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Un po’ come quegli ex-gerarchi comunisti che divennero leader ‘democratici’.  I nostrani protagonisti di quei partiti che crearono il finanziamento pubblico, e che lo ricrearono copioso contro il referendum radicale, sono pronti ora a guidarci fuori dal loro capolavoro: Bersani e Casini hanno preso in mano le redini della Grande Riforma, Alfano seguirà B-C, e tra poco si aggiungerà anche Maroni.

Senza nemmeno chiedere scusa, come se fosse colpa dei Lusi e Rosy Mauro oggi, o dei Citaristi ieri.
Lo stesso cercano di fare con la controriforma elettorale, o delle tivvù. Salvarsi il salvabile è l’ urgenza vitale che li unisce.

“Signora mi scusi, posso farle una domanda? Sono una giornalista”. Di fronte non c’è Audrey Hepburn e la risposta che arriva più o meno è: “Mi? Mi con ti non parlo. Siete la feccia, la feccia t’è capì”? Così ringhia un’erinni padana nel pomeriggio di un giorno da cani di via Bellerio. Ai “negher” e ai “terun” si aggiunge un’altra infima razza, quella dei giornalisti.
E l’insultato pensa: ma questi qui che odiano tutti e si sentono tanto migliori ce li hanno gli specchi a casa? Saranno pure sconvolti dal lutto e dal dolore per l’addio dell’Umberto da Gemonio, ma lo spettacolo che offrono è una piccola padania degli orrori: gente che sbraita, bestemmia, spinge. Del resto vanno in visibilio per i vaffanculo, il “foera di ball”, il celodurismo, il dito medio esibito come vessillo di forza.

Basta con lo spargimento di sangue, si passi al processo di pacificazione. E’ l’appello lanciato da papa Benedetto XVI nel messaggio Urbi et Orbi pronunciato durante la messa pasquale. Un ampio passaggio dedicato in particolare alla Siria (le cui forze militari ancora oggi hanno bombardato aree al confine con la Turchia), ma anche per i cristiani della Nigeria (oggi almeno 20 morti in un attentato vicino a una chiesa di Kaduna).

Papa Ratzinger, a ulteriore sottolineatura del suo messaggio, ha pronunciato gli auguri di Pasqua in 65 lingue: “La speranza, in questo mondo, non può non fare i conti con la durezza del male”, fatta di “morte, invidia, orgoglio, menzogna, violenza”. Oltre 100mila fedeli hanno partecipato alla celebrazione, riempiendo tutta piazza San Pietro, il piazzale antistante e parte di via della Conciliazione e al termine hanno salutato il Papa con un lungo applauso.

La mia parte indignata è morta, se mai sia vissuta. Non me ne importa delle lauree dei famigli, delle macchine sgargianti e rombanti, del giro della Rosi (che naturalmente deve lasciare la carica senatoriale seduta stante), della moglie arpia, dei poteva o non poteva non sapere a proposito di un uomo che è stato grande nella salute e grandioso nella malattia. Bossi non lo vedo da quasi vent’anni, quando mollò il primo governo Berlusconi lo chiamai in faccia in tv «la cara salma», e mai previsione fu più azzardata.

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tovato su: Il Foglio

Il mondo del calcio è sotto shock per i recenti sviluppi dell’inchiesta sul calcio scommesse. Secondo le ultime rivelazioni, nel campionato di serie A dello scorso anno potrebbero essere ben 4 le partite concluse regolarmente senza alcuna combine.

In diverse intercettazioni telefoniche ora al vaglio degli inquirenti, alcuni giocatori farebbero riferimento a partite del girone di ritorno commentandole esclusivamente da un punto di vista tecnico senza usare nomi in codice né alludendo a denaro.

Noi siamo ancora sulla torre-faro della stazione centrale di Milano. La nostra protesta di ferrovieri dei treni notte iniziata l’ 8 dicembre prosegue. La sorpresa pasquale a noi è arrivata in anticipo di qualche settimana.

Ad alcuni colleghi che si sono recati al colloquio di lavoro promosso dal gruppo Trenord (società mista che gestisce il servizio regionale) sono state promesse assunzioni a tempo determinato per un anno. In cambio però è stato chiesto loro di rinunciare a qualsiasi vertenza legale contro Trenitalia. Che dire?

Alla luce di tutti i castelli di carte che stanno crollando e che rivelano le disgustose pratiche dei partiti politici italiani, ultimo in ordine di tempo il duro e puro baluardo della Lega Nord, con il suo leader storico ormai sempre meno duro e sempre meno puro Umberto Bossi, mi ritorna dirompente alla mente la puntata di Servizio Pubblico del 29 marzo e quel grido di dolore e disperazione di Massimiliano, l’operaio di Sestri Ponente che con foga, con rabbia e frustrazione nei microfoni di Sandro Ruotolo ai politici urlava tutto il suo dolore. Quel “Gli avete mangiato il cuore, siete delle merde” superava come una bomba quella sottile linea della “buona educazione” e del “rispetto” a cui Michele Santoro faceva appello, rimproverando in modo insopportabile e arrogante l’operaio che evidentemente non sa stare nei salotti della televisione.

Non è tutto qui. Al contrario: le tre inchieste che hanno portato alla luce la gestione della cassa della Lega Nord potrebbero accelerare già dopo la fine delle feste pasquali. Un cambio di passo che potrebbe portare a nuove iscrizioni nel registro degli indagati: d’altronde quelle che potevano sembrare solo parole in libertà, nelle telefonate intercettate nelle ultime settimane, sono state confermate per filo e per segno davanti agli inquirenti dalla dirigente amministrativa Nadia Dagrada e dalla segretaria particolare di Umberto Bossi, Daniela Cantamessa, che hanno pure fornito cifre precise (le lauree, il terrazzo, la scuola e via andando).

E’ un provvedimento di una gravità inaudita e senza precedenti quello con il quale il Ministro del Lavoro ha ordinato alla Direzione Provinciale del lavoro di Modena l’immediata chiusura del proprio sito internet.
“Al fine di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con riferimento agli obblighi di trasparenza ed ai profili di comunicazione e pubblicazione delle informazioni di interesse collettivo anche per quanto attiene agli Uffici territoriali, si chiede alle SS.LL. di provvedere alla immediata chiusura del sito internet www.dplmodena.it“.

E’ questo il contenuto della nota che il Segretario generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha indirizzato lo scorso 5 aprile all’ufficio territoriale del proprio Ministero.

L’accordo siglato il 19 marzo scorso nello stabilimento di Forlì del Gruppo Marcegaglia “non rispetta il patto regionale”. Quello “per la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva” stipulato il 28 giugno 2011 dall’Emilia Romagna, per la precisione, alla presenza di tutto il sistema economico, sociale e delle autonomi locali, riunitosi in viale Aldo Moro. A darne notizia è il consigliere regionale dell’Italia dei valori Sandro Mandini, che in un’interrogazione alla Giunta della Regione Emilia Romagna, ha sottolineato come il documento, firmato dalla direzione del colosso siderurgico e dai sindacati Cisl e Uil in maniera separata, la Cgil – Fiom non ha partecipato, violerebbe il patto sottoscritto lo scorso settembre. L’intesa interconfederale, firmata anche da Confindustra, infatti, “prevede che gli accordi sindacali hanno valenza per tutti i lavoratori solo se approvati da parte della maggioranza dei componenti delle rappresentanze sindacali unitarie elette”. Le 8 Rsu presenti in azienda, quindi, di cui però solo 4 l’avevano siglato. “Non ci sono quindi i termini per sottoporre tale patto” ha aggiunto Mandini.

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