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Rai3

Il professore delle tasse – no, non Mario Monti – telepredica nel cosiddetto “daytime mezzogiorno” della domenica su Rai3. Il professore in questione è Giuliano Amato, l’uomo della patrimoniale, che la domenica alle 12.55 va in onda con il suo Se una farfalla batte le ali. Il programma si è segnalato per un unico motivo: lo share ridicolo. Dopo gli esordi in cui Amato aveva raggranellato un misero 1,5%, ieri, domenica 2 dicembre, Giuliano è riuscito a livellare al ribasso il record negativo: share dello 0,95% e 186mila telespettatori. Un risultato tragico. Strabattuto da tutti gli altri programmi in onda alla medesima ora sulle altre reti (il più visto della fascia è Linea Verde su Rai1, con Eleonora Daniele e Fabrizio Gatta, che ha conquistato il 19,64% di share). E pensare che il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, definì quello di Amato un programma “accattivante e interessante, un successo annunciato del servizio pubblico”. Già…

Roberto Saviano lunedì scorso su Rai3 non si è preso nessuna rivincita nei confronti di Maroni per quello che accadde due anni fa a Vieniviaconme. Allora Saviano disse che “al Nord la ‘ndrangheta fa affari e interloquisce con la Lega”. Apriti cielo, l’allora ministro dell’Interno scrisse al presidente Napolitano: “Infamie, devo poter replicare”. Arrivò l’ordine del dg Masi che ci obbligò, nonostante Maroni fosse intervenuto in tutti i telegiornali e le trasmissioni di approfondimento, ad ospitarlo. Solo uno molto distratto non si accorse che ad affondare l’attuale segretario della Lega fu, la settimana dopo, il procuratore capo Antimafia, Pietro Grasso, con il suo intervento a Vieni via con me.

Le indagini della magistratura, degli ultimi due anni, hanno fatto emergere tutto il marcio esistente al Nord, confermando ulteriormente quello detto da Saviano. Gli ultimi avvenimenti: l’arresto dell’assessore della Regione Lombardia, Domenico Zambetti, e lo scioglimento per “contiguità mafiosa” del consiglio comunale di Reggio Calabria (dal 1991 sono ben 210 quelli sciolti, alcuni anche al Nord: Bardonecchia, Bordighera, Ventimiglia, Leinì, Rivarolo Canavese), dimostrano che è la politica ad aver bisogno delle mafie e non viceversa. Il popolo leghista dovrebbe chiedersi perché gli attuali dirigenti non impugnano la scopa, servita per mandare a casa Bossi e famiglia, per fare un po’ di pulizia dove governano? Non si può liquidare l’ex tesoriere del carroccio Belsito (indagato per riciclaggio di denaro della ‘ndrangheta), come un fatto isolato.

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