Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

movimenti

Sabato 24 e domenica 25 novembre, a Roma, tra la Casa della Pace e il CsoaVillaggio Globale, si terrà l’assemblea nazionale del Forum dei Movimenti per l’Acqua. Associazioni, movimenti e singoli cittadini si confronteranno con l’obiettivo più importante: una piena ripubblicizzazione del servizio idrico integrato in Italia. Un anno e mezzo dopo il referendum che ha sancito una netta vittoria dei movimenti per l’acqua pubblica, molto resta ancora da fare. Francesca Caprini, presidente dell’associazione Yaku, che da sette anni si batte per il diritto all’accesso all’acqua in particolare nell’America Latina e in Europa, sottolinea che si tratta di ”un’assemblea importante davvero. Sia per il momento storico politico che vive l’Europa, fotografato a Firenze in occasione del Forum 10+10, sia per il tentativo che facciamo per aprirci alle altre vertenze sui beni comuni. Si tenta di aprire percorsi simili a quello che ha portato ai referendum su temi differenti, infatti parteciperanno le reti che si battono per la gestione pubblica dei rifiuti e i No Tav”.

Annibale era un nord africano. Ebbe a che dire con l’impero romano per alcuni anni. Per molto tempo, dopo la sua dipartita, nell’impero romano per terrorizzare i bambini si era solito dire “Annibale è alle porte”.

I media occidentali di tanto in tanto sono soliti sventolare lo stesso concetto usando lo spauracchio dello scontro di religioni e l’invasione occidentale da parte del mondo islamico. Forse sarebbe opportuno comprendere cosa stia succedendo nel mondo islamico prima di cedere a facili paure.

 

Il punto di non ritorno è arrivato per Tonino Di Pietro. Scaricato dal Pd, messo a dura prova dall’escalation del movimento di Beppe Grillo, il suo partito, l’Idv, già navigava in acque incerte. Il colpo di grazia è arrivato con la puntata di Report sulla gestione opaca dei fondi. L’ex magistrato ci ha pensato su qualche ora, poi ha preso la sua decisione: sciogliere l’Italia dei Valori per creare un grande movimento in cui coinvolgere, rivela Repubblica, soprattutto la Fiom di Landini

Dopo quattro ore chiuso con il suo ufficio di presidenza con un comunicato Di Pietro annuncia per dicembre “l’assemblea generale del partito, aperta a tutti gli eletti, gli amministratori e gli iscritti IdV. In essa, tra l’altro, verranno poste le basi delle regole per la proposizione di un Congresso straordinario, aperto anche a figure rappresentative di realtà e/o movimenti”. In poche parole si apre una “fase costituente” per il nuovo soggetto politico che, sicuramente, non sarà più il partito dell’ex pm di Mani pulite. Tonino ci sarà, ma non sarà il solo a comandare. A fianco vuole i leader di realtà varie e dei movimenti: tra questi il duro e puro Landini.

 

Era il 27 marzo 2009. Il congresso fondativo del Popolo delle Libertà. È un tempo che sembra a distanza siderale e che invece riporta alla luce documenti capaci, oggi, di compromettere il percorso di rinnovamento che dice di voler avviare lo stesso Alfano, segretario dal 2011. Perché Silvio Berlusconi, in quel 2009, ha siglato un patto di ferro con tutti i piccoli movimenti politici che, in qualche modo, avevano garantito il successo elettorale del centrodestra alle elezioni. Ma come nelle migliori tradizioni della casa di Arcore, il Cavaliere ha promesso molto. Soprattutto, ha garantito la rielezione. Non solo ai leader di questi movimenti, ma anche ai loro sottoposti. E con qualsiasi legge elettorale possibile. Insomma, comunque vada, anche se non ci sarà più il Pdl, ma un altro soggetto, per Berlusconi non ci sarà via d’uscita possibile: dovrà lasciare undici posti in Parlamento ai piccoli leader di questi movimenti. E oltre a questi garantire anche altri diciannove posti a “parlamentari di loro rappresentanza” che potranno arrivare fino a 27 in caso di vittoria (improbabile) alle prossime elezioni politiche del 2013. Ecco il documento che lo prova. Mica facile, ora, la vita per Angelino Alfano. Che si troverà comunque un listino bloccato già in parte impegnato da gente come Mario Baccini o Alessandra Mussolini, Francesco Nucara o Francesco Pionati. Senza nemmeno poter protestare perché “carta canta” e l’ha firmata anche Denis Verdini. Che, in verità, è stato il vero regista dell’operazione.

 

Riduzione del 50% ai finanziamenti di gruppi consiliari, partiti e movimenti e taglio dell’80% dei fondi alle Regioni non virtuose. Sono due dei punti fondamentali del decreto sui costi della politica varato dal Consiglio dei ministri. ”Cerchiamo di porre un argine concreto allo sperpero del denaro pubblico che invece di essere usato per migliorare la res publica spesso è utilizzato come res privata, perdendo di vista il fine della politica”, ha commentato con i giornalisti il premier Mario Monti. Altra misura in questa direzione: gli amministratori ritenuti dalla Corte dei Conti responsabili del dissesto finanziario dell’ente da loro gestito dovranno restare fuori 10 anni dalla politica, senza poter ricoprire alcuna carica. 

Sforbiciata ai finanziamenti – Finanziamenti ai partiti, si diceva. I rimborsi ai gruppi consiliari e ai movimenti vengono ridotti del 50% e allineati al livello della Regione più virtuosa. Le Regioni che non rispetteranno le misure per il controllo della spesa previste dal decreto approvato dal consiglio dei ministri subiranno invece un taglio fino all’80% dei trasferimenti dello Stato. ”Rigore non è solo imposizione di sacrifici necessari ma anche l’imposizione di un comportamento più adeguato a tutti noi che abbiamo responsabilità della cosa comune”, ha proseguito Monti in conferenza stampa. Non sono ancora definite quantificazioni e successive riduzioni di spesa. Tutto verrà chiarito “con la legge di stabilità che presenteremo martedì prossimo – ha spiegato il ministro dell’Economia Vittorio Grilli – ma ci aspettiamo risparmi consistenti, cifre importanti”. 

Tagli alla difesa - Su proposta del premier, il Consiglio dei ministri ha poi approvato un decreto che fissa a 5.000 il numero di onorificenze dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, come per l’anno 2011. Tagli alla difesa, con riduzione degli organici delle Forze armate applicando la spending review. Il regolamento, si legge nel comunicato finale diffuso da Palazzo Chigi, disciplina la riduzione delle dotazioni organiche complessive delle Forze armate da 190.000 unità a 170.000 unità, escludendo Carabinieri e Capitanerie di porto. 

 

 

 

 

Dalla riunione dei movimenti al Teatro Valle Occupato emerge la forte volontà di contrastare l’attacco ai beni comuni che inizia nel 2001 ed è confermato e inasprito nelle leggi e nelle scelte del governo Monti e della coalizione politica che lo sostiene. Una volontà condivisa che intende trovare la sua legittimazione popolare con il referendum abrogativo e altri strumenti, quale la legge di iniziativa popolare, in grado di arginare l’attuale saccheggio del patrimonio pubblico (boschi, sorgenti, spiagge, patrimonio artistico, autostrade, acquedotti, etc…).

Nella discussione politica è quasi scomparso il tema Rai. Dopo la nomina di Tarantola e Gubitosi non se parla più.
I tecnici sono al lavoro, non vanno disturbati. Ci sono i problemi di bilancio scoperti solo ora (forse ho la memoria corta, ma Rizzo Nervo non si era dimesso anche per questo?), ci sono troppi dipendenti (e le produzioni esterne?), c’è troppa politica (e il tg1 che dà troppo spazio al governo?). Certo non si può rimpiangere il passato ma qualche sforzo in più si potrebbe fare. Da diversi soggetti e movimenti arrivano proposte di riforma del servizio pubblico. Qual’è la posizione dei partiti alla vigilia delle elezioni su questi temi? Sono d’accordo oppure no su:
– l’idea che il servizio pubblico è indispensabile anche nel mondo delle multipiattaforme. Anzi, per certi versi, c’è una maggiore necessità del suo ruolo (certezza e indipendenza delle notizie- contenuti gratuiti-ruolo nella produzione digitale e sul web – formazione permanente sull’uso delle tecnologie-valorizzazione delle culture minoritarie, ecc.);
– il servizio pubblico è un bene comune e necessita di una peculiare regolamentazione che lo affranchi dal mercato quanto agli obiettivi, alla gestione e al finanziamento. Tra l’altro, in Europa è forte il dibattito sulla possibilità di mettere a gara l’attività di servizio pubblico. Per questo è indispensabile che lo statuto di regole che ne disciplina il funzionamento sia tale da giustificarene l’affidamento alla Rai ope legis;
– anche nel servizio pubblico e forse più che in altre circostanza è necessaria la partecipazione della società (come fortemente chiedono vari movimenti) sopratutto nella sua governance. Nell’epoca di internet con l’affermarsi dell’idea di un esercizio più orizzontale del potere, anche di quello dell’informazione, devono cambiare le forme di rappresentanza classica nelle strutture di indirizzo e vigilanza della Rai;
–  il finanziamento deve essere pubblico con un canone parametrato al reddito e prelevato con l’Irpef;
– mai più editti o censure amministrative, libertà di inchiesta e di dibattito garantita.
Aspettiamo lumi in fiduciosa attesa.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

I mercati hanno mostrato nuovi movimenti rialzisti, che stanno complicando il livello di analisi delle price action attuali. In un momento del genere la cosa migliore è lavorare su punti di breakout.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Valutario: rientra pericolo avversione al rischio, trattasi di prese di profitto

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Sulle primarie “ho preso due  settimane di tempo per sciogliere la questione. Farò un discorso a   fine mese. Se sceglierò di partecipare, è ovvio che sarò   disponibile a sostenere chi vince, anche Renzi”. Lo afferma il leader   di Sel, Nichi Vendola, in un’intervista al nuovo quotidiano diretto da Luca Telese Pubblico.  Sul fronte delle alleanze, “la distanza con Di Pietro si è accorciata perché l’Idv a un certo punto ha fatto un’inversione a ‘U’  sui temi sociali e del lavoro. Da quel momento in poi per me ci sono  tante distanze con tanti interlocutori: con l’Udc sono incolmabili,  con l’Idv no”, chiarisce Vendola. E le distanze esistono anche con il   Pd, che “ha votato provvedimenti normativi da brivido. Ma noi che   dobbiamo fare? O uno si presenta al mondo dicendo “votate la mia   splendida solitudine”, oppure prova ad immaginare qual è il migliore   protagonista potenziale per un avanzamento dell’Italia, sapendo che è  un avanzamento che parla all’Europa”.

La vita privata Se si profilasse l’ipotesi di un Monti-bis, i deputati di Sel   non voterebbero la fiducia al governo, “e non potrebbe essere  altrimenti. Io  non avrei votato nessuno dei   provvedimenti del governo Monti, che considero iniqui e   controproducenti”. Sul sindaco di Napoli De Magistris, che ha  invitato Vendola e Di Pietro a confluire in una lista arancione, “mi  pare un pò curioso che alla fine il  partito dei sindaci lo debbano fare i partiti, perché sono i   movimenti extra partito che servono a stimolare e correggere proprio  le sclerosi dei partiti. Ai partiti, che quei movimenti dovrebbero   correggere, si può chiedere di rappresentare quegli stessi movimenti?  Io credo di no, è un pò troppo”.    Poi la questione Fiat. “La favola di Marchionne – sottolinea il   governatore pugliese – si è disvelata per ciò che era. Esiste un   punto di autocritica che il centrosinistra deve affrontare  relativamente alla gigantesca fascinazione per la presunta modernità   del modello Marchionne”. Vendola si sofferma sulla sua vita  privata e parla ancora del sul desiderio di paternità nell’intervista  rilasciata a Pubblico. “Se ora potessi fare quello che voglio, farei   un figlio”, rivela. “Credo che dobbiamo batterci per riconoscere il  diritto delle coppie gay sia ai matrimoni che alle adozioni. La   società italiana – secondo il leader di Sel – è matura”.

Siano essi al rialzo o al ribasso. Gli investitori attendono maggiori segnali sulla strada da intraprendere. Correzioni spinte ora da prese di profitto, partite dalle commodities fino al mondo dei cambi.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Mercati temporeggiano prima di continuare con movimenti direzionali

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