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Mussolini

E’ morto, all’eta di 75 anni, Guido Mussolini, figlio di Vittorio (il primogenito di Benito Mussolini), rientrato in Italia dopo 50 anni vissuti all’estero. Capo della famiglia per diritti storici – araldici, il nipote del duce, si è spento nella sua casa romana all’età di 75 anni. Peronista, presidente onorario della Fiamma Tricolore di Pino Rauti, poi del Movimento Sociale Europeo nel 2001 fu il candidato sindaco per il Campidoglio per Forza Nuova.

Guido aveva scritto il libro: “Mussolini, l’uomo della pace” dedicato al nonno. I funerali , avranno luogo martedì 4 dicembre , nella chiesa parrocchiale di S. Roberto Bellarmino, a piazza Ungheria ore 15.

 

 

“I pullman non sono mica di sinistra o di destra!” I pullman no, ma di certo chi arriva dentro quelle corriere solitamente non è di sinistra e da dopodomani pagherà anche un balzello. Giorgio Frassineti, sindaco Pd di Predappio, paese natale di Benito Mussolini, ha istituito un biglietto per il parcheggio da 30 euro per ogni bus che sosterà per le vie del Comune. E la scelta del primo cittadino arriva in una data non a caso: domenica 28 ottobre infatti le strade del paesino, 6.500 abitanti, si riempiranno, come sempre, per la commemorazione del 90° anniversario della Marcia su Roma.

‘Il Duce, lui sì che risolleverebbe le sorti del disgraziato aeroporto romagnolo’. Questo deve avere pensato Massimo Balzani, il presidente di Unindustria Forlì, che lancia la proposta di intitolare a Benito Mussolini, nato lì vicino,a Predappio , lo scalo della cittadina, oggi intitolato a Luigi Ridolfi, un aviatore locale, pluridecorato per meriti durante la Grande Guerra.

Tagli alla spesa pubblica che colpiscono scuola, sanità e cultura, tanto da far alzare la voce a molti intellettuali spagnoli tra cui il regista Pedro Almodóvar che sta dalla parte degli indignados. ”I portavoce del governo, lo stesso presidente, possono raccontare ciò che è successo a Plaza de Neptuno come preferiscono, lo fanno tutti i giorni, ma per fortuna oggi risulta impossibile essere l’unico narratore, per quante botte la polizia sia disposta a dare a tutti quelli che portano una telecamera o una macchina fotografica al collo”.
Licenziamenti, chiusura di fabbriche e asili, ospedali ridotti e quasi un quarto della popolazione attiva (il 24,6 %) non ha lavoro, tra i giovani: il 52% degli under 30 non ha un impiego. Tagli al sussidio di disoccupazione: l’assegno per chi è senza lavoro è stato ribassato del 10%. Inoltre, entrerà in vigore la riforma che renderà più rigido e controllato l’accesso degli stranieri al sistema sanitario spagnolo. 
“Il nostro atteggiamento razionalistico ci porta a credere di poter operare meraviglie con organizzazioni internazionali, legislazioni e altri sistemi ben congegnati. Ma in realtà solo un cambiamento dell’atteggiamento individuale potrà portare con sé un rinnovamento dello spirito delle nazioni. Tutto comincia con l’individuo”, scriveva Carl Gustav Jung. Quando l’individuo trova se stesso, proprio in quel momento, riconosce l’altro come interlocutore. Io non sono un economista e non so dire quale sia  la ricetta per uscire da questa guerra  sociale. So solo che se la psiche individuale è agita da forze interne contrapposte  e una malata prende il sopravvento, bisogna ammettere che quella gestalt non funziona, è Egodonistica e va cambiata anche a costo di “tanta sofferenza”. Probabilmente allo stesso modo se   al livello sociale  i sintomi sono questi: gente in piazza, gravi scontri, corruzione, povertà e sofferenza, il sistema non funzione e va cambiato, anche a costo di “tanta sofferenza” da parte di chi detiene il potere.
C’è un rischio serio di deriva autoritaria in questo marasma? da dove vengono i dittatori? 
A questa domanda rispose sempre Jung durante il periodo delle dittature europee dello scorso secolo: “È un grave errore credere che un dittatore diventi tale per motivi personali, per esempio l’ostilità provata da bambino contro il padre. Milioni di uomini si sono ribellati al padre tanto quanto, poniamo, Mussolini, o Hitler o Stalin, e tuttavia non sono mai diventati neppure lontanamente dei dittatori.
La legge da non dimenticare riguardo ai dittatori è la seguente: “È il perseguitato che diventa persecutore”. I dittatori devono aver sofferto in condizioni adatte a produrre la dittatura. Mussolini arrivò nel momento in cui il suo paese era nel caos, la classe operaia era incontrollabile e la minaccia del bolscevismo seminava il terrore tra la gente. Hitler comparve quando la crisi economica aveva paurosamente ridotto il tenore di vita della Germania e fatto salire a livelli intollerabili la disoccupazione, e dopo la grande inflazione che, nonostante la successiva stabilizzazione, aveva impoverito l’intera classe media. Sia Hitler sia Mussolini ricevettero il potere dal popolo e quel potere non può essergli tolto. È interessante notare come il potere di entrambi poggi soprattutto sulla piccola borghesia, gli artigiani e i piccoli coltivatori.
Ma, per tornare alle condizioni in cui i dittatori arrivano al potere: Stalin prese il potere quando la morte di Lenin, creatore unico del bolscevismo, aveva lasciato il partito e il popolo senza guida e il paese incerto sul suo futuro. Dunque i dittatori sono fatti di un materiale umano che soffre sotto il peso di bisogni soverchianti. I tre dittatori d’Europa sono enormemente diversi l’uno dall’altro, ma la differenza non è tanto tra loro, quanto tra i popoli sui quali dominano.
Confrontiamo il modo in cui i tedeschi considerano Hitler con il modo in cui gli italiani considerano Mussolini: i tedeschi sono estremamente impressionabili, spingono sempre le cose agli estremi; sono sempre un po’ squilibrati. Sono cosmopoliti, cittadini del mondo; perdono facilmente la loro identità nazionale, vorrebbero imitare le altre nazioni. Il sogno di ogni tedesco è di vestire come un gentleman inglese.” 
Alcune tragiche immagini degli scontri a Madrid: 
 
 

tovato su: Il Fatto Quotidiano

Parole inequivocabili e un gesto dimostrativo che sembra un avvertimento. Nel giorno dell’anniversario della nascita di Benito Mussolini davanti alla sede di CasaPound a Parma è comparso un manichino “impiccato” con le sembianze del Duce.

La sagoma di cartone, fotografata dal sito di informazione Parmatoday, era appesa dalla parte dei piedi al cartello stradale di via Mascherpa, all’incrocio su cui si affaccia l’ingresso dell’associazione di estrema destra. Ad accompagnarla, due striscioni riferiti, più che alla nascita di Mussolini, alla sua morte: “A Piazzale Loreto c’è ancora posto” e “Cento di questi giorni”.

 

Benito Mussolini, prima del Ventennio e della Marcia su Roma, fu anche un maestro. Per la precisione esercitò la professione tra il 1900 e il 1904, quando insegnò nelle scuole elementari di Pieve Saliceto di Gualtieri, piccolo paese in provincia di Reggio Emili, a pochi chilometri da Brescello. Oggi quella scuola è stata ristrutturata dal Comune e viene utilizzata come sala polivalente: ha dei seggi elettorali e la sede dell’Avis. E, sempre oggi, un consigliere comunale del Pdl di Gualtieri, Giovanni Iotti, che è anche un consigliere dell’Unione Comuni della Bassa, ha annunciato le sue intenzioni: al prossimo consiglio comunale presenterà un ordine del giorno e chiederà che l’edificio venga intitolato proprio a lui, al Duce, a Benito Mussolini. Ma in veste di maestro. “Non intendo esaltare la figura del Mussolini capo del partito fascista”, ha spiegato Iotti. “Intendo invece – ha proseguito – far ricordare la figura di Mussolini insegnante nelle scuole elementari di questa nostra frazione. I vecchi del paese, figli e nipoti di coloro che furono suoi alunni, ne hanno sentito parlare come di un maestro severo, ma bravo e preparato. Inoltre, lui stesso venne a Pieve Saliceto negli anni Trenta, quando seppe dell’inaugurazione della nuova scuola elementare”. Scontata la levata di scudi e la polemica. Il primo a opporsi alla proposta è stato il vicesindaco, Francesco Villani: “Non sono d’accordo, quando Mussolini venne a visistare la scuola durante il Ventennio era già un dittatore”, ha tagliato corto.

 

 «Non ho nessuna posizione politica, ma per Benito non potevo tirarmi indietro». Come ogni 28 aprile, il Rettore della chiesa di San Gaetano alle Grotte di Catania ha appena celebrato una messa in suffragio di Benito Mussolini. Padre Antonio Lo Curto non ha molta voglia di pubblicizzare l’evento: «Ovviamente la curia sa della messa, ma non vorrei avere altri tipi di problemi» confida, riferendosi a eventuali rappresaglie politiche nei suoi confronti. Eppure l’annuncio è apparso tra le pagine del più noto quotidiano cittadino e il prete è un personaggio piuttosto famoso alla fera o luni, il mercato vicino alla chiesa. «Lo conoscono tutti, è il prete fascista che fa la messa in greco» dice senza esitazioni un venditore. Del resto quello in onore di Mussolini è un rito che si celebra ogni anno nel capoluogo etneo. Ma stavolta la grande popolarità è arrivata da Facebook, imprevista, tra l’indignazione generale.

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