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Morosini

Quello sulla trattativa tra pezzi delle istituzioni e Cosa Nostra è un processo che non s’ha da fare. Almeno non a Palermo. È quello che pensano i legali di Marcello Dell’Utri, senatore del Pdl accusato di essere uno degli “uomini cerniera” del patto mafia-Stato, messaggero delle minacce di Cosa Nostra all’allora neo presidente del consiglio Silvio Berlusconi nel 1994. Gli avvocati Giuseppe Di Peri e Massimo Krogh hanno infatti annunciato che presenteranno eccezione di competenza territoriale: vogliono, cioè, che il processo venga spostato in un’altra sede giudiziaria.

Chi inorridisce ai cori anti-Morosini, scanditi al Picchi da sparuti butei dell’Hellas Verona, commette il grossolano errore di tirare il sasso, nascondendo la mano. Non serve indignarsi (e basta) un tanto al chilo contro l’idiozia. E’ ipocrita e limitante. Quantomeno, non risolve il problema. Così come non serve una multa da 50.0000 euro per i scaligeri. Perché il punto è un altro. Lo dice la storia, foriera di oltraggi gratuiti ai martiri di Superga, ai caduti dell’Heysel e per i defunti Taccola, Re Cecconi, Paparelli, Spagnuolo, Filippini, De Falchi, Facchetti. Persino per i morti nella strage di Bologna, i terremotati di Friuli-Irpinia, (Padre) San Pio, con inni al mostro di Firenze (si, purtroppo, anche le sue vittime – in tempi non sospetti – passarono alla gogna del tifo).

“Pezzo di merda, Morosini pezzo di merda”. Poi il ‘carico’, con saluti romani e slogan nazisti. Morale della favola? Un coro, qualche centinaio di imbecilli (di certo non aiutati dall’atteggiamento dell’allenatore della loro squadra del cuore), ma soprattutto un’occasione persa. Resta l’amaro in bocca dopo quanto accaduto ieri a Livorno, dove verso la fine del primo tempo del match clou di Serie B tra i padroni di casa e il Verona, una parte (da sottolineare: una parte) degli ultras veneti ha dimostrato tutta la propria bestialità inneggiando contro lo sfortunato centrocampista granata, morto in campo lo scorso 14 aprile a Pescara a causa di un arresto cardiaco.

Per offendere gli avversari, cori di scherno verso un calciatore morto a 25 anni. Si è sentito oggi allo stadio Picchi di Livorno, dove era di scena il match di serie B tra la squadra locale e l’Hellas Verona. Un gruppo di ultras scaligeri ha intonato canzoni contro Piermario Morosini, centrocampista della squadra toscana morto lo scorso aprile per gli effetti di una miocardite. I cori non sono sfuggiti agli agenti della digos, che hanno filmato i tifosi veronesi esibirsi in saluti romani e cori nazisti. A fine partita il direttore generale dell’Hellas, Giovanni Gardini, è intervenuto a nome della società: “Mi dissocio e mi scuso – ha detto – Ma per fortuna non li ho sentiti”.

Agronomo e ambientalista, partigiano. Si è spento questa mattina Paride Allegri, meglio noto a Reggio Emilia come Sirio, partigiano della 76a Brigata SAP “Angelo Zanti”. A piangerlo oggi, le colline dell’appennino reggiano là dove aveva deciso di ritirarsi e dove aveva fondato la celebre comune di Ca’ Morosini. Tra quelle montagne arriva nel 1978 per ritornare alla terra, in quella che lui definiva “la giusta direzione”. Oltre 3000 gli alberi piantati dal partigiano nella sua dimora, ospitando viaggiatori e studiosi da tutto il mondo, tra cui l’agronomo giapponese Masanobu Fukuoka. E a chi chiedeva di poter venire a vivere a Ca’ Morosini, lui rispondeva regalando un pezzo di terra da coltivare.

Dopo il microchip, è pronta un’altra svolta nel mondo del calcio italiano per evitare altri casi come quello di Piermario Morosini. E’ in arrivo il match doctor, ovvero un medico che insieme a due infermieri professionali ed otto soccorritori potrà intervenire in caso di emergenza durante le partite di calcio professionistico nel nostro Paese, dalla Serie A alla Lega Pro, per prestare soccorso ai giocatori.

Da dieci anni coordinano inchieste di mafia e dicono: ‘’Non abbiamo perso un processo’’. Oggi rivendicano una storia professionale “cristallina”, respingono ogni attacco alla solidità dell’inchiesta, si schierano al fianco del gup Piergiorgio Morosini e alla fine lanciano un appello ad “abbassare i toni della polemica e del fragore mediatico perché il processo ha bisogno di serenità”. Sono i pm della trattativa lontani dai riflettori, quelli che non fanno notizia: Lia Sava e Francesco Del Bene, entrambi di Magistratura democratica. La prima ha indagato sul caso Lombardini, sulla mafia delle Madonie, su Dell’Utri e su Renato Schifani. Il secondo è il pm del processo Rostagno e indaga sul mistero caso Giuliano.

La notizia è di qualche giorno fa: il giudice Piergiorgio Morosini, segretario nazionale di Magistratura Democratica (oltre che gip di Palermo), pur rivendicando con orgoglio la sua appartenenza al sindacato delle toghe di sinistra, si autosospende dall’incarico, ufficialmente per incompatibilità con il ruolo (difficile) di giudice delle udienze preliminari al cosiddetto processo sulla Trattativa Stato-Mafia, ruolo nel quale è stato designato poco più di un mese fa.

“Un ulteriore gravoso compito istituzionale – scrive Morosini nella lettera di autosospensione da MD – che renderebbe assai complicato uno svolgimento efficace ed effettivo del ruolo di rappresentante del gruppo”.

Mentre le indagini sulla morte del calciatore Piermario Morosini sembrano esser arrivate a un punto di svolta con l’iscrizione nel registro degli indagati di tre medici per il mancato utilizzo dei defibrillatori, la tecnologia medica continua a fare passi in avanti per cercare di eliminare ‘alla base’ il rischio del ripetersi di nuovi ‘casi Morosini’. In tal senso, l’ultima novità è un microchip che sembra possa prevenire i casi di morte cardiaca improvvisa, che sono molti di più di quanti si può pensare (ben 85 negli ultimi cinque anni solo nel mondo calcio). Lo ha ideato un’azienda portoghese che l’ha già venduto a 24 club tra cui Real Madrid e Barcellona. La Spgh (Sociedade portuguesa de genetica humana) ha creato “Heart Genetics” e l’ha presentato un paio di mesi fa a Milano.

I medici sociali del Pescara calcio, Ernesto Sabatini, e del Livorno, Manlio Porcellini, e del medico del 118 di Pescara, Vito Molfese, sono indagati per omicidio colposo nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del calciatore livornese Piermario Morosini, avvenuta allo stadio Adriatico durante la scorsa stagione. I tre medici furono i primi a soccorrere il calciatore che si accasciò a terra al trentunesimo minuto del primo tempo della gara di campionato di serie B Pescara-Livorno, disputata il 14 aprile scorso. I provvedimenti sono stati presi dal sostituto procuratore Valentina D’Agostino.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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