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Sabato 1 dicembre, la Scuola Popolare di Musica Ivan Illich di Bologna, in collaborazione con Bolognina Sociale 40128, dedica un’intera giornata alla delicata situazione di Taranto, una città che, per la prima volta negli ultimi cinquant’anni, rivendica il suo diritto alla salute contro l’Ilva, l’acciaieria più grande e inquinante d’Europa.

La fabbrica occupa una superficie pari a una volta e mezza quella di Taranto, ed è stata costruita a pochi metri dalle case popolari del rione Tamburi. Oggi dà lavoro a circa 12.000 persone (ma in città il tasso di disoccupazione sfiora il 40%). Stando al recente studio “Sentieri” del Ministero della Salute, l’Ilva ha provocato e continua a provocare enormi danni alla salute dei cittadini, con un impressionante aumento delle patologie oncologiche e polmonari, pediatriche e non.

L’anno scorso, alla riunione delle parti della Convenzione sulla Biodiversità (Nagoya, Giappone), i governi del mondo – tra cui l’Italia – dichiararono solennemente che per arrestare l’attuale degrado e depredazione dei mari, delle loro bellezze e delle loro risorse, avrebbero istituito entro il 2020 una rete di aree marine protette sul 10% degli oceani e dei mari del pianeta. Questa dichiarazione ne sostituiva una precedente, identica perfino nella sua solennità, con l’unica differenza della data fissata per tale obiettivo (il 2012). Che tale susseguirsi di scadenze disattese altro non sia che una presa in giro vuota di significato non vi è oggi più alcun dubbio. Nel Mediterraneo, per esempio, la superficie di mare istituita a riserva integrale si pone in questo momento allo 0,01%. Per raggiungere il target di Nagoya dovremmo moltiplicare questa cifra per mille.

Lungi dall’essere un ricordo alimentato da passate fantasie salgariane, la pirateria è un problema dei nostri tempi. Attività piratesche avvengono in molti mari del mondo, ma l’epicentro in questi anni si colloca senza dubbio di fronte alle coste della Somalia e dello Yemen.

Solo nel 2011 il costo di tali attività per il mondo “civile” è stato stimato in 6,9 miliardi di dollari con 14 navi e 119 membri di equipaggi tuttora nelle mani dei pirati somali; e gli attacchi sono più che raddoppiati tra il 2008 e il 2011.

Il problema e’ che “peschiamo dai nostri mari molto più velocemente rispetto ai tempi di ripopolamento”. Di questo passo i mari europei, il Mediterraneo in primis, rischiano di restare esausti.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Italia, si profila un 2012 senza piu’ pesce: e’ gia’ finito

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