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Si è aperta in Corte Costituzionale l’udienza sul conflitto d’attribuzione sollevato dal Capo dello Stato nei confronti della Procura di Palermo. La Consulta è chiamata a decidere sul nodo delle intercettazioni indirette di alcune conversazioni telefoniche di Giorgio Napolitano con l’ex ministro Nicola Mancino, le sui utenze erano state messe sotto controllo su mandato dei pm palermitani che indagano sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia.

In udienza è presente anche il procuratore capo di Palermo Messineo. ”Sono qui perché credo sia un momento interessante: ma non faccio nessuna previsione né parlo di stati d’animo” ha detto il procuratore capo di Palermo Francesco Messineo, presente all’udienza. ”Non ho mai visto un’udienza di fronte alla Consulta – ha aggiunto – e mi interessava assistervi”.

La questione inceneritore di Parma rimane ancora in sospeso. I giudici riuniti in collegio nella prima udienza di appello contro il rigetto della richiesta di sequestro del cantiere di Ugozzolo si sono riservati sul caso che da mesi fa sospirare l’amministrazione Cinque Stelle e il sindaco Federico Pizzarotti, che in campagna elettorale aveva promesso di bloccare il forno.

La decisione dei giudici Paolo Scippa, Luca Agostini e del presidente del collegio Pasquale Pantalone arriverà nei prossimi giorni. Durante l’udienza, durata oltre quattro ore, il procuratore capo Gerardo Laguardia ha presentato la sua requisitoria di fronte agli avvocati difensori dei tredici indagati nell’inchiesta aperta dalla Procura di Parma sull’inceneritore. Quindi ha chiesto di mettere agli atti altri due documenti che sono stati respinti.

Alessandro Sallusti, direttore de “Il Giornale”, rifiuta la detenzione domiciliare, appena concessagli dal giudice del Tribunale di Sorveglianza di Milano. Il giornalista dove scontare i 14 mesi di reclusione cui è stato condannato e chiede che “venga applicata la pena che è stata irrogata. Se il rifiuto prefigura il reato di evasione, si intervenga perché non sia commesso”. “Io non mi muovo da qui”, secondo Sallusti bisogna che tutti comprendano, e riferendosi in particolare, anche al procuratore capo di Milano che “un giornalista non può andare in carcere” che commette una diffamazione

Il giudice di sorveglianza di Milano Guido Brambilla ha accolto l’istanza di detenzione domiciliare avanzata dal procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati per il direttore del ‘Giornale’ Alessandro Sallusti.

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Il ddl diffamazione per evitare il carcere al direttore de “Il Giornale” Alessandro Sallusti ha rischiato per settimane di diventare l’ennesimo bavaglio, con annesse manette, per i giornalisti. Ora il caso del direttore, condannato a 14 mesi per diffamazione, sta provocando due inaspettati effetti: una rivolta in Procura a Milano che potrebbe comportare che lo stesso trattamento, adottato in prima persona dal procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati ovvero la detenzione domiciliare applicando il decreto svuota carceri, per tutti gli altri detenuti.

La Blue Call, azienda che gestisce numerosi call center e che ha subito l’infiltrazione della cosca della ‘ndrangheta dei Bellocco, dopo il sequestro “verrà gestita ora dallo Stato, perché i 600 dipendenti che ci lavorano non possono rimanere senza lavoro”. E’ il risvolto di questa nuova operazione contro ‘ndrangheta che illustra il procuratore aggiunto della Dda milanese, Ilda Boccassini. Per evitare che in tempi di crisi altri lavoratori perdano l’impiego sarà l’istituzione ad amministrare sostituendosi alla criminalità organizzata calabrese. Che in Lombardia è ormai una “struttura stabilizzata con contatti con il mondo delle imprese e con la politica” spiega il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Michele Prestipino; “Da anni ormai non si può più parlare soltanto di infiltrazione – ha aggiunto – ma di una struttura presente e stabile”. 

Il nome di Antonio Ingroia continua ad essere accostato alle diverse coalizioni politiche. Dopo essere stato corteggiato da Grillo e Di Pietro, ipotesi che Ingroia s’è affrettato a smentire, il nome dell’ex procuratore aggiunto di Palermo è stato avvicinato al Quarto Polo di Gallino, Ginsbourg e Revelli, tanto che 1 dicembre Ingroia sarà a Roma per la manifestazione “Cambiare si può!“, dove oltre ai promotori di Alba ci sarà il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. E proprio del nascente movimento promosso da de Magistris, secondo quanto riportato da la Repubblica e il Mattino, Ingroia sarebbe il futuro candidato premier.

Giovanni Vantaggiato processato con giudizio immediato. E’ la richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce per l’imprenditore 68enne di Copertino, reo confesso dell’attentato alla scuola Morvillo di Brindisi, nel quale il 19 maggio perse la vita la studentessa sedicenne Melissa Bassi. Lo ha annunciato il procuratore della Repubblica di Lecce Cataldo Motta. Il giudizio immediato è stato chiesto al gip Ines Casciaro dal sostituto procuratore Guglielmo Cataldi che ha coordinato l’inchiesta sull’attentato.

Al Csm è riesploso il caso del procuratore di Bari Antonio Laudati. Secondo quanto risulta al Fatto, il procuratore generale Antonio Pizzi, convocato a palazzo dei Marescialli, ha messo in evidenza quanto sia inopportuno che il magistrato, indagato a Lecce, resti al suo posto.

Laudati è accusato dalla procura salentina di aver favorito Silvio Berlusconi e Gianpaolo Tarantini (inchiesta escort) e di aver fatto spiare due magistrati del suo ufficio: Pino Scelsi e Desirée Digeronimo, grazie a una “squadretta” della Guardia di finanza, direttamente alle sue dipendenze.

Il people mover è a una svolta. La Procura di Bologna sta infatti notificando in queste ore alcuni inviti a comparire per diverse persone. Tra loro funzionari pubblici del calibro del presidente della Provincia di Bologna, Beatrice Draghetti e del suo vice Giacomo Venturi; e funzionari del Ccc, consorzio cooperative costruzioni di Bologna. Il reato contestato dai pm Giuseppe di Giorgio e Antonella Scandellari è quello di turbativa d’asta. Sotto la lente degli investigatori c’è l’assegnazione dell’appalto dell’opera al Ccc nel 2009. Un appalto da 100 milioni di euro. L’inchiesta va avanti sotto la supervisione del Procuratore Capo Roberto Alfonso e del procuratore aggiunto Valter Giovannini.

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