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Se avessi potuto farlo, giovedì sera, avrei votato sì, nell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, all’ammissione della Palestina come Stato osservatore non membro: perché non penso sia uno strappo dalle conseguenze catastrofiche, visto che l’Onu, il G8, la Ue, il Quartetto hanno i cassetti pieni di documenti che preconizzano esistenza e convivenza di due Stati, Israele e la Palestina, l’uno in pace con l’altro e ciascuno sicuro dentro i propri confini.

Da quest’angolo, il voto contrario di Stati Uniti e Israele, che tale prospettiva hanno da tempo accettata, appare difficile da condividere; e, soprattutto, delude. Non sorprende il consueto andare in ordine sparso dell’Unione europea agli appuntamenti internazionali in cui ci si conta. Però, le ragioni del no di Stati Uniti e Israele si possono capire. Credo che le diplomazie americana e, in misura minore, israeliana siano coscienti di non essere, stavolta, dalla parte della ragione e della storia: quando ci si ritrova in 9 a votare no, su un totale di quasi 190 Paesi, soli con Canada e Repubblica Ceca – e fin qui vada – e con Isole Marshall, Micronesia, Narau, Palau, Panama, che sono poco più di protettorati statunitensi, qualche dubbio sulla validità della scelta viene.

L’Onu ha dato il “certificato di nascita” alla Palestina. Come ha detto ieri sera nell’accorato e commovente discorso all’Assemblea generale il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen il consesso mondiale doveva sancire il riconoscimento – seppur parziale – dello Stato arabo. E lo ha fatto, con larga maggioranza. Un accadimento simbolico, ma storico.

Se questo passo fosse avvenuto anche solo una decina di anni fa sarebbe stato accolto come un cambiamento epocale: avviene in questi tempi di crisi economica, di ideologie che evaporano, di equilibri incerti tra potenze che non hanno più la forza del passato. E tra questi equilibri l’Italia ha alla fine deciso di esser più vicina per un momento al più piccolo, allo Stato che sarebbe sorto nelle urne dell’Assemblea generale, con buona scelta di tempo e di opportunità.


pubblicato da Libero Quotidiano

Onu, l'Italia dice "sì" alla Palestina. Una scelta sbagliata?

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“Israele ha temporaneamente ‘sospeso’ i piani per l’offensiva di terra a Gaza per dare più tempo ai negoziati per la tregua. E’ quanto hanno reso noto fonti del governo israeliano, spiegando che però il tempo lasciato alle trattative non è illimitato (si parla di un ultimatum per giovedì). Questa notte non è stata accolta nessuna delle proposte avanzate dai mediatori egiziani. Le dichiarazioni del governo israeliano arrivano mentre la Casa Bianca ha annunciato la missione di Hillary Clinton che arriverà oggi nella regione e domani avrà colloqui con il governo israeliano, poi passerà a Ramallah, per incontrare i vertici dell’Anp e poi andrà in Egitto. 

La tv di stato siriana ha annunciato che, per decreto presidenziale, è stata promulgata un’amnistia per i crimini commessi nel paese prima del 23 ottobre 2012. Secondo quanto riferisce l’iraniana Press tv, il provvedimento a non riguarda i crimini di “terrorismo” – la definizione usata di solito dal governo siriano per indicare i gruppi armati dell’opposizione antigovernativa – e non si applica a chi è ancora ricercato, mentre – aggiunge Press tv – chi si arrende e consegna le armi sarà perdonato. I gruppi dell’opposizione però hanno già respinto l’amnistia.

 

Alta tensione tra Siria e Turchia. Ankara ha risposto al bombardamento dell’artiglieria siriana di ieri ad Akcakale, che aveva causato cinque morti e 13 feriti, colpendo pesantemente obiettivi siriani al confine tra i due Paesi. Una riunione urgente della Nato si è svolta nella notte a Bruxelles su richiesta della Turchia in cui l’Alleanza atlantica ha chiesto lo stop immediato all’aggressione contro la Turchia. Il bombardamento “è una grave violazione delle leggi internazionali” e costituisce un motivo di grande preoccupazione per tutti gli alleati, che lo condannano con forza”, si legge in un comunicato diffuso al termine della riunione. L’Alleanza “continua a sostenere la Turchia e chiede di mettere immediatamente fine a questi atti aggressivi contro un Paese alleato”. Oggi si riuniranno i membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu per discutere sugli incidenti e sulla situazione di estrema tensione tra i due Paesi. La Turchia ha intanto già chiesto che il Consiglio di sicurezza intervenga contro Damasco. “Si tratta di un atto di aggressione della Siria contro la Turchia – ha detto l’ambasciatore Onu Ertugrul Apakan in una lettera all’ambasciatore del Guatemala, presidente di turno, Gert Rosenthal – che costituisce una flagrante violazione della legge internazionale”. 

Secondo fonti diplomatiche Usa il Consiglio di sicurezza dell’Onu condannerà l’attacco siriano “nella maniera più assoluta” e chiederà la fine delle violazioni sul territorio turco. Lo ‘statement’ del Consiglio sicurezza sarebbe stato già divulgato se Russia e Cina, da sempre alleate di Damasco, non avessero chiesto un rinvio. Ieri il premier turco Tayyip Erdogan, in un comunicato diramato subito dopo l’azione delle forze armate di Ankara, aveva parlato di “attacco abominevole” a cui la Turchia avrebbe dato risposta. Stamane si riunirà il Parlamento turco per discutere l’autorizzazione al governo a ordinare altre azioni militari in zone del territorio siriano, a ridosso della frontiera comune. Intanto la Casa Bianca ha condannato i colpi di mortaio siriano in territorio turco. “Siamo accanto ai nostri alleati turchi” ha fatto sapere in un comunicato. Condanna alla Siria anche da Londra. Il ministro degli Esteri William Hague, in una nota, ha parlato di “atto oltraggioso”.

Il martellamento dell’artiglieria turca oltre il confine siriano non si ferma: secondo fonti della sicurezza turca, all’alba è stato colpito il distretto di Tel Abyad, situato una decina di chilometri all’interno del confine siriano. Secondo le fonti turche, il colpo di mortaio siriano che mercoledì ha scatenato la reazione turca, era stato lanciato proprio da Tel Abyad. Le fonti hanno aggiunto anche che il fuoco dell’esercito di Ankara ha ucciso soldati siriani lealisti.

 

Durante l’Assemblea generale dell’Onu il Premier ha parlato della crisi peggiore della storia Ue. Rivendica il risultato ottenuto con le drastiche misure prese dal suo governo. In un’intervista a Pbs: “Si sono dissipati pregiudizi su Paese, anche quelli dei tedeschi”.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Monti: "Italia non ha chiesto un euro". Risanamento non e' finito

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Molta Europa, ma anche Mediterraneo, Siria, Iran e più in generale la tutela di ogni libertà, a partire da quelle religiose. Il presidente del Consiglio Mario Monti parla a New York all’assemblea generale dell’Onu e comincia il suo discorso dalla necessità di avere “più Europa” e questo “nell’interesse generale globale”. Questo nonostante la crisi economica attuale sia la “peggiore e la più profonda della storia dell’Unione europea” ha spiegato Monti.

 

 

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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L’Iran è “sotto la minaccia dei sionisti che vorrebbero attaccarlo”. Questa la dichiarazione del presidente Mahmoud Ahmadinejad durante il suo intervento di oggi all’assemblea Generale dell’Onu. Minacce, ha sottolineato, che “sono inaccettabili”. E l’ordine mondiale attuale, “va cambiato. L’unilateralismo e il doppio standard nelle politiche, le guerre e le occupazioni stanno diventando fatti naturali”.

Secondo il presidente iraniano, “nel mondo esisterebbe soltanto uno stato di diffidenza e sfiducia che va superato. Il nostro ordine mondiale è “depressivo, perché fondato su materialismo, egoismo, sulla classificazione degli esseri umani e sulla dominazione”.

 

Barack Obama parla all’assemblea generale dell’Onu e analizza la situazione in Medio Oriente, tornando sulla violenza scatenata dal film su Maometto prodotto in America e attaccando il regime di Assad in Siria. Con un secco no all’utilizzo di armi atomiche in Iran. Durante il suo ultimo intervento prima delle elezioni di novembre, Obama ha definito gli attacchi delle ultime due settimane come “un assalto a quelli che sono gli ideali delle Nazioni Unite, non un semplice attacco all’America. Questa violenza e intolleranza non ha posto tra le nostre Nazioni Unite. Non ci sono parole o scuse per uccidere gente innocente, nè per dare fuoco a un ristorante in Libano, distruggere una scuola a Tunisi o provocare morte e distruzione in Pakistan”.

Stevens un modello – Il presidente degli Stati Uniti ha ricordato commosso l’ambasciatore Chris Stevens, rimasto ucciso durante l’attacco all’ambasciata americana a Bengasi: “Chris Stevens incarna il meglio dell’America. “L’attacco ai nostri civili a Bengasi è stato un attacco all’America. Senza dubbio porteremo quegli assassini davanti alla giustizia”. Il discorso del presidente è poi proseguito: “Se siamo seri nel sostenere questi ideali, dobbiamo parlare onestamente delle cause di questa crisi, perché dobbiamo fronteggiare una scelta tra le forze che ci dividerebbero e le speranze che abbiamo in comune. Oggi dobbiamo affermare che il nostro futuro sarà determinato dalle persone come Chris Stevens e non dai suoi assassini. Oggi dobbiamo dichiarare che questa violenza e intolleranza non hanno spazio nelle nostre Nazioni Unite”.

Iran, no all’atomica – Decisa la posizione di Obama sulla questione armi nucleari in Iran: “Gli Usa faranno tutto quanto è necessario per evitare che l’Iran si doti di armi nucleari”. L’attenzione si è poi spostata sulla tragedia quotidiana che sta vivendo la Siria: “Il regime di Assad deve finire. Così come le sofferenze del popolo in Siria, che ha il diritto di vedere una nuova alba. Il governo iraniano sostiene il dittatore di Damasco e sostiene gruppi terroristici all’estero”. 

Gli obiettivi in Medio Oriente – Il presidente Usa ribadito quali sono le priorità per risolvere la situazione in Medio Oriente: “Fra israeliani e palestinesi, il futuro non appartiene a chi gira le spalle alla prospettiva di pace. La strada è difficile ma la destinazione chiara: uno stato di Israele sicuro e un’indipendente Palestina”.

 

 

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