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pubblicato da Libero Quotidiano

I partiti fanno melina: secondo voi "salveranno" le Province anche questa volta?

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Nel leggere nei giorni scorsi che il Governo dava finalmente seguito agli intenti di sfoltimento delle pletoriche amministrazioni provinciali con un un taglio di 500 milioni di euro alle cospicue spese di questo comparto per il 2012 e di 1,2 miliardi nel 2013, molti cittadini avranno provato un brivido di piacere ritenendo che ciò andasse nella direzione di incidere finalmente con il bisturi uno dei bubboni purulenti della sterminata e poco gioiosa macchina da spesa costituita dalla struttura amministrativa dello Stato con tutti i suoi innumerevoli livelli, ciascuno ben presidiato da manipoli di politici e amministratori.

Da 86 a 51, comprese le città metropolitane. Il taglio delle Province è realtà: il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge sul riordino, “un provvedimento – ha detto il ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi – che è coerente con i modelli europei”. “Il processo è irreversibile – ha aggiunto – e da gennaio verranno meno le giunte”. Si tratta di un decreto di tipo “ordinamentale e strutturale nella logica avviata con la spending review” e “il governo si è mosso tra spinte al mantenimento dello status quo e spinte alla cancellazione totale delle Province – ha proseguito – sono Province nuove per dimensioni e per sistema di governance”.

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto sul riordino delle Province, un “provvedimento che è coerente con i modelli europei”: si “passerà dalle attuali 86 province nelle regioni a statuto ordinario a 51 province comprensive delle città metropolitane”. Lo dice il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi al termine del Cdm. “Il processo è irreversibile – ha aggiunto Patroni Griffi e da gennaio verranno meno le giunte provinciali”. Si tratta di un provvedimento di tipo “ordinamentale e strutturale nella logica avviata con la spending review”, ha proseguito. “Il governo si è mosso tra spinte al mantenimento dello status quo e spinte alla cancellazione totale delle Province – ha proseguito – sono Province nuove per dimensioni e per sistema di governance”.

”Da gennaio e coerentemente con la governance, verranno meno le giunte provinciali e nella fase di transizione sarà possibile per il Presidente delegare non più di tre consiglieri. Questo fino a quando il sistema non andrà a regime nel 2014”, ha spiegato Patroni Griffi aggiungendo che ”a novembre del 2013 si terranno invece le elezioni per decidere i nuovi vertici”.

Province, si cambia. Entro domani le regioni dovranno presentare il piano di riordino, ma da parte dei governi locali è stata attivata una sorta di resistenza, sia attiva che passiva alle decisioni del governo Monti. E’ pronto il decreto: saranno accorpate alle vicine, quelle con meno 350 mila abitanti o un’estensione inferiore a 2.500 chilometri quadrati. Le province tagliate saranno di conseguenza 36, tra cui Benevento, Rovigo e Terni, cui se ne aggiungeranno altre 10 dalle regioni a statuto speciale. Dalla fine di giugno 2013 però ci sarà un commissario a presiediere la transizione anche per gli enti che “non si vedranno toccare i confini”. La nuova mappa dell’Italia amministrativa però non potrà accogliere le richieste di deroga. Per rispettare la spending review non saranno concessi sconti e la nuova cartina del Paese arriverà con un decreto legge all’esame del primo Consiglio dei ministri di novembre. Anche se pendono diversi ricorsi al Tar e alla Corte costituzionale.

Si chiamerà “Pi-Pa”, meglio lasciare stare “Pa-Pi”. E allora anche “Re-Mo” invece di “Mo-Re”, che fra l’altro è già la sigla dell’università. Ma perché non lasciar perdere gli acronimi e optare per una bella “Provincia dell’Emilia occidentale”, piuttosto. Se le cose stanno così allora via libera alla “Provincia della Secchia”- che qualcuno ha pensato subito, visto l’andazzo, di attraversare a nuoto. Alla fine, scendono in campo i diplomatici con un’offerta che non si può rifiutare: dobbiamo diventare la “Provincia verdiana”, vi ricordate o no che l’anno prossimo è il bicentenario della nascita del Maestro?

In primavera sembravano morte dopo il plebiscito del referendum sardo, poi sono state tenute in vita fino a febbraio del 2013 per evitare il caos amministrativo. In pratica per le otto Province dell’isola, quelle storiche e quelle cosiddette ‘nuove’ citate nei quesiti abrogativi (Ogliastra, Carbonia-Iglesias, Olbia-Tempio e Medio Campidano) non è cambiato nulla. Gestiscono fondi pubblici non in vista di una loro ‘liquidazione’, ma programmano per gli anni a venire, assumono personale, assegnano incarichi e distribuiscono contributi a sagre e fiere. E ricevono ingenti finanziamenti dalla stessa Regione.

Ci costano 111 milioni di euro di stipendio, ai quali si aggiungono 11 miliardi per le attività di gestione. Stiamo parlando dell’esercito dei consiglieri, degli assessori e presidenti delle 107 Province d’Italia. Sono in tutto 1700 e ogni anno chiedono 20 milioni di euro di rimborsi. In un dossier sugli sprechi pubblicato da Repubblica si viene a sapere che molti di questo sono assolutamente assurdi e spesso deve intervenire la Corte dei Conti per vederci chiaro. Gli eletti nelle province si fanno infatti rimborsare dall’amministrazione di tutto: calendari, bandierine, t-shrt, viaggi, tablet e perfino le piante per il giardino di casa. 

Ecco qualche esempio. A Pescara, il presidente Giorgio De Luca, è riuscito a irrobustire il suo stipendio, rivela Repubblica, di due mila euro al mese per gli spostamenti dalla sua casa a Monopello alla sede del consiglio provinciale: appena 37 chilometri. Poi c’è Eugenio D’Orsi, presidente della Provincia di Agrigento, sotto processo perché avrebbe fatto piantare nel giardino della sua villetta 40 palme acquistate dall’Ente per 150 euro l’una. Per non parlare di Luis Durnwalder che a Bolzano ha organizzato un torneo di beach volley (2.400 euro) e per questo è stato condannato dalla Corte dei Conti. Che sta anche indagando su 32 dirigenti e amministratori della provincia di Caserta con il vizietto del gettone-premio: avrebbero causato dodici milioni di euro di danni erariali. A Siracusa, invece, i consiglieri si sono regalati per Natale ben 19 tablet ciascuno con tanto di connessione Internet. Infine Milano e Roma. Nonostante la provincia del capoluogo lombardo scomparirà per lasciar posto tra 400 giorni alla Città Metropolitana, è pronto il bando per la nuova lussuosa sede: una torre di 12 piani che ci costerà 43 milioni. Stessa cosa per la Capitale: la Provincia si appresta al trasferimento nei nuovi uffici dell’Eur costati 263 milioni. Indaga la Corte dei Conti.

La riduzione dei dipendenti pubblici nel corso degli anni, ma soprattutto il fatto che, fino al 1995, le amministrazioni centrali dello Stato non versavano i contributi alla Cassa dei trattamenti pensionistici e che dopo il ’96 le amministrazioni dello Stato (quindi anche Ministeri, Regioni, Province, Comuni) hanno versato “solo la quota della contribuzione a carico del lavoratore (8,75%) e non la quota a loro carico” pari al 24,2%. Sono queste le cause del profondo rosso dei conti dell’Inpdap. Ben 10,2 miliardi di euro di disavanzo ai quali si aggiungono quasi 5,8 miliardi di euro di passivo nel 2012 che l’istituto che gestisce le pensioni dei dipendenti pubblici porta in dote al SuperInps nel quale il governo dei professori con il decreto Salva Italia ha fatto confluire l’Inps che gestisce le pensioni dei lavoratori privati, l’Inpdap (dipendenti pubblici), e l’Enpals (sport e spettacolo). Secondo i tecnici questo SuperInps avrebbe tagliato ben 20 milioni di euro di sprechi solo nel 2012, per poi salire a 50 milioni nel 2013 e a 100 milioni nel 2014. 

La realtà, come spesso accade, però è diversa dai numeri che si leggono sulla carta. Il Corriere della Sera, che ha letto la nota di assestamento al bilancio 2012 dell’Inps, sostiene infatti che il risultato complessivo dell’esercizio 2012 del SuperInps in rosso di 8 miliardi e 869 milioni, contro un – 2,2 miliardi dell’esercizio 2011. A rischio c’è anche lo stato patrimoniale: prima dell’incorporazione di Inpdap e Enpals, l’Inps aveva chiuso il 2011 con un avanzo di 41 miliardi. Tolti i 10,2 miliardi di passivo Inpdap e aggiunti i 3,4 miliardi di attivo portati invece dall’Enpals, il patrimonio di partenza del SuperInps, all’inizio del 2012, era di circa 34 miliardi. Ma alla fine dell’anno, sottratta la perdita d’esercizio di 8,8 miliardi, si scenderà a 25 miliardi: 16 miliardi in meno nel giro di un anno. 

L’allarme, si legge sul Corsera, è che anche nei prossimi anni i conti dell’ex Inpdap chiuderanno in forte disavanzo, tanto più che il governo ha appena deciso una nuova riduzione dei dipendenti pubblici (secondo il ministro Patroni Griffi scenderanno di 300 mila nei prossimi tre anni). Tutto ciò si ripercuote «negativamente sul patrimonio netto dell’Inps con il rischio di un suo azzeramento in pochi anni». Per questo il Civ (Consiglio di indirizzo e vigilanza presieduto da Guido Abbadessa) raccomanda almeno “una incisiva attività di vigilanza diretta ad accertare il corretto versamento dei contributi da parte delle pubbliche amministrazioni e in particolare degli enti locali”. 

Sono state avviate le procedure per la costituzione dell’orchestra di fiati della Provincia di Reggio Calabria. Incomincia a concretizzarsi la costituzione dell’orchestra di fiati della Provincia di Reggio Calabria. I primi passaggi burocratici sono stati compiuti e ora si entra nella fase organizzativa vera e propria. Il progetto, contenuto nel programma politico del presidente dell’Ente intermedio Giuseppe Raffa, dovrebbe portare alla costituzione dell’orchestra che, almeno in una prima fase, dovrebbe essere composta da cinquanta giovani musicisti. L’annuncio ufficiale l’hanno dato il presidente Giuseppe Raffa e l’assessore alla cultura Eduardo Lamberti Castronuovo durante un incontro a cui hanno partecipato il presidente del Consiglio provinciale Antonio Eroi e i maestri Cettina Nicolosi, Roberto Caridi, Gaetano Pisano, Pasquale Lucà e Maurizio Managò. Nel corso della manifestazione  una rappresentanza delle bande musicali presenti nel reggino ha eseguito l’inno della Provincia di Reggio Calabria, composto dal maestro Roberto Caridi.

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