’esplosione che ha ucciso Melissa Bassi e ferito le sue amiche. Le videocamere di sicurezza, posizionate sul chiosco dinanzi alla scuola, lo ritraggono mentre passa per ben due volte. Ha lo sguardo rivolto verso il cassonetto blu che, di lì a poco, è pronto a esplodere. A otto giorni dall’attentato, però, gli investigatori sono sempre più convinti: non era solo. A organizzare l’attentato sono stati almeno in due, come dimostrerebbero i fotogrammi del video nelle mani degli investigatori. È il primo segnale di una svolta delle indagini. Una svolta che per si basa sull’analisi degli elementi in mano a investigatori e inquirenti che, dall’iniziale pista di un gesto “isolato”, iniziano a propendere verso una vera organizzazione. Nessuno pronuncia le parole “mafia” e “terrorismo” ma il clima, tra gli investigatori, sembra davvero mutare verso questa direzione. Il movente di un “folle” è un conto, compatibile con il gesto isolato o la vendetta. Il movente che lega due o più persone, invece, diventa più articolato e complesso. Non solo. A otto giorni dall’attentato, le probabilità che si tratti di un criminale del posto, sono sempre di meno: qualcuno l’avrebbe riconosciuto dalla foto pubblicata, in questa settimana, da giornali, tv e Internet.

Attendiamo che gli inquirenti portino a termine il loro delicato lavoro di indagini, accertamenti e controprove. Esclusa la pista di mafia, rimangono aperte due piste principali: quella del terrorismo o di una sorta di nuova edizione di strategia della tensione, oppure quella del folle isolato. E dove dovrebbero cercare pm e forze dell’ordine se si dovesse escludere la prima ipotesi? Se si tratta del gesto isolato di un folle, esso scaturisce da una personalità simile agli psicopatici che hanno colpito a Tolosa e a Oslo: hanno cervelli privi di empatia, non percepiscono senso di colpa o di rimorso, ma piacere nel vedere il dolore altrui. Sono affetti da grave disagio mentale che può integrarsi con il profilo del criminale: e cercano di produrre attentati sensazionalistici, ragion per cui spesso si scelgono un bersaglio che possa dare risalto. 

Colpire degli innocenti, degli adolescenti proprio mentre si recano nel  luogo sacro insieme alla famiglia che è la scuola risponde perfettamente a questa loro necessità. Questo tipo di individuo sceglie di agire dove il danno  prodotto genera ancor più di sofferenza perché ha un gusto sadico nel vedere le reazioni. 

E dunque la possibilità che costui – che prova rabbia verso il mondo intero – torni a colpire è molto alta, proprio per riuscire a provare di nuovo quella sensazione di piacevole onnipotenza che genera dalla sofferenza degli altri. Chiunque esso sia e qualunque siano i suoi obiettivi, la sua è una mente, un cervello da psicopatico, una persona che si diverte a pianificare una azione orrenda in modo lucido e nei minimi dettagli. È il predatore per eccellenza, e se vogliamo dargli una etichetta, è una sorta di «genio del male», una persona intelligente e malvagia, la persona peggiore che si possa incontrare. 

di Rosario Sorrentino
Neurologo, direttore Isneg Istituto  di neuroscienze globale

Ci volle il tritolo, un tritolo infinito, per fermarlo. Dicevano di lui da anni che fosse “un morto che cammina”, perché la mafia da tempo l’aveva condannato. Anche Buscetta lo aveva avvertito: lei salderà il suo conto con Cosa Nostra solo con la morte. Lo sapeva benissimo. Per questo non volle avere figli, “per non lasciarli orfani”. Ma continuò lo stesso a camminare. E camminando faceva cose che i “vivi” non sapevano o non osavano fare. Istruì, con Paolo Borsellino, il più grande processo alla mafia che si ricordi. Per la prima volta in centotrent’anni di storia dello Stato italiano fece condannare all’ergastolo in via definitiva i grandi capi della mafia, sicuri (perché così gli era stato promesso) di farla franca in Cassazione, come centinaia di volte era già successo. Era arrivato come un turbine, tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, mentre la mafia uccideva grandi magistrati: Cesare Terranova, Gaetano Costa, Rocco Chinnici.

Tutto procede. Tutto sembra tornare alla casella iniziale. I punti oscuri sull’esplosione che venerdì ha ucciso Melissa Bassi, e ferito sei sue amiche, sono davvero tanti. Almeno quanto le “piste” che, sin dal primo giorno, scorrono parallele: “il gesto isolato di un folle”, “il terrorismo politico”, “la mafia locale”, “l’opera di altre mafie”. La pista iniziale, quella più seguita fino a ieri, è stata la prima, quella di un gesto isolato. Ma molti, troppi elementi, sembrano dissonanti tra loro.

Il video che incastra l’attentatore

Due potenti esplosioni hanno fatto tremare stamane la periferia di Damasco, facendo innalzare pennacchi di fumo nel cielo della capitale e causando decine di morti e feriti, tra cui diversi studenti. Non c’è alcuna informazione sulle vittime, ma i residenti hanno raccontato che le forze di sicurezza hanno isolato le zone colpite e almeno quattro ambulanze sono accorse. La televisione di Stato ha parlato di “esplosioni terroristiche” provocate da due autobombe vicino all’intersezione Qazaz della circonvallazione meridionale della città. Ci sono carcasse di auto bruciate e uomini che raccolgono resti umani da terra e dall’interno delle vetture.

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