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Peccato

Entrare e lavorare nel dicastero non è molto difficile. Peccato però che i giovani pagano la loro voglia di imparare con stipendi. Vittorio Grilli si vergogni. E la beffa non finisce qui.

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Gli stagisti al Ministero del Tesoro pagati un euro l'ora

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“Tra i i vizi più strani e più gravi della nostra epoca va menzionato il silenzio…”. Nella raccolta di saggi Le piccole virtù di Natalia Ginzburg (appena ripubblicata da Einaudi) si incontra questa riflessione sulla natura del silenzio, su come esso si sia diffuso nei nostri tempi, sui sempre più numerosi espedienti che le persone adottano per non dover parlare. La Ginzburg analizza tutto questo con il suo stile fatto di esattezza coriacea e di indomabile malinconia. Lo spiega come può spiegarlo uno scrittore: nessuno come gli scrittori sa quanto è difficile strappare le parole dal blocco di marmo del silenzio, e farle vivere di luce propria.

Non tutti i sondaggi sono sfavorevoli a Obama di questi tempi. Ce n’è uno, anzi che lo dà irraggiungibile vincitore, con un margine del 59% contro il 9% a Romney. Peccato per lui, però, che i 21.797 interpellati dalla BBC/GlobeScan/PIPA abitino in 21 paesi sparsi per il mondo e non possano votare tra due settimane. Non c’è l’Italia tra le nazioni del campione, ma si può sicuramente scommettere che la percentuale di italiani che lo vorrebbe ancora alla Casa Bianca non sarebbe tanto distante da quella dei 4 paesi Europei presenti. Forse non come il 72% dei francesi, che si aggiudicano il primo posto al mondo e che, del resto, avendo appena eletto Hollande hanno evidentemente dimostrato una propensione al socialismo “duro” che, come dar loro torto, riconoscono nel buon Barack, quello sponsorizzato da Chavez del Venezuela, dai Castro cubani, e dal neosovietico Putin. Magari come il 65% degli inglesi, o come il 64% dei tedeschi. Sicuramente di più degli spagnoli, al 45% per lui (ma all’1% per Romney, state tranquilli), e dei polacchi. Quarto, e ultimo, paese europeo tra quelli del sondaggio, la Polonia non va oltre il 34%, che è comunque il doppio dei consensi per Romney. Nei testa a testa con Barack ha difeso l’idea strategica, che piace al governo di Varsavia in funzione antirussa, di installare lo scudo antimissilistico concordato con l’America di George Bush, ma si deve accontentare del fatto che la Polonia sia il secondo paese “amico”. 

Anche se a livello mondiale il risultato pare un plebiscito, le sorprese non mancano: c’è un solo Paese i cui cittadini danno più voti a Mitt che a Barack ed è il Pakistan. Non c’è male come esito della politica di un presidente che aveva garantito che, con lui, i rapporti tra gli Stati Uniti e il mondo islamico sarebbero migliorati ovunque. Del resto, sui pakistani sono piovuti tanti di quei droni obamiani che la gente del posto non se l’è sentito di dargli più dell’11%  (Romney, comunque, ha avuto solo qualche punticino in più). 

Francesi a parte, che dal genuino antiamericanismo che hanno sempre covato per via di Reagan e dei Bush (ostilità ricambiata dall’America profonda e conservatrice che usa Parigi come modello negativo) sono passati ad un antiamericanismo più sofisticato e stravedono per il presidente più antiUsa di sempre, le altre nazioni che danno a Barack oltre il 60% di preferenze sono tutte al di fuori delle aree più critiche del globo. Per ordine di favore a Obama si va dall’Australia, seconda assoluta appena sotto il 70%, al Kenya (che è anche quello che dà più credito a Romney, ma con meno del 20%) , alla Nigeria, al Canada, a Panama, alla Gran Bretagna, al Brasile e alla Germania. Indonesia e Sud Corea si fermano appena sotto il 60%. Spagna e Messico calano sotto il 50% e poi c’è il lotto dei Paesi sotto il 40% dove i pro Obama sono un terzo circa della popolazione: il Perù e l’India un po’ di più d’un terzo, Polonia, Turchia e Giappone un po’ di meno. Con la Malesia e la Cina il favore cala ancora e si ferma attorno al 28%, e ultimo c’è il citato Pakistan. 

Barack resta comunque, nell’immaginario collettivo globale, un personaggio con un innegabile fascino. Nero (a metà), di sinistra (ora camuffato, ma le sue origini ideologiche sono marxiste senza alcun dubbio), di religione indefinita (cristiano per calcolo, ateo di fatto, musulmano nel DNA), ipercritico rancoroso dell’America e dell’Occidente “imperialisti” (cioè coloro che sconfissero i sovietici), come mostra la cacciata del busto di Churcill dalla Stanza Ovale, Obama scalda le anime belle dei media internazionali, e le relative opinioni pubbliche. Le stesse che sono orfane di JF Kennedy (che bravo che era, il suo fiasco alla Baia dei Porci ha garantito mezzo secolo di socialismo reale a Cuba) e di Bill Clinton (insuperabile la sua statura etica, citofonare Monica), e che non potrebbero sopportare di perdere un altro eroe dopo un solo mandato.

di Glauco Maggi

Il quotidiano del Pd spara: Renzi appoggiato da banchieri che speculano con fondi alle Cayman. Peccato che Maurizio Mian, azionista del giornale, abbia “scudato” 200 milioni dal Liechtenstein. E bravi, questi ipocriti della fallita borghesia il­luminata e cosmopolita di Mila­no. Foto: Davide Serra, finanziatore di Renzi dalle Cayman.

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Renzi, il Caymano. E anche l’Unità scuda dai paradisi fiscali

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Il quotidiano del Pd spara: Renzi appoggiato da banchieri che speculano con fondi alle Cayman. Peccato che Mian, azionista del giornale, abbia “scudato” 200 milioni in Liechtenstein. E bravi, questi ipocriti della fallita borghesia il­luminata e cosmopolita di Mila­no.

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Renzi, il Cayman-o. Se anche l’Unità frequenta i paradisi fiscali

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“Peccato che ci siamo persi lo spettacolo”. A parlare non è un fan qualunque, ma Luciano Ligabue in persona. Seduto nel retropalco di Campovolo, ai microfoni di Sky, mentre davanti a 150mila persone va in scena “ItalialovesEmilia”, l’evento (italiano) del decennio. Internet non lo fermi, Twitter men che meno, e persino i 13 artisti coinvolti hanno saputo della “sterile polemica”, come la chiamano i conduttori, sulla diretta del concerto. Oltre cinquantamila famiglie, anzi abbonati Sky, che non hanno potuto raggiungere Reggio Emilia, hanno acquistato l’evento su Primafila. Dieci euro, incasso devoluto alla stessa causa: la ricostruzione delle scuole crollate per il sisma di maggio. Iniziativa lodevole, ancor più in tempi di crisi. Sabato, per tutto il giorno, prima dell’inizio del concertone, SkyTg24 ricorda che è possibile acquistarlo. E le modalità di pagamento, anche per chi non ha mai comprato neanche un film su Primafila, sono spiegate alla perfezione. Peccato, però, che nessuno abbia avvisato i telespettatori che, pur sborsando dieci euro, il concerto si sarebbe visto per la metà. A essere buoni per un terzo.

E così, quando sul palco di Campovolo sale Zucchero, Sky manda in onda il retropalco. Il conduttore Alessandro Cattelan, seduto su un trespolo, presenta gli ospiti, intervista gli artisti che passano di là, dialoga con i protagonisti oscuri del dopo terremoto, dagli psicologi ai pagliacci della clown terapia. Dà la linea al palco soltanto – in media – alla seconda canzone in scaletta per ogni big (Renato Zero, Claudio Baglioni, Jovanotti, persino Biagio Antonacci con la poetessa di Mirandola). Twitter immediatamente s’infervora. “Spettacolare Campovolo #italialovesemilia” ancora più spettacolare se Sky non ce ne oscurasse la metà”, “sky facci vedere almeno chi canta ora”, “non fate parlare i cantanti lasciateli cantare”. In Rete è la rivolta. Tanto che il povero Cattelan, non poco imbarazzato, è costretto a spiegare in diretta che “gli accordi con le case discografiche non consentono di trasmettere interamente il concerto”. E dirlo prima no? Gli abbonati (paganti) si sentono truffati. “se lo sapevo col cavolo che compravo #italialovesemilia su #sky, mandavo direttamente un bonifico agli organizzatori di #campovolo”. Le case discografiche avranno anche in mente il dvd, ma la sensazione di essere stati presi in giro rimane. Anche perché basta abbassare il volume della tv e accendere le radio (unificate, meraviglioso) per poter ascoltare in diretta le canzoni. L’unico handicap è il suono fuori sincro, ma si sopporta. Su Facebook è nato persino il gruppo “Sky abbiamo pagato 10 euro per le canzoni non per Cattelan” dove un abbonato mostra la sua lettera di disdetta dell’abbonamento.

 

“Nessun morto? Che peccato. Sarà per la prossima volta”. E’ la frase postata su Facebook dal segretario della sezione del Carroccio di Bovisio Masciago, Patrizio Ferrabue, che ha commentato così l’incendio che ieri in Brianza ha distrutto una ditta di giocattoli in cui lavoravano solo operai cinesi. Ora il politico rischia l’espulsione dal partito e l’incriminazione per istigazione all’odio razziale.

La vicenda – Un enorme deposito di giocattoli cinesi è andato in fiamme ieri sera, tra Brugherio e Monza, nel cuore produttivo della Brianza. Un incendio che ha prodotto altissime colonne di fumo visibili anche da Milano. L’incidente non è sfuggito ai leghisti brianzoli che hanno colto l’occasione per lasciarsi andare a commenti dai toni razzisti. Scambiando due battute con altri utenti, Ferrabue ha chiesto: “Quanti cinesi morti?”. La risposta: “Nessuno…” E lui ribatte: “Vabbè sarà per la prossima, però che peccato!!!!”. Tutte questo accompagnato da una faccina sorridente. Oggi i messaggi sono scomparsi da Facebook ma ad immortalarli e renderli pubblici ci ha pensato Daniele Sensi che li immediatamente pubblicati nel suo blog. 

I precedenti – Adesso, Patrizio Ferrabue potrebbe far la stessa fine dell’ex capogruppo della Lega Nord nel consiglio comunale di Udine, Luca Dordolo, espulso dal movimento nel mese di giugno dopo aver scritto un post razzista riguardante un episodio di cronaca nera: una donna indiana uccisa dal marito era stata gettata nel Po, lui se l’era presa con l’assassino, colpevole di aver “inquinato il sacro fiume”. Non soddisfatto, Dardolo, che ad agosto è stato rinviato a giudizio per istigazione all’odio razziale,  nelle scorse settimane Dordolo era tornato a colpire, postando l’immagine di un orango accanto a quella di Mario Balotelli, commentando “Ma sono uguali!!!”.

 

Come lo Spencer Tracy di Dottor Jekyll e Mr. Hyde, anche Vittorio Sgarbi vive una singolare forma di bipolarità. Sì, perché nella vita di tutti i giorni è una persona adorabile. Peccato però che al lavoro, dove per contratto dà il peggio si sé, le cose non vadano propriamente bene … 

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di Maria Giovanna Maglie

Ahi ahi, professor Monti, stavolta ha pestato qualcosa di vischioso e ingombrante, e se non è affatto detto che le sue dichiarazioni sul caso delle intercettazioni al presidente della Repubblica, da lei giustamente definite abusi a cui apporre con apposita legge rimedio, non facciano la stessa fine di tante altre enunciazioni sue e del suo governo, divenute  promesse mancate, è però già vero che la categoria che lei ha almeno a parole attaccato si è già rivoltata di brutto, e scrive editoriali bellicosi, minaccia neanche tanto velatamente, raccoglie firme, rilascia interviste e dichiarazioni pesanti. Altro che Guatemala, che poi è solo un’anticamera di sicura candidatura politica nel futuro prossimo venturo, altro che Il Fatto  che si mobilita e Zagrebelsky che si dissocia da Repubblica, qui sono scesi in campo come palle di cannone il magistrato Antonino Ingroia non ancora in partenza per il Centro America, il braccio politico della magistratura, ovvero Antonio Di Pietro, e a sera la stessa Associazione nazionale magistrati munita di frustino.  È guerra di agosto, ci stia attento, quelli non sono mica inermi cittadini da tartassare, la Anm non scherza quando  «apprende con preoccupazione che il premier Monti ha definito “grave” il caso delle telefonate del capo dello Stato intercettate, parlando di abusi», quando precisa puntuta che «la questione è oggetto di un conflitto di attribuzione e pertanto appare improprio  ogni possibile riferimento a presunti abusi». 

Se non si sente abbastanza minacciato, gentile premier, allora passi all’intervista di Ingroia a Klaus Davi nel miglior stile Torquemada.  «La seconda Repubblica è nata sui pilastri eretti sul sangue di magistrati e persone innocenti. Non potrà mai diventare una democrazia matura  fino a quando non si riuscirà a sapere la verità su quella stagione. Ci si può vaccinare da un peccato di origine, però confessandolo. Se non ci si confessa, non ci si monda da questo peccato originale». «Credo che da parte della magistratura non ci siano mai stati sconfinamenti; semmai ci sono stati da parte della politica». «Non mi sento militante politico ma militante della verità, della giustizia e della Costituzione». «La Seconda Repubblica  non potrà mai diventare una democrazia adulta e matura, almeno fino a quando non si riuscirà a sapere la verità su quella stagione. Perché ci si può vaccinare da un peccato d’origine, però confessandolo. Se non lo si confessa, si rimane con questo peccato d’origine e quindi non si riesce a mondarsi. Di conseguenza quindi la nostra democrazia non potrà crescere mai se non verrà fuori tutta la verità sulle sue origini». Ingroia sfida direttamente Mario Monti, gli fa l’elenco delle cose buone e di quelle cattive. «Ho apprezzato le dichiarazioni rilasciate durante la commemorazione di Capaci, quando ha sostenuto che “l’unica ragion di Stato è quella dell`accertamento della verità”. Non condivido le ultime frasi di Monti sull`operato della Procura di Palermo, ma ovviamente ognuno ha il diritto di sostenere le proprie opinioni, sullo specifico tema delle intercettazioni, ribadisco forte preoccupazione qualora si dovesse rimettere in moto il progetto di legge dell’ex ministro Alfano, in parte approvato dal Parlamento, perché comporterebbe una grave limitazione agli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata».

Già, dovesse il Parlamento contare e decidere, esercitare il potere legislativo, per esempio. Ce n’è naturalmente anche per Giorgio Napolitano, colpevole di aver sollevato il conflitto di attribuzione sulle intercettazioni dopo la mancata distruzione delle conversazioni fra lo stesso Napolitano e l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino. «Credo che, in generale»  afferma Ingroia, «il conflitto di attribuzione sia uno strumento che al di là delle migliore intenzioni di chi lo attiva può dare luogo a polemiche, equivoci, fraintendimenti, disorientamento da parte dell’opinione pubblica. Crea un clima conflittuale tra le istituzioni stesse. E questo alle istituzioni stesse non credo faccia bene». 

Il linguaggio non potrebbe essere più brutale di così, perciò il presidente del Consiglio ha due possibilità. La prima è quella a cui in nove mesi di governo ci ha purtroppo abituati, che si tratti di spread o di tagli, di dismissioni di patrimonio pubblico o di piano per i giovani, ovvero parlarne dottamente e poi non fare niente. La seconda è quella seria, ricordare che non è compito della magistratura scrivere la storia o riscriverla, che la politica è autonoma dal potere giudiziario, non subordinata come Ingroia e la Anm credono e praticano, o si provano a farlo. Poi dovrebbe agire di conseguenza e porci tutti, non solo il presidente della Repubblica ma anche lui, al riparo dagli abusi. Sennò gli restano solo i blitz di Equitalia per fingere di governare qualcosa.

Dopo aver partecipato a Ballando con le stelle (e dopo il bacio in diretta con il maestro Simone Di Pasquale) Lucrezia Lante della Rovere sembrava avesse trovato l’amore. Peccato però che la storia sia finita. Oggi, l’attrice e figlia di Marina Ripa di Meana, è ufficialmente single. Ed eccola a Sabaudia, dove trascorre le vacanze, non accompagnata da nessuno: il rotocalco Visto l’ha fotografata mentre si tuffa in mare. Peccato però che il costume le sia scivolato via e Lucrezia sia rimasta senza il pezzo di sopra. Eccola così in un topless involontario (46 anni e non sentirli…).


pubblicato da Libero Quotidiano

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