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Quella

I sogni non prendono fuoco. È questa la risposta che i militanti di Casapound hanno inviato ai tre “esecutori materiali” dell’attacco incendiario, attuato la notte del 28 novembre scorso, contro la sede dell’associazione Sole e Acciaio ‘Elettra’. L’edificio in via Malvolta, a Bologna, che ospita le riunioni del movimento di estrema destra. Un blitz verificatosi tra il 2 e il 3 dicembre, striscioni appesi in tutte le principali città emiliano romagnole, da Reggio Emilia, a Parma, a Forlì, “per rispondere con le parole a chi tenta di intimidirci”. I tre giovani calabresi, poi fermati dalle forze dell’ordine, ma soprattutto i mandanti, “morali e materiali”.

Dopo la rottura con Johnny Depp, già fidanzato con l’attrice Amber Heard, Vanessa Paradis si è concentrata sulla difesa dal gossip dei figlia Lily Rose e Jack. Una missione quella della Paradis che, pochi giorni fa, per sottrarsi ai flash dei paparazzi è caduta a terra. 


pubblicato da Libero Quotidiano

Il crollo di Vanessa Paradis, l'ex di Johnny Depp

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Francesco Facchinetti, ospite d’onore da Simona Ventura a Cielo che gol!. Dopo la rottura con Alessia Marcuzzi, le voci su una sua presunta omosessualità si sono fatte sempre più insistente ma adesso è il momento della smetita e, tra una battuta e l’altra, confessa: “Non sono gay ma avevo l’abitudine di indossare le gonne della mia ex Elenoire Casalegno anche se Davide di X Factor mi fa sangue”. Quella tra Facchinetti e la Ventura è un’amicizia che dura da molti anni ma, dopo l’addio a X Factor e l’arrivo a Sky della conduttrice, i rapporti tra i due si erano incrinati con numerosi botta e risposta sui giornali. 

C’era una volta X Factor – “Vedo che non sei disperato!” esordisce Simona che però tralascia subito l’argomento Marcuzzi e va dritto al sodo chiedendogli di Alessandro Cattelan, il nuovo presentatore di X Factor: “Quando mi chiesero di presentarlo credevo di non essere in grado. Invece credo che Cattelan sia il presentatore perfetto per questo tipo di X Factor. I giornalisti hanno giocato su una diatriba tra me e lui, invece non c’è nulla, siamo due figli degli anni ’80”. E sulle differenze tra le sue quattro edizioni e quella di quest’anno, aggiunge: “XFactor ha un unico obiettivo: portare uno di questi ragazzi a fare il mestiere di cantante. Daniele e Chiara i brani che mi piacciono di più”. 

 

Il cosa. Qualche tempo fa, due giorni prima della sentenza sul caso Mediaset, un mio amico del Pd mi scrive un sms: “Berlusconi si ritira”. Lo chiamo. “Ma figurati, non ci credo – gli rispondo dato che da sempre sostengo l’impossibilità in natura di questo fatto – chi te l’ha detto?”. “Deve farlo per forza – risponde col tono di chi ti ha messo in buca – lo ha detto lui stesso in tv”. Ed ecco squadernati in due sms diciott’anni di rapporto fra Berlusconi e PD e, come corollario, diciott’anni di noi a vedere il PD perdere l’imperdibile.

 

di Fosca Bincher

La voce è inserita a pagina 139 della nota integrativa al bilancio del ministero dell’Economia. Il capitolo è quello del trasferimento agli organi costituzionali, a rilevanza costituzionale e alla presidenza del Consiglio dei ministri. Ammonta a 1,8 miliardi di euro per il 2013. La cifra è divisa in due capitoli. Il primo è il più corposo (1,730 miliardi di euro) ed è classificato come «trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche». E qui ci siamo: i soldi del bilancio dello Stato destinati a Camera dei deputati, Quirinale, Senato, Corte dei Conti, Csm, Cnel, Tar e Consiglio di Stato sono proprio trasferimenti ad amministrazioni pubbliche. Il secondo capitolo ammonta per l’anno prossimo a 91.380.191 euro ed è destinato ad incrementarsi di circa 100 mila euro nel biennio successivo. È classificato sotto la voce “Trasferimenti correnti a famiglie e istituzioni sociali private”. È un capitolo generale del bilancio dello Stato, che dovrebbe rappresentare la somma che si dà alle famiglie per provvedere al loro benessere o per sopperire a particolari situazioni di indigenza e che talvolta si gira anche a istituzioni sociali private che per il principio della sussidiarietà si sostituiscono allo Stato per lo stesso scopo: assicurare il benessere delle famiglie. 

Cosa sono allora quei 91,3 milioni che servono al benessere delle famiglie erogato direttamente o attraverso istituzioni sociali private? Sono i soldi che si girano ogni anno ai più grandi e graditi benefattori delle famiglie: i partiti politici. È infatti la cifra prevista dalla nuova legge sul finanziamento pubblico dei partiti che ha sostituito quella sui rimborsi elettorali, dimezzandone l’importo a partire dal 2012. Per il Tesoro quello è un trasferimento diretto o indiretto alle famiglie. E per alcune famiglie è certamente vero: quella di Franco Fiorito, quella di Luigi Lusi. Ma per le famiglie italiane? È una delle follie del bilancio dello Stato. Che si picca di trasferire alle famiglie per il loro benessere oltre 3,8 miliardi di euro l’anno. Ma in quella cifra comprende appunto voci come il finanziamento pubblico ai partiti. Quasi un terzo di quella somma trasferita alle famiglie per altro è composta dall’8 per mille alla Chiesa cattolica e alle altre varie confessioni religiose. Si tratta per il 2013 di 1,148 miliardi di euro. È vero che anche grazie a quei soldi ci siano famiglie che ottengano aiuti da organizzazioni caritatevoli. Tecnicamente l’8 per mille non è un trasferimento alle famiglie, perché è il suo esatto contrario: un prelievo (più o meno volontario) dalla dichiarazione dei redditi delle famiglie italiane. Ma il bilancio dello Stato fa finta di non saperlo e capovolge la realtà.

 

La scenata era finita sulle pagine di tutti i giornali. Quella che il governatore della Lombardia Roberto Formigoni aveva fatto alla sua portavoce Gaia Carretta. Dopo aver risposto alle domande di Cristina Parodi durante la registrazione di un programma su La7, il celeste aveva chiamato la Carretta e le aveva intimato: “Adesso tu vai là e spacchi la faccia alla Parodi. Altrimenti dei licenziata”. Il tutto davanti a diversi testimoni allibiti. Formigoni si era poi scusato sia con la sua collaboratrice che con la Parodi (che lo aveva definitro “un cafone) spiegando che l’accordo era di non parlare delle sue vicende giudiziarie, che la conduttrice di La7 aveva invece  rievocato. A dieci giorni da quell’episodio, la Carretta ha deciso di separare la sua strada da quella di Formigoni, governatore peraltro “in scadenza” visto che il prossimo marzo i lombardi si recheranno alle urne per eleggere il suo successore, dando le dimissioni a partire dall’inizio del 2013. La Carretta tirerà un sospiro: seguire Formigoni in questo ultimo anno non deve essere stata esattamente una passeggiata.


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"Silvio si candida, allora niente primarie". Quella di Alfano è una scelta giusta?

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di Nino Sunseri

Oggi l’inaugurazione del sito www.unasceltadiversa.it. Mercoledì la presentazione del manifesto al Circolo della Stampa di Milano con Paolo Savona, Giuliano Urbani e, collegato in viceo-conferenza dagli Stati Uniti il premio Nobel Paul Krugman.  A moderare il dibattito Maurizio Belpietro, direttore di “Libero”. Il movimento organizzato dall’imprenditore Ernesto Preatoni prende forma: «La politica di austerità imposta dal governo Monti non solo sta impoverendo il Paese ma non serve nemmeno a risanare i conti dello Stato».

E Monti invece che sostiene il contrario?

«A me piace guardare i numeri. Il deficit quest’anno è salito come mai in passato e ormai sfiora il record di quasi duemila miliardi. Quando Monti è arrivato stava a 1.898 miliardi.  Non c’era mai stata un’impennata di queste dimensioni. Il rapporto fra debito e Pil arriverà a fine anno al 126% e salirà ancora nel 2013».

Il  risanamento è fallito?

«Una catastrofe, non solo dal punto di vista della finanza pubblica. La disoccupazione è tornata a due cifre. Quella giovanile arriva al 20% con punte del 30% nelle regioni meridionali».

Non vede luce da nessuna parte?

«Direi proprio di no. Il presidente Monti sostiene che in fondo al tunnel si notano segnali di ripresa. A me, che faccio l’imprenditore, non risulta».

Alternative?

«Bisogna rilanciare gli investimenti che, in Italia, negli ultimi cinque anni, sono crollati del 20%. Minori investimenti significano minore sviluppo interno e minore competitività sui mercati internazionali. Fare una scelta diversa significa dire basta a una politica economica fatta di aumento sistematico delle imposte e di tagli alla spesa sociale: questi interventi costituiscono infatti una spinta inesorabile verso la depressione. Bisogna  invece dare nuovo impulso al sistema economico dell’Italia e dell’Europa. Mai come in questa fase storica gli interessi dei lavoratori e quelli degli imprenditori coincidono. Nulla impedirebbe di pensare ad un meccanismo controllato per adeguare i salari dei lavoratori produttivi e dei pensionati a un tasso in linea con una eventuale inflazione».

Gli investimenti, come la crescita, non ripartono con un tocco di bacchetta magica. Come fare?

«L’unica strada per rimettere in moto l’economia è immettere denaro sul mercato in forti quantità, come sta avvenendo negli Stati Uniti, grazie agli interventi della Federal Reserve. La parola d’ordine  non deve essere ridurre il deficit pubblico  ad ogni costo, ma far ripartire i consumi e quindi gli investimenti».

Resta un problema non proprio trascurabile: come convincere la Germania a monetizzare il debito?

«Su questo punto è necessario che la politica riprenda il suo ruolo di guida dell’economia. Se non interveniamo c’è il rischio di un euro a due velocità: in un girone i Paesi più forti e nell’altro i più deboli. La soluzione peggiore sarebbe quella di far lasciar tensioni sociali per rendere palese l’insostenibilità della situazione. Come ultima strada il ritorno alla lira e l’iper-inflazione».

Tutte soluzioni piene di incognite. Così si possono innescare reazioni che potrebbero portare alla distruzione dell’economia europea.

«Sono perfettamente consapevole dei rischi. Ecco perché bisogna almeno provare a percorrere una strada alternativa. Quella attuale sta portando all’impoverimento dell’Italia e degli altri Paesi della sponda mediterranea dell’Europa».

La medicina amara prima della guarigione: non trova?

«Non mi pare. Vede una volta  squilibri venivano sanati dalla  svalutazione della moneta. Con l’euro non è più possibile. La correzione ora avviene  all’interno tagliando la ricchezza e i costi. A cominciare dal lavoro e dal salario. Esattamente l’opposto di quello che serve per far ripartire l’economia».

Il suo movimento diventerà un partito?

«Non credo. Non ho mai voluto lanciare un partito ma solo un movimento d’opinione».

Cambierebbe idea se il movimento raccogliesse diecimila firme?

«Vorrebbe dire che le idee espresse nel manifesto sarebbero giuste e sarei contento di aver fatto qualcosa per il mio Paese. Per il resto sarei a disposizione, ma certo non mi candido».

 

Scenografia, contenuti “veloci come un sms”, e abbigliamento sono quelli storici. In più qualche consiglio da campagna elettorale vecchia maniera (“guardate dieci persone sulla rubrica del telefono e scrivetegli ‘Io alle primarie ci credo”). Eccolo Matteo Renzi alla conquista dell’Emilia rossa, quella dove Bersani punta a far saltare il banco e chiudere la partita Primarie Pd entro domenica sera.

Ad accogliere il sindaco di Firenze nella sala del Baraccano, dopo che la Curia locale aveva annullato l’incontro al cinema Galliera nello storico rione Bolognina, più di 300 persone. Molti giovani, forse nemmeno maggiorenni, tante ragazzine che lo vogliono toccare come fosse Justin Bieber, ex dipietristi che fanno gruppo in fondo alla sala, alcuni consiglieri comunali e regionali di Pd e Pdl, il segretario provinciale Donini.

Ieri alla domanda “a cosa stai pensando?” che mi porge continuamente Facebook, in quei circa dieci minuti che gli dedico quotidianamente, ho risposto: “Io alla primarie voto Vendola”.

La madre dei miei figli, incrociandomi per casa, mi dice: “ma perché hai scritto quella cosa su Facebook? Io ti avrei voluto rispondere: e ‘sticazzi?”

E io: “bisogna pur farla un po’ di campagna elettorale”, detto senza crederci troppo.

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