Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

locale

Prendiamo il processo a cui è sottoposto Ottaviano del Turco. Uomo politico di lungo corso, presidente di Regione vede, nel luglio del 2008, la sua carriera bruscamente interrotta causa arresto. La procura della Repubblica di Pescara, indagava dal 2006, in merito ad una vicenda di presunta corruzione finalizzata ad agevolare uno dei ras della sanità locale, tal Angelini.

In Germania o in Francia, in Inghilterra o negli Stati Uniti il destino di un Del Turco locale sarebbe già stato ben definito e delineato: lo sarebbe stato in un paio di anni, tempo ragionevole per tutelare le esigenze della collettività e, al tempo stesso, dell’imputato. Tempo ragionevole per mantenere fiducia in un organo fondamentale quale la magistratura.

Nel convegno di ieri a Roma su bilanci e fair play finanziario (Fondazione Telos, Ordine Dottori Commercialisti) ho sinteticamente fotografato effetti e ripercussioni sul tifo di alcune (scaltre) politiche commerciali.

Quesito: c’è un limite per ripianare le operazioni di entrata/uscita?  Oppure tutto è possibile, senza tabù, per globalizzare il football brand? Le rivolte popolari di Cardiff (cambio colore sociale, dallo storico blue al rosso, per travestirsi da ricco ManUnited, ergo vendere più maglie in oriente, volontà del presidente malese), Newcastle (vendita allo sponsor del tradizionale nome dello stadio), Getafe (mutazione genetica nel nome, con suffisso ‘Dubai Team’ per esportare il prodotto negli emirati) e dei tifosi di altri club d’Europa (Wimbledon-Milton e Salisburgo su tutti), sono lì a testimoniare il pericolo, d’estrema attualità: per tecnocrazia, non si può ragionare solo marketing oriented. Si mina fede e credibilità nel giocattolo, a danno delle comunità locali, cuore pulsante del calcio ‘locale’, caldo e passionale. Come per la politica, la soluzione può essere ‘Glocal’ (cioè globale+locale) e per questo la base si organizza in trust di azionariato popolare.

 

Peppe Rinaldi

Una grande festa democratica. La rivincita della partecipazione sull’antipolitica dilagante. Un successo che spiana la strada alla parte sana di quest’Italia imbruttita da vent’anni di becerume berlusconiano. Certo, come no. Chiedere, ad esempio, alle centinaia di povericristi reclutati nei campi della Piana del Sele, a sud di Salerno, costretti a dare il proprio contributo alla palingenesi del Paese nella rinnovata veste di democrats tutti d’un pezzo. Il punto non proprio trascurabile è che loro neppure sanno chi sia Bersani e, quando c’è, di Firenze hanno notizia perché magari da quelle parti vive uno loro parente, un amico, un familiare. Ma costretti da chi? Ovvio, dai loro «padroni», cioè da quelli che nella migliore delle ipotesi li pagano – quando lo fanno – 30 euro dopo un’intera giornata trascorsa a raccogliere finocchi, verza o scarola.

L’esempio Cgil  C’è stato un tempo in cui questo tipo di truppe le organizzava la Cgil: il delegato sindacale li caricava a bordo di bus presi in fitto e accompagnava le frotte di extracomunitari ai diversi appuntamenti democratici del caso. Oggi ci pensano direttamente i latifondisti: attraverso la solita rete di caporali, prelevano bulgari, marocchini e romeni vari disseminati sul territorio portandoli ai seggi dopo averli stipati negli stessi furgoncini che prima dell’alba, normalmente, si dirigono verso i campi. Democraticamente, s’intende. 

 

Sì padrone Eppure è successo domenica scorsa e, prevedibilmente, succederà anche la prossima. «Noi solo votare scheda padrone» dicevano a chi, spinto dalla curiosità di vederli in fila nell’unico giorno (forse) libero della settimana, se li trovava nei seggi organizzati per le primarie: il tutto sotto lo sguardo vigile del bersaniano locale che controllava l’andazzo. «Bersaniano» è solo un caso: se al potere locale ci fosse stato un renziano o un hitleriano, la scena sarebbe stata identica. Perché il latifondo – come la sinistra ci insegna da sempre – sta col potere. Eccolo spiegato il successone di Pier Luigi Bersani al Sud, non è che ci volesse tanto a capirlo. In uno dei seggi allestiti nel comune di Eboli, uno dei più estesi d’Italia, in località Corno d’Oro (cui si riferiscono le foto) la vicenda ha assunto tratti a dir poco surreali. La maggioranza politica che governa la città resa famosa da Carlo Levi è interamente schierata col segretario (naturale, ha in mano le chiavi delle candidature prossime al Parlamento). Il sistema di potere ha determinato il coinvolgimento diretto di grossi proprietari terrieri: i quali da un ente locale possono sempre aspettarsi concessioni edilizie e permessi vari per le attività che coinvolgono le grandi aziende agricole. Alla trafila burocratica per la partecipazione al voto ci hanno pensato loro, come pure l’obolo da due euro per la causa democratica è stato versato dai piccoli e grandi boss della terra della Piana: un pacchetto completo per non meno di quattrocento stranieri, tra comunitari e non, come si legge in uno dei verbali di contestazione immediatamente formalizzato da chi a questo spettacolo non intendeva piegarsi. Inutile dire che è un verbale cui nessuno farà caso: non sia mai che una tale festa della democrazia venga rovinata dalla puntigliosità di qualcuno. 

 

Cartoni misteriosi  Il bello è che mentre tutto ciò accadeva nella sterminata area della Piana del Sele, nell’altro seggio allestito nel centro cittadino si consumava una scenetta a metà tra l’esilarante e l’inquietante. Il sindaco Martino Melchionda, ex bassoliniano oggi bersaniano convinto (Bersani, dicono, pare abbia promesso incarichi di governo un po’ a tutti quelli che ha incontrato nel suo tour nel Mezzogiorno) è stato beccato insieme a un fornitore del comune mentre quest’ultimo stava per fare entrare nel seggio, da un ingresso secondario, due grossi cartoni, di quelli che si usano per contenere la pasta. Scoperto e imbarazzato l’esponente Pd non ha saputo inventarsi altro: «Stavo  allestendo un altro seggio, c’era troppa folla e volevo contribuire a farla smaltire». Ovviamente nessuno gli ha creduto, neppure i carabinieri intervenuti a sedare una prevedibile rissa con i renziani. Ma vuoi mettere: da qui rinascerà l’Italia.

 

Il solito Vodka Lemon vi ha stufato e il Bloody Mary proprio non vi va giù? Aggiungete un pizzico di adrenalina alla serata e ordinate un cocktail con serpenti. Oggi si può fare, manco a dirlo, a New York e più precisamente al Beatrice Inn, nel West Village, locale recentamente rilevato da Graydon Carter, caporedattore di Vanity Fair America e imprenditore al suo terzo ristorante, che ha inserito nel menu l’Habu-Snake Sake, un drink con serpenti macerati. Ideona di Brian Nasworthy, chef al Beatrice, ispirato da un suo viaggio in Giappone.

Roma, 16 nov. – (Adnkronos) – Evitare gli sprechi cucinando e vendendo prodotti prossimi alla scadenza. Ecco come a Londra The People’s Supermarket fa bene all’ambiente ma anche le proprie tasche secondo la logica ‘meno rifiuti, più profitti’. Questo supermercato in realtà è una cooperativa alimentare sostenibile fornendo cibo sano, ma soprattutto locale e a prezzi ragionevoli. Nel settembre 2010, il negozio ha installato una cucina sul retro del negozio con l’obiettivo di creare pasti pronti per i clienti da poter mangiare a casa.

Tutti gli ingredienti provengono dalla gamma venduto del negozio e, se possibile, da elementi che hanno raggiunto o sono prossimi alla scadenza. Secondo quanto riferisce il sito del supermercato (http://www.thepeoplessupermarket.org/home/#/peoples-kitchen) il nuovo business ha generato vendite aggiuntive a settimana di zuppe, insalate e panini pronti da mangiare. Tanto è alta la domanda che The People’s Supermarket vende su base giornaliera.

I benefici per l’ambiente non sono da sottovalutare: grazie alla cucina, vengono risparmiati in media 100 kg di rifiuti a settimana e quello che non viene cucinato, viene inviato al compost in un progetto di giardino locale. Quanto all’aspetto sociale, l’iniziativa ha creato quattro posti di lavoro per gli chef. Inoltre, garantiscono che “nessuno cibo già pronto contiene conservanti, coloranti, insalubri o zuccheri eccessivi”.

Il locale è a Roma, in uno dei quartieri che più pulsano vita, il Quadraro. E dentro di vita ce n’è davvero parecchia: nei sorrisi, nei piatti, sulle pareti. La Locanda dei Girasoli, ristorante pizzeria in via dei Sulpici 117, è gestita dai genitori di quattro ragazzi con  la sindrome di down: Claudio, Valerio, Emanuela e Viviana. Sono proprio loro a servire ai tavoli, con la voglia di esserci, di fare la loro parte.

Il governo, su proposta del ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri, ha sciolto il Consiglio comunale di Isola delle Femmine (Palermo) per le infiltrazioni della criminalità organizzata. Nel comunicato, diffuso al termine del Consiglio dei Ministri, si annuncia anche la proroga di sei mesi dello scioglimento del Consiglio comunale di Marina di Gioiosa Jonica (Reggio Calabria) “per completare il risanamento dell’istituzione locale e della realtà sociale, ancora segnate dalla malavita organizzata”.

 

di Marco Petrelli

 

Avvocato, classe 1973, Alessandro Capecchi è capo gruppo PdL al Consiglio Comunale di Pistoia. La notizia della fusione delle province di Pistoia e Prato con Firenze non lo coglie impreparato, spingendolo invece ad una severa critica del PdL locale, reo di non aver saputo gestire la questione. Già due mesi fa Capecchi paventava i rischi della fusione, proponendo in alternativa un avvicinamento a Lucca e Massa. 
Pistoia con Prato e Firenze. Cosa ne pensa?
“Che prima di decidere l’accorpamento di più province andrebbero valutati attentamente i fattori economici di ciascuna di esse e le rispettive opportunità di sviluppo”. 
Due mesi fa lei propose un asse con Lucca. Perché?
“Con Lucca e Massa avremmo potuto condividere un percorso comune potenziando sotto il profilo economico le eccellenze dei rispettivi territori, come il turismo naturalistico, termale e artistico”. 
Se la questione è il turismo d’arte, Firenze non è certo da meno di Lucca…
“Non è questo il punto. Vede Pistoia e Prato ‘entrano’ a Firenze come area metropolitana, ovvero come parte di un territorio la cui gestione d’ora in avanti sarà unicamente fiorentina. Con Lucca e Massa, invece, avremmo potuto mantenere un rapporto ‘alla pari’, programmando insieme il futuro delle nostre città”. 
Cosa ne pensa del commento di La Penna su Pistoia “cenerentola” di Firenze? 
“Lacrime di coccodrillo, mi creda. Il partito ha mostrato superficialità di fronte ad una questione che invece avrebbe richiesto lucidità e coesione. D’altronde l’idea di Prato e Pistoia insieme, più una ‘porzione’ di provincia di Firenze, era inattuabile. Ora il risultato è che Pistoia è ‘fiorentina’ e Lucca è ‘livornese'”. 
Pdl: deboli gli uomini o deboli le idee?
“Il partito manca di una linea politica chiara sia sul nazionale che sul locale. Un esempio è l’appoggio al governo Monti: apertamente il Pdl sta con l’esecutivo tecnico ma nel contempo gli spara addosso. Che immagine può dare un partito così?”.

 

 

“San Pio deve farsi grandi risate da lassù, conoscendo bene i suoi fedeli di San Giovanni Rotondo. D’altra parte lui a una commedia così grottesca come quella che sta andando in scena in queste ore nel Partito democratico locale non aveva mai assistito in vita. Vero che lo psicodramma delle primarie fra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi ha contagiato ormai le federazioni democratiche di mezza Italia, ma nessuno fin qui aveva osato spingersi così in là come ha fatto il segretario del Pd di San Giovanni Rotondo, Salvatore Mangiacotti. È stato lui a dare il visto si stampi del regolamento locale per le elezioni del prossimo 25 novembre (con eventuale ballottaggio previsto il 2 dicembre). Ha preso tutto o quasi dal regolamento del Pd nazionale: 5 punti per sintetizzare le regole della competizione. E un sesto punto per spiegare chi non è ammesso al voto: come per il partito nazionale, ne è escluso chiunque non abbia sottoscritto l’appello pubblico e la carta di intenti della Coalizione di centro sinistra «Italia bene comune», o chi svolga apertamente attività politica in contrasto con quelle idee”, spiega il vicedirettore di Libero, Franco Bechis, sul quotidiano di venerdì 2 novembre. A San Giovanni Rotondo, insomma, il Pd ha aggiunto una regola ad personam. O meglio, “contra personam”: ossia contro i coordinatori dei due comitati di Renzi, Gaetano Cuesenza e Alessandro Lilla. Il motivo? La loro attività politica è “senza’altro in contrasto con la coalizione di centro sinistra”. Insomma, ora le primarie democratiche vengono vietate anche agli “iscritti sgraditi”. Si tratta della vendetta dei dalemiani contro Renzi.

Leggi l’approfondimento di Franco Bechis su Libero di venerdì 2 novembre

 

C’è una sorta di schizofrenia del legislatore italiano (figlia dell’insensata corsa a “fare cassa” a tutti costi del Governo), che mentre accentua il ruolo politico-istituzionale attribuito ai Comuni, dall’altro con l’obbligo del pareggio di bilancio li svuota, di fatto, di qualsiasi capacità operativa.

Nell’arco di poco più di un decennio si è passato dal rilievo dato alla riforma costituzionale del 2001, con il riconoscimento dell’autonomia finanziaria e tributaria dei municipi, al recente decreto-legge del 10 ottobre scorso, ribattezzato “strozza-Comuni”, che in maniera estremamente autoritaria anticipa in qualche modo il nuovo articolo 81 della Costituzione sul pareggio di bilancio, condannando a morte lo Stato sociale.

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