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Liberati

“Ricevuto ordine di arresto   domiciliare”. E’ il messaggio che il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, scrive su twitter. Un tweet che arriva a metà mattinata, il Tribunale di Sorveglianza ha deciso. Il direttore che ha sempre detto di voler continuare a lavorare, invece, non potrà farlo. E’ quanto risulta dal provvedimento firmato dal Giudice della sorveglianza, Guido Brambilla, che ha accolto la richiesta del procuratore Edmondo Bruti Liberati di disporre i domiciliari per il direttore del giornale. Nei prossimi giorni, il giornalista potrà tuttavia chiedere allo stesso giudice della sorveglianza di poter recarsi sul posto di lavoro e continuare a svolgere la sua professione. E’ finito così il sièpariettop di una politica capace soltanto di fare proclami ma sostanzialmente incapace di salvare un uomo condannato per un articolo che non ha mai scritto. La vicenda riguarda un articolo pubblicato sul quotidiano Libero nel 2009 firmato da Renato Farina sotto lo pseudonimo di Dreyfus. Un articolo che i giudici hanno considerato diffamatorio. 

Non voglio essere un privilegiato. La domanda che serpeggia è; che cosa accadrà adesso? Sallusti accetterà i domiciliari chiedendo allo stesso giudice di sorveglianza un “permesso” per porter continuare o, come ha detto a La Zanzara, il direttore rifiuterà un trattamento diverso dagli altri carcerati: “Mi risulta che Bruti Liberati abbia ricevuto forti pressioni e indicazioni dal presidente Napolitano e dal ministro Severino di evitare a qualsiasi costo di mandarmi in carcere perchè sarebbe un’immagine che l’Italia non potrebbe sostenere in campo internazionale”. Lo dice Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, a La Zanzara su Radio24. “Ma questa storia – dice ancora – non finirà in casa Sallusti o Santanchè, come dicono. Ve lo assicuro, vedrete, non hanno fatto i conti con me. Ci sono altre possibilità. Vado in carcere? Non vedo perchè dovrei avere un trattamento diverso dagli altri carcerati, Bruti Liberati non ce la farà a farmi diventare un privilegiato.

Gli arresti domiciliari disposti per Alessandro Sallusti continuano ad alimentare polemiche: ora a lamentarsene publicamente c’è anche l’intero Foro milanese, sia dalla parte della Procura che della Camera Penale, che vedono nel provvedimento con il quale al direttore del Giornale è risparmiato il carcere un “trattamento speciale”. I pm della Palazzo di Giustizia, che si sono visti imporre una scelta straordinaria del Procuratore Capo Edmondo Bruti Liberati, sono pronti a inviare ai giudici della sorveglianza centinaia di fascicoli relativi a condannati che avrebbero diritto ai domiciliari come Sallusti, ma per i quali non è stata fatto valere dal Procuratore Capo lo stesso metro di giudizio. Insoddisfatti per la stessa ragione sono anche gli avvocati, che vorrebbero che con altrettanta semplicità pene alternative alla detenzione in progione vengano concesse a imputati o condannati meno rinomati di Sallusti.

Malumori in Procura – Tra gli scontenti ci sono Chiara De Iorio, pm titolare del fascicolo Sallusti, e i suoi colleghi dell’ufficio esecuzione. Il malumore viene dalla decisione di Bruti Liberati, dopo che erano scaduti i termini di sospensione della carcerazione senza che i legali del direttore del Giornale presentassero domanda per scontare la pena di anno e 2 mesi con misure alternative al carcere, di far valere la cosiddetta legge “svuota-carceri”. Norma che consente di concedere i domiciliari al condannato senza che lo stesso ne faccia richiesta. Per il Procuratore Capo il caso presenta i presupposti perché Sallusti ne benefici, ma la decisione è venuta senza che l’accordo della pm titolare dell’inchiesta nè dei suoi colleghi. L’intervento di Bruti Liberati, fanno sapere dagli ambienti vicini alla Procura, è il primo del suo genere, mentre decisioni dello stesso calibro non sono mai state prese per condanati con situazioni processuali simili. Per questo i pm stanno pensando di chiedere per altre centinaia di condannati i domiciliari, così da far valere la decisione del Procuratore Generale in maniera unanime per tutti.

Avvocati indispettiti – Proprio su quest’ultimo passaggio si innesta lo scontento della Camera Penale di Milano, che in una nota ufficiale sostiene che gli arresti domiciliari a Sallusti dimostrano “il binario differenziato adottato talvolta, e sempre in favore di chi ha una posizione privilegiata, in evidente contrasto con la scritta la legge è uguale per tutti”. Gli avvocati milanesi non desiderano vedere il direttore in prigione, chiariscono, ma si augurano che lo stesso metro di giudizio venga utilizzato anche per gli altri casi all’attenzione della Procura milanese. “L’unico modo per togliere il sospetto di una decisione presa solo in considerazione del clamore della vicenda processuale – si legge ancora nella nota -, non può che individuarsi in una generalizzata applicazione di questa linea interpretativa”. 

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