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Non si sa ancora se la decisione dei giudici verrà resa nota già domani. Quello che è certo è che quella che si svolgerà sarà un’udienza fondamentale per la risoluzione del conflitto d’attribuzione tra poteri dello Stato sorto tra il Quirinale e la Procura di Palermo. Dopo che il 23 novembre scorso sono stati depositati alla Corte costituzionale gli atti di una memoria illustrativa della procura, la Consulta terrà l’udienza pubblica per esaminare da una parte il ricorso promosso dal capo dello Stato Giorgio Napolitano dopo che sono state intercettate alcune sue conversazioni telefoniche con l’ex ministro Nicola Mancino, le cui utenze erano state messe sotto controllo dai pm che indagano sulla presunta trattativa Stato-mafia; e dall’altra per valutare le controdeduzioni dei magistrati palermitani.

Se il futuro del Pdl appare incerto e la situazione fluida, chi appare più confusa di tutti gli altri azzurri è Alessandra Mussolini. La nipote del Duce prima presenta la sua candidatura alle primarie. Poi, in fretta e furia, la ritira, accompagnando la sua decisione con dichiarazioni al solito roboanti. “Trasformare le primarie del Pdl in un congresso politico, o meglio, in una squallida e poco credibile resa dei conti interna è il più grosso errore che si possa commettere alla vigilia di una campagna elettorale”. Ne segue la decisione di non partecipare alle consultazioni azzurre.

“Correnti allo sbaraglio” - La Mussolini prosegue nel suo sfogo: “Se queste sono le premesse, sarà una gara sotto i riflettori di chi ha lo scopo di distruggere senza costruire, che porterà ad un ulteriore indebolimento politico di un partito e della sua classe dirigente. Non si parli allora di primarie, ma di correnti allo sbaraglio in cerca di riposizionamento politico”. Quindi l’affondo contro i contestatori di Monti dell’ultim’ora: “Patetico poi è l’atteggiamento di chi tira fuori le unghiette contro il governo Monti solo ora, dopo che ne ha sempre dato l’appoggio durante il suo mandato. A questo punto, ancora una volta, il presidente Berlusconi ha avuto ragione a nutire scetticismo per questo masochistico strumento politico al quale mi onorerò di non partecipare”.

Si preannuncia un’assemblea Telecom molto calda quella che si terrà oggi pomeriggio alle tre a Rozzano. Gli azionisti della società guidata da Franco Bernabé sono chiamati a pronunciarsi sulle transazioni proposte dagli ex amministratori Carlo Buora e Riccardo Ruggiero per mettere una pietra sopra gli scandali che hanno caratterizzato l’era di Marco Tronchetti Provera.

I due ex manager offrono complessivamente 3 milioni all’azienda ma nel caso in cui la loro proposta fosse respinta da almeno il 5% degli azionisti, si passerebbe al voto sull’opportunità o meno di avviare un’azione di responsabilità nei loro confronti. All’assemblea, la prima di questo tipo in Italia, parteciperà oltre il 53% del capitale, una percentuale fra le più alte nella storia di Telecom Italia e, soprattutto da parte dei piccoli azionisti, ci sarà una forte opposizione contro la posizione dell’attuale management, che ha già detto di voler accettare i 3 milioni di Buora e Ruggiero.

 

“Le dimissioni di Raffaele Lombardo? Costeranno ai contribuenti circa dieci milioni di euro. senza contare il costo aggiuntivo che si potrebbe configurare con il mancato taglio al numero dei parlamentari siciliani. Da qui alle prossime elezioni, l’Ars si riunirà solo in casi straordinari. Mentre la giunta potrà occuparsi solo di “ordinaria amministrazione”, per tre mesi appunto. Tutto questo non sarà “indolore”. Il conto lo ha fatto il sito Live Sicilia”, spiega Cristiana Lodi su Libero in edicola oggi. E il conto è presto fatto: tra stipendi, cerimoniali e consulenze, la macchina regionale siciliana succhierà oltre 3 milioni al mese fino alle elezioni di ottobre. Senza contare il fatto che è stato rinviato “sine die” il taglio dei consiglieri. Il conto? Almeno 10 milioni di euro.

Leggi l’approfondimento su Libero in edicola oggi, giovedì 2 agosto

 

Come anticipato ieri da Wall Street Italia il progetto che sarà discusso a fine mese a Bruxelles. “Già pronti 745 miliardi” dal fondo ESM salva Stati per i bond di Madri e Roma, anche se Monti minimizza: “il tema degli aiuti per l’Italia non si pone proprio”.

pubblicato da Wallstreet Italia
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G20, la resa dell’Europa agli Usa. "Piano di aiuti a Spagna e Italia"

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Il “corvo” è stato arrestato: si tratta di Paolo Gabriele, ‘aiutante di camera’ del Pontefice, rischia 30 anni. “E’ stato trovato in possesso illecito di carte riservate”. Secondo alcune fonti è aperta la lotta per la successione al soglio pontificio. Benedetto XVI (che sta bene in salute): “Colpito e addolorato”. Ior, Ettore Gotti Tedeschi dopo la cacciata: “Non parlo per non turbare il Papa”. Le accuse di riciclaggio contro la banca del Vaticano. Chi e’ Cipriani?

pubblicato da Wallstreet Italia
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Spy Vaticano, colpevole è il maggiordomo. Ior (la banca di Dio): arriva resa dei conti

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Il “corvo” è stato arrestato: si tratta di Paolo Gabriele, ‘aiutante di camera’ del Pontefice. Padre Lombardi: “E’ stato trovato in possesso illecito di carte riservate”. Secondo alcune fonti sarebbe un “capro espiatorio, vittima della volontà della Santa Sede di trovare un colpevole”. Benedetto XVI: “Colpito e addolorato”. Ior: Ettore Gotti Tedeschi dopo la cacciata: “Non parlo per non turbare il Papa”. Le accuse di riciclaggio contro la banca del Vaticano. Chi e’ Cipriani?

pubblicato da Wallstreet Italia
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Spy Vaticano, colpevole è il maggiordomo. Ior (la banca): resa dei conti

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La Lega spiava Roberto Maroni. E’ lo scoop di Panorama che agita, ancora una volta il Carroccio. L’accusa è circostanziata: l’ex tesoriere Francesco Belsito, al centro dello scandalo dei conti del partito tra diamanti e lingotti d’oro a rigoroso titolo personale (un’inchiesta che minaccia di coinvolgere anche Rosi Mauro) avrebbe assoldato un detective per realizzare un dossier contro l’ex ministro dell’Interno. Non un’iniziativa strettamente personale, questa volta: a Panorama Belsito ha precisato che l’allora segretario Umberto Bossi era stato messo a conoscenza dell’iniziativa e non l’aveva bloccata.

“Fuori i colpevoli o me ne vado” – “Un fatto gravissimo, anche se il contenuto è ridicolo – ha commentato ieri un infuriato Maroni -. Devono essere cacciati tutti i responsabili”. Insomma, lo spirito di unità respirato a Bergamo, per la notte dell’orgoglio leghista, pare già dimenticato. “Non è la notte dei lunghi coltelli”, si diceva una settimana fa. Oggi, però, rischia di essere il giorno della resa dei conti: “Ora scoppia una guerra atomica”, ha sibilato sempre Maroni. Un modo per avvertire il Senatùr, che incontrerà oggi. Basta baci, abbracci, carezze e riconoscenze. L’impressione è che stia per iniziare il “dentro o fuori”: guarderà Bossi negli occhi, gli parlerà, gli chiederà se sapeva di quel dossier e se la storia andava avanti da prima di gennaio. Se la risposta – come pensano in molti – sarà affermativa non ci saranno alternative: o va via Maroni o va via Bossi. Mai come oggi la Lega è stata troppo stretta per tutti e due.

 

E’ in corso, nella sede della Lega di via Bellerio, il Consiglio federale del partito, il primo dopo le dimissioni del leader Umberto Bossi. Sul tavolo della riunione il prossimo congresso federale per l’elezione del nuovo segretario, eventuali provvedimenti disciplinari, fino all’espulsione, nei confronti dell’ex tesoriere Francesco Belsito.

Leggi Niente tagli subito, rinvii, controlli di Salvatore Merlo –
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