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Ministero

295, 16 euro per la copia di un cd o di un dvd. Un costo più di 295 volte più caro di quello reale.

A tanto ammonta il c.d. “diritto di copia” che il Ministero della Giustizia – e non già un truffatore senza scrupoli in un qualche souq di periferia – esige da qualunque cittadino che, per difendersi, abbia bisogno di estrarre copia di un cd o di un dvd depositato dalla propria controparte o dall’accusa nell’ambito di qualsiasi procedimento civile, penale o amministrativo nel quale sia coinvolto.

Il 5 aprile scorso il sito dplmodena.it – frequentatissimo sito di informazione di pubblica utilità gestito da un dirigente della direzione territoriale del lavoro di Modena – viene chiuso per ordine del segretario generale del Ministero del lavoro.

Ecco il testo della comunicazione, perché, anche le parole, in questa vicenda hanno un peso: “Al fine di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con riferimento agli obblighi di trasparenza ed ai profili di comunicazione e pubblicazione delle informazioni di interesse collettivo anche per quanto attiene agli Uffici territoriali, si chiede alle SS.LL. di provvedere alla immediata chiusura del sito internet www.dplmodena.it“.

Un emendamento al decreto di semplificazione fiscale presentato in Parlamento dal Ministero delle Comunicazioni manda in soffitta l’annullamento della procedura di gara – nota come beauty contest – per l’assegnazione gratuita delle frequenze derivanti dal cosiddetto “dividendo digitale”.
I singoli lotti saranno dunque messi a gara e saranno composti da reti di più frequenze, modulabili per macroaree di diffusione. Alcune di queste frequenze, posizionate sopra la banda 700, saranno assegnate per un periodo di tempo più limitato in quanto safranno destinate a servizi diversi da quelli televisivi e dunque riassegnate, tramite ulteriori aste, a operatori di Telecomunicazioni.
I lotti di frequenze saranno assegnati tramite aste a titolo oneroso. Il bando della prima asta sarà emanato dal ministero delle comunicazioni entro 120 giorni dall’approvazione definitiva (programmata per il 24 aprile) e sarà basato su regole stilate dall’Agcom, sentiti i competenti uffici della Commissione europea.
L’Autorità e il Ministero dovranno adottare ogni azione utile a garantire la concorrenza, l’uso efficiente e la valorizzazione economica dello spettro radio, in riferimento anche agli indirizzi dettati dalla Conferenza mondiale di Ginevra 2012 e dall’Unione europea nell’ambito degli obbiettivi dell’agenda digitale. In questo modo il sistema trasmissivo nazionale potrà rispondere efficacemente ai crescenti bisogni di banda larga e di comunicazione tramite la rete.

Avete presente le magagne sui tesseramenti farlocchi, le plusvalenze, i passaporti falsi e tutti i sotterfugi del calciomercato? Bene, dimenticateli perché qui si fa sul serio. Roba che le agende in pelle nuove nuove, ultimo esempio di sprechi assurdi da parte della Casta, diventano una quisquilia. Qui si parla di un Ministero, quello di Grazia e Giustizia, che controlla una squadra di calcio di Serie D, la romana Astrea (girone G). E già questo è strano. Il fatto è che il tifo è tifo, e quando si parla di pallone vincere diventa un obbligo. Per questo al Ministero hanno pensato bene di fare di tutto per dare una spinta vigorosa alla squadra. Imbottendola di giocatori di categoria, semiprofessionisti. Ma come fare a giustificare gli stipendi? Semplice: acquisto a tempo indeterminato, con la qualifica di agenti penitenziari. Gente che al massimo di gabbie conosce quelle del centrocampo si ritrova così inquadrata con stipendi da statali (da 1.300 a 1.800 euro al mese) e mansioni che non svolgerà mai. Perché finita la carriera vengono assorbiti nei vari uffici. E intanto nelle carceri mancano fondi e personale…

 

Leggi l’articolo di Francesco Borgonovo
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“Io non ho voluto censurare proprio nulla e sto cercando di saperne di più” è questa la dichiarazione rilasciata dal Ministro Fornero nel corso di un’intervista ad Anna Masera de La Stampa a proposito della chiusura del sito dplmodena.it, disposta, nei giorni scorsi, con un atto del Segretario Generale del Ministero del Lavoro.

La notizia, se da un lato, impone di rivedere le critiche all’operato del Ministro con particolare riferimento alle sue ipotizzate istanze censoree, dall’altro, non consente di archiviare la vicenda con un sospiro di sollievo.

L’Italia è quel paese che in tutto il mondo fa rima con “mafia”, è il paese in cui la corruzione politica non fa notizia, in cui il nepotismo è il primo criterio per fare carriera, in cui l’evasione fiscale è legittimata da chi dovrebbe contrastarla e in cui, però, l’odio viene riservato ai ciclisti.

No, non sto esagerando: basta fare un giro su Twitter, quella specie di bar virtuale in cui le persone parlano tra loro in modo del tutto sconnesso, ma dove tutto rimane scritto e tracciabile, nero su bianco.

Cercando la parola “ciclisti”, si può andare a sbirciare cosa pensano i twittari di chi va in bicicletta e i tweet di odio sono tutti lì, pronti ad essere letti (vedi immagine).

Questa volta Anonymous non c’entra nulla. La censura e cancellazione di un sito web arriva direttamente dai più solerti funzionari della segreteria del Ministero del Lavoro che, in data 5 aprile 2012, su richiesta del ministro Elsa Fornero hanno chiuso il sito internet del Dipartimento del Lavoro di Modena. Causa scatenante: sul sito incriminato le informazioni messe in rete non rappresenterebbero “in modo uniforme” i provvedimenti ministeriali. Tanto che da oggi con l’apparizione di una scarna home page il sito www.dplmodena.it avvisa gli utenti che “il segretario generale del ministero del lavoro e delle politiche sociali (…) ha provveduto alla chiusura della pagina.

Sta facendo discutere la vicenda della chiusura del sito www.dplmodena.it ordinata dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali allo scopo – si legge nel provvedimento – “di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con riferimento agli obblighi di trasparenza ed ai profili di comunicazione e pubblicazione delle informazioni di interesse collettivo”.

Vale la pena, pertanto, di aggiungere qualche elemento ulteriore emerso nelle ultime ore e soprattutto, qualche considerazione giuridica sull’illegittimità dell’iniziativa del Ministero.

Cominciamo dal sito che è stato chiuso.

Il registro italiano dei nomi a dominio rivela che il dominio è stato registrato – ed è tuttora gestito – da Eufranio Massi, dirigente del Ministero del lavoro ma, prima ancora – e, anzi, forse soprattutto – attento studioso del diritto e delle politiche del lavoro.

E’ un provvedimento di una gravità inaudita e senza precedenti quello con il quale il Ministro del Lavoro ha ordinato alla Direzione Provinciale del lavoro di Modena l’immediata chiusura del proprio sito internet.
“Al fine di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con riferimento agli obblighi di trasparenza ed ai profili di comunicazione e pubblicazione delle informazioni di interesse collettivo anche per quanto attiene agli Uffici territoriali, si chiede alle SS.LL. di provvedere alla immediata chiusura del sito internet www.dplmodena.it“.

E’ questo il contenuto della nota che il Segretario generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha indirizzato lo scorso 5 aprile all’ufficio territoriale del proprio Ministero.

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