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Marassi

Il giorno dopo la surreale sospensione della partita imposta dai tifosi allo stadio di Genova, arrivano le condanne unanimi, le prese di distanza, ma non mancano nemmeno le polemiche e il rimbalzo di colpe e responsabilità. “Vergogna, vergogna”, dice il numero uno dello sport italiano Gianni Petrucci, presidente del Coni. “Quelle persone non sono tifosi, spero non mettano più piede in uno stadio”, dice il presidente della Figc Giancarlo Abete. Entrambi poi individuano la nota più dolente della giornata dal punto di vista sportivo: che i giocatori siano stati obbligati in un primo momento a levarsi la maglia. “Sulla maglia non si tratta – spiega Petrucci – è stato commesso un sacrilegio dello sport”.

Il calciatore Giuseppe Sculli media con i tifosi genoani

Agli osservatori più attenti delle cose del calcio quanto è successo allo stadio Marassi di Genova avrà ricordato la performance di Ivan Bogdanov, tifoso serbo che il 12 ottobre del 2010 salì su una balaustra a due passi dal campo per mostrare il proprio coraggio ai propri compagni di viaggio. Allora, come oggi, partita sospesa e giocatori negli spogliatoi. Con uno strascico di polemiche e di contrasti che andranno avanti anche nei prossimi giorni.

Agli osservatori più attenti delle cose del calcio quanto è successo oggi allo stadio Marassi di Genova avrà ricordato la performance al limite dell’imbarazzante e del tragico di Ivan Bolgdanov, tifoso serbo che il 12 ottobre del 2010 salì su una balaustra a due passi dal campo per mostrare il proprio coraggio ai propri compagni di viaggio. Allora, come stamane, partita sospesa e giocatori negli spogliatoi. Con uno strascico di polemiche e di contrasti che si riverberanno probabilmente nei prossimi giorni.

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