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pace

Se avessi potuto farlo, giovedì sera, avrei votato sì, nell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, all’ammissione della Palestina come Stato osservatore non membro: perché non penso sia uno strappo dalle conseguenze catastrofiche, visto che l’Onu, il G8, la Ue, il Quartetto hanno i cassetti pieni di documenti che preconizzano esistenza e convivenza di due Stati, Israele e la Palestina, l’uno in pace con l’altro e ciascuno sicuro dentro i propri confini.

Da quest’angolo, il voto contrario di Stati Uniti e Israele, che tale prospettiva hanno da tempo accettata, appare difficile da condividere; e, soprattutto, delude. Non sorprende il consueto andare in ordine sparso dell’Unione europea agli appuntamenti internazionali in cui ci si conta. Però, le ragioni del no di Stati Uniti e Israele si possono capire. Credo che le diplomazie americana e, in misura minore, israeliana siano coscienti di non essere, stavolta, dalla parte della ragione e della storia: quando ci si ritrova in 9 a votare no, su un totale di quasi 190 Paesi, soli con Canada e Repubblica Ceca – e fin qui vada – e con Isole Marshall, Micronesia, Narau, Palau, Panama, che sono poco più di protettorati statunitensi, qualche dubbio sulla validità della scelta viene.

di Nazzareno Carusi

Come appena svegli dopo un sogno d’oro, è impossibile dire tutta la bellezza del Simon Boccanegra alla prima dell’Opera di Roma. La musica l’incarna da un libretto atro (aggettivo che vi ricorre al femminile quattro volte), incardinato da Verdi a un pentagramma che solo vista e cuore di Riccardo Muti potevano svelare tanto sconvolgente. 

Il Simone è difficile, Dio se è difficile! Ma non è la micragna monotòna di che sembra, in mano a quegli interpreti che non valgono quanto la fortunata sorte l’ha eletti, e s’atteggiano a grandi senza esserlo né poco né punto. L’orchestra è stata eccezionale, siccome la compagnia di canto. Il timpano e i pizzicati dei violoncelli avevano il battito del lacerato spirito di Fiesco da pena gigantesca; e il differente respiro d’ogni personaggio Riccardo Muti ha versato in colori tanto innumerevoli da farne un’opera nell’opera. Il mare. Il Maestro aveva detto quanta importanza avesse, nella lezione alla Sapienza dedicata a questa barcarola immane e triste, come Giuseppe Verdi la pensava perché triste è la sua storia. Ci vorrebbero pagine per raccontare la schietta bonomia mutiana coi ragazzi e la grandezza per contro disvelata, al limite della soggezione incussa, a rettore e professori. Il mare è a Simone, corsaro prima e doge poi, manto di potere, carezza al cuore e pietra sospirata per la tomba. Amelia gli svela il segreto che mi ammanta e lui, il Doge, chiede Oh, Ciel! Chi sei? Poi l’oboe li trafigge con melode soavissima e tiranna. Muti, la sinistra verso sinistra e di solo polso, senz’altro movimento che le volute delle dita a figurare quelle note, sul Dinne… alcun là non vedesti? smorza violini, viole e violoncelli a ognuna delle tre corone che sospendono l’attesa, prima che padre e figlia si scoprano fra loro tali. Non saranno stati tre centimetri di gesto ma c’era, dentro, la folgore dello scoppio in agguato per l’orchestra intera. Più appresso, il dogale Fratricidi! vola alla redenzione di E vo gridando: pace! E vo gridando: amor! Poi ancora, nella solitudine sonora che la coscienza chiede, Amelia invoca pace di salto d’una ottava in fa diesis all’ingiù; lo stesso intervallo chiede l’austero dritto popolar che il Doge deve declamare, in do naturale, con tremenda maestà; e la medesima distanza fra le altezze, stavolta in la bemolle, conformerà l’estrema chiama al padre di Maria (che è la stessa Amelia), a unisono con Gabriele, su violini e viole in sordina e lunghe semibrevi. È il Giuseppe Verdi politico e familiare insieme, che nella distanza perfetta fra le note informa quella perfezione che vorrebbe da Stato e Uomini, e che unica può essere di pace, diritto e giusto sentimento. 

In ultimo, quando Simone e Fiesco s’incontrano prima del dispiegarsi a ognuno la tragedia, riecco il mare e il Boccanegra a chiedersi perché in suo grembo non trovai la tomba? Riccardo Muti cinge i due giganti tirandosi pure su dal podio, con tanta emozione che l’orchestra in buca, alla quale il guardo sulla scena è chiuso, riesce a sentirne per suo tramite tanta la tensione, da suonare molto al di là della commozione e il pianto. Quanto grande fosse il tutto diceva infine l’ultimo pianissimo, di quel colore d’alba che il la bemolle vòlto al maggiore dà. I presidenti Giorgio Napolitano e Mario Monti si sono alzati ad applaudire. Ed è stata la miglior cosa abbiano mostrato mai, per l’Italia e il suo immortale onore. 

P.S. Un critico seduto ai pressi miei, quando Fiesco nel prologo s’è girato alla Madonna, lui ha preso una collega e ha detto ch’E tu, Vergin, soffristi Rapita a lei la verginal corona? gli gira il pensiero al soffritto. Chissà il giro che l’anima d’Amelia ha sofferto al primo atto, cioè ha sopportato del pensare di sta penna acuta, quando nel Giardino de’ Grimaldi, all’aurora, il palazzo a sinistra, di fronte il mare, dice: Solo in tua pompa austera, amor sorride a me! W l’Italia, W Verdi, W Muti.

www.nazzarenocarusi.org

twitter: @NazzarenoCarusi

In queste ore tutti stanno guardando al ballottaggio delle primarie Pd, che si terrà domani. Ma, a parte Bersani e Renzi, c’è un politico che guarda con particolare interesse al risultato di domenica sera. Si tratta di Pierferdinando Casini, il leader dell’Udc. Che da mesi va parlando di “grande centro” (anche oggi ha detto che “ci vuole tempo”, come se le  elezioni non fossero fra quattro mesi) . Ma in realtà sta guardando all’intesa col Pd per entrare nel governo e far uscire i suoi dalla marginalità in cui li ha messi  dal 2008. E deve essere il Pd di Bersani candidato premier, perchè il segretario è l’unico che gli abbia già aperto le porte, diversamente da Renzi che ha invece più volte affermato che mai farà entrare Casini e i suoi. Pier tiene le dita incrociate e oggi si è lasciato sfuggire una battuta che ha del lugubre, non fosse che di politica si parla: “Speriamo trovi pace domani” ha detto del ‘rottamatore’. Cioè “riposi in pace” (politicamente parlando, ovviamente).

Israele costruirà 3000 nuove case per i coloni a Gerusalemme est e in Cisgiordania. E’ questa la risposta dello Stato ebraico all’ammissione della Palestina come Stato osservatore non membro dell’Onu. La decisione è stata rivelata da un tweet di Barak Ravid, corrispondente diplomatico di Haaretz: “Le nuove case – scrive – saranno edificate in aree già oggetto di un forte contenzioso con i palestinesi, come El, tra Maaleh Adumim e Gerusalemme est, con una edificazione che separerà la Cisgiordania del sud da quella del nord. Tutto ciò, nonostante Netanyahu abbia assicurato in passato a Barack Obama che il progetto di El sarebbe stato congelato” in base a quanto stabilito dalla road map siglata nel 2003. Il progetto, destinato a creare un corridoio e a rendere di fatto impossibile la realizzazione di uno Stato ha visto nel corso degli anni una dura opposizione dell’Autorità nazionale palestinese. Il rischio è che dopo il voto all’Onu torni un muro contro muro che renda impossibile far ripartire il processo di pace.

“A caldo” si era deciso che a ritirare il Premio Nobel per la pace attribuito all’Unione europea sarebbero andati il presidente della Commissione Manuel Barroso, quello del Consiglio Herman Van Rompuy e quello del Parlamento Martin Schultz. Invece, la platea dei premiati sia più vasta. Ed è notizia di oggi che in Norvegia andrà, il prossimo 10 dicembre, anche il presidente del Consiglio italiano Mario Monti. Sono 18 i leader europei che hanno accettato l’invito alla cerimonia di consegna. Sei invece hanno rifiutato. Il premier britannico David Cameron guida la lista dei sei assenti, della quale fanno parte anche il premier svedese Fredrik Reinfeldt e il presidente ceco Vaclav Klaus, noto euroscettico. Il Cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Francois Hollande hanno invece annunciato la loro partecipazione.

“Siamo qui non per delegittimare uno stato, Israele, ma per legittimare uno stato: la Palestina. Mi impegno a rianimare i negoziati con Israele”. Lo ha dichiarato il presidente dell’Anp Abu Mazen al Palazzo di vetro, poco prima che l’Assemblea Generale dell’Onu desse il via libera alla risoluzione che riconosce la Palestina come “Stato osservatore non membro dell’Onu”.

La risoluzione è stata votata con 138 voti favorevoli, tra cui l’Italia. I paesi che hanno votato contro sono stati 9, 41 gli astenuti.

Nuovi raid contro Hamas a GazaNuovi raid contro Hamas a GazaNel giorno in cui il sangue lega Tel Aviv e Gaza, appare all’orizzonte della diplomazia una tregua dall’apparenza reale. Il Cairo era ieri sera vertice del triangolo che lega la città martoriata palestinese, la più popolosa città israeliana – dove è riapparso il terrorismo con l’esplosione su un bus a memento degli attentati kamikaze del passato recente – e appunto la capitale egiziana, tornata a essere crocevia delle delegazioni internazionali e allo stesso tempo più influente alleato del regime di Hamas.

Quanto concreto e duraturo sarà il cessate-il-fuoco solo le ore notture e l’alba di domani (giovedì) lo potranno dimostrare.

Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha regalato allo Speaker repubblicano della Camera John Boehner una bottiglia di un buon vino italiano, un Sangiovese, stando a un tweet di Brendan Buck: un Poggio Antico Altero Brunello di Montalcino del 1997 (foto). E’ un gesto distensivo per trovare un compromesso sul fiscal cliff.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Fiscal cliff: per fare pace con i repubblicani, Obama regala un Brunello di Montalcino

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La ricetta della scienza contro la guerra e le iniquità. A cominciare da un manifesto per dire no all’ergastolo. Torna a Milano, domani e sabato 16 e 17 novembre all’università Bocconi, la conferenza mondiale ‘Science for Peace’ giunta quest’anno alla quarta edizione. Ideato e presieduto dall’oncologo Umberto Veronesi, il movimento degli scienziati per la pace punta da sempre alla riduzione delle spese militari e degli ordigni nucleari. Obiettivo finale il disarmo.

E’ stata lanciata ieri la campagna italiana per la candidatura al Premio Nobel per la Pace di Malala Yousufzai, la ragazza pakistana di 15 anni che lo scorso 9 ottobre è stata gravemente ferita da un colpo di pistola alla testa per aver difeso il diritto allo studio delle ragazze nel suo paese. La petizione richiede ai leader dei maggiori partiti presenti nel Parlamento Italiano – che hanno la possibilità di presentare candidature per il Nobel – di sostenere Malala.

Change.org ha finora raccolto globalmente più di 100.000 firme in Canada, Inghilterra, Francia e Germania da inviare ai rappresentanti politici. 

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