Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

parlamento

Bruxelles, 22 nov. – (Adnkronos) – Soddisfazione per il voto del Parlamento Europeo che elimina le scappatoie normative nel divieto sul ‘finning’, la pratica che consiste nel tagliare le pinne degli squali e rigettarne il corpo in mare. Lo dichiara in una nota Shark Alliance, coalizione di oltre 130 organizzazioni che si dedicano alla conservazione degli squali, sottolineando che “il voto del Parlamento rappresenta una pietra miliare nello sforzo globale per porre fine alla pratica del finning sugli squali”, spiega Sandrine Polti, consulente politica del Pew Environment Group e di Shark Alliance.

Il regolamento Ue del 2003 che vietava il finning prevedeva una deroga in base alla quale i pescatori, autorizzati attraverso permessi speciali, potevano asportare le pinne di squalo a bordo dei pescherecci e poi sbarcarle separatamente dalla carcasse. La conformità alla normativa avveniva attraverso un complicato sistema di corrispondenza tra il peso delle pinne e delle carcasse lasciando, di fatto, un ampio margine alla possibilità di praticare il finning senza essere scoperti. Nel 2006, il Parlamento Europeo ha chiesto di rafforzare il divieto e nel 2010 una risoluzione ha invitato la Commissione a vietare la rimozione in mare delle pinne di squalo.

Nel novembre del 2011 la proposta della Commissione è stata approvata dal Consiglio dei Ministri della pesca e nella primavera del 2012, dalla Commissione per l’Ambiente del Parlamento. “Ci congratuliamo con la Commissione Europea per il ruolo chiave che ha avuto e con i 25 ministri della Pesca dell’Ue che hanno sostenuto la sua proposta. Un ringraziamento va a tutti gli europarlamentari italiani che hanno appoggiato la proposta e le migliaia di cittadini europei che con la loro partecipazione e il loro sostegno hanno fatto pressione su politici e istituzioni”, aggiunge Serena Maso, coordinatore nazionale per l’Italia di Shark Alliance.

Oggi il Parlamento europeo a stragrande maggioranza ha votato a favore della relazione per la Politica Comune della Pesca 2011-2018 (Ini) che comprende una serie di raccomandazioni che individuano le soluzioni di cui c’è più bisogno per i problemi creati dalla pesca fuori dell’Ue e dalla attuale Politica Comune. E riceve le congratulazioni del Wwf “per aver sostenuto l’ambiziosa relazione che contribuirà alla gestione sostenibile dei nostri oceani”.

“Dopo il recente successo riportato dall’Iccat, la Commissione internazionale per la conservazione dei tunnidi dell’Atlantico, che non ha aumentato le quote di pesca del tonno rosso, ecco un altro segnale positivo – dichiara Marco Costantini responsabile Mare di Wwf Italia – il mondo sta iniziando a capire che solo una gestione sostenibile delle risorse può garantire vitalità e futuro sia alle risorse stesse che ai settori, anche economici, che ne dipendono. Ci auguriamo che la relazione sia una chiara indicazione da parte del Parlamento di proporre e sostenere una ambiziosa riforma della pesca nella Ue”.

“Inoltre – aggiunge – ringraziamo il parlamento Europeo che oggi ha votato a larghissima maggioranza il regolamento salva squali che vietando le deroghe al finning di fatto mette fine alla barbara pratica del taglio delle pinne agli squali, almeno sui pescherecci europei”.

Mentre da Parigi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano traccia la strada alla riproposizione dell’esperienza governativa del premier, il capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini interviene in aula contro “questa rappresentazione forzata di un parlamento ozioso e un governo virtuoso”. E chiarisce che “alle prossime elezioni la parola tornerà a cittadini, finirà la transizione e chiunque vinca sarà un nuovo inizio per la democrazia italiana che vogliamo torni a essere orgogliosa delle proprie istituzioni repubblicane a cominciare dal Parlamento”. Parole accolte dall’ovazione dei colleghi in aula.

L’annuncio è arrivato proprio mentre la Camera votava la fiducia – 426 sì, 88 no e 21 astenuti – all’articolo uno del ddl Stabilità: “I sindaci sono pronti a dare le dimissioni in massa se la legge di stabilità non cambierà”. Una delegazione dell’Associazione dei Comuni lo ha detto oggi al ministro dei Rapporti con il Parlamento Giarda, in un faccia a faccia alla Prefettura di Milano, nel giorno in cui l’Anci in piazza contro le politiche del Governo. Il presidente Graziano Delrio è poi stato molto esplicito, aggiungengo che “i Comuni chiedono al governo e al Parlamento di togliere i tagli previsti nella legge di stabilità su cui hanno già proposto degli emendamenti altrimenti il 2013 sarà l’anno del funerale dei Comuni”.


pubblicato da Libero Quotidiano

Vorreste Grillo in Parlamento nonostante la condanna?

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

Beppe Grillo è chiaro: “Io in parlamento non ci vado”. In tanti glielo chiedono. Anche ad Aosta dove è andato nei giorni scorsi per dire no alla costruzione di un pirogassificatore. Ma lui resiste alla tentazione e non vuole cedere. A chi gli chiede il perchè risponde secco: “Sono pieno di carichi pendenti, sono un delinquente”. Il leader del movimento cinque stelle è molto coerente con la suo credo ideologico. Chi è stato condananto non può essere eletto. Grillo quando si definisce un “delinquente”, si riferisce ‘alla condanna a 14 mesi di carcere (con la condizionale) per omicidio colposo relativa all’incidente d’auto nel quale, il 7 dicembre 1981, persero la vita due amici del comico, di 45 e 33 anni, e il loro figlio, di 9. Beppe non “vuole diventare come tutti gli altri”. E su chi ha la tentazione di aggirare le regole del movimento Grillo ammonisce: “Dopo due mandati non ti puoi ricandidare. queste sono le nostre regole. Se non ti stanno bene vai nel Pd o nel Pdl, mica ti tratteniamo qui”.Grillo sempre da Aosta parla del futuro e delle prossime elezioni politiche: “I candidati del M5S saranno scelti online fra una lista di 1600 persone. Dobbiamo andare in parlamento perchè la politica di oggi si è divorata due generazioni. Non possiamo togliere il futuro ai nostri figli. Dobbiamo farlo per loro. E ai poliziotti che picchiano i ragazzi che sono il nostro futuro dico di smetterla ancora una volta di manganellare. Vengano con noi. Non possono andarci di mezzo sempre studenti, agricoltori, pescatori, e lavoratori”. Peccato che a tenere spranghe e pietre in mano da lanciare verso le forze dell’ordine per le strade non si è visto nessun nostromo e nennun contadino. 

 

Il politometro Poi lancia l’idea di un “Politometro” in risposta al redditometro di Befera: “Ci vuole uno strumento che verifichi quanto si siano arricchiti i politici e i dirigenti della pubblica amministrazione negli ultimi vent’anni.Non è difficile realizzare un’applicazione che faccia la differenza tra patrimonio attuale (P2), patrimonio iniziale (P1) più il reddito ufficialmente percepito nel periodo (C). Quindi il risultato, che chiameremo Z, sarà dato da Z = P2 – (P1 + C). Se Z sarà superiore a 0, escludendo partite straordinarie come eredità o vincite al Superenalotto, la differenza dovrà essere restituita alle casse dello Stato con l’aggravio fiscale del 60%. Il politometro potrebbe essere applicato dalla prossima legislatura. Ci vediamo in Parlamento, sarà un piacere”. Vedremo se questo strumento sarà applicato anche fra i grillini…

Nel Regno Unito è di nuovo polemica per gli affitti dei parlamentari di Westminster pagati dai contribuenti britannici. Due inchieste parallele del canale televisivo Channel 4 e del quotidiano Daily Telegraph hanno scoperchiato la pentola che conteneva tanti segreti legati alla vita privata dei deputati. E così si è venuto a sapere che alcuni parlamentari pagano l’affitto, finanziato da chi paga le tasse, ad altri parlamentari. Alcuni, invece, hanno preso appartamenti in locazione da ricche e nobili famiglie, altri da società con sede nei paradisi fiscali, altri ancora hanno messo sul mercato le loro case di proprietà per poi chiedere il contributo finanziario al parlamento – fino a un massimo di 20mila sterline all’anno – per poter affittare appartamenti a poca distanza dalla House of Commons e dalla House of Lords, le camere bassa e alta del parlamento britannico. Veri e propri reati non ce ne sarebbero, ma il comportamento dei deputati va contro ogni regolamento di disciplina interno a Westminster, così come va contro le indicazioni dell’Independent Parliamentary Standards Authority (Ipsa), una commissione regolatrice dei comportamenti dei parlamentari. Ora l’Ipsa sta pensando seriamente di limitare queste pratiche. Non si sa ancora come, ma la stampa britannica è tutta in subbuglio.

A questo punto è ormai chiaro che si voterà il 10 e l’11 marzo anche per il Parlamento. Le incognite sono tante, ma la principale è su quello che farà il presidente del Consiglio Mario Monti.

1. Monti si candiderà alle elezioni?
Per ora no. Per due ragioni: è già senatore a vita e quindi non ha bisogno di essere eletto in Parlamento. La seconda ragione è che dovrebbe schierarsi con una lista di parte mentre ancora ricopre la carica di presidente del Consiglio, perdendo legittimità. Al professore della Bocconi non piace affrontare situazioni di cui non ha il totale controllo, ma una volta che le variabili saranno più chiare, se capirà che questo è l’unico modo per assicurare che i frutti del lavoro fatto non vadano persi, potrebbe vincere le proprie ritrosie.

Un’operazione di terra si avvicina: escalation e rischio contagio dopo l’uccisione del capo militare di Hamas. Nuovi raid contro la Striscia. Jihad islamica lancia verso Tel Aviv missili di fabbricazione iraniana: aperti rifugi nel centro economico isrealiano, coinvolto per la prima volta dal 1991. Dieci esplosioni vicino a Knesset. Netanyahu richiama 30 mila riservisti.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Abbattuto caccia Israele, da Gaza razzi contro il parlamento

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

Rosy Bindi non vuole andarsene. Lo dice chiaro e non fa giri di parole. Di rottamazione non vuol sentire parlare e allora comincia già a mettere le mani avanti chiedendo al partito uno “strappo” per la prossima legislatura. “Lo statuto del Pd prevede che, per   restare in Parlamento più di 15 anni, occorre presentare domanda di   deroga agli organi di partito. Io la presenterò, anche se vincesse   Renzi. Sarà poi il partito a decidere se sono più o meno utile”, ha dichiarato la Bindi. Il messaggio è chiaro:io non me ne vado. Dunque la rottamazione del Pd non va proprio nel verso giusto e la casta vuole stare ancora al suo posto. La Bindi è una veterana del parlamento. Diciotto anni fra i banchi di Montecitorio non le bastano. Vuole arrivare almeno a 23. Infatti nelle sue parole c’è tutta l’aria di chi si prepara a rientratre in parlamento per la sesta legislatura consecutiva. Eppure qualcuno nel Pd si è già fatto da parte, raccogliendo piano piano il messaggio di Matteo Renzi. Anna Finocchiaro ha detto basta, Massimo D’Alema quasi basta, Walter Veltroni anche. Insomma i big cominciano a mollare. La Bindi è l’unica che sta chiedendo espressamente al Pd di restare in sella. E la sua salvezza sarebbe una vittoria alle primarie di Pierluigi Bersani. “Penso che vincerà Bersani. Vincerà il segretario del partito perchè è tutto il Pd candidato alla guida del paese, non un pezzo del partito, una sensibilità del partito, una generazione contro un’altra; un partito che ha il 30 percento nei sondaggi”, ha spiegato la deputata. E per sicurezza qualora il Pd le chiedesse di farsi da parte lei è pronta anche a salire su un altro carro. Un carro che con Montezemolo, Fini e Casini porta con sè l’etichetta di “Terza Repubblica”. La Bindi per questa lista che vede nel Monti bis un’opportunità, ha espresso parole che sanno di corteggiamento:”Penso che sia un’operazione di terzismo di nuovo conio. Quella lista – spiega Bindi – mette insieme il mondo cattolico, che nei confronti delle riforme Fornero ha usato parole molto più dure della Cgil, insieme a un rassemblement che andrebbe ben oltre il ministro Fornero”. Insomma a Rosy non importa con chi andrà. A lei interessa solo continuare a frequentare la buvette di Montecitorio. 

Se la lista civica, data al 20% nei sondaggi, dovesse piazzare rappresentanti in Parlamento, Casaleggio dovrebbe rendere pubblici i suoi clienti. Faccia chiarezza: nessun bilancio, solo rendiconti. RILEGGI LA PRIMA PUNTATA sull’acquisto di fan online.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Movimento 5 Stelle: macchina fabbrica consensi, poco trasparente

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

Archivi