Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

nota

 

Ha pagato il silenzio del figlio illegittimo con un milione di euro, “devoluti” affinché la smettesse di parlare di lui in pubblico. Diego Maradona, stella del calcio argentino, fa sapere attraverso una nota dei suoi legali di aver raggiunto anni fa un accordo con Diego jr e la madre (la napoletana Cristiana Sinagra), in base al quale i due si sarebbero astenuti dal commentare coi media le vicende dell’ex Pibe de Oro in cambio di un assegno a sei zeri. “Con Diego jr non ho alcun legame sentimentale o affettivo – scrive Maradona – è il frutto della relazione occasionale di un giorno”. A proposito del milione di euro, l’attuale ambasciatore dello sport ad Abu Dhabi commenta: “Il denaro fu ricevuto, ma evidentemente l’accordo non è stato rispettato”.

La smentita – “Non abbiamo mai avuto questi soldi e non avremmo mai accettato un accordo del genere” ha detto Diego jr alla testata argentina ratingcero.com commentando la nota del padre. “Non posso dire di più, gli avvocati non me lo permettono” aggiunge. Un altro colpo abbastanza duro per il ragazzo classe ’86, attualmente giocatore professionista di beach soccer dopo che una travagliata carriera nel calcio. I rapporti col padre non sono mai stati sereni: l’ha conosciuto di persona solo nel 2002, all’età di 16 anni, mentre il riconoscimento definitivo è venuto per sentenza del Tribunale di Napoli nel 2007. L’anno successivo scrisse, con la giornalista Anna Maria Chiariello, il libro Maradona, mio padre.

I problemi di Diego – I problemi familiari di Diego senior non finiscono qui. Come ammette nella stessa nota, la sua relazione con la giovane fidanzata Veronica Ojeda “si trova in una situazione di impasse”, mentre la stessa è al settimo mese di gravidanza del suo quinto figlio da tre diverse madri. Allo stesso tempo, deve fronteggiare la battaglia legale ingaggiata dalla ex moglie Claudia Villafane e l’attuale (quasi) partner, culminata con una denuncia per minacce della Ojeda è un provvedimento restrittivo per la Villafane.

 

Secondo una nota banca svizzera c’è un paese europeo che, alla luce del livello di indebitamento e dell’esposizione ai bond dei Piigs, dovrebbe finire sotto la scure delle agenzie di rating…

pubblicato da Wallstreet Italia
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Declassamento debito: la prossima pedina del domino Ue

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Domani Fabbrica Italia Pomigliano, “ottemperando all’ordinanza della Corte d’Appello di Roma del 19 ottobre 2012, darà corso all’assunzione dei 19 lavoratori iscritti alla Fiom/Cgil che avevano proposto ricorso presso il Tribunale di Roma per presunta discriminazione”. Lo annuncia in una nota Fiat, spiegando che “la procedura di assunzione prevede da parte degli interessati la presentazione delle dimissioni da Fiat Group Automobiles e contestualmente la firma del contratto d’assunzione con l’adesione alle condizioni economiche e normative vigenti nella nostra società”.   La società sottolinea però che le assunzioni costituiscono “un’ulteriore penalizzazione” e che comunque “dall’esecuzione della sentenza deriveranno alcune distorsioni”.

La spiegazione – Nel dettaglio, il Lingotto spiega: “La Fiom ha inviato la lista dei suoi iscritti da cui selezionare le ulteriori 126 unità da assumere ai sensi della sentenza della Corte d’Appello di Roma del 19 ottobre u.s. Tale lista risulta composta da 109 persone sicuramente iscritte perchè hanno richiesto all’azienda di operare la trattenuta della quota sindacale e altre 38 la cui effettiva iscrizione non è accertata, per un totale complessivo di 147 iscritti presunti”.   

Le percentuali – “L’adempimento della decisione giudiziale determinerà pertanto l’assunzione in Fabbrica Italia Pomigliano del 100% degli iscritti Fiom attualmente in Cassa Integrazione Straordinaria presso Fiat Group Automobiles (o dell’87% nell’ipotesi della effettiva iscrizione delle altre 38 persone)” prosegue la nota aggiungendo che “queste percentuali risultano molto superiori a quelle di qualsiasi altra organizzazione sindacale e garantiscono agli iscritti alla Fiom un passaggio in Fabbrica Italia Pomigliano anticipato rispetto a tutti gli altri dipendenti in attesa di essere riavviati al lavoro in FIP o in Fiat Group Automobiles: una posizione di privilegio che non ha alcuna ragionevolezza. 

Penalizzazione per l’azienda – Fabbrica Italia Pomigliano ribadisce comunque che eseguire quanto disposto dall’ordinanza costituisce un’ulteriore penalizzazione per un’azienda che opera in un contesto di mercato molto sfavorevole e caratterizzato da una esasperata competitività. Le assunzioni di personale iscritto alla Fiom ordinate dal Tribunale, oltre a rappresentare un onere economico aggiuntivo, sono del tutto ingiustificate dal punto di vista gestionale”. “L’organico attuale risulta infatti già sovradimensionato rispetto alle necessità a causa della forte flessione della domanda del mercato italiano ed europeo che comporta un ricorso alla cassa integrazione di 48 giorni nel secondo semestre di quest’anno. Le assunzioni in questione avvengono proprio in un periodo in cui l’attività produttiva dello stabilimento è sospesa”, conclude la nota.

Dopo il sì alla legge di stabilità di giovedì scorso, la Camera ha approvato anche la legge di bilancio per il 2013. Ora l’intero pacchetto passa all’esame del Senato. L’ok di Montecitorio è arrivato con 389 voti favorevoli, 11 contrari, 12 astenuti.

In precedenza la commissione bilancio della Camera aveva approvato la nota di variazione al bilancio – il documento che incamera nel bilancio gli effetti della legge di stabilità -, che la scorsa settimana aveva fatto slittare il voto. Sono state limate, dunque, le differenze tra le tabelle della nota e quelle della legge di stabilità che avevano bloccato i lavori venerdì scorso.

Dopo gli arresti di sette politici e funzionari diposto dalla magistratura, l’Ilva ha deciso di chiudere gli stabilimenti. Il provvedimento di sequestro emesso oggi dal gip di Taranto, si legge in una nota della’azienda, “comporterà in modo immediato e ineluttabile l’impossibilità di commercializzare i prodotti e, per conseguenza, la cessazione di ogni attività nonché la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attività, dalle forniture dello stabilimento di Taranto”. La Società, si legge ancora, “proporrà impugnazione avverso il provvedimento di sequestro e, nell’attesa della definizione del giudizio di impugnazione, ottempererà all’ordine impartito dal gip di Taranto”. 

La questione ambientale –  ”Per chiunque fosse interessato -prosegue la nota aziendale- Ilva mette a disposizione sul proprio sito le consulenze, redatte da i maggiori esponenti della comunità scientifica nazionale e internazionale, le quali attestano la piena conformità delle emissioni dello stabilimento di Taranto ai limiti e alle prescrizioni di legge, ai regolamenti e alle autorizzazioni ministeriali, nonchè l’assenza di un pericolo per la salute pubblica. Ilva ribadisce con forza l’assoluta inconsistenza di qualsiasi eccesso di mortalità ascrivibile alla propria attività industriale, così come le consulenze epidemiologiche sopraccitate inequivocabilmente attestano”.

 

Il governo ha firmato il provvedimento con il quale vengono messi a disposizione della regione Sardegna i primi 38 milioni di euro del totale delle risorse assegnate al Piano per il Sulcis, pari a 127,7 milioni.

Dopo le polemiche di questi mesi che hanno portato gli operai a occupare la miniera Carbosulcis e dopo la rassicurazione da parte dell’esecutivo di non chiuderla entro la fine del 2012, si tratta del primo degli impegni presi dal governo nell’incontro tenuto nel Sulcis il 13 novembre, data della firma del Protocollo d’intesa “per la definizione di obiettivi e condizioni generali di sviluppo e l’attuazione dei relativi programmi nel Sulcis-Iglesiente”. E’ quanto si legge in una nota del Ministero della Coesione. Il finanziamento servirà per attuare tre interventi condivisi dalle amministrazioni centrali e dalla regione: portualità di Portovesme (7 milioni), area franca di Portovesme (1 milione), allargamento SS Carbonia – S. Giovanni Suergiu – Giba (30 milioni). “Con il provvedimento, inoltre, viene stabilito – si legge ancora nella nota – che le ulteriori risorse saranno messe a disposizione con successivi e tempestivi provvedimenti”. 

L’agenzia di rating Moddy’s ha annunciato di aver tagliato il rating della Francia portandolo a “AA1” dalla precedente tripla “A”. Lo ha reso noto l’agenzia in una nota in un cui spiega di aver anche mantenuto sul Paese l’Outlook negativo.  Nella nota Moody’s spiega che la decisione è stata presa per l’incertezza dello scenario finanziario del Paese come risultato del “deterioramento delle prospettive economiche”.

D’altra parte, ha aggiunto l’agenzia Usa, il mantenimento dell’outlook negativo riflette le sfide strutturali del Paese a fronte di “una sostenuta perdita di competività”. Immediato il commento del ministro delle Finanze, Pierre Moscovici secondo la decisione di Moody’s rappresenta “una sanzione alla gestione del passato” che incita l’attuale governo “a mettere in opera rapidamente le riforme”. Moody’s spiega che in Francia si è registrato “un forte impegno sulle riforme strutturali e sul consolidamento delle finanze pubbliche”. Tuttavia, aggiunge, “le misure a favore delle imprese annunciate a novembre, da sole, non hanno l’ampiezza sufficiente per ristabilire la competitività del Paese”

L’agenzia Usa nota che lo scenario di lungo termine relativo alla crescita economica del paese e’ influenzato negativamente da “sfide strutturali multiple”. Il nuovo rating e’ inferiore di un punto: Aa1. Brutto colpo per Hollande e per la Ue. Immediati Sell sull’Euro.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Francia perde la tripla A: Moody's degrada rating

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Le primarie del Pdl si faranno. E’ c’è anche un calendario. Come trapelato negli ultimi giorni, non si voterà in un giorno soltanto, poiché le consultazioni saranno “dilazionate”: gruppi di regioni voteranno in giorni diversi. E così l’appuntamento sarà il 16 dicembre in Lombardia, Lazio e Molise; il 20 gennaio in Piemonte, Valle D’Aosta, Toscana, Umbria e Puglia; il 27 gennaio in Veneto, Sardegna, Marche, Emilia Romagna e Campania; il 3 febbraio in Friuli Venezia Giulia, Liguria, Basilicata, Sicilia, Calabria, Trentino Alto Adige e Abruzzo. Questo il calendario comunicato con una nota dal Popolo della Libertà.

La nota del Pdl – “Dopo la definizione delle regole avvenuta la scorsa settimana da parte dell’apposita Commissione e dell’Ufficio di Presidenza e dopo l’insediamento del Comitato Organizzatore – spiega la nota del Pdl – la riunione dei coordinatori regionali del Popolo della Libertà, che si è svolta oggi 15 novembre, ha messo a punto gli ultimi dettagli per l’organizzazione delle primarie. La riunione, alla quale ha partecipato anche il segretario politico Angelino Alfano, è stata introdotta dai coordinatori nazionali Ignazio La Russa e Denis Verdini e dal responsabile dell’organizzazione Maurizio Lupi“.

Dell’Utri: “Le primarie una porcata” – Che primarie siano, allora. Anche nelle ultime ore, le consultazioni azzurre hanno continuato a far discutere. E non solo per i candidati (gli ultimi, in mero ordine cronologico, sono Alfonso Luigi Marra e il chiacchierato imprenditore Giampiero Samorì). Le primarie hanno fatto discutere soprattutto all’interno del Pdl stesso. Oggi, per esempio, è arrivata una bordata da parte del senatore Marcello Dell’Utri: “Le primarie del Pdl sono una cavolata. Non si devono fare”. Alfano, invece, parlando all’Assemblea nazionale della Cna aveva ribadito: “Le primarie è giusto farle. La fatica è tanta, la macchina organizzativa incontrerà delle difficoltà, perché per noi è la prima volta, ma le faremo. Non ho scelto la strada larga, era giusto farle”.

Ma se cade il governo… – L’ex ministro della Difesa, Ignazio La Russa, aveva spiegato che “se si votasse il 10 febbraio, le primarie dovrebbero cambiare formula ed essere, magari, concentrate in un’unica data. Se invece fossimo noi a far cadere il governo, probabilmente non si farebbero”. Le risposte di La Russa sono arrivate nel corso della presentazione de “La destra del Pdl”, la convention organizzata dagli ex An per il prossimo sabato a Milano. Il coordinatore del Pdl, insomma, ha fatto capire che la data delle consultazioni, comunque, potrebbe ancora cambiare: se il governo Monti cadesse, il piano verrebbe stravolto.

Kate Moss ha trascinato il marito, il cantante Jamie Hince, in una nota e prestigiosa gioielleria di Londra ed è uscita con un preziosissimo collier al collo. (foto Splash)


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Kate Moss si fa regalare un collier dal marito

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