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ricorso

La prima data utile per le elezioni regionali nel Lazio è il 3-4 febbraio. Lo ha deciso il Tar, annullando il decreto del presidente Polverini nella parte relativa alla non individuazione specifica della prima data utile. Il decreto della Regione fissava le elezioni per il 10-11 febbraio. Il provvedimento del Tar del Lazio indica che il commissario nominato dal ministro dell’Interno, nella persona del prefetto di Roma, rinnovi il decreto di indizione delle elezioni per il 3-4 febbraio 2013, entro tre giorni dalla notifica della decisione.

La Corte Costuzionale dà ragione al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e accoglie il ricorso del Quirinale sul caso delle telefonate intercettate dalla Procura di Palermo di Antonio Ingroia che sta indagando sulla trattativa tra Stato e mafia a inizio degli Anni 90. Non spettava alla Procura valutare la rilevanza della documentazione relativa a quelle intercettazioni telefoniche, che coinvolgevano il presidente Napolitano e l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino, indagato. In altre parole, come impone la Costituzione, i pm avrebbero dovuto distruggere le intercettazioni non appena appurata la presenza a un capo del telefono del presidente della Repubblica. Per la precisione, come spiega la Consulta nella motivazione dell’accoglimento del conflitto di attribuzione tra poteri sollevato dal Colle contro i magistrati siciliani, non spettava ai pm di Palermo “omettere di chiedere al giudice l’immediata distruzione” di tali intercettazioni, “ai sensi dell’articolo 271, terzo comma, cpp e con modalità idonee ad assicurare la segretezza del loro contenuto, esclusa comunque la sottoposizione della stessa al contraddittorio delle parti”.

La Corte costituzionale ha accolto il ricorso del Presidente della Repubblica sul conflitto di attribuzione con la Procura di Palermo.

“Non spettava” alla Procura di Palermo “valutare la rilevanza della documentazione relativa alle intercettazioni delle conversazioni telefoniche del Presidente della Repubblica” captate nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta trattativa Stato-mafia (procedimento penale n. 11609/08). Lo ha sancito la Corte costituzionale. Secondo la Consulta, non spettava ai pm di Palermo “omettere di chiedere al giudice l’immediata distruzione” di tali intercettazioni, “ai sensi dell’articolo 271, terzo comma, cpp e con modalità idonee ad assicurare la segretezza del loro contenuto, esclusa comunque la sottoposizione della stessa al contraddittorio delle parti”.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

Non si sa ancora se la decisione dei giudici verrà resa nota già domani. Quello che è certo è che quella che si svolgerà sarà un’udienza fondamentale per la risoluzione del conflitto d’attribuzione tra poteri dello Stato sorto tra il Quirinale e la Procura di Palermo. Dopo che il 23 novembre scorso sono stati depositati alla Corte costituzionale gli atti di una memoria illustrativa della procura, la Consulta terrà l’udienza pubblica per esaminare da una parte il ricorso promosso dal capo dello Stato Giorgio Napolitano dopo che sono state intercettate alcune sue conversazioni telefoniche con l’ex ministro Nicola Mancino, le cui utenze erano state messe sotto controllo dai pm che indagano sulla presunta trattativa Stato-mafia; e dall’altra per valutare le controdeduzioni dei magistrati palermitani.

Il governatore uscente del Lazio, Renata Polverini, ha fissato per il 10 e 11 febbraio 2013 le elezioni regionali. Martedì scorso, il Consiglio di Stato aveva respinto il ricorso della stessa Polverini contro la sentenza del Tar che le imponeva di fissare la tornata elettorale per la prima data disponibile. Il regolamento della Regione Lazio stabilisce che le elezioni debbano essere fissate entro 90 giorni dallo scioglimento del Consiglio regionale. 


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Lazio: elezioni regionali il 10 e 11 febbraio

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La Ferrari esce dall’angolo e segue una via “soft”: il capo della scuderia, Stefano Domenicali, dopo aver studiato attentamente il sorpasso di Sebastian Vettel in presunto regime di bandiere gialle (il video impazzava su internet), ha deciso di chiedere un “chiarimento” alla Fia. Niente ricorso, insomma. A Maranello avevano tempo fino a venerdì 30 per avanzare un ricorso ufficiale alla Federazione, ma giovedì mattina hanno propeso per il chiarimento: “La Ferrari ha chiesto, tramite una lettera, un chiarimento alla Fia in merito al sorpasso di Sebastian Vettel su Jean-Eric Vergne nel corso del giro 4 del Gran Premio del Brasile”, recita una nota diffusa dalla scuderia.

L’indiscrezione – La palla ora passa alla Federazione, secondo la quale, però, potrebbe non esserci alcun caso. L’indiscrezione è rilanciata dal sito Autosport, sempre molto informato sulle indiscrezioni relative alla Fia: “C’è un commissario con bandiera verde tra la curva 3 e la 4”, viene spiegato. Secondo il sito inglese, insomma, non ci sarebbe alcun dubbio sulla legittimità del sorpasso effettuato da Vettel nel Gp del Brasile della scorsa domenica. Questa, però, non è ancora la posizione ufficiale della Fia, di cui il presidente Jean Todt è il presidente. Se Vettel venisse penalizzato, perderebbe 20 secondo sul tempo di arrivo: scalerebbe in ottava posizione e Fernando Alonso diventerebbe campione del mondo (a tavolino).

Ha aspettato il pomeriggio dell’ultimo giorno utile, facendo nascere la speranza che non sarebbe stato posto, per una volta, un ulteriore ostacolo alle coppie italiane che devono ricorrere alla procreazione assistita per avere un figlio. E invece alla fine il Governo ha chiesto ieri, 28 novembre, il riesame presso la Grande Chambre della sentenza emessa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo lo scorso 28 agosto, in cui aveva bocciato la legge 40 sulla procreazione assistita. La questione riguardava una coppia fertile ma portatrice sana di fibrosi cistica, cui non era stato consentito di accedere alla diagnosi preimpianto sugli embrioni. La legge infatti consente la procreazione assistita solo alle coppie infertili, o fertili ma portatrici di hiv ed epatite.


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Vettel compie presunti sorpassi irregolari, ma la Ferrari è tiepida sul ricorso che potrebbe farle vincere il Mondiale: fa bene?

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I sospetti corrono sul web: il mondiale di F1 vinto da Sebastian Vettel non sarebbe regolare, mentre ci sono i presupposti per un ricorso che vedrebbe trionfare d’ufficio la Ferrari e Fernando Alonso. Il pilota tedesco della Red Bull, autore di una rimonta nell’ultimo Gp di Sao Paulo che lo ha portato dall’ulitmo al sesto posto (così da tenere Alonso, secondo nel grand premio, alle spalle anche nella classifica generale dei piloti), ha compiuto tre sorpassi in regime di bandiera gialla, quando cioè il sorpasso è vietato. Le manovre scorrette, segnalate dalla stampa brasiliana e spagnola, sarebbero tre, due già vagliate dai giudici di gara, una ancora in sospeso. A incastrare Vettel ci sono i video in soggettiva presi dalla stessa camera installata sulla sua monoposto. Se la Federazione Internazionale riconoscesse la scorrettezza, al pilota tedesco verrebbe comminata una penalità di 20 secondi nell’ultima gara, con conseguente retrocessione di due posti nella griglia degli arrivi e, quindi, perdita di punti. In questo caso, Alonso si ritroverebbe primo con un punto di vantaggio nella classifica generale e campione del Mondo.

guarda uno dei sorpassi sospetti su Libero Tv

Sponda Ferrari – Da Maranello c’è molta prudenza sulla vicenda. Il cavallino rosso non vuole esporsi in assenza di prove certe delle scorrettezze di Vettel, temendo le possibili ricadute di immagine di un eventuale ricorso perso. ALonso e l’agente, invece, sono molto più decisi e fanno pressioni perché si arrivi al ricorso: anche se d’ufficio, la vittoria iridata fa gola.

Un divorzio, un ricorso per licenziamento, perfino una contravvenzione. Nei prossimi giorni intentare una causa spremerà le tasche già dissanguate degli spagnoli. A Madrid arriva “el tasazo” giudiziario: i cittadini pagheranno fino a 1.200 euro in più per accedere ai tribunali.

La cosiddetta “Ley de tasas”, voluta dal ministro della Giustizia Alberto Ruiz-Gallardón, nasce in opposizione a tutti i settori professionali della giustizia – giudici, avvocati, magistrati – invisa ai partiti politici, eccetto il Partito popolare, e a tutti i sindacati.

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