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preservativo

Ci risiamo. Di nuovo, nella giornata mondiale di lotta all’Aids, negli spot del ministero hanno provato a far sparire la parola ‘preservativo’. Ieri, al lancio della campagna di comunicazione – testimonial Raoul Bova – il profilattico non c’era.

È dovuta intervenire la Lila, l’associazione che da 25 anni combatte la sindrome da immunodeficienza acquisita, per dire che con quei 30 secondi loro non volevano avere niente a che fare. E per ottenere che fosse diffuso il video nella versione corretta, profilattico compreso.

 

“Preservativo nei film porno? Dico di no. Noi siamo come i militari che vanno in guerra e sanno di rischiare la vita. So che faccio un lavoro per cui si può morire”. Sono queste le parole di Rocco Siffredi, attore e produttore di film hard che intervistato a La Zanzara su Radio24, commenta ciò che è successo in California dove attraverso un referendum è stato imposto l’uso dei condom nelle pellicole a luci rosse. 

Il preservativo della discordia – Secondo il “The Italian Stallion”, così viene definito all’estero, l’utilizzo del preservativo recherebbe danni al settore del porno e afferma: “Senza preservativo è già difficile per gli attori eccitarsi figuriamoci con il condom. Tanti colleghi sono abituati da anni e non ce la farebbero, nonostante pillole, punturine e doping”. Siffredi crede che il condom potrebbe urtare specialemente chi guerda un film a luci rosse: “Gli spettatori non vogliono vedere il preservativo, cambiano canale o tolgono il film. Vedono una bella scena, poi arriva il condom e finisce tutto”.

Il pericolo AIDS – Negli anni, l’industria del porno si è dovuta adattare all’uso del condom per far fronte ai numerosi casi di contagio tra gli attori che avevano contratto la malattia e sulla paura di prendere l’Aids, chiedono i conduttori Giuseppe Cruciani David Parenzo, Siffredi risponde: “Prenderlo adesso mi girerebbero le palle, a quasi 50 anni. Qualche volta ho avuto paura, certo. Mai sul set, però. Ho avuto dei dubbi sempre per rapporti con delle persone che non hanno nulla a che fare col porno”. Ovviamente il set è una cosa, la vita reale è un’atra e Rocco fa un appello ai giovani: “Ragazzi, voi usatelo perchè la vita è troppo bella per limitarla a una scopata andata male. Ci si abitua anche al preservativo”.

 

Misure B, provvedimento approvato a Los Angeles, obbliga gli attori porno ad indossare il preservativo durante le riprese dei film per adulti. Polemiche da parte delle varie case di produzione che minacciano di…

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Obbligo di indossare preservativi: pornostar fuggono da Los Angeles

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Il “disturbatore tv” per eccellenza Gabriele Paolini ha colpito ancora. La vittima è Antonio Conte, allenatore della Juventus condannato a 10 mesi di squalifica dopo lo scandalo calcioscommesse che l’ha coinvolto. Paolini ha raggiunto il tecnico mentre usciva dalla sua auto e gli ha consegnato il classico preservativo, suo marchio di fabbrica, come augurio per il futuro: “Tenga mister, vedrà, le porterà bene”, ha detto Paolini.


pubblicato da Libero Quotidiano

Paolini, un preservativo per Conte: "Porta bene"

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L’ultima registrazione è avvenuta il 6 luglio scorso e ha fatto un certo scalpore: a depositare il brevetto del primo preservativo Bunga-Bunga sono stati infatti Luca Pedrini, portavoce di Nicole Minetti e Mirko Scarcella, amico e socio per anni di Fabrizio Corona. Nessuno aveva mai pensato a un preservativo con quel nome, ma quello è stato il 36° brevetto in meno di due anni con il marchio Bunga-Bunga, che sembra davvero il più di moda fra gli inventori italiani. Si è brevettato di tutto: magliette, braccialetti, profumi per ambiente, scarpe, metalli, bar, festival, perfino un partito.

Leggi l’articolo completo di Fosca Bincher su Libero in edicola oggi, venerdì 17 agosto 2012

Presente sul mercato da oltre 15 anni, il condom femminile è un metodo contraccettivo ancora poco diffuso. Per conoscere le caratteristiche e i vantaggi di questa guaina trasparente (lunga circa 17 cm), abbiamo intervistato Daniela Colombo, presidente di Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo). L’organizzazione, che da 30 anni si occupa dei diritti delle donne, ha aderito ufficialmente alla campagna internazionale per il preservativo femminile, ‘Paper Dolls’ l’11 luglio scorso, in occasione del summit londinese sul Family Planning. L’iniziativa, avviata nel 2011, ha come protagoniste quattro bambole di carta – Zawadi (che in Swahili significa ‘dono’) Juan, Aurora e Sookja – che da circa un anno stanno facendo il giro del mondo per comunicare l’importanza del condom femminile. In Italia, le prime ‘paper dolls’ sono state inviate da Aidos ai ministri Riccardi, Fornero, Terzi, Balduzzi, Clini e ai segretari dei partiti. L’iniziativa, completamente autofinanziata, è stata realizzata grazie al supporto di una ong olandese – WFP Rutgers – che ha donato all’associazione le bambole di carta. La chiusura della campagna è prevista per il 1° dicembre (giornata mondiale contro l’Aids), per sottolineare il duplice ruolo del preservativo femminile: come anticoncezionale e come strumento sicuro per la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.

Sono passati 41 anni da quando la pillola contraccettiva è arrivata in Italia, eppure continua a essere poco amata e usata dalle donne italiane: solo il 16% infatti la adopera, preferendo invece coito interrotto e preservativo. Una situazione particolare quella del nostro Paese, che oltre a essere fanalino di coda in Europa per l’uso dei contraccettivi orali, ha anche un tasso di interruzioni volontarie di gravidanza (10,1 contro il 20,8 della Spagna) tra i più bassi, così come molto esiguo è il numero di figli messi al mondo (1,39 per donna in età fertile contro l’1,96 della Francia). Un paradosso che sorprende gli stessi medici, che hanno discusso del ‘caso Italia’ a Berlino in occasione di un recente summit per i 50 anni della pillola in Europa.

Dopo il ticket ai disabili, il lapsus di governo colpisce ancora. I professori sono riusciti a fare una figuraccia internazionale, trattandosi degli Europei di calcio. “Per evitare il rischio di malattie sessualmente trasmissibili, assicurarsi di usare correttamente il preservativo – femminile o maschile”. Questa è la frase  che si legge  nell’opuscolo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità destinato ai tifosi che, tra poco più  di un mese, si riverseranno in Polonia e Ucraina per i Campionati europei di calcio 2012. Nella traduzione italiana, però, il riferimento al preservativo scompare. E che cosa risponde il ministero della Salute guidato da Renato Balduzzi? “Si è trattato di un banale refuso”. Già, la madre dei refusi è sempre incinta. Anche con il preservativo…

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