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Ho sempre pensato che per insegnare Lettere bisognasse studiare Dante, Leopardi e la sintassi italiana. Credevo che un buon professore, di qualunque disciplina, dovesse dimostrare (oltre alla preparazione specifica) competenze e abilità linguistiche, elasticità mentale, cultura generale e capacità di comprendere la complessità delle situazioni che gli si presentano nella vita di tutti i giorni.

Rendimento più basso delle attese sul mercato, al di sotto dell’1%; emessi 7,5 miliardi di euro di Bot. La prova del nove domani, quando l’emissione avrà per oggetto i BTP.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Asta Tesoro: tasso a 6 mesi ai minimi dal 2010

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E’ l’Iran, stupidi. Ciò che è successo a Gaza non è altro che la prova per ciò che Israele va preparando contro il suo “vero” Satana mediorientale. Un test per mettere alla prova le capacità di Hamas e la mentalità dell’organizzazione islamica che comanda nella Striscia dal 2007. Il movimento emanazione dei Fratelli Musulmani egiziani creato 25 anni fa nell’enclave palestinese ha lanciato circa 1.500 razzi contro le cittadine israeliane: diverse centinaia sono stati intercettati da “Iron dome” il sistema anti-missile. Prova dell’efficacia dell’armamento difensivo che dovrebbe essere fondamentale contro i missili iraniani nel caso Israele portasse l’attacco contro le installazioni nucleari di Teheran.

Nervosa, un po’ rosicona, astiosa e pronta alla vendetta nei confronti del nemico Renzi, Rosy Bindi ieri sera ha dato pessima prova di sé. Ospite dello Speciale Tg3 condotto da Bianca Berlinguer, il presidente del Partito Democratico ha dimostrato una volta di più che le primarie probabilmente le vincerà Bersani, ma i bersaniani le hanno perse clamorosamente, soprattutto dal punto di vista mediatico. La partecipazione televisiva di Rosy Bindi è stata la summa di un’arroganza comunicativa che la classe dirigente del Pd ha sempre avuto, soprattutto in tv, e che spiega in parte la buona affermazione di Matteo Renzi.

Di quale metodo si avvale il Movimento 5 stelle per selezionare i nomi con i quali riempire le liste di candidati? Di una prova “teatrale” definita Graticola, nella quale gli aspiranti portavoce del M5s si prestano a un’intervista in pubblico per farsi conoscere dagli attivisti e dai grillini già eletti. Qui siamo a Milano, da stilare ci sono le candidature per le prossime elezioni regionali. Mattia Calise, giovanissimo consigliere comunale del Movimento a Palazzo Marino, presenta e conduce insieme a una attivista. Il format è standard per tutti: si inizia dalle più banali domande personali (“Chi sei? Single o sposato? Che lavoro fai?”), si valuta la carriera da grillino del candidato (“Attivisti? Sì, come, con chi?”) e, soprattutto, si mette alla prova la sua conoscenza del condice deontologico del grillino. Che fare, come comportarsi quando si sarà a confronto con temibili interlocutori della vita pubblica (un tesista che fa una domanda che esula dalla competenza territoriale, il collega di un altro schieramento che propone di firmare una mozione urgente)?

C’è chi sostiene che quelle di domani siano le elezioni più importanti per la Catalogna da 37 anni a questa parte, da quando cioè la Spagna, morto Franco e superata la transizione, è diventata una democrazia. E c’è chi aggiunge che lo scossone che ne deriverà non avrà conseguenze solo per la Spagna, ma anche per l’Europa intera. Certo la posta in gioco è alta, e non si tratta un semplice governo amministrativo, ma dell’indipendenza della regione la cui capitale, Barcellona, da diversi anni considerata locomotiva economica spagnola e una delle città più effervescenti d’Europa, sta pagando il prezzo più alto della crisi economica iberica, con un debito di oltre 44 miliardi di euro, pari al 22% del Pil, e una disoccupazione al 22,5%, di poco inferiore a quella nazionale che attualmente sfiora il 25%. Una crisi ancora più insopportabile per i catalani le cui tasse contribuiscono solo per il 10%  all’amministrazione della Generalitat mentre il resto finisce nella casse di Madrid per essere poi redistribuito alle altre regioni. A questo si aggiunga che la Catalogna è ormai in recessione da maggio e per la fine dell’anno avrà perso almeno l’1,5 per cento della propria ricchezza.

Voglia di indipendenza – L’indipendenza non è una strada facile e la Costituzione spagnola nemmeno lo permette, tantomeno prevede un referendum sul tema. Ma Artur Mas, l’attuale capo del governo e leader del gruppo di centro-destra «Convergencia i Uniò» fino a pochi mesi fa alleato dei Popolari e conciliante verso Madrid, ha promesso che se verrà rieletto indirà lo stesso la consultazione e chiederà ai catalani con una domanda semplice e diretta se vorranno l’indipendenza o meno. Lo strappo di Mas e del suo partito aleggiava sull’alleanza da tempo ma si è fatto concreto sull’onda delle proteste popolari, specie dopo la grande manifestazione dell’11 settembre scorso quando un milione e mezzo di persone scesero in piazza a Barcellona per chiedere l’indipendenza. E ora è lui, Artur Mas, il favorito alle elezioni, lui che rischia di prendere da solo la maggioranza dei seggi, ma che insieme agli altri gruppi indipendentisti, quelli storici di sinistra dell’«Esquerra Republicana de Catalunya» e quelli di «Iniciativa per Catalunya Verds», la supererà abbondantemente. Ed è sempre lui, uomo di centro-destra, che potrebbe guidare Barcellona all’indipendenza, tema, fino al suo arrivo, prerogativa dei socialisti che ora si ritrovano superati sia da destra che da sinistra: favorevoli al referendum come espressione di libera scelta, ma contrari allo strappo da Madrid. 

La risposta di Rajoy – Del tutto contrari invece sono i Popolari del premier Mariano Rajoy. Contrario è José Maria Aznar, primo ministro dal 1996 al 2004, il quale in un’intervista televisiva ha dichiarato che «mai esisterà una Catalogna unita fuori dalla Spagna». Contrario è il ministro dell’Educazione José Ignacio Wert, che ha addirittura parlato della necessità di «spagnolizzare i catalani». Ma dichiaratamente contraria è anche una parte dell’esercito che è arrivata a chiedere la legge marziale in caso di vittoria degli indipendentisti. E gli industriali della Confindustria spagnola, che hanno stretto un’improbabile alleanza con i sindacati e insieme minacciano di spostare fuori dalla Catalogna le loro imprese. C’è poi anche un appello di illustri economisti e ancora più illustri intellettuali, dallo scrittore Mario Vargas Llosa al regista Pedro Almodovar, che dicono no a qualsiasi idea di indipendenza. E per ultimo la  Commissione europea che  ha precisato che qualunque territorio si dichiari indipendente sarà automaticamente escluso dall’Unione e i suoi cittadini perderanno i diritti europei. C’è tutta la Spagna e l’Europa contro l’indipendenza catalana, ed è anche per questo che loro, i catalani, la vogliono ancora di più.

di Carlo Nicolato

 

La prova selettiva del concorso per la scuola si svolgerà tra il 17 e il 18 dicembre, secondo quanto riferito da fonti ministeriali. Le date verranno ufficializzate venerdì 23 novembre, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Le prove avranno carattere nazionale e per l’elevato numero di partecipanti si svolgeranno in più sessioni. In base al numero dei candidati, saranno scelte una o più città per ogni regione. Le aule sono state già individuate dal Ministero dell’istruzione.

 

Le primarie del Pdl dividono ancora Angelino Alfano e Silvio Berlusconi. L’ex premier, sempre titubante sull’effettivo successo del coinvolgimento popolare dell’iniziativa, è arrivato a Roma per il faccia a faccia con il segretario intenzionato a convincerlo sulla necessità di boicottare “l’esperimento”. Giunto a Palazzo Grazioli in cappotto lungo scuro e Borsalino di feltro, il Cavaliere avrebbe però alzato bandiera bianca di fronte alla strenua resistenza di Angelino. Le primarie si devono fare, fare retromarcia ora, con la macchina già faticosamente avviata, non riporterebbe il partito in carreggiata ma semplicemente lo farebbe schiantare. Questa, secondo alcune fonti del Pdl, la posizione di Alfano.

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 Voi chi votereste a queste primarie?: inviate una email con il nome delcandidato nell’oggetto del messaggio a primariepdl@liberoquotidiano.it 
oppure ancora scrivendo il nome del vostro leader al numero di fax 02 999 66 264

Meloni in testa – Restano i dubbi sulle regole del confronto, oltre che sui candidati. Alcuni dei quali, fermo restando l’obbligo di consegnare 10mila firme entro domenica 25 novembre, non convincono i leader mentre altri sono già in rampa di lancio. E’ il caso di Giorgia Meloni, assai critica con gli ex An (come lei) La Russa e Gasparri schierati con Alfano e premiata dal voto dei lettori di Liberoquotidiano.it, che via mail e votando al nostro sondaggio la danno come favorita nella corsa a Palazzo Chigi. E proprio la Meloni, insieme all’altro candidato Alessandro Cattaneo, ha ribadito come le primarie siano “un processo irreversibile”. Insomma, non si torna indietro. Anche se c’è qualcuno, come l’ex leader leghista Umberto Bossi, che sembra rimpiangere il passato. “Chi sceglierebbe tra Berlusconi e Alfano?”, gli chiedono i giornalisti a Montecitorio. E il Senatùr: ”Berlusconi, è mio amico anche se non ci sentiamo da un po’”.

 

 

Richieste di sussidio di disoccupazione scese piu’ del previsto, ma la settimana prima registrato il rialzo maggiore dai tempi dell’Uragano Katrina. Bene la fiducia dei consumatori. Dollaro sotto pressione.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Wall Street prova a reagire aiutata dai dati sul lavoro

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