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spaccato

di Marco Gorra

Ruota tutto intorno a una domanda: cosa farà Angelino Alfano? Ascolterà le ragioni di Silvio Berlusconi, che lo pressa affinché si imbarchi nella imminente riedizione di Forza Italia, oppure quelle dei dirigenti del Popolo della libertà, che gli chiedono di rimanere al timone del partito? In attesa di capire quali siano le intenzioni del segretario, tutto è sospeso. L’ex Guardasigilli, consapevole dell’impatto che la propria decisione è destinata ad avere, non si sbilancia. Se da una parte – da ultimo ieri l’altro a Domenica In – assicura che «qualsiasi cosa avverrà d’amore e d’accordo con Berlusconi», dall’altra non spegne la macchina delle primarie e deposita le firme. Questa strategia ambivalente, tuttavia, non potrà durare ancora per molto. L’annuncio della ridiscesa in campo di Berlusconi è questione di giorni: scontato che il Cavaliere non prenderà la guida del Pdl (unico scenario che salverebbe capra e cavoli), una decisione andrà presa. Nel partito si aspetta con un certo nervosismo. Ad essere particolarmente sul chi vive è la componente moderata e montiana, che da un ritorno  di Alfano con Berlusconi avrebbe quasi tutto da perdere. Già la preponderanza dell’apparato facente capo all’area ex An all’interno del partito è vissuta con poco entusiasmo: dovesse venire meno il grosso contrappeso rappresentato da Alfano (e dovesse pertanto il partito spostarsi su posizioni più marcatamente antimontiane), la situazione si farebbe poco sostenibile.

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su Libero in edicola oggi, martedì 27 novembre

Dal 1984 il giorno successivo alle elezioni l’indice S&P ha chiuso in rialzo appena 2 volte su 7. Obama promette di ridurre il deficit ma il precipizio fiscale e’ alle porte. In arrivo un declassamento del rating Usa? Pioggia di Buy sui Treasuries.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Sell pesanti a Wall Street nel post Election Day, pesa Congresso spaccato

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Con lui, Silvio Berlusconi, ha le fidate Amazzoni: Micaela Biancofiore, Nunzia De Girolamo, Laura Ravetto, Mariarosaria Rossi; l’ex ministro Renato Brunetta, che in questo anno di governo Monti non ha passato giorno senza dire (numeri alla mano, ovvio, secondo il suo stile) peste e corna dei Prof; l’ultrà Giancarlo Galan, ex governatore del veneto ed ex ministro, che alla notizia di una nuova discesa in campo del Cav disse che era roba da orgasmo; I fidatissimi Sandro Bondi, Mario Mantovani (coordinatore in Lombardia) e Denis Verdini, la devota ex ministra Michela Brambilla la rossa e la “figliol prodiga” Daniela Santanchè. E’ questo il fronte del “basta-Monti”, pronto a staccare la spina ai tecnici in vista di un voto anticipato che potrebbe anche arrivare a gennaio. Dall’altra parte, tra coloro che dicono no allo strappo, ci sono un sacco di big Pdl: dagli ex-An Maurizio Gasparri e Gianni Alemanno al segretario del partito Angelino Alfano; gli ex ministri Maurizio Sacconi, Mariastella Gelmini, Franco Frattini, Raffele Fitto; il videpresidente della Camera Maurizio Lupi; e Roberto Formigoni, Fabrizio Cicchitto, Osvaldo Napoli. E’ questo il fronte delle primarie, che guarda al voto ad aprile e a una apertura ai centristi che lo stop ai Prof pregiudicherebbe in modo definitivo. E sarebbe il fronte maggioritario, in un rapporto che sarebbe di 4 azzurri contro la linea del Cav e uno a favore.

PdL spaccato nel voto che da il via definitivo al meccanismo. Il ministro per le Politiche Ue esulta e parla di momento storico, ma non tutti sanno che si preannunciano 20 anni di rigore e 45 miliardi di aumento tasse e tagli alle spese: ogni anno: LEGGI COSA ACCADRA’ dal primo gennaio.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Oggi e’ il giorno da mille miliardi: parlamento approva Fiscal Compact

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Mentre nel Pdl si cerca di sventare la possibilità di un blitz, assai probabile, che porti al voto segreto, nell’aula di Palazzo Madama, sull’arresto dell’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi, i senatori in passato salvati dall’arresto si sgolano per argomentare la necessità di non mandare in galera i politici. E’ il caso del pdl Sergio De Gregorio, appena graziato dall’aula proprio grazie a un voto segreto, che ha sempre sostenuto l’inopportunità dell’arresto dei senatori. Come pure è il caso dell’ex democratico pugliese Alberto Tedesco che, dopo aver miracolosamente evitato l’arresto e dopo essersi intestato l’iniziativa di raccogliere le 20 firme necessarie per ottenere dal presidente Renato Schifani il voto segreto, dando così una mano al Pdl che dice di volere il voto palese, ma di fatto è spaccato, ora s’improvvisa anche maitre a penser della difesa della Costituzione: “Lusi è inseguito dalle manette, ha diritto di ribellarsi. Cosa posso farci io se in parlamento le menti riposano sui banchi? E’ colpa mia se l’abc della democrazia non ha altri difensori”.

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