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L’aria che si respira come in tutte le occupazioni che si rispettino è quella da vigilia della presa del palazzo d’Inverno. Trepidazione, attesa, attenzione per il leader degli operai che parla. Nella storica sala Nobile del liceo classico Minghetti, uno dei più importanti di Bologna, centinaia di ragazzi stanno a sentire le parole di Maurizio Landini. Il segretario della Fiom, prima di prendere un treno per tornare a Roma dopo una visita in città, proprio non vuole mancare a un incontro chiesto dai ragazzi e che, stando alle parole di Bruno Papignani dell Fiom locale, non era proprio ben visto della dirigenza del blasonato liceo bolognese.

Più essere, meno avere, scegliendo un’evoluzione che tenga conto del limite delle risorse, alla ricerca dell’essenziale. È questo il messaggio di “menopermenofapiù”, iniziativa dedicata a bambini e ragazzi fra i 5 anni e i 29 anni  che parteciperanno alla settima edizione del Premio Giornalisti nell’erba, concorso di giornalismo ambientale per giovani e giovanissimi che, da quest’anno, diventa ancora più internazionale, vista la possibilità di portare testi in inglese, francese, tedesco e spagnolo.

Giornalisti Nell’Erba (gNe), nato nel settembre del 2006 da un’idea della giornalista Paola Bolaffio, non si limita a insegnare ai più giovani il giornalismo ambientale, ma include anche formazione, eventi, laboratorio permanente e giornale online, ovviamente fatto dai ragazzi. Il successo di questo progetto ha dell’incredibile: dai 50 partecipanti del primo anno, si è passati a 150 il secondo, fino ad arrivare agli oltre 5000 gNe in tutta Italia. Il progetto raggiunge oggi un milione di utenti, tra bambini e ragazzi, con scuole, centri sportivi, famiglie, agenzie educative, associazioni, enti e molti altri soggetti compresi fra i 36mila contatti della sua rete.

In Cina, in questo momento, una persona su 10 ha il diabete, una malattia un tempo sconosciuta in questo Paese e che nell’arco di pochi decenni è arrivata a contare ben 140 milioni di ‘adepti’. E se Sparta piange, Atene non ride. In Europa non siamo ancora a queste percentuali, ma 3 milioni di persone con diabete nella piccola Italia (con proiezioni in crescita preoccupante) non sono certo da trascurare. L’obesità poi è dilagante. Da noi purtroppo già sui banchi delle elementari.

“E’ necessario coinvolgere tutti – tuona John J. Nolan, uno dei diabetologi più famosi del mondo, attualmente alla direzione del prestigioso Steno Diabetes Center di Copenhagen – in questa lotta al diabete e all’obesità, se vogliamo che i nostri sistemi sanitari siano ancora sostenibili in futuro. Sono necessari radicali cambiamenti nel modo di mangiare, nella scuola che deve insegnare da subito le buone regole del vivere sano, nel modo di costruire le città e di renderle ‘camminabili’. E’ necessario mettere in rete medici di famiglia e specialisti perché tutti diventino parte integrante di questa rivoluzione e quindi della ‘soluzione’.

Ma è necessario anche far sì che a questo esercito di persone con diabete, spersonalizzato da questi numeri apocalittici e, a volte, anche dalla medicina basata sulle evidenze, venga restituita singolarmente la propria individualità, così che ognuno possa essere trattato in maniera personalizzata. Come individui cioè, non come categoria”.

La ricerca poi deve percorrere altre strade, per non trovarsi in un vicolo cieco. Fondamentale è lo studio del particolare, della rarità, dell’eccezione che può svelare nuovi percorsi della malattia, nella speranza che possano diventare altrettanti bersagli terapeutici. Ma molto importante è anche creare delle reti, condividere casi e casistiche con medici di tutte le parti del mondo. “Perché quello che chiamiamo ‘diabete’ – spiega Nolan – è in realtà un insieme di tante malattie diverse, accomunate dal tratto degli zuccheri alti nel sangue. Nel corso degli ultimi anni, sono comparse forme inedite di ‘diabete’. E’ il caso del diabete di tipo 2 nei bambini e negli adolescenti, categoria d’età classicamente interessata solo dalla forma 1 della malattia (quella dovuta alla distruzione del pancreas da parte del sistema immunitario). Questi bambini col diabete dei grandi, sono dei ‘tipo 2’ molto, ma molto atipici. Ad esempio, l’attività fisica, che è una delle pietre miliari della terapia del diabete, in questi ragazzi non sembra apportare alcun beneficio. Lo aveva dimostrato con studi di laboratorio il professor Nolan qualche anno fa e lo ha ribadito un grosso studio condotto su 700 adolescenti (lo studio TODAY) pochi mesi fa. “Capire perché questo accade – riflette Nolan – può darci delle idee su nuovi modi di trattare questi ragazzi. Un’ipotesi che stiamo valutando è che i loro mitocondri (i ‘polmoni’ della cellula) siano soffocati da un eccesso di grassi. L’approccio tradizionale a questa malattia insomma non è più sufficiente a fronteggiare la complessità che la caratterizza. Il consorzio DEXLIFE, finanziato dall’Unione Europea e coordinato dallo Steno Center si sta occupando proprio dello studio di queste peculiarità nei ragazzi col diabete da grandi. Ma il sogno è quello di arrivare un giorno a creare una piattaforma paneuropea per la ricerca clinica nel campo del diabete. Il futuro del trattamento personalizzato del diabete dipende tutto da questa ambiziosa vision”. (STEFANIA BELLI)

“Quest’anno per la prima volta gli spettatori non entreranno dall’entrata secondaria ma dall’ingresso principale dell’istituto, attraversando i corridoi e il chiostro dove i ragazzi vivono la loro giornata. È un fatto simbolico importante” Nelle parole di Paolo Billi, regista della Compagnia del Pratello formata dai giovani reclusi nel carcere minorile di Bologna, senti la voglia di lasciarsi alle spalle mesi e anni difficili delle inchieste su violenze e abusi, delle ispezioni, dei cambi di direttore e personale, delle polemiche. “Molti mi hanno chiesto se mi sono accorto di qualcosa, che ne penso: preferisco non rispondere però tra le pieghe dello spettacolo ho giocato una metafora su quello che è successo. Ora c’è un grande sforzo di ricostruzione a cui partecipiamo anche noi, con pieno sostegno da parte della nuova direzione. E allo spettacolo partecipano 13 ragazzi sui 19 che sono ospiti dell’Istituto”.

Un tempo volevano fare gli astronauti, i calciatori o i divi del cinema. Quelli più pragmatici magari si accontentavano di un bell’impiego in banca. Ora al posto di passeggiate sulla luna, finali dei Mondiali e scene alla Titanic pare preferiscano una cucina dai fornelli lucenti e inondata da mille inebrianti profumi. Sarebbe infatti quella del cuoco una delle professioni più ambite dai giovani italiani, almeno stando a una ricerca condotta dal portale “Il gusto fa scuola”. Infatti, dei mille ragazzi tra i 10 e i 17 anni intervistati, 2 su 10 sognano di diventare uno chef famoso. E per questo fanno già le prove a casa: circa la metà dice di dilettarsi in cucina (chissà se vale anche la classica pasta al tonno dell’universitario), mentre oltre l’88% dichiara di voler imparare. E intanto si mettono avanti guardando gli innumerevoli programmi dedicati a pietanze di ogni tipo (circa il 70%), con 3 su 10 che ne sono appassionati al punto da non perdersene mai una puntata. E per finire quasi l’80% afferma di aver parlato con i genitori di temi legati al cibo e all’importanza di un’alimentazione equilibrata.

Milano, 27 nov. – (Adnkronos) – La principale esigenza dei ragazzi è avere buone relazioni coi docenti e una buona comunicazione in classe e coi compagni. I docenti, da parte loro, vedono le difficoltà dei ragazzi a relazionarsi col mondo adulto ma ammettono anche le proprie difficoltà a comunicare con la struttura, con i colleghi e con i genitori. A tracciare il quadro ci pensa il volume “Essere felici a scuola – 181 insegnanti contro il bullismo” realizzato da Fondazione Sodalitas e a cura di Ugo Castellano e Patrizia Rizzotti, con i contributi di Maria Giovanna Garuti, Gino Rigoldi e Vito Volpe.

Il libro illustra e descrive i risultati, le testimonianze e le istruzioni per replicare l’esperienza del progetto ‘Prevenzione Bullismo – Formazione alle relazioni interpersonali per insegnanti promosso da Fondazione Sodalitas insieme a un gruppo di lavoro formato da operatori di Comunità Nuova, formatori di Ismo (istituto specializzato nella consulenza organizzativa) e di esperti della ricerca sociale e della comunicazione, grazie al sostegno di Edison. Il volume è nato in risposta ad alcuni preoccupanti segnali di disagio e malessere nei ragazzi, provenienti dalle scuole milanesi e del territorio, spesso alla base di episodi quali il bullismo, la violenza tra i minori e la dispersione scolastica.

Sono 181 i docenti coinvolti e 63 le azioni anti-bullismo realizzate a seguito degli incontri con gli insegnanti, che hanno raggiunto complessivamente 25mila studenti. Il Progetto ha potuto contare, negli anni, sul supporto di partner storici quali il Comune di Milano, Fondazione Cariplo e Ubs Italia. Il volume, edito da Officina della Narrazione, potrà essere acquistato attraverso il catalogo on line della Casa Editrice e sarà inoltre disponibile gratuitamente in versione digitale sul sito di Fondazione Sodalitas. Il Progetto Prevenzione Bullismo si è concretizzato in una serie di interventi strutturati di potenziamento delle capacità educative e relazionali dei docenti delle scuole secondarie di primo grado di Milano e della Lombardia.

Le attività si sono concretizzate anche su veri e propri laboratori di formazione ai docenti sul potenziamento della competenza relazionale. I laboratori esperienziali, della durata di 4 giorni con almeno 10 ore di attività organizzata ogni giorno e condotti da docenti di Ismo con la partecipazione dei tutor di Comunità Nuova e del ricercatore associato, hanno permesso a ciascun insegnante di entrare a far parte di un gruppo in cui simulare l’istituzione-scuola all’interno della quale sperimentare relazioni, osservare e osservarsi in azione, darsi opportunità di confronto.

Iniziati a febbraio 2008, i laboratori sono stati riproposti a gruppi di insegnanti tra i 20/25 a distanza di 2/3 mesi l’uno dall’altro. I docenti, una volta ritornati a scuola, sono stati ricontattati e riconvocati in riunioni operative, tenute presso Comunità Nuova a Milano, con i tutor conosciuti durante i Laboratori. Questo accompagnamento ha fatto sì che in 63 scuole venissero avviati 68 interventi di risposta alle manifestazioni di disagio dei ragazzi focalizzati su ambiti specifici: il momento dell’accoglienza al primo anno (36%), sia in prima media sia in prima superiore sia anche alle primarie; il miglioramento delle relazioni (34%) in classe coi ragazzi o nei rapporti di lavoro coi colleghi.

C’è anche il rinforzo e la finalizzazione di progetti esistenti (12%) basati su: prevenzione del bullismo; prevenzione della caduta e della dispersione scolastica; sostegno alla continuità educativa e didattica al di là dei progetti specifici sugli anni cerniera; cura delle emozioni; cura della capacità espressiva dei ragazzi e della interdisciplinarietà. E ancora: progettazioni con il coinvolgimento delle amministrazioni locali, genitori, popolazione (10%); indagini di base sulla percezione e sull’importanza delle buone relazioni nell’apprendimento, e nella vita scolastica (8%).

Perché non viene a tenere qualche lezione sul giornalismo a scuola? Per caso, più che per volontà, mi sono ritrovato davanti a sessanta ragazzi per spiegare loro in cosa consiste il lavoro del “giornalista”.

La questione, apparentemente banale, di dover raccontare a qualcuno il proprio mestiere, mi ha gettato in una piccola crisi esistenziale legata alla più ampia crisi della professione giornalistica. I motivi del mio imbarazzo davanti a quei sessanta piccoli volti senza barba, e con gli occhi assonnati, erano due.

Mentre il ministro della giustizia Paola Severino ha avviato un’indagine sui poliziotti che mercoledì 14 novembre si sono scontrati con i manifestanti scesi in piazza per protestare contro le politiche europee del rigore, mentre molti agenti quindi sono messi sotto accusa, gli otto ragazzi arrestati per gli scontri con le forze dell’ordine avvenuti sul Lungotevere a Roma, sono tornati tutti in libertà. La decisione è stata presa dal gip di Roma, Wilma Passamonti. Secondo quanto riferito da uno dei difensori degli otto ragazzi, l’avvocato Francesco Romeo, per due dei fermati non è stato convalidato l’arresto con l’immediata scarcerazione, mentre per gli altri sei è avvenuta la convalida con scarcerazione e unico obbligo quello della firma giornaliera. Per tutti le accuse contestate erano di resistenza aggravata a pubblico ufficiale e lesioni. Il gip ha voluto esaminare i filmati e le foto realizzate nel corso degli scontri prima di prendere la decisione. 

Niente differenze “Bene l’impegno dei ministri   Cancellieri e Severino per appurare velocemente le responsabilità di   alcuni poliziotti in occasione delle recenti manifestazioni che si   sono svolte a Roma e non solo”. Lo dichiara in una nota l’eurodeputato  Potito Salatto, membro dell’ufficio di presidenza nazionale di Fli,  chiarendo tuttavia che “schierarsi soltanto con una formale solidarietà dalla parte dei tutori dell’ordine o dei manifestanti che  pur hanno messo in essere aggressioni violente alle forze dell’ordine,  non risolve il problema”. ”Avremmo invece bisogno di una legge – sottolinea – che,   sull’esempio della legislazione inglese, punisca rigorosamente e   immediatamente quanti colpiscono con violenza gli uomini in divisa.   Essere, quale tutore dell’ordine, bersaglio di alcuni facinorosi che,   fermati, vengono rimessi in libertà dopo solo qualche giorno, non è   un deterrente per impedire le scene devastanti alle quali sempre più   spesso assistiamo”.

Scontri anche a Palermo. questa mattina gruppi di manifestanti studenteschi si sono scontrati con le forze di polizia in pieno centro nel capoluogo siciliano. Gli studenti si sono diretti in Corso Vittorio Emanuele, dove c’è la Biblioteca regionale. Lì avrebbero dovuto parlare per un incontro istituzionale il presidente della regione Rosario Crocetta e il presidente del Senato Renato Schifani. Durante gli scontri tra forze dell’ordine e giovani dei centri sociali, a Palermo, sono rimasti feriti tre poliziotti che sono stati colpiti dal lancio di oggetti. Gli agenti sono stati fatti salire su un’ambulanza per essere medicati. Alcuni dei ragazzi che hanno lanciato pietre, bottiglie e petardi contro gli agenti che hanno risposto con una carica di fronte la cattedrale a Palermo indossavano caschi e si coprivano il volto con sciarpe. Dopo il lancio di lacrimogeni, i ragazzi si sono dispersi nelle stradine vicine.

Nel corteo contro i tagli alla scuola ragazzi danno vita a sassaiola: poliziotti rispondono con lacrimogeni. Intanto si indaga sui lacrimogeni sparati dal Ministero di Giustizia contro i manifestanti a Roma (VIDEO) nella protesta europea contro l’austerita’.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Palermo scontri studenti polizia: sassi e cariche, 3 feriti

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