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paradisi

In tempi di crisi, tasse, e sacrifici destinati, come sempre, ai soliti noti, cresce il senso di fastidio verso i soliti ignoti (al fisco) che tali sembrano destinati a rimanere, grazie soprattutto all’inerzia dei governi di tutto il mondo che, pur condannandoli a parole, continuano a tollerare l’esistenza dei paradisi fiscali e delle prassi che li caratterizzano.

Questa esasperante e ingiustificabile indifferenza è stata scossa pochi giorni fa dal Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi (sede a Washington e aderenti sparsi in una sessantina di paesi) che ha fornito al quotidiano britannico The Guardian e ad un programma della Bbc, Panorama, i dati raccolti nel corso di un’inchiesta in grande stile nel mondo dei paradisi fiscali e delle società offshore.

“Con chi ha base alle Cayman non deve parlare nessuno”. Di più: “Chi ha base alle Cayman non deve darci lezioni”. E se non fosse chiaro: “Non si possono tollerare compromessi sui paradisi fiscali“. Un mantra ripetuto all’infinito dal segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, dopo aver scoperto che tra i collaboratori di Matteo Renzi c’era Davide Serra, operatore finanziario già capo della ricerca globale sulla finanza di Morgan Stanley, titolare del fondo di investimento Algebris con sede proprio nelle famose isole caraibiche dipendenti dal Regno Unito. Compromessi no, per carità. Ma i voti dei residenti “al sicuro”, quelli sì, ben vengano. Perché aprendo il sito delle primarie del centrosinistra (www.primarieitaliabenecomune.it ) si scopre che chi vuole votare dall’estero lo può fare, anche con una procedura piuttosto semplice rispetto agli italiani.

Persone ricercate dalla polizia, trafficanti di droga e di armi , le cui fortune sono state praticamente tutelate dalla prima banca del Regno Unito. Più di 4.000 persone hanno evaso le tasse con l’aiuto dell’istituto, nascondendo le loro ricchezze a Jersey.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Hsbc: più di 4.000 conti nei paradisi fiscali. Protetti diversi criminali

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Tra il 2002 e il 2009 realizzate plusvalenze attraverso la intermediazione della Lutifin di Lugano, gruppo composto da imprese di mezzo mondo con sede in Svizzera, Irlanda, UK e Isole Cayman. In un solo semestre movimentati titoli per 30 miliardi.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Indagati 18 bancari: plusvalenze per decine di milioni via paradisi fiscali

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Una beffa senza precedenti, un contrappasso emblematico. Ma anche, a modo suo, una riproposizione di quel circolo vizioso che caratterizza la crisi globale bloccando (soprattutto nel vecchio Continente) qualsiasi spinta alla ripresa. C’è tutto questo e forse qualcosa in più nell’ultima clamorosa vicenda che caratterizza oggi i paradisi fiscali, i territori della finanza invisibile nei quali, ha stimato nei mesi scorsi l’ong Tax Justice Network, potrebbe nascondersi un ammontare di capitali pari a un terzo del pil del pianeta (fino a oltre 30 mila miliardi di dollari). Caratterizzate ormai da costi di gestione insostenibili, le esclusive località offshore dei Caraibi affrontano una grave emergenza sul fronte dei propri conti pubblici. E, al momento, non sembrano vedere altra soluzione all’infuori dell’aumento delle tasse. Ovvero nella violazione di quel tabù che per decenni ne aveva garantito la prosperità. Sì, perché all’ombra delle palme ce la si passa piuttosto male e i dati, riferisce Bloomberg, sono evidenti.

La scena finale del film “Il Caimano” di Moretti presagiva che Berlusconi pur di rimanere abbarbicato al potere, tenere sotto scacco la magistratura e assicurarsi l’impunità avrebbe scatenato un putiferio di scontri violenti. Per fortuna il Grande Caimano per il momento è stato costretto a ritirarsi nell’ambiente palustre melmoso da cui era emerso senza colpo ferire. In compenso un putiferio lo stanno scatenando i piccoli caimani che si pasturano dei brandelli di potere marcio nel Pd meno elle. 

Il quotidiano del Pd spara: Renzi appoggiato da banchieri che speculano con fondi alle Cayman. Peccato che Maurizio Mian, azionista del giornale, abbia “scudato” 200 milioni dal Liechtenstein. E bravi, questi ipocriti della fallita borghesia il­luminata e cosmopolita di Mila­no. Foto: Davide Serra, finanziatore di Renzi dalle Cayman.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Renzi, il Caymano. E anche l’Unità scuda dai paradisi fiscali

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Il quotidiano del Pd spara: Renzi appoggiato da banchieri che speculano con fondi alle Cayman. Peccato che Mian, azionista del giornale, abbia “scudato” 200 milioni in Liechtenstein. E bravi, questi ipocriti della fallita borghesia il­luminata e cosmopolita di Mila­no.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Renzi, il Cayman-o. Se anche l’Unità frequenta i paradisi fiscali

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di Glauco Maggi 

Tutto il mondo (politico) è paese, e le accuse personalissime tra Bersani e Renzi sul paradiso fiscale delle Isole Cayman e sulle banche, che impazza in Italia, è l’eco delle battute al vetriolo che si sentono nella campagna americana sullo stesso tema. Anche se per ora è passata un po’ in sordina nel secondo dibattito di martedì scorso tra i due candidati presidenti, la velenosa battuta di Romney su Obama e sui suoi “investimenti esteri” ha portato a galla una verità, scomoda per il presidente in carica. Si ricorderà che, nei mesi passati, Barack e Joe Biden avevano ripetutamente attaccato l’avversario, nei comizi e negli spot in tv, come uno “che ha i conti personali off shore alle Cayman Islands”. Vero, come è vero che è una normalissima pratica di tutte le fiduciarie americane, e non solo quelle, di sfruttare i paradisi fiscali per ottimizzare gli investimenti. Il problema è che le procedure siano perfettamente legali, cioè che non configurino reati di evasione fiscale o peggio. Per Romney è tutto legale, come hanno concluso gli avvocati e i commercialisti (sia quelli indipendenti intervistati dai giornali, sia quelli incaricati dai democratici che avrebbero pagato oro la scoperta di qualche infrazione) dopo aver studiato le carte della sua ex azienda Bain. La quale, come tutte le società di investimento privato e gli hedge funds internazionali, aveva ed ha un piede all’estero all’ovvio scopo di trovare ambienti normativi e fiscali più favorevoli che in patria. Ma così fanno anche i fondi pensione, che hanno l’identica missione dei reprobi “speculatori” degli hedge e dei private funds, ossia quella di ottimizzare il ritorno dei loro clienti, in questo caso i lavoratori iscritti. E’ qui che, in due frasi e senza avere risposta, Romney ha dato a Obama pan per focaccia. “Mister presidente, ha dato un’occhiata alla sua pensione? Gliel’ha data?” ha chiesto Mitt. “Io non guardo alla mia pensione, non è grande come la tua e non serve molto tempo. Non la controllo spesso”, ha risposto Obama. “Lascia che ti dia un consiglio, guarda la tua pensione”, ha insistito Romney. “Anche tu hai investimenti in società cinesi. Anche tu hai investimenti al di fuori degli Stati Uniti. Anche tu hai investimenti attraverso un fondo fiduciario con base alle Cayman Islands”. 

Il repubblicano ha così ribattuto, in una sola volta, ad uno spot Tv di Obama del luglio scorso, in cui era stato accusato di avere soldi nelle Isole Caymane e in altri paradisi fiscali, e a una dichiarazione di Obama più recente, del settembre scorso, secondo cui “anche oggi parte della fortuna di Romney è investita in Cina”. Le due affermazioni di Barack erano vere, ma non meno vere, e certo più sorprendenti, sono state le due asserzioni di Romney, come hanno certificato i siti bipartisan che verificano la veridicità delle frasi dei politici.  Il riferimento di Romney è agli investimenti fatti dal fondo pensione di stato dell’Illinois (Illinois State Board of Investment) per conto dei dipendenti pubblici che sono parte del sistema pubblico pensionistico locale. Obama, che è stato senatore dell’Illinois dal 1997 al 2004, è un partecipante a pieno titolo del General Assemby Retirement System in Illinois, come ha confermato il direttore del Board of Investment William Atwood. Tra gli investimenti nel portafoglio del fondo c’è una sussidiaria che è parte di Advent International, descritta come “una delle più grandi aziende globali di private equity” , con uffici in 16 paesi. Atwood ha confermato che il fondo pensioni ha investito 30 milioni in una delle “limited partnership”, Advent International GPE VI-A, che ha la sua base alle Isole Caymane. Ma poi c’è pure la faccenda degli investimenti esteri. Molto semplicemente, il fondo pensionistico del sistema pubblico dell’Illinois, che è retto da gestori professionali e non segue le regole e le esigenze della demagogia politica spicciola di Obama, ha un sacco di impieghi all’estero, comprese diverse imprese cinesi. Insomma, l’argomento delle Caimane e dei soldi investiti fuori America si è ritorto contro il falso autarchico Obama. Non è un “puro” e ora potrà solo difendersi dicendo “io, in Cina e alle Caymane, di soldi ne ho meno di lui”, ma non suona bene come prima. Comunque si resta allibiti a vedere quanto tempo ha impiegato la campagna di Romney a scoprire e a documentare questa banalità, che avrebbe consentito di rintuzzare fin da subito gli attacchi di Barack su estero e paradisi fiscali, spiegando come funziona il mondo reale della finanza. Che non è solo a vantaggio dei milionari, ma anche dei milioni di iscritti ai fondi pensione.

twitter @glaucomaggi

 

 

Investimenti europei, green economy, eurobond per finanziare progetti d’investimento, redistribuzione del reddito Tobin tax, attacco ai paradisi fiscali, ristrutturazione dei debiti sovrani insostenibili come la Grecia. Ecco i punti salienti dell’agenda di Stefano Fassina, il responsabile economico del Pd che li ha elencati sul Foglio in un articolo intitolato “Rottamare l’agenda Monti” (leggi)”. Un intervento che ha messo in evidenza la spaccatura interna ai democratici tra “montiani” a tutti gli effetti e una componente che per uscire dalla crisi vorrebbe sentire dire (e veder fare) cose di sinistra. 

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