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Avanza la corsa delle malattie del cervello. La loro prevalenza in Europa è in costante aumento da un decennio: si è passati da un 27% del 2004, con un costo globale di 386 miliardi di euro, circa 3 mila euro a paziente all’anno, al 35% del 2010, con un costo totale di 640 miliardi di euro, circa 3.600 euro a paziente all’anno. La Fondazione Irccs Istituto Neurologico Carlo Besta è in prima linea nella definizione di un quadro generale per la comprensione dell’impatto delle malattie del cervello dell’invecchiamento.

Si chiama fibrillazione atriale ed è un’alterazione del battito cardiaco molto comune tra gli anziani (e non solo). Qualcuno la descrive come la sensazione di battito d’ali nel petto, altri come un senso di cuore in gola, altri non si accorgono persino di averla. Ma non va mai sottovalutata. Può dare infatti tante complicanze, quali scompensare un cuore già un po’ zoppicante, ma soprattutto aumentare di almeno 5 volte il rischio di un ictus. Per questo i medici consigliano ai pazienti ‘fibrillanti’ di prendere delle medicine per rendere più fluido il sangue, i cosiddetti anticoagulanti orali; questi farmaci evitano che il sangue, ristagnando in una ‘nicchia’ dell’atrio sinistro (l’auricola sinistra), formi dei coaguli che poi possono passare in circolo e andare a chiudere un’arteria del cervello (ictus) o di qualsiasi altra parte dell’organismo. Per cinquant’anni, la prevenzione è stata affidata al warfarin, un farmaco nato come veleno per topi, ma che assunto nelle dosi giuste, ha salvato tante vite. Il suo problema è che non esiste una dose ‘universale’ per cui il paziente è costretto a sottoporsi ogni 2-3 settimane ad un esame del sangue, l’INR, che dà la misura di quanto fluido sia il sangue; su questo esame poi, il medico di volta in volta, ‘disegna’ il dosaggio di warfarin da assumere nei giorni successivi. Ma non si può mai essere certi che la dose assunta, tra un controllo e l’altro sia quella giusta, perché tante sono le variabili che fanno impennare l’INR (facendo correre al paziente il rischio di un’emorragia) o abbassare troppo (in questo modo il paziente non è più protetto dal rischio di una trombo-embolia). I cibi, tipicamente le verdure, contengono un ‘antidoto’ naturale del warfarin che ne può rendere nulla l’azione e anche una lunghissima serie di farmaci può interferire con il corretto funzionamento di questa terapia. Problemi questi superati con i nuovi anticoagulanti, che si prendono a dosaggio fisso, senza bisogno di esami del sangue ripetuti, che non mostrano interazioni col cibo e che interferiscono con pochissimi farmaci. Dopo i primi due (dabigatran e rivaroxaban), già da tempo approvati per questa indicazione, adesso arriva l’apixaban, preceduto da studi clinici molto interessanti (ARISTOTLE ed AVERROES). L’apixaban è infatti l’unico dei nuovi anticoagulanti ad aver mostrato di far meglio del vecchio warfarin in almeno tre casi. “Questa approvazione – spiega Lars Wallentin, Direttore e Professore di Cardiologia all’Uppsala Clinical Research Centre and University Hospital, Svezia – rappresenta una nuova e fondamentale opzione di trattamento per i professionisti della salute, i quali adesso dispongono di un anticoagulante orale che ha mostrato risultati superiori rispetto al warfarin nella riduzione dell’ictus, sanguinamento maggiore e morte in pazienti con fibrillazione atriale non valvolare”. L’apixaban, che si assume due volte al giorno in compresse da 5 mg, è indicato per la prevenzione dell’ictus e dell’embolia sistemica nei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare che presentino uno o più fattori di rischio, quali: un precedente ictus o un attacco ischemico transitorio (TIA); età pari o superiore ai 75 anni (età ≥ 75 anni); ipertensione; diabete mellito; scompenso cardiaco. (LAURA MONTI)

 

E’ un meccanismo d’azione assolutamente innovativo, quello del ‘dapa’ che abbassa la glicemia agendo come un vero e proprio ‘diuretico’ dello zucchero. Il nuovo farmaco antidiabetico orale agisce infatti  in maniera assolutamente indipendente dall’insulina e per questo è utilizzabile sia nei pazienti con diabete di tipo 2, già in terapia con altri farmaci in grado di stimolare il pancreas a secernere insulina o con la metformina (ma anche in monoterapia nei pazienti intolleranti alla metformina, il primo ‘mattone’ di tutte le terapie antidibetiche), sia in quelli già in terapia con insulina. ‘Dapa’ agisce infatti su un bersaglio terapeutico finora inedito nel panorama dei farmaci antidiabetici: il rene. Inibendo in maniera selettiva il cotrasportatore di sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2), questo farmaco rimuove l’eccesso di glucosio nel sangue, promuovendone l’eliminazione con le urine. E oltre a ridurre la glicemia, così facendo, ‘dapa’ disperde per questa via anche le calorie del glucosio, ottenendo come effetto aggiuntivo anche quello di una perdita di peso. Il farmaco infine, comportandosi da ‘diuretico dello zucchero’, abbassa anche la pressione del sangue. Bristol-Myers Squibb e AstraZeneca hanno richiesto l’approvazione di dapagliflozin all’Autorità Regolatoria Italiana. (LAURA MONTI)

 

Non solo per divertirsi ma anche per guarire. Il tango argentino, dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità, è ora anche “patrimonio per la salute”. Studi scientifici condotti negli anni in tutto il mondo dimostrano che ha funzioni terapeutiche per malattie che coinvolgono il fisico e la psiche. Ecco perché il reparto di riabilitazione specialistica dell’Ospedale San Giuseppe di Milano ha scelto di introdurre la tangoterapia nei protocolli clinici per i percorsi di riabilitazione di diverse malattie: Parkinson, sclerosi multipla, esiti di ictus, disturbi dell’equilibrio neurogeni e patologie croniche respiratorie. Dopo una prima fase sperimentale, tra giugno e luglio scorso, a ottobre è partito il progetto vero e proprio.

Il filmato mostra una terra desolata, case sventrate dalle bombe. E feriti: trasportati fortunosamente in un ospedale da campo dove verranno curati, non importa se provengono dalle truppe dei ribelli o da quelle di Bashar al-Assad.

Siamo nel nord della Siria, nell’area al confine con la Turchia occupata dalle forze combattenti dell’opposizione, e l’ospedale è uno dei quattro che l’organizzazione medica umanitaria Medici senza frontiere è riuscita ad aprire e a rendere operante. Quasi un miracolo, viste le difficoltà a penetrare in territorio siriano.

Le epatiti croniche di origine infettiva, dovute cioè ai due diversi virus B e C (con il C che conta per i ¾ dei casi totali), sono molto diffuse in Italia. Si calcola che più del 2-3% della popolazione ne sia affetto. Almeno 300 mila italiani sono affetti da cirrosi epatica, che è la complicanza grave più frequente. Di questi ne muoiono ogni anno circa 10 mila.

Tali cifre nelle nuove generazioni stanno fortunatamente diminuendo. In modo più veloce per quanto riguarda la forma B per merito anche della vaccinazione, che non è disponibile invece per la forma da virus C.

Nel 1968 Robert Kennedy esaltò il benessere interno lordo dicendo che occorre non parlare di prodotto ma di qualità.

Le aziende sanitarie hanno, negli ultimi anni, paragonato invece sempre più la salute a un prodotto con scarsa, se non nulla, qualità. L’ultimo esempio arriva da Modena dove molti operatori sanitari sono indagati  per sperimentazioni sull’uomo di presidi sanitari. 

Il ministro Balduzzi è soddisfatto per i controlli “efficaci“. Ma i controlli, signor ministro, dovrebbero essere preventivi, come spiega quel che è successo a quei pazienti, se ancora vivi, che hanno protesi non sicure. Altri casi simili si sono verificati poco tempo fa per le protesi mammarie: è così certo che siano efficaci? Non pensa che solo un nuovo sistema di controllo a campione sui pazienti in modo da far sentire tutti gli operatori sanitari, a cominciare dai medici, controllabili nel loro operato potrebbe abbattere questo orrido mercato sulla pelle dei cittadini?

Una nuova sindrome genetica che può colpire solo gli uomini è stata scoperta grazie a uno studio internazionale, al quale hanno partecipato scienziati milanesi dell’università degli Studi, del Policlinico e dell’Auxologico. La ricerca, pubblicata su ‘Nature Genetics’, fa luce su una malattia causata dalla mutazione del gene IGSF1, trasmessa attraverso il cromosoma X. Grazie a una moderna tecnica di screening genetico (detta ‘Exome Sequencing’ o ‘Next Generation Sequencing’), è stata identificata una mutazione del gene IGSF1 alla base di una nuova sindrome che associa l’ipotiroidismo congenito di origine centrale, cioè legato a un difetto funzionale della cellula ipofisaria (quella che fabbrica e libera l’ormone tireo-stimolante Tsh), a un’abnorme crescita testicolare (macrorchidismo).0

Se vi dicessi che un ospedale pubblico offre ai suoi pazienti i “martelletti Fior di Prugna” a cosa pensate? Ad una nuova e gustosa linea di biscotti per la colazione? Ad un metodo un po’ drastico per chi soffre di stitichezza? Niente di tutto questo.

In un periodo che definire di crisi significherebbe essere monotoni, l’Usl di Firenze ha pensato bene di offrire ai cittadini un servizio di medicine complementari per trattare svariate patologie. I “martelletti Fior di Prugna” sono una tra le tante tecniche ‘olistiche’ e non scientifiche che offre il servizio di medicina complementare dell’azienda toscana, regione che presta particolare attenzione alle medicine alternative. Sul diritto che ognuno di noi possa curarsi (o non curarsi) come preferisce nessuno può dire nulla, è sacrosanto, ma sul fatto che i soldi pubblici (dei toscani ma anche del resto degli italiani) debbano essere spesi in pratiche alternative non scientificamente provate è preoccupante.

L’Exserohilum rostratum è il fungo o micete responsabile del focolaio epidemico di meningite verificatosi nelle ultime settimane negli Usa, e che ha colpito migliaia di persone. In un solo caso, il primo, è stato identificato Aspergillus fumigatus, un altro fungo. Ma la contaminazione come è potuta avvenire? L’ente statunitense Food and Drug Administration (FDA), che collabora strettamente in una ispezione ancora in corso con i CDC (Centers for Disease Control) di Atlanta, ha annunciato che questo focolaio ha provocato finora la morte di 31 persone a causa di una partita di medicine avariate proveniente dalla farmacia di Framingham (Massachussets) il “New England Compounding Center” (NECC). Le farmacie di Compounding di solito preparano i farmaci su ordinazione, come nel caso della NECC, che nella fattispecie li preparava per la terapia del dolore lombare.

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