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Un uomo di circa 60 anni ha interrotto l’intervento di saluto alla conferenza italo tedesca sul lavoro del ministro del Lavoro Elsa Fornero dicendo che doveva consegnare una lettera al ministro. Aveva in mano anche un pezzo di vetro e ha minacciato di tagliarsi le vene perché suo figlio, 25 anni e diplomato, non ha un lavoro: “Io non so come andare avanti – ha detto – mi taglio le vene”. La sicurezza lo ha bloccato mentre il ministro invitava a consegnare la lettera, che le è stata passata. “Leggeremo la lettera”, ha detto Fornero riprendendo poi il discorso. L’uomo è stato allontanato dalla sala per essere identificato. 

Comunisti, omosessuali o Fini, “non si sa cosa sia peggio” secondo Romano La Russa, fratello di Ignazio, consigliere del Pdl alla Regione Lombardia. Dice infatti La Russa a La Zanzara su Radio24: “Leggo che il compagno di Vendola vuole avere tanti figli. E’ una grandissima sciocchezza, mi fa venire la pelle d’oca l’idea di un bambino cresciuto da due uomini. La natura non prevede il mammo, ma un papà e una mamma”. E ancora: “I figli di Vendola e del compagno crescerebbero malissimo con il grosso rischio di qualche problema psicologico”. Ma, continua La Russa, “io spero che Vendola possa guarire dal comunismo. Cosa è più grave? Tra essere comunisti e omosessuali è una bella lotta, però essere comunisti è una colpa gravissima”.

Il saluto romano – Di più. La Russa è furioso perché, afferma, “non ci si indigna nello stesso modo per il pugno chiuso. La legge sull’ apologia di fascismo è anacronistica e stupida, andrebbe cancellata. Il saluto romano è molto più igienico che darsi la mano, è innocuo. Farsi una canna è molto peggio, può portare alle droghe pesanti. Il braccio teso che male può fare? Credo che fosse dovuto a un personaggio come Rauti”. 

Fini come Schettino – E su Fini non ha dubbi. Lui avrebbe usato sì l’ombrello, come ha fatto la vedova Almirante, ma non per difenderlo dagli sputi e dagli spintoni: “Lo avrei usato in altro modo… Ma non mi pare sia successo nulla di grave, le frasi che gli hanno urlato se le è meritate tutte. Avrebbero dovuto chiamarlo Capitan Schettino, visto che ha abbandonato la nave nel momento del bisogno. Se lo incontro? Cambio strada per evitare che mi venga l’istinto animalesco”.

La vera notizia di ieri è che in pieno centro di Roma c’è stata l’apoteosi dell’apologia di fascismo, e nessuno si è indignato. Poi, la notizia secondaria è che la terza carica dello Stato, che dovrebbe rappresentare tutti, avrebbe partecipato volentieri a un evento che prevedibilmente si sarebbe trasformato in un festival del saluto romano. Se non l’ha fatto, è solo perché l’hanno cacciato.

Ci sono buoni motivi per cui l’apologia di fascismo è un reato (commesso da chiunque “pubblicamente esalti esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”, secondo il dettato della legge).

La campagna elettorale per le comunali di Roma è ancora lontana e non è nemmeno detto che Gianni Alemanno si candidi per un secondo mandato al Campidoglio. Nel dubbio, però, l’Huffington Post Italia diretto da Lucia Annunziata apre l’edizione odierna col titolo “Che dice papà?”. Sotto, una foto di alcuni ragazzini che si esibiscono nel saluto romano. Tra loro, afferma l’Huffington, ci sarebbe Manfredi Alemanno, figlio 17enne del primo cittadino romano e già noto esponente di Blocco studentesco, la branca giovanile di Casa Pound. La foto si riferirebbe a una vacanza a Mykonos della scorsa estate, ma se la Annunziata la tira fuori oggi un motivo c’è: il padre di Manfredi, Gianni, ha infatti espresso questa mattina il suo cordoglio per la scomparsa di Shlomo Venezia, noto esponente della comunità ebraica capitolina e tra gli ultimi sopravvissuti di Auschwitz. Obiettivo: mettere in imbarazzo il sindaco. Che, dopo le vicende della neve a Roma e della metrò, è un po’ come sparare sulla croce rossa. Ma tant’è.

Gelo tra Nicole Minetti e Lele Mora in tribunale a Milano alla ripresa del processo “Rubi-bis”. Entrambi indagati, insieme a Emilio Fede, per favoreggiamento e induzione alla prostituzione, in aula erano seduti una davanti all’altro ma non si sono nemmeno salutati evitando durante tutta l’udienza di rivolgersi la parola e di incrociare gli sguardi. Mora ha detto: “Il bunga bunga? Una barzelletta”.

 


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Minetti e Mora vicini in Aula ma tra i due nessun saluto

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Va condannato chi fa il saluto romano, inneggiando al razzismo e al fascismo. La sesta sezione penale della Cassazione ha per questo confermato la pena inflitta dalla Corte d’appello di Firenze ad un 50enne che, in concorso con altre persone, durante una “pubblica riunione”, aveva effettuato il saluto romano scandendo “slogan inneggianti al razzismo e al regime fascista”. La Suprema Corte, con la sentenza numero 35549 depositata oggi, lunedì 17 settembre, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’uomo, secondo cui non vi era certezza che il soggetto ritratto nelle foto da cui era scaturita l’indagine fosse proprio lui. Per la Cassazione, insomma, fare il saluto romano è reato. Niente da ridire al rigurado. Solo una domanda: perché, invece, fare il pugno chiuso non è reato?

Pluripregiudicato – Nelle fotografie che sono costate al 50enne una condanna, era raffigurato un uomo con il “capo coperto da un cappello, una sciarpa sul volto e un giubbotto imbottito”: il riconoscimento dell’imputato si era basato sulla testimonianza di un poliziotto, che aveva dichiarato di conoscerlo “dal 1990”. La Cassazione, confermando la condanna, ha rilevato che “il giudice d’appello ha fondato il proprio convincimento sulla circostanza che gli imputati erano soggetti già noti alle forze di Polizia (in particolare alla Digos e alle Questure della Toscana) per la loro partecipazione ad altre manifestazioni del genere” e che il ricorrente “era pluripregiudicato e, perciò, anche sotto questo profilo, era noto alle forze di Polizia”. I giudici del merito, conclude la Suprema Corte, “hanno poi posto in rilievo come l’imputato avesse la parte inferiore del volto (dal naso in giù) coperta da una sciarpa, che non ne impediva il riconoscimento da parte di chi già lo conoscesse”. 

Il presidente del Consiglio comunale di Somma Vesuviana, in provincia di Napoli, Carmine Di Sarno, ripreso mentre fa il saluto romano sulle note dell’inno fascista Faccetta nera e pubblica il video pubblicato su Facebook. Di Sarno è stato eletto nel 2008 in An, partito poi confluito nel Pdl. Una parentela pro Mussolini quella di Di Sarno: il cugino era uno storico militante del Msi. Nella scena compare anche la nipote del sindaco Raffaele Allocca, del Pdl, che è stata assunta nella segreteria del primo cittadino. Intanto, il Pd non ci sta e si rivolge al prefetto.


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Funerali di (ex) partito, ma anche di sistema per Massimo Pini. Mescolata ai vecchi amici craxiani, una discreta rappresentanza di quel che resta del potere finanziario italiano è infatti intervenuta a Milano all’ultimo saluto al biografo di Bettino Craxi nonché, nell’ultimo decennio, fedelissimo di Salvatore Ligresti del quale ha gestito gli interessi rappresentandolo in tutti gli snodi chiave del cosiddetto salotto buono: dal Corriere della Sera a Fondiaria Sai e Milano Assicurazioni, passando per Gemina, la holding degli Aeroporti di Roma.

Dal web, un particolare che non è sfuggito alle telecamere della cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Londra. Durante l’ingresso della delegazione degli atleti tedeschi, Walther Troeger, dirigente sportivo tedesco, ha pensato bene di omaggiare gli sportivi con un saluto che ricorda moltissimo quello nazista… sarà un caso? 

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Clamoroso: saluto nazista alle Olimpiadi di Londra?

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La cerimonia di apertura delle Olimpiadi è uno dei momenti più suggestivi dei Giochi per vari motivi: tutto il mondo è collegato in trepida attesa e uno spettacolo inaugurerà il nuovo stadio, ultimo ritrovato della tecnologia; vedremo sfilare la parate degli atleti dietro la rispettiva bandiera; ci sarà il tedoforo, la torcia e la formula del giuramento. E’ un protocollo che sembra immutabile, un rituale cui oramai siamo abituati e senza il quale non ci verrebbe da dire che i Giochi sono cominciati. Eppure ogni rituale è frutto di una lunga stratificazione temporale. E come sempre di un lungo tira e molla politico. Un esempio la parata delle nazioni dietro il portabandiera. Sebbene De Coubertin non l’auspicasse, perché temeva una deriva nazionalista, fu introdotta a Londra nel 1908 (e difatti creò subito un caso: la Finlandia non volle marciare insieme alla Russia, che l’aveva annessa nel 1809).

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