Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

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So tutto di voi per gli incarichi istituzionali che rivestivo, conosco i vostri segreti, anche se non ho mai utilizzato le vicende delicate che vi riguardano contro di voi”. A dirlo Claudio Scajola, presidente nel 2006 del Comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza Copaco (il Copasir dopo la riforma) durante il coordinamento regionale ligure del Pdl dell’1 dicembre rivolto a Michele Scandroglio, Eugenio Minasso  – entrambi coordinatori regionali – e al senatore Luigi Grillo. Motivo della non velata minaccia di Scajola agli ex fedelissimi e della richiesta di immediate dimissioni? La mancata solidarietà riguardo ai suoi guai giudiziari: la casa al Colosseo e relativo tormentone “a sua insaputa” nonché l’inchiesta sul porto di Imperia (proprio ieri la procura ha chiesto l’archiviazione per il reato di associazione per delinquere per Scajola, indagato insieme ad altre quattro persone nell’indagine sulla realizzazione del porto turistico, ndr). 

Un decreto sul Ponte di Messina, prolungamento di 30 anni delle concessioni delle spiagge, limiti alle assunzioni nelle società a partecipazioni pubbliche. Sono alcuni dei nuovi punti del decreto legge sullo Sviluppo, il provvedimento del governo Monti attualmente in discussione alla commissione Finanze del Senato. Ecco i punti principali inseriti nel testo dai relatori Simona Vicari (Pdl) e Filippo Bubbico (Pd). 

Frena l’inflazione a novembre: secondo la stima preliminare dell’Istat, il tasso registra una diminuzione congiunturale dello 0,2% e un aumento del 2,5% nei confronti dello stesso mese dell’anno scorso (era +2,6% a ottobre). Il lieve rallentamento, che segue quello più consistente registrato a ottobre, è dovuto prevalentemente alla frenata dei prezzi dei carburanti: la verde cala del 4,2% su base mensile e il diesel dell’1,8%. Su base annua il rincaro della benzina frena all’11,2% (dal 16,3% di ottobre) e quello del gasolio a 13,9% (dal 17,9% di ottobre). Più in generale, i cosiddetti beni energetici non regolamentati registrano un calo congiunturale del 2,2% e una crescita tendenziale dell’11,5%, rispetto al 15,0% di ottobre. L’inflazione acquisita per il 2012 si conferma al 3,0%. Al netto dei soli beni energetici, la crescita tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo rallenta all’1,6% (+1,7% nel mese precedente).

La situazione qui in valle sta peggiorando sensibilmente.

Sono stato l’altro ieri ad una serata di presentazione del libro di Livio Pepino, ex magistrato molto stimato nell’ambiente torinese e non solo, dal titolo significativo “Forti con i deboli”. Pepino ha esaminato lucidamente la situazione italiana nel suo complesso in questi ultimi anni, indicando i sintomi di un potere sempre più distante dai cittadini e di un sistema giudiziario che pericolosamente tende a colpire sempre più i deboli. Come appunto accade in valle.

Tutto come previsto: la vittima diventa “colpevole”. Il caso è quello del sequestro del ragionier Giuseppe Spinelli, il cosiddetto “cassiere” di Silvio Berlusconi. Si apprende che i servizi segreti avvieranno un’indagine interna per approfondire i fatti che si sono succeduti nell’ambito del rapimento-lampo. L’indagine, nel dettaglio, riguarderà soprattutto il lasso di tempo intercorso tra il sequestro e la ritardata denuncia all’auotrità giudiziaria. I servizi, si è appreso, esamineranno anche se la scorta di Berlusconi e gli uomini della sicurezza ebbero un ruolo in questa vicenda. La notizia è stata fatta filtrare da alcuni Commissari al termine dell’audizione al Copasir del direttore dell’Aisi, Esposito.

L’audizione – Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica oggi, giovedì 29 novembre, ha sentito il direttore dell’Aisi, il generale Arturo Esposito, in merito alla riorganizzazione dell’Agenzia in relazione al rafforzamento dell’attività in materia di cyber-crime e di intelligence economica e sulla situazione dell’ordine pubblico. Il direttore dell’Aisi – si legge in una nota del Copasir al termine dell’audizione – ha inoltre riferito al Comitato sulla recente vicenda del sequestro di Spinelli e sul ruolo svolto dal personale assegnato alla tutela dell’ex presidente del Consiglio. Al riguardo, è stato comunicato che su tale aspetto è stata avviata una indagine interna del cui esito il Comitato sarà informato.

 

 

Il 12 settembre scorso la Cassazione aveva ordinato un nuovo processo per gli ex vertici del Sismi imputati nel processo per il sequestro dell’imam egiziano di Milano Abu Omar.  Oggi i supremi giudici, nella motivazione con cui dispongono un nuovo giudizio per coloro che furono prosciolti per non luogo a procedere in virtù dell’apposizione sulla vicenda del segreto di Stato, spiegano che quella rendition, che comportò la consegna di un cittadino egiziano (che era indagato dalla Procura di Milano per terrorismo e che sarebbe stato arrestato a breve, ndr) alla Cia che poi lo affidò all’Egitto, fu un’operazione di singoli uomini e non un’azione decisa dall’istituzione: “Allo stato degli atti non vi sono elementi per affermare una partecipazione del Sismi” al sequestro di Abu Omar “essendo, invece, possibile ipotizzare la partecipazione individuale di alcuni agenti dei servizi italiani, oltre a quella di persone estranee ai servizi”.

 

Con il governo Monti anche la sanità pubblica così com’è oggi potrebbe diventare un lusso. “Il momento è difficile e la crisi ha impartito lezioni a tutti, il sistema di cui andiamo fieri potrebbe non essere più garantitop” ha detto il premier Mario Monti durante una conferenza stampa a Palermo. Parole che ovviamente hanno scatenato il putiferio e su cui è arriva una precisazione da Palazzo Chigi che garantisce che la sostenitbilità del servizio pubblico è garantita. “Per il futuro è però necessario -spiega la nota –   individuare e rendere operativi modelli innovativi di finanziamento e   organizzazione dei servizi e delle prestazioni sanitarie”.  “In sintesi – si legge- il presidente non ha messo in questione   il finanziamento pubblico del sistema sanitario nazionale, bensì,   riferendosi alla sostenibilità futura, ha posto l’interrogativo   sull’opportunità di affiancare al finanziamento a carico della   fiscalità generale forme di finanziamento integrativo. Inoltre, egli   ha voluto sollecitare la mobilitazione di tutti gli addetti ai lavori,  così come degli utenti e dei cittadini, per una modernizzazione e un   uso più razionale delle risorse”.

Quanto pagheremo Le parole del presidente del consiglio sono probabilmente da mettere in relazione con il progetto del ministro della salute Renato Balduzzi di una  uova forma di compartecipazione dei cittadini. Si basa su una franchigia che sarebbe del tre per mille. Per chi guadagna ad esempio 20 mila euro sarebbe di 60 euro, o di 300 per chi ne guadagna 100mila all’anno. Il cittadino dunque pagherebbe la prestazione sanaitaria con tariffe simili a quelle dei ticket fino a raggiungere la franchigia. Ma al ministero per evitare che qualcuno, una volta raggiunto il proprio limite massimo di spesa, possa richiedere prestazioni a quel punto grauite, che non servono e generare una spesa inutile, si pensa a un ticket per far contribuire chi fa visite o esami inappropriati. Ma da solo questo sistema non basta. Biosognerà fare grossi interventi di risparmio delle Regioni da cui i servizi saniatari rischiano di riuscire ridimensionati. E magari sarà necessario aumentare le persone con un’assicurazione sanitaria che nel nostro Paese sono 11 milioni. 

 

Immagina un giorno senza quelli che assistono i disabili, integrano le mancanze della scuola, assistono a domicilio le persone bisognose: gli educatori, spesso precari, molte volte in condizioni contrattuali e lavorative tremende. Venerdì 30 novembre gli educatori del consorzio CoDeBri che lavorano in Brianza saranno in sciopero. Chiedono rispetto: lavorano senza contratto da mesi, vengono pagati a cottimo e non hanno garanzia di reddito a fine mese. Non solo percepiscono 6/7 euro l’ora. Se un alunno disabile è assente da scuola non vengono pagati. Se c’è la gita scolastica, non vengono pagati. Abbiamo intervistato un educatore precario.

L’autorità di regolazione dei trasporti servirebbe a difendere gli utenti dalle rendite fatte a loro danno dai monopolisti privati e a difendere i contribuenti dalle inefficienze dei monopolisti pubblici sussidiati. È stata inventata dalla signora Thatcher, e in Italia promessa da diversi governi, con particolare enfasi dal governo Monti. Si è arrivati, pochi mesi fa, a una rosa di tre nomi di esperti, e a definire la sede (Roma, che sorpresa!). Corre voce che autorevoli candidature di personalità indipendenti siano a giugno cadute per i veti di qualche manager di aziende monopoliste.

Il mancato accordo tra i partiti sui tre candidati finali è stato interpretato dai più ingenui come una vera lite sulle competenze. Santa ingenuità! L’autorità è scomparsa dall’agenda del governo: nessuno in realtà la vuole. Non i monopolisti pubblici e privati, che preferiscono continuare a incassare rendite o essere inefficienti. Gli utenti e i contribuenti non si accorgono di nulla. Ma anche i politici sono più contenti così: è più facile farsi corrompere da un monopolista che da uno che deve fare i conti con la concorrenza e magari rimediano ricchi posti nei consigli di amministrazione. Il gatto regolatore dunque dorme (i ministeri responsabili dormono un sonno profondo da sempre…), e i topi monopolisti ballano.

Dopo le proteste di ieri dei sindaci, anche le Regioni sono sul piede di guerra in seguito all’approvazione alla Camera della legge di stabilità. Il disegno di legge è “insostenibile su tre punti che riguardano la reale erogazione di servizi: la sanità, il trasporto pubblico locale e i servizi sociali”. A lanciare l’allarme è il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani che, al termine della riunione dei governatori, ha annunciato che ci saranno incontri con i rappresentanti del Senato perché “per le Regioni è indispensabile che ci siano modifiche a quel testo”. Errani ha avvertito: “E’ necessario cambiare questa situazione, diversamente, iniziative forti, oltre ai Comuni, riguardano anche le Regioni”. Riguardo alla sanità, Errani ha spiegato che “per la prima volta il Fondo sanitario nazionale si riduce”, mentre sul trasporto locale “viene fatto un passo indietro di 20 anni, tornando a un fondo nazionale e non alla fiscalizzazione”. La Camera ha approvato la legge di stabilità con 372 sì. I voti contrari sono stati 73 e gli astenuti 16. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato.

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