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Juve

Manifestazioni, cortei e slogan da megafano urlati per le vie di Roma. Cobas e studenti a sfilare per le vie della capitale. Fra un corteo e l’altro non è mancata la fantasia ai “capipopolo” con megafono in mano. Quando il corteo è arrivato davanti la sede del Ministero di Grazia e Giustizia, è partito il coro da via Arenula: “Come la Juve, voi siete come la Juve”. Il riferimento degli studenti è alla polemica sui lacrimogeni del 14 novembre lanciati dalla sede del ministero. Un coro che unisce passione e odio sportivo con la politica di piazza. Gli “juventini” in questo caso sarebbero i funzionari del ministero e la polizia. L’accusa è mirata a paragonare i presunti eccessi di violenze e i successivi fatti di via Arenuala con le polemiche scatenate ogni volta che la Juventus in un match di campionato viene favorità dalla classe arbitrale. Insomma gli studenti si sentono come le “piccole” squadre penalizzate a volte da alcune decisioni discutibili degli arbitri, la Cancellieri in questo caso, che favoriscono la Juventus, la polizia per i manifestanti. Un paragone curioso che ha trovato voce nei cori di oggi per le starde di Roma e sotto il ministero. 


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Rizzoli dirigerà il match tra Milan e Juve: una designazione giusta?

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Rieccolo, l’Immacolato per prescrizione. Un rigore non concesso, come ce ne sono tanti, ha scatenato la reazione di Moratti, con un prologo antipatico che non si confà ad uomini di eleganza, come lui si ritiene. Quel vaffa all’arbitro non sta bene sulla bocca e nei gesti del presidente dell’Inter, non ci furono (mai) nella storia del primo Moratti, ci vien da dire quello vero. Per il successore è già (almeno) la seconda volta e siccome ci sono flash e video che lo documentano vogliamo proprio vedere se qualcuno della procura federale se ne accorgerà. Il patron interista ha dato la stura a trite e ritrite lamentele, poteva rimanere negli ambiti di un errore arbitrale ed invece ha esondato sulle litanie di sempre, a partire dal massimo dei suoi ragionamenti, «non vorrei ritrovarmi in situazioni del passato», salvo poi fare anche una grande furbata, da un lato l’attacco, con tanto di allusioni e insinuazioni, dall’altro a dire che «un complotto no, sarebbe troppo stupido, è solo incapacità».

E se è solo incapacità (degli arbitri) cosa c’entrano tutte le frasi pregresse? Un po’ di coerenza non guasterebbe, e serietà imporrebbe che Moratti si ricordasse anche del rigore negato al Catania sullo 0-0 oppure quando la sua squadra ha battuto la Samp con il gol risolutivo segnato in fuorigioco, e ancora, il gol del Milan annullato inspiegabilmente e il rigore non concesso per fallo di Samuel su Robinho, tutto ciò verificatosi durante l’ultimo derby. La sua tiritera è però a senso unico, vede i presunti torti subiti dall’Inter, sorvola puntualmente sui favori. La tecnica è sempre la stessa, il marcio è degli altri, mai suo, ed allora è utile dargli una ripassata per ricordargli lo scudetto che tiene in bacheca e non gli appartiene, le spiate e i dossieraggi illegali da lui ordinati a danno di chi gli dava fastidio, avendo pensato che fosse l’unico mezzo per far fuori chi sapeva costruire squadre più forti e lo batteva puntualmente sul campo, le accuse agli altri di maneggi, frequentazioni e telefonate, salvo poi a scoprire, scoperta di Palazzi, che sul punto lui, i suoi e l’Inter non erano secondi a nessuno e meritavano un processo per illecito sportivo, quello vero, non quello strutturale inventato per Calciopoli. Nel caso giunse puntuale la improcedibilità per prescrizione, prova provata di un angelo protettore sempre presente a favore dell’Inter, fin dall’epoca in cui, taroccato il passaporto di Recoba, uno dei suoi dirigenti dovette patteggiare personalmente una condanna davanti alla Magistratura, ma l’Inter non subì, come doveva subire, la perdita a tavolino di tutte le gare in cui aveva giocato il Chino. Storie curiose come se ogni qualvolta c’entri l’Inter la giustizia sportiva va in collasso e i tempi d’indagine s’allungano. Un fatto è certo, se la guerra tra Juve e Inter si è riaccesa, la miccia è di Moratti, e siamo perfettamente d’accordo con il “no comment” della Juve e la pubblicazione sul sito della relazione di Palazzi, per ricordare a chi soffre di smemoratezza che ci sono carte che cantano.

In quanto poi all’estensore del servizio Rai su Inter-Cagliari, troviamo indecente che durante il collegamento si sia perso in questa considerazione, «le polemiche tra Juve e Inter non hanno giovato alla serenità dell’arbitro», come se la querelle avesse influito sulla decisione di non fischiare il rigore. 

Fabio Capello, dalla Russia, con nostalgia. Don Fabio si racconta ad “Undici” su italia 2 e rispolvera la bachca dei ricordi. Ora che lui è il ct della nazionale russa può guardare al passato a mente fredda e dare un valore diverso alle vittorie e agli uomini che lo anno circondato. “A Torino mi ricordo gli scudetti che poi sono stati annullati: io ho ancora a casa le medaglie. Eravamo i più forti, l’unico rammarico è stato non riuscire ad imporci anche in Europa. A Moggi, Giraudo e Bettega sono ancora affezionato: non rinnego la mia amicizia con loro, si vede che nel calcio avevano qualcosa in più rispetto agli altri”, spiega Capello. E sulla Juventus di oggi dice: “È vero che dopo la Champions la Juventus ha fatto un po’ di fatica a riproporsi in campionato: devi avere una rosa veramente ampia per non perdere potenziale di rendimento, ma in Serie A i bianconeri possono fare quello che vogliono, credo che non ci sia corsa”. Poi il cuore di Capello vola sotto il cupolone dove ha vinto uno scudetto che per i romanisti ne vale dieci:”La Roma, con i giocatori che ha dovrebbe essere più vicina alla vetta della classifica, ma bisogna dare tempo ai giocatori di assimilare la nuova filosofia dell’allenatore. A Roma vincere lo scudetto è più difficile rispetto alle altre piazze, perché basta che vinci una partita e subito c’è euforia: tutti i giorni devi lavorare per tenere a bada questa euforia. Il ricordo più bello che ho di Roma è sicuramente lo Scudetto e i derby vinti. L’unica cosa che non mi è piaciuta è che dopo aver vinto il campionato, al posto di festeggiare subito, lo abbiamo fatto dopo tre giorni”. Poi Don Fabio parla del calcio italiano e delle sue prospettive: “Ha tanti problemi: gli ultrà a cui permettiamo di fare tutto, gli arbitri che fischiano troppo, fino alle continue polemiche che allontanano gli appassionati dagli stadi. Che a loro volta sono obsoleti: ci sono norme che in Italia non vengono applicate: perché sugli spalti entrano striscioni, petardi e quant’altro?”

Lo definirono “sistema Moggi”, l’hanno rievocato due settimane or sono in occasione della partita Catania-Juventus coloro che così lo definirono nel 2006, l’hanno rievocato  perché la squadra bianconera ha usufruito di due errori madornali dell’arbitro tali da farla uscire vittoriosa in  una gara che stava mettendosi male. Eppure Moggi adesso segue il calcio da semplice opinionista, non fa più parte degli operatori di settore. L’hanno rievocato ancor di più nella partita successiva Juventus-Inter perché la Juventus ha usufruito di un gol in fuorigioco e di una mancata espulsione di un suo difensore. Addirittura Stramalcioni, ancor prima di scendere in campo , aveva già dichiarato che gli scudetti non erano trenta, come dicono a Torino: evidentemente il ragazzo era più preoccupato di fare la recita (prima di pensare alla partita) che evidentemente ogni interista deve imparare a memoria, quasi fosse una specie di sortilegio. Moratti poi ha fatto il resto, nelle dichiarazioni del dopo gara, paventando il timore di essere ritornati indietro nel tempo, al 2006, vedeva in tutto questo “la storia delle due società”. Giusto quindi affermare anche in questa occasione che Moggi non fa più parte del calcio attivo, lo segue da opinionista scrivendo sulle pagine di questo giornale. Ed è di oggi la dichiarazione di Abete “ho apprezzato Moratti per i toni e le precisazioni, la ferita di calciopoli avrà bisogno di anni per essere rimarginata”. E meno male che sono state considerate pacate  le dichiarazioni di Moratti, d’altra parte il nostro Presidente Federale ha fatto anche di peggio prescrivendo con millimetrica precisione le malefatte interiste quando, ad esempio, Palazzi ha accusato l’Inter di illecito sportivo perciò passibile di retrocessione, o quando, trafugando  documenti alla motorizzazione di Latina per una patente falsa che doveva servire  a fare un passaporto falso (Recoba), venne comminata alla società nerazzurra una semplice multarella in luogo di una retrocessione come prevedevano i regolamenti  mentre un suo dirigente dovette patteggiare  davanti al Giudice  Ordinario. E pensare che gli interisti riuscirono a reclamare il famoso rigore su Ronaldo, neppure sfiorò loro la mente che potevano essere retrocessi e al posto dell’Inter poteva esserci un’altra squadra in quella partita.

Il sistema Moggi è stato confuso anche con la politica, al tempo del Ministro Pisanu, quando questi, in occasione della morte di Papa Wojtyla, mi chiese un parere sul da farsi. A parte che non era una decisione che poteva prendere il Ministro, ma di pertinenza di Lega e Federazione,mi limitai a rispondere che sarebbe stato opportuno rinviare di un giorno le gare, essendo le 20 del sabato, con le squadre in trasferta che avevano già raggiunto la destinazione (la Juve già a Firenze). Per questo sono stato accusato di commistione con la politica. Si viene successivamente a scoprire una intercettazione (dimenticata..) dell’allora Presidente di Lega nonché V.Pres. del Milan, Galliani,che parlando con i suoi dice” quei figli di.. Moggi e Capello volevano far slittare la partita di un giorno, ma io l’ho fatta slittare di una settimana così potremo recuperare Kakà (infortunato) per la partita di Siena e questa telefonata, come da intercettazione, ebbe modo di sentirla anche Costacurta che allora era ancora in attività: Alla faccia…      

Per sistema si deve intendere il modo comportamentale, regolato nel calcio dalla “clausola compromissoria “ che coinvolge tutte le società affiliate  alla FIGC a 360 °.        

E’ stato tutto bypassato, senza darne spiegazione, la Juve fu messa (o si volle mettere) all’angolo, i suoi dirigenti mandati al massacro. Se gli arbitri dal 2006 a tutt’oggi ne hanno combinate di tutte e di più, in quantità industriale, se la Juve ha goduto di errori arbitrali a favore  in quest’ultime partite, se Moggi non fa più parte del mondo del calcio e quindi non può più essere additato come colpevole, se i processi sportivi hanno detto che il campionato 2004-05 era regolare, nessuna partita alterata, se il processo ordinario  ha detto che il campionato visionato e il relativo sorteggio erano regolari, viene spontaneo concludere che il sistema Moggi (Juventus) non è mai esistito, visto quello che sta succedendo adesso, era stato ideato da chi aveva interesse a dare in pasto all’opinione pubblica quei dirigenti e quella società che da tempo stavano dominando, non per combine, bensì per scelte intelligenti. E adesso che la Juve è tornata a far paura, ecco subito le difese di chi non sa operare, intese a paventare chissà quale complotto.

Per concludere Moratti dice, e non poteva essere diversamente, che la giustizia sportiva non va toccata, sta bene così. Ci mancherebbe altro presidente, dovrebbe però spiegare  all’opinione pubblica perché offese la persona del Procuratore  dr.Palazzi, quando questi ebbi l’ardire di additare la sua società di Illecito sportivo.

Prendo a prestito alcune frasi di Epifani di JU29RO.

Se per aver schierato a lungo un giocatore extracomunitario con un passaporto comunitario falso avessi ricevuto come sanzione una multarella

Se, nonostante questa multarella, che comunque fa curriculum, e nonostante il dirigente preposto abbia patteggiato in sede penale, mi fosse stato gentilmente concesso uno scudetto  mai vinto per premiare la mia indiscussa limpidezza morale

Se avessi realizzato plusvalenze fittizie scambiando a prezzi esorbitanti calciatori sconosciuti pur di rattoppare alla meno peggio il bilancio e l’avessi fatta franca

Se avessi fatto finta di vendere il marchio della mia società,sempre per i motivi di cui sopra, e la COVISOC guidata da quello che mi ha dato lo scudetto avesse chiuso un occhio e mezzo

Se avessi spiato arbitri, dirigenti sportivi, procuratori, calciatori e la Procura avesse archiviato  per sopraggiunta prescrizione

Se  già nelle informative di Calciopoli  ci fossero tracce di un mio coinvolgimento ma nessun fascicolo fosse stato aperto dalla giustizia sportiva per far interrompere il decorrere della prescrizione, nonostante nella relazione di Borrelli si facesse esplicito riferimento a indagini che sarebbero dovute andare avanti

Se le mie telefonate che in effetti c’erano ed erano peggiori di quelle per le quali altri sono stati radiati e sbattuti in serie B, fossero state prima ignorate dalla giustizia penale e poi lasciate nel cassetto da quella sportiva in attesa della solita prescrizione

Se una volta raggiunta l’agognata prescrizione, una relazione inutilmente dura avesse stabilito che per quelle telefonate avrei dovuto essere giudicato duramente..ma purtroppo si era fatto tardi

Se invece di ringraziare tutti i Palazzi del mondo avessi per questo lanciato accuse pesantissime verso gli organi di giustizia sportiva senza che nessuno le ritenesse meritevoli di deferimento, ma semmai rientranti nel..giusto diritto di critica

Se nemmeno tutto ciò fosse stato ritenuto sufficiente  per strapparmi dalla bacheca quello scudetto di cartone  che avevo preteso a titolo di risarcimento

Se per aver trattato l’acquisto di due calciatori con un soggetto inibito,violando quindi il regolamento, me la fossi cavata con una breve squalifica

Se , in buona sostanza , in fondo a tutte le mie magagne arrivasse sempre una provvidenziale distrazione, una legge ad hoc, una prescrizione o una incompetenza a salvarmi il c..

Se per dare risonanza mediatica ad una inchiesta che coinvolge solo pesci piccoli servisse un nome importante ma quel nome non riguarderà mai la mia squadra nonostante spunti mai approfonditi

Se le cose ,in qualche parte del mondo,fossero andate veramente così, anch’io avrei fiducia nella giustizia sportiva e mai nella vita mi sognerei di dire che debba essere non dico rivoluzionata, ma nemmeno cambiata o riformata. Certo, avendo  di fronte un “sistema” così giusto qualche volta avrei avuto voglia di rinunciare alla prescrizione per farmi giudicare, ma non lo avrei fatto (e a malincuore) solo per non oberarlo inutilmente di ulteriore lavoro. Anch’io, infatti, penserei che il vero problema della giustizia sportiva sia la grande mole di lavoro che la opprime, come quel personaggio di un film di Benigni che elencava i vari problemi della Sicilia: l’Etna, la siccità, ma soprattutto..il traffico

 

‘Bisogna saper perdere, non sempre si può vincere’, sono le note di una vecchia canzone che non si addicono ai confronti tra juventini e interisti, la riprova si è avuta sabato sera dopo il fischio finale del poco bravo Tagliavento. La Juve ha saputo perdere con stile, riconoscendo addirittura all’Inter di aver vinto con merito, (per Buffon era quasi da plaudire), l’Inter invece non ha saputo “vincere”, forse non era più abituata a tanto. Attenuanti per nessun interista, Stramaccioni era ancora sul terreno dello Juventus Stadium che già sussurrava a tutti che gli scudetti non erano trenta, chissà cosa avrà pensato in quel momento il suo attuale DG Fassone che, nel 2006, da dipendente della Juve diceva dell’Inter di tutto e di più, al ragazzo si dovrebbe far capire che non ha vinto ancora niente e che prima in classifica è ancora la Juve, anziché fargli imparare a memoria le solite “recite dell’Interista”. Men che meno attenuanti per Moratti, irritante, a tratti addirittura un attizza popolo, il pensiero a quell’inizio che combacerebbe «con la storia delle due società», non è niente altro che lo “specchio” dei suoi contorcimenti interni. Rancoroso il suo giudizio sull’arbitraggio, «il fuorigioco sul gol di Vidal, facciamo finta che si potesse non vedere, ma il mancato intervento sul rosso a Lichtsteiner è voluto». Moratti dovrebbe allora spiegare come a suo tempo giudicò il rigore non concesso al Chievo, e il mancato annullamento del gol di Pereira in fuorigioco (arbitro Peruzzo), e nel derby di San Siro il rigore non dato al Milan per fallo su Robinho (arbitro Valeri). Ancora in Catania-Inter sull’1-0 l’arbitro Russo non vide l’atterramento di Gomez, in Bologna-Inter Cambiasso in fuorigioco sul terzo gol, in Inter-Samp offside di Nagatomo sul terzo gol, quello decisivo (arbitro Doveri). La nostra idea è che l’Inter potrebbe essere più simpatica se avesse un presidente meno permaloso. Il clima avvelenato tra i due club si è accentuato con l’attuale patron, l’ambizione a ripercorrere le glorie del padre si è sposata però con troppi errori di gestione, le operazioni di mercato senza senso e le iniziative sopra le righe da lui adottate per disarmare gli avversari, come le spiate e i dossier da lui ordinati, verità giudiziali di Tavaroli e Cipriani. Per sua fortuna una prescrizione su misura lo ha salvato da un processo per illecito sportivo, trovando modo intanto di mettere in bacheca uno scudetto immeritato, regalato da un ex componente del suo cda, non revocato da una Federazione più pavida che incompetente, come essa stessa si è dichiarata. 
Juve delusa per la prima sconfitta dopo 49 gare da imbattuta. Erano venuti chiari segnali di involuzione dalle ultime gare, la Juve non appariva più la squadra dell’inizio di stagione. In sostanza un calo atletico e sullo sfondo l’identità offensiva non ancora definita. D’altronde il nostro avvertimento partì ancor prima dell’inizio di campionato, per il titolo ci sarebbe stata anche l’Inter. L.M.

Nuovo atto nel campionato dei veleni. E’ bastato un tempo (o meglio, sono bastati 17 secondi), a Juventus e Inter, per sollevare un vespaio di (giustificate) polemiche. Al termine dei primi 45 minuti di gioco i bianconeri sono in vantaggio: gol in macroscopico fuorigioco di Vidal dopo appena 17 secondi di gara. Dopo i fatti di Catania della scorsa settimana, gli arbitri sbagliano ancora, e favoriscono un’altra volta i campioni d’Italia in carica. A rendere il quadro ancora più grave la mancata espulsione di Lichtsteiner. Il terzino svizzero viene ammonito al 30′ per gioco scorretto. Quattro minuti dopo, ancora lui, è protagonista di un fallaccio su Palacio: gamba tesa e piede a martello. Ma non viene ammonito e quindi resta in campo. A correre ai ripari ci pensa Alessio, il ct della Juve, che lo sostituisce in fretta e furia per paura del cartellino rosso. La partita, per ovvi motivi, è accesa. E’ una battaglia senza esclusione di colpi, dove la crisi di nervi è in agguato. Ulteriore elemento, il gol annullato all’Inter al 12′ di gioco: Palacio devia di testa in rete ma, seppur di poco, è in fuorigioco. Arbitro dell’incontro è Tagliavento, lo stesso che nello scorso campionato non concesse il gol di Muntari nel match contro il Milan, e lo stesso a cui Mourinho fece il celebre gesto delle manette. Disastrosa anche la prova del guardalinee Preti.


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Juve-Inter a Tagliavento: secondo voi è una scelta felice

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Sarà un “derby d’Italia” coi fiocchi, quello che si giocherà domenica a Torino tra Juventus e Inter. “Non possiamo andare là con sette punti di svantaggio” aveva detto l’allenatore dei nerazzurri Alberto Stramaccioni alla vigilia della gara con la Sampdoria. E i suoi lo hanno fatto felice, pur con qualche peripezia. Passata in svantaggio a San Siro per un gol del doriano Munari, l’Inter ha ribaltato il risultato nel fgiro di qualche minuto, prima con Milito su rigore e poi con un preciso diagonale di Palacio servito da un millimetrico assist di cassano. Guarin nella ripresa metteva il risultato in cassaforte prima che Eder fisasse il risultato finale sul 3-2 al 49′.

A Torino si stava consumando la sopresa più grande: la Juve, passata in vantaggio con Quagliarella, veniva infatti raggiunta dal Bologna, riagguantando i tre punti solo a tempo scaduto con Pogba.

Nelle altre partite, la solita Roma di Zeman prima passava in vantaggio al Tardini e poi veniva raggiunta e superata, uscendo sconfitta per 3-2. Crollo Napoli a bergamo: 1-0 per l’atalanta e azzurri ora a quattro punti dalla Juve e due dall’Inter. Lazio fermata all’Olimpico dal Torino (1-1), il Catania prende un punto a Udine (2-2) dopo le polemiche di domenica con la Juve, Cagliari autorevole (4-2) in casa con il Siena. Chievo-Pescara 2-0. Genoa-Fiorentina è il posticipo di giovedì.

Ecco la classifica: Juventus 28 punti; Inter 24; Napoli 22; Lazio 19; Fiorentina e Parma 15; Roma e Cagliari 14; Udinese 13; Catania e Atalanta 12; Milan 11; Torino, Sampdoria e Chievo 10; Genoa 9; Palermo e Pescara 8; Bologna 7; Siena 3.

 

 

Catania-Juve non è ancora finita, e con Juve-Inter in programma sabato ne sentiremo ancora parlare. Dunque ricominciamo con Nicola Rizzoli, assistente dell’arbitro Gervasoni, piazzato domenica dietro la porta del gol regolare annullato a Bergessio (che proprio lui ha fatto cancellare, ricostruzione della Gazzetta alla mano) e di quello irregolare concesso a Vidal. Braschi, il designatore, lo ha spedito a dirigere stasera la delicata Palermo-Milan. In tempo di tagli vien da pensare che la designazione fosse già stata stabilita; Rizzoli è già in Sicilia, risparmiamo. Fosse così, sarebbe grave il non aver riconsiderato la scelta alla luce delle polemiche. Se invece Rizzoli è stato consapevolmente spedito a Palermo, viene il sospetto che la lucidità non manchi solo a guardalinee & C. Anche perché i suoi precedenti con rosanero e rossoneri sono da allarme rosso.

Leggi l’articolo integrale di Tommaso Lorenzini su Libero in edicola oggi 30 ottobre

 

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