Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

spesso

Italiani brava gente? Un mito che ha fatto la storia e che la realtà spesso ha smentito, anche se in pochi se lo ricordano. A questo tema delicato, l’Istituto Alcide Cervi a Gattatico in provincia di Reggio Emilia ha deciso di dedicare la seconda edizione della Winter School che si svolgerà dal 22 al 25 novembre 2012. Si parlerà di crimini, guerre e fascismi, e a farlo saranno giornalisti, docenti ed esperti per poter dare il via ad un dialogo consapevole su questioni calde della storia contemporanea italiana. Al centro del dibattito sarà l’Europa, fresca di premio Nobel per la pace e terra di storie irrisolte, e molto spesso dimenticate. Obiettivo, ancora una volta, curare la memoria perché la storia non sia solo un archivio da consultare quando serve, ma anche un esercizio periodico per riprendere tasselli fondamentali del passato e farne insegnamento del presente. Rivolta ad educatori, operatori culturali, studiosi e semplici cittadini, la Winter School del Museo Cervi è diretta dal professor Gianni Oliva e vanta all’interno del suo programma storici, professionisti ed esperti in materia di grande livello.

Da giovedì si terrà a Bari il XXXI Congresso nazionale forense, intitolato “L’avvocatura per una Democrazia solidale. Il Cittadino prima di tutto“. La massima assise dell’avvocatura, istituzionale (Cnf, con la presenza di Cassa Forense) e politica (Oua, con la presenza delle associazioni più rappresentative).
Ho partecipato a tanti congressi e veniva sovente preannunciato un cambiamento rilevante. In realtà mai è accaduto, nel suo seno. Molto però è cambiato all’esterno. L’avvocatura è stata destrutturata e vilipesa nella dignità della sua funzione. Funzione che non è prodromica della categoria forense. Non è servile agli interessi di chi veste la toga. No, è fondamentale per la democrazia e per la tutela dei diritti dei cittadini. Senza un’avvocatura libera, indipendente e forte, i diritti vengono calpestati. Nei regimi dittatoriali i primi a pagare sono spesso gli avvocati (tra gli ultimi esempi, Nasrin Sotoudeh, avvocatessa iraniana per i diritti umani, in prigione da un anno). 
L’avvocatura non è una casta (quali privilegi avrebbe?), né una lobbie (quali interesse difenderebbe?) e chi sostiene il contrario è in malafede. E’ peraltro la peggio rappresentata in Parlamento (134) posto che ha difeso solo interessi individuali (violando la ratio del mandato) e certo non categoriali. Tuttavia una campagna di disinformazione ci dipinge come lobby spietata e responsabile della malagiustizia. Falso perché la malagiustizia non dipende certo dall’avvocatura ma dal legislatore e dalla governance della magistratura. Noi, al pari dei cittadini, la subiamo.
L’avvocatura non suscita simpatie in Italia e nel mondo, chiamata com’è a difendere buoni e cattivi, con tesi condivisibili e non, nel merito e con armi formali, spesso incomprensibili. Spesso è arrogante e spocchiosa. Ma è vitale per la tutela dei diritti (il diritto alla difesa è costituzionale). E soprattutto per la difesa della libertà, oggi spaventosamente minacciata da una governance elitaria, economicistica, tesa solo a garantire privilegi ai forti in danno dei deboli, oggi costituiti dall’intera classe media, la cui base si allarga sempre di più. Lo scenario apocalittico che Monti l’esecutore sta realizzando è quello di una economicizzazione dei diritti, a godimento dei potenti. Una deriva di estrema gravità alla quale va opposta con forza la Costituzione e il rispetto dei diritti inviolabili. La Costituzione è nei nostri cuori e nel giuramento che prestiamo.
L’avvocatura ha rilievo costituzionale e deve assumersi questa responsabilità e far sentire forte la propria voce. Per fare ciò però deve essere credibile. E qua occorre fare autocritica ed outing.
Siamo in tanti, troppi, oltre 210.000, un numero sproporzionato rispetto ad altri Paesi. Il numero alto determina scadimento nella qualità e nella deontologia, e può alimentare conflittualità. Ad ogni congresso i rappresentanti urlano il numero altisonante ma non ho mai udito un’assunzione di responsabilità. Siamo in tanti perché per anni vi è stato il sospetto divario tra i promossi al Nord (20% circa) e i promossi al Sud (fino al 98%) con un indotto di dubbia liceità.
La governance dell’avvocatura è la stessa da decenni e si ricicla anche con sospette prorogatio. Simile alla classe politica. Non ha saputo essere lungimirante (si pensi alle tariffe, incomprensibili da chiunque) ha subito enormi sconfitte (come dimostrano questi anni), si è mostrata genuflessa (al legislatore, al Guardasigilli, alla stessa magistratura) ricevendo peraltro sonori schiaffoni. Si è mostrata ultraconservativa, negativa a qualsiasi riforma (perché contrastare tutti i tagli dei tribunali?). Ha gestito in modo indecoroso la responsabilità disciplinare (tra Ordini severi e Ordini lassisti che hanno adoperato i procedimenti a fini elettorali), con ciò danneggiando la credibilità dell’avvocatura intera.
Ha supplito alle gravi disfunzioni della giustizia, sostituendosi agli ausiliari e alle cancellerie (perché?) e non denunciando le gravi negligenze della magistratura, temendone le reazioni. 
La nostra dignità è la nostra forza, ed essa è stata svenduta nel tempo da chi ci ha governato.
Non abbiamo saputo denunciare, isolare e sanzionare gli avvocati “parlamentari” o che hanno svolto ruoli apicali quando si sono macchiati di gravi crimini (il caso Lusi è solo uno dei tanti esempi).
L’avvocatura ha perso prestigio, credibilità, veste culturale e sociale soprattutto a causa dei nostri sbagli. E gli sbagli sono stati compiuti da chi ha governato l’avvocatura. E’ necessaria un’assunzione di responsabilità, una pubblica ammenda o il pudore di farsi da parte. Rendendosi debole, l’avvocatura è divenuta il corpus ideale per essere attaccata dai virus (Confindustria, lobby di poteri forti, massoni etc.).
Se vogliamo recuperare forza e prestigio dobbiamo prima entrare in sintonia col Paese, non basta cambiare gli slogan e pensare che così si recuperano 10/15 anni di gravi sbagli. 

tovato su: Il Fatto Quotidiano

L’Ansa, spesso megafono del governo, cita fonti di Palazzo Chigi: al centro della cena organizzata della elite dei potenti Illuminati il piano di azione del governo italiano“. Presenti Profumo, Cancellieri, Passera e Fornero (foto: musei capitolini).

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Di cosa Monti e il Club Bilderberg hanno parlato

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

Tutti si lamentano della malagiustizia ma pochi ne conoscono i motivi. Le stesse vittime della cattiva giustizia comprendono perché sono divenute vittime. Occorre poi forse chiarirsi sul concetto di “vittime”. Si pensa che siano solo coloro che abbiano subito un torto immediato (un errore, una sentenza di condanna sbagliata) quando invece spesso sono vittime gli stessi avvocati.

Perché gli avvocati (i quali hanno grandi responsabilità se svolgono senza diligenza il mandato, ovvero se incorrono in violazioni deontologiche tali da danneggiare il cliente, ed anche l’incompetenza lo è) sono il terminale (nervoso) ultimo verso il quale si proiettano gli strali delle parti danneggiate. Sono l’interfaccia della malagiustizia ma spesso (quasi sempre) non dipende da essi se la causa è durata molti anni, se il giudice ha omesso di valutare fatti importanti, se vi sono stati errori procedurali (notifiche, comunicazioni, slittamenti etc.), se la sentenza sposa tesi insostenibili.

Esiste una bella iniziativa che ritengo debba ricevere quanta maggiore attenzione possibile. Ma come spesso accade quando si parla di disabilità grave, è difficile buttare giù il muro dell’informazione reale. Noi, con i nostri figli tentiamo ogni via (inclusa quella della comunicazione) per far conoscere.

Siamo lì in prima linea ad aprire la porta di casa nostra pur di tendere e ricevere la mano dell’inclusione. E spesso il prezzo è molto alto. Mi capitò una volta di partecipare ad una trasmissione tv dove avrei dovuto parlare dell’importanza della conoscenza di ciò che ci circonda, e nello specifico cercare di far capire che la cerebro lesione non è un virus contagioso. Mi arrabbiai molto perché fu in realtà una vera beffa. Immagini pietose per accendere i cuori più ipocriti e insensibili. Ebbene si. Nel 2012 ancora in molti emarginano Diletta perché pensano che i loro figli possano ricevere un trauma standole accanto. Diciamolo! Siamo ancora a questo punto.

“Donne al volante, pericolo costante”. Quante volte abbiamo sentito questa frase? Io spesso, ma devo ammettere che nel mio caso, talvolta, il proverbio si è rivelato piuttosto azzeccato: sorvolo su quel che ho combinato all’esame pratico per la patente, ma confesso che, una volta – guidavo da pochissimo, se può costituire un’attenuante – ho parcheggiato sopra la grossa e nodosa radice di un albero che sporgeva dall’asfalto, costringendo a un intervento notte-tempo chi aveva in custodia l’altro mazzo di chiavi (fosse stato per me avrei lasciato l’auto lì perché non mi sembrava di essermi macchiata di alcun misfatto).

Il 27 ottobre a Roma alla manifestazione nazionale partecipano anche i camici bianchi

Pur essendo d’accordo con il valore della partecipazione a garanzia della sanità pubblica credo, da tempo, che proprio le organizzazione dei medici, a partire dall’ordine dei medici, debbano schierarsi in prima fila nella difesa del paziente, senza se e senza ma. Nel volantino di questa organizzazione di dirigenti medici invece mi pare che, come spesso succede, si prende spunto da quello che succede agli altri, o potrebbe succedere, parlando esclusivamente di sé.

Allora come fare a guarire la sanità? Mi sento di dover dare qualche spunto a tutti quelli che come me hanno la fortuna di fare i medici.

Il 27 ottobre a Roma alla manifestazione nazionale partecipano anche i camici bianchi

Pur essendo d’accordo con il valore della partecipazione a garanzia della sanità pubblica credo, da tempo, che proprio le organizzazione dei medici, a partire dall’ordine dei medici, debbano schierarsi in prima fila nella difesa del paziente, senza se e senza ma. Nel volantino di questa organizzazione di dirigenti medici invece mi pare che, come spesso succede, si prende spunto da quello che succede agli altri, o potrebbe succedere, parlando esclusivamente di sé.

Allora come fare a guarire la sanità? Mi sento di dover dare qualche spunto a tutti quelli che come me hanno la fortuna di fare i medici.

Dimmi come ti chiami e ti dirò da dove vieni. La storia dei cognomi può raccontare come nei secoli gli italiani si sono spostati lungo lo stivale. I flussi migratori declinati secondo la distribuzione geografica dei nomi che ogni migrante porta con sé, insieme alle speranze di una vita migliore. Questa la chiave di lettura di uno studio, pubblicato sulla rivista americana “Human Biology”, a opera di un team di ricercatori italo-francese, che comprende il gruppo di Alessio Boattini dell’Istituto di biologia dell’Università di Bologna e quello di Gianna Zei dell’Istituto di genetica molecolare di Pavia, coordinati da Franz Manni del Muséum national d’Histoire naturelle di Parigi. E così si scopre che nel Lazio, Toscana e Liguria sono poco meno di un terzo della popolazione è autoctono, Bolzano, Cagliari e Trento risultano le città meno permeabili ai fenomeni migratori, rispetto ai grandi centri Roma, Milano, Torino. 

“Le parole sono importanti” diceva Nanni Moretti nel film “Palombella rossa” eppure sembra che troppo spesso in Italia le parole abbiano perso di significato.

Il video che da qualche giorno fa il giro della rete e che riprende Andrea De Martino (per alcuni  l’appellativo “signore” è anche troppo), prefetto di Napoli, redarguire severamente don Maurizio Patriciello, prete anti clan durante una riunione in Prefettura ne è un esempio lampante.

Don Maurizio, che prendeva la parola per denunciare ancora una volta la grave emergenza della c.d. “terra dei fuochi” dove quotidianamente vengono bruciati rifiuti di tutti i generi sotto l’occhio immobile delle autorità, si sarebbe macchiato di oltraggio nei confronti della signora Carmela Pagano, prefetto di Caserta, semplicemente per averla chiamata “signora” (sic!).

Archivi