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Ha tirato un sospiro di sollievo, ieri sera il Cavaliere. Veder girare vorticosamente il pallottoliere sui numeri di Bersani lo ha rasserenato non poco, malgrado Daniela Santanchè gli abbia rovinato più volte la festa con le sue lamentazioni sul domicilio obbligato del fidanzato Sallusti: “Siamo bloccati qui, non posso nemmeno vedere la mia famiglie e, soprattutto, non possiamo neppure andare a Natale a Cortina; una vera barbarie”. Ma ieri, per Berlusconi è cominciato un nuovo capitolo della sua vita politica. Vista da Arcore, infatti, la vittoria di Bersani è stata “il trionfo della burocrazia e dell’apparato del vecchio partito sul bravo Renzi”. È il segnale che Silvio Berlusconi attendeva, dato che “il candidato premier del Pd è in politica da più tempo di me”.

In principio fu la vita, la vita resa più vitale dalla morte scampata: “Facciamoci un film, sulle nostre malattie; dove si rida, anche; anzi: soprattutto. E lui, per tutta risposta: ‘Ma un film l’avremmo già dovuto realizzare… Ce l’eravamo detti in Islanda, nel viaggio del 1985. Ricordo perfino il titolo: Noi non siamo come James Bond’”. Chi parla è il regista Mario Balsamo, il “lui” è il suo fraterno amico Guido Gabrielli.

 

Silvio Berlusconi è un combattente, un uomo che anche nelle peggiori condizioni non si arrende ed è capace di risollevarsi. Quante volte è stato dato per finito? La prima fu nel 1994, quando era appena entrato in politica, ma contro tutti i pronostici riuscì a sconfiggere la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto. Gli ex compagni del Pci lo diedero per morto anche nel 1996, quando fu battuto per la prima volta da Romano Prodi. All’epoca perfino i suoi alleati, Fini e Casini, si erano convinti che la sua stagione politica fosse conclusa, ritenendo che il Cavaliere non sarebbe riuscito a sopravvivere a cinque anni di opposizione. E infatti si prepararono ad occuparne il posto. Tuttavia, contro ogni previsione, Berlusconi seppe tener unite le sue truppe e nel 2001 tornò vittorioso a Palazzo Chigi, dove rimase ben cinque anni, periodo lunghissimo mai riuscito a nessun altro prima di lui. Forse per questo, ma più probabilmente per lo sfilacciamento della sua coalizione, nel 2006 fu considerato un’altra volta spacciato, quando per poche migliaia di voti venne mandato a casa da Romano Prodi. Per lui sembrava pronto il ribaltone dei soliti Fini e Casini, ma invece anche in quel frangente fu lui a ribaltare il tavolo  della casa delle libertà e due anni dopo a rivincere.

Abbiamo fatto il lungo elenco di vittorie e sconfitte,  per dire che anche quando appare nella polvere, quando nessuno è pronto a scommettere un soldo bucato su di lui, il Cavaliere è sempre una sorpresa, perché il suo fiuto politico e la sua caparbietà hanno la meglio su qualsiasi previsione, anche la peggiore. Dunque non ci stupisce che dopo la sua uscita di scena nel novembre dello scorso anno Berlusconi non si dia per vinto e voglia risorgere. Anzi, diciamo che, conoscendolo, un po’ ce lo aspettavamo. Uno come lui non si rassegna a congedarsi dalla politica tra una folla di avversari politici che ne reclama le dimissioni. Uno come lui non se ne va dalla porta di servizio come accadde un anno fa. Berlusconi è Berlusconi. È l’uomo delle imprese impossibili. Il leader del predellino e anche quando sembra con le spalle al muro non getta la spugna. Che si rassegnasse a una tranquilla vecchiaia, alle passeggiate con i nipotini o alle serate con le soubrette, era per noi cosa inimmaginabile. L’idea che dopo una stagione così intensa che lo ha portato alla creazione del più grande polo moderato che mai sia esistito in questo paese, si dedicasse al giardinaggio, faceva sorridere tutti noi che lo conosciamo bene.

Il discorso di ieri sul Pdl e sui suoi futuri impegni, la possibilità quindi di una sua ridiscesa in campo, se non erano nelle cose erano certamente tra quelle possibili, perché Berlusconi non lascia mai, piuttosto raddoppia.

Ciò detto, bisogna però dire due parole a proposito della mezza promessa fatta ieri dall’ex premier. Ormai mancano pochi mesi alle elezioni, meno di quattro  per  essere precisi, ma considerando che c’è di mezzo il Natale sono tre scarsi. È vero che quasi vent’anni fa, quando decise di scendere in campo, Il Cavaliere non ne ebbe a disposizione molti di più, ma erano altri tempi. La prima Repubblica era appena crollata e Berlusconi rappresentava la speranza di una seconda che fosse migliore della prima. È vero, ebbe pochi mesi a disposizione per convincere gli italiani a votarlo, ma la voglia di cambiamento era irresistibile. E infatti gli italiani non resistettero e lo votarono, lui e l’esercito di sconosciuti che si portava dietro.

Oggi non è più così. Gli elettori sono delusi, spaventati dalla crisi economica e la voglia di cambiare, il sogno di un’Italia migliore, si rivolge altrove, perché l’offerta politica è diversa e più ricca. Non vogliamo dire che Berlusconi sia passato di moda, diciamo soltanto che nonostante la sua determinazione e la sua forza, oggi rialzarsi è difficile.

Lo è ancor più se le strategie di riscossa non sono chiare, se ogni giorno si fa un passo avanti e due indietro. Da mesi assistiamo a un balletto di dichiarazioni su progetti e propositi che poi non si realizzano. Le primarie, i volti nuovi, la lista degli imprenditori, la candidatura di Alfano a premier e poi la ricandidatura dello stesso Berlusconi. Intendiamoci: sono tutte idee che hanno fondamento e che forse potrebbero incontrare l’interesse di chi vota. Ma se il giorno dopo vengono regolarmente smentite, pur avendo fondamento non hanno più alcuna credibilità. Lo ripetiamo: mancano tre mesi al voto e in tre mesi è difficile convincere qualcuno a votare se non si hanno idee chiare. Berlusconi non è più convinto della scelta di Angelino Alfano e pensa di doversi riprendere il posto di segretario del partito? Bene, lo dica e agisca di conseguenza. Pensa che il Pdl sia ormai un partito morto e bisognerebbe fondarne un altro, ma senza La Russa e  Cicchitto e gli altri colonnelli? Ok, lo faccia. Crede che sia meglio dar vita a tante liste guidate da personaggi che hanno visibilità nel loro settore? D’accordo, proceda.

Insomma, noi comprendiamo che il Cavaliere non sia soddisfatto di un partito dove ci sono le correnti e le decisioni si pesano con il bilancino. Capiamo anche che lui  sia avanti un chilometro rispetto a tutti quelli che gli stanno intorno. Ciò nonostante non c’è più tempo da perdere in lunghe discussioni e, soprattutto, in un tira e molla infinito. Se non gli vanno bene le primarie, le cancelli e si candidi. Se non crede più nel Pdl lo liquidi. Se non vuole Alfano lo sostituisca. L’unica cosa che Berlusconi non può fare è cambiare parere. Non è da lui. Non è da uomo che sa dove va. Gli elettori in tutti questi lunghi anni gli sono stati fedeli perché la sua linea era chiara e non aveva tentennamenti. Ora gran parte del suo popolo, del popolo di centro destra, è confuso e non sa dove andare. Prima che vada con Grillo o Montezemolo urge dunque un chiarimento. Berlusconi decida per sé e per il partito e poi lo dica. Ma si ricordi: i tempi sono stretti e un capo ha il dovere di indicare la linea, non di dire quella che non gli piace.

di Maurizio Belpietro

 

L’Aula del Senato ha bocciato la questione sospensiva presentata dal Pd al ddl diffamazione. Dopo il no il vicepresidente di turno Vannino Chiti ha sospeso la seduta e ha convocato la conferenza dei capigruppo per le 11.30. Nell’occasione si è di nuovo composta la “vecchia” maggioranza, Pdl più Lega Nord. Il capogruppo del Popolo delle Libertà Maurizio Gasparri difende soprattutto la norma “salva-direttori” presentata dal relatore Filippo Berselli. “In fondo l’emendamento dice solo che se il direttore è l’autore dell’articolo anche per lui ci sarà il carcere. Ma se non lo ha scritto e ha solo omesso di vigilare, per lui scatterà la multa”, sintetizza Gasparri. ”Evitiamo – ha aggiunto – che il carcere colpisca qualcuno e che si dica poi che il Parlamento non è stato in grado di legiferare anche di fronte ad un caso concreto”.

“Spinelli santo subito”. L’agiografia del ragionier Spinaus firmata da Giuliano Ferrara è fatta. “Strepitoso”, “sublime”, “fantastico”, “martire”: non si è risparmiato in complimenti il direttore del Foglio nel descrivere l’amministratore del quotidiano che dirige tenuto sotto sequestro per undici ore nel tentativo di spillare dei soldi a Berlusconi. “Meraviglioso” è stato per lui il fatto che tutti insieme, coniugi Spinelli e rapitori, abbiano detto il rosario seduti sul divano di casa. Di meraviglioso, Ferrara trova anche il fatto che il ragioniere tutti i giorni telefoni alla moglie, che decidano insieme per telefono cosa mangiare per cena. “Spinelli”, sostiene l’Elefantino, “si conferma l’uomo più perbene d’Italia”. ”Bellissimo” è per lui il gesto di restituire il passamontagna a uno dei balordi che lo stava dimenticando nel suo appartamento al momento della fuga: “E’ un gesto sublime”, dice Ferrara. “Lo immagino, vedo la scena: lì a dire ‘scusi, guardi che che questo credo sia suo'”. ”Strepitoso, io lo idoleggio. Spinelli era già un santo, ora è diventato anche un martire”, conclude il direttore. 

Silvio Berlusconi vuole Casini. Durante la visita al centro sportivo di Milanello l’ex premier ha aperto ad un’alleanza con l’Udc. “Casini deve mantenere la parola. Deve schierarsi con noi”. Il Cav è chiaro e vuole imbarcare l’ex presidente della Camera in una nuova alleanza. E suona la carica per il leader dell udc: “Per Casini io ho fatto un passo indietro nel centrodestra”. Insomma Casini deve decidersi e anche in fretta. “Diverse volte in pubblico e anche in sedi istituzionali ha detto che, se non ci fosse stata più la presenza di Silvio Berlusconi, sarebbe rimasto nell’ambito del centrodestra: non credo che voglia rappresentarsi come un manca-parola assoluto nei confronti degli italiani. Credo che questo ulteriore mio passo indietro possa essere decisivo perchè lui dichiari e si impegni a far parte del centrodestra”. Casini non ha mai rotto del tutto con il Pdl. In diverse regioni ha appoggiato candidature del centrodestra. Ma da qualche tempo Pierferdi sembra voler pendere verso il Partito Democratico. E prima che accada quello che è già successo in Sicilia, dove l’Udc ha appoggiato col Pd il presidente Crocetta, Berlusconi prova a convincere il leader dei centristi a tornare dove tutto era cominciato: una coalizione o un’alleanza con il Pdl. 

Regionali e primarie Ma Berlusconi non sa ancora che forma avrà il futuro del centrodestra: “Abbiamo una situazione drammatica dal punto di vista del consenso, le elezioni siciliane hanno confermato quello che tutti i sondaggi dicevano e, cioè, che il 70% degli italiani è disgustato da questa politica, da questi partiti e da questi protagonisti. Bisogna avere il coraggio di cambiare, vediamo un pò cosa si potrà fare da qui al giorno delle elezioni”. Insomma il Cav sta ancora pensando di rivoluzionare il partito e di cambiare completamente rotta. Su una probabile sfiducia al governo Monti, Berlusconi ha risposto così: “Di questo se ne occupa il segretario Alfano”. L’ex premier parla anche delle prossime regionali in Lombardia: “Auspico che il Pdl e la Lega possano riconoscersi in un unico candidato”. A chi gli chiede la data delle primarie del Pdl il Cav risponde così:”Vediamo quando si voterà per le elezioni”. E sul giorno del voto Berlusconi si esprime a favore dell’election day: “”Noi vogliamo sperare che le elezioni regionali e nazionali si svolgano tutte nello stesso giorno, se no ci introdurremmo in un periodo di campagna elettorale troppo lungo”.

“Forza, forza”. Giuliano Pisapia incoraggia il suo assessore al bilancio, Bruno Tabacci, pochi minuti prima dell’inizio del confronto su Sky con gli altri candidati premier del centrosinistra. Visibilmente più rilassata Laura Puppato, che riesce a schivare anche i truccatori che la lasciano andare seppur contrariati. Infatti alla prima pausa pubblicitaria entrano in scena e la sistemano. Dietro le quinte il più teso è Matteo Renzi ma poi, sul palco, è il più agguerrito, a suo agio. Il format utilizzato, domande serrate e tempi ridotti per rispondere, sembra mutuato da un concorso a premi. E Renzi è l’unico dei cinque ad avere avuto un’esperienza nei telequiz, nel 1994, a 19 anni, alla Ruota della fortuna di Mike Bongiorno.

 

La pasionaria Daniela Santanché furibonda con il Cavaliere. Il suo indecisionismo proprio non lo sopporta. Lo dice senza mezzi termini. “Sono molto arrabbiata con Berlusconi, perchè tutta questa situazione è data dalla sua non-decisione”, ha tuonato durante la sua intervista a Omnibus su La7. “Capisco che non abbia mai voluto esercitare il comando perchè non è assolutamente nel suo carattere, lui vuole convincere e non costringere – dice Santanchè – però in questa indecisione, dove un giorno è bianco, un giorno è rosso, un giorno è giallo ci ha portato in una situazione devastante per il nostro elettorato”. E conclude: “Queste primarie senza Berlusconi fanno un po’ ridere nel centrodestra, perchè chi oggi pensa che il Popolo della libertà possa esistere senza di lui è ridicolo”.

 


pubblicato da Libero Quotidiano

Samorì si candida. E' lui il vero rivale di Alfano?

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Mercoledì, sul Fatto Quotidiano, ho dedicato un articolo all’ultima puntata de L’infedele anti-Grillo. Gad Lerner, sul suo blog, ha risposto. La scaramuccia tra giornalisti è una forma scarsamente soddisfacente di onanismo. C’è chi diventa grillologo e chi nipotino di Barbapapà. E’ irrilevante. Analizziamo piuttosto i punti di interesse generale.

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