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Un “cafoncello napoletano”. Così Giulia Pauselli, ballerina di Amici, definisce Stefano De Martino, il ragazzo che Belen Rodriguez ha “rubato” a Emma Marrone decretando tra l’altro la fine della storia tra la showgirl argentina e Fabrizio Corona. “Questa storia non mi stupisce”, prosegue la Pauselli in un’intervista a Vanity Fair. Ma prima di continuare, occorre fare chiarezza su questi incroci un po’ morbosi e tanto mediatici, visto che sono nati tutti sotto i riflettori del talent-reality di Maria De Filippi. Emma sta con Stefano, quindi Stefano (che balla spesso con Giulia) la tradisce con la stessa Pauselli. La liaison non dura molto e la Marrone si prende il suo talentuoso ballerino. Fino a che Belen, ospite d’eccezione del serale 2012, non le rovina la festa. “E’ che la sua aria da cafoncello napoletano – ha dichiarato la Pauselli a proposito di De Martino -, da bello maledetto, colpisce facile. E noi ci siamo cascate: io, Emma, Belen, tutte dentro il suo sorriso smagliante, la sua simpatia eversiva, il suo corpo pieno di tatoo”. Dimenticato il passato (“Mi ero preso una bella cotta. Quando si balla insieme entri nella parte, e spesso ti fai film. In più c’era la tensione di una cosa che non poteva essere resa pubblico”), si tratta di mettere in guardia Emma (“Se è una donna intelligente come credo, non dovrebbe riprenderselo. Lui a 22 anni è un ragazzino che deve crescere, capire cosa vuole dalla vita, lei no: ha 28 anni, e bisogno di un uomo che la ami veramente”) e di bastonare un po’ la Rodriguez: “Ogni mese su di lei ce n’è una, a favore di gossip: il filmino hard, è incinta, no, ha abortito, lo spacco, la farfallina”. Non solo: “Noi siamo esterofili: tendiamo a sopravvalutare talenti di altrove, li adottiamo, li chiamiamo ‘professionisti’, quando qui ne abbiamo, di ragazze che si meriterebbero visibilità…”.

Ci sono delle menti creative straordinarie, in Italia, che raramente trovano gratificazione da noi, e spesso la devono cercare all’estero. Lo svuotamento culturale e contenutistico eseguito dai media, del resto, da noi negli anni ha chiuso quasi tutto.

L’Italia intera ha subito un’americanizzazione forte, ma l’ha vissuta nel modo più provinciale possibile, sprecando il suo cromosoma pieno di creatività e talento, o di persone che, appunto, troppo spesso trovano solo fuori dai confini nazionali la meritocrazia in ciò che studiano e applicano.

“Se chiedo un film a una casa di distribuzione, spesso interviene il ‘Circuito Cinema‘ che si occupa del noleggio delle pellicole avvertendo che se il film passa per il Mexico non verrà proiettato nelle altre sale affiliate al gruppo” La denuncia è di Antonio Sancassani, il settantenne proprietario del cinema monosala in via Savona a Milano. Che vuole rimanere autonomo e libero di scegliere la propria coraggiosa programmazione, fatta di pellicole di giovani autori che a volte, non trovando un distributore, gli consegnano il film direttamente in mano per la proiezione.

Dopo gli slogan sparati, le gazzarre da cortile, gli inciuci palesi e quelli sotto banco, alla fine anche questa campagna elettorale per le amministrative di maggio andrà in archivio come tutte le altre. Un attimo dopo lo spoglio i commentatori specializzati saranno impegnatissimi a contare schieramenti e percentuali,  arringare la folla su exploit e débacle, fantasticare sulle conseguenze del famoso “dato elettorale”. Nessuno, però, si fermerà un attimo ad analizzare su quali voti saranno costruite quelle vittorie.

Una società italiana non paga più le fatture. Scriviamo mail agli interlocutori di sempre e rispondono (dalla mail aziendale) che non ricoprono alcuna carica nell’impresa. Prendiamo un paio di visure dalla Camera di commercio e ci accorgiamo che la Srl con cui abbiamo a che fare ha come unico socio una Ltd. irlandese, controllata a sua volta – così dicono le carte del Companies Registration Office di Dublino – da due fiduciarie, una con sede in Liechtenstein e una domiciliata a Panama. Telefoniamo alla Camera di commercio di Vaduz, nel piccolo principato nelle Alpi, e ordiniamo i documenti da Panama. Paghiamo il dovuto (tanto) e ci ritroviamo con un pugno di mosche: sul documento di Panama si trovano solo prestanome (Diaz, Morales, Lopez, Garcia, Martinez), che sicuramente non hanno nessuna intenzione di rivelare i nomi degli azionisti (che non sono pubblici). Per il Liechtenstein la cosa si risolve in modo più semplice. Le azioni non sono nominative ma al portatore. Come un libretto di deposito al portatore sono di chi le ha in mano in un determinato momento e quindi sono di tutti e di nessuno. Fine della ricerca.

Il mondo li vede come la coppia glamour più potente e felice della Terra. Gli Obama sembrano d’accordo su tutto, fanno campagna elettorale insieme per la rielezione di Barack, offrono feste e ricevimenti alla Casa Bianca come fossero due sposini freschi, sembrano insomma indivisibili. E, invece, anche nella famiglia presidenziale non mancano i problemi. Tenuti nascosti da anni, sempre per salvare la reputazione di Barack impegnato in politica. Il tabloid americano Globe, rinomato per i suoi scoop molto spesso arditi, ha lanciato una notizia che lascia di stucco: gli Obama sarebbero sul punto di divorziare. O meglio, ci sarebbero tutti i presupposti per farlo ma, ancora una volta, la carriera di Barack viene prima di tutto. Sul settimanale è stata riportata una telefonata nel pieno della notte fra Michelle, che si trovava a Las Vegas, e il marito.

Sono volate parole pesanti, minacce di rottura, come hanno riportato alcuni insider dell’entourage presidenziale. Dietro l’apparenza dell’armonia e della tranquillità, c’è infatti ben altro. Michelle cerca di imporsi fin troppo sul consorte, a tutti i livelli: gli dice cosa mangiare, gli consiglia come vestire, e, come hanno riportato i quotidiani Usa, mette troppo spesso bocca anche negli affari della politica americana. Non solo, spesso ha imbarazzato il marito con i suoi vestiti troppo costosi, scelti tra i migliori stilisti emergenti, che per molti osservatori erano del tutto inappropriati considerando le tante difficoltà dell’americano medio, in un momento di crisi economica.

La first lady, che dovrebbe essere un aiuto per il presidente nel pieno della campagna elettorale, si sta invece trasformando in un peso. Michelle ha messo l’America a dieta, con la sua mania del peso forma, e anche ora per Pasqua, ha trasformato la tradizionale corsa delle uova, che si tiene ormai da 134 anni nei giardini della Casa Bianca, in un evento contro l’obesità. Fra i due sono tanti i motivi di attrito che sono emersi in quella telefonata fatidica. A partire dalle reciproche accuse di tradimento, che si leggono da qualche tempo sui giornali scandalistici americani, che però non vengono nemmeno presi in considerazione dalla carta stampata più autorevole. Obama in passato sarebbe stato beccato in un hotel di Washington con una bella donna di nome Vera Baker, che nel 2004 era stata direttrice finanziaria della sua campagna per il Senato e aveva raccolto valanghe di dollari per il candidato.

Si sa come funzionano le cose in campagna elettorale, basta vedere qualche film. Il presidente viaggia su e giù per il Paese, conosce tanta gente e tante donne, e aumentano i rischi di tradimento. Non è forse un caso che il litigio sia avvenuto ora, con Obama tutto concentrato sulla propria rielezione. Un possibile tradimento con la bella Vera era stato già d’altra parte insinuato senza conseguenze nel 2009, in un libro di un certo Christopher Anderson, Barack e Michelle: ritratto di un matrimonio, secondo cui la Baker sarebbe stata allontanata dalla campagna 2004 da una Michelle particolarmente gelosa. Anche la First Lady però ha i suoi scheletri nell’armadio. Si è parlato più volte di una sua tresca con un agente del Secret Service, la guardia che protegge il presidente e la sua famiglia. Anche su questo le fonti ufficiali non hanno detto o scritto una parola. Ma i problemi fra i due ci sono da più di un decennio. Lo ha dichiarato la stessa Michelle al New York Times che non sono state sempre rose e fiori, anzi, in certi momenti si è perfino temuto il peggio. Come quando nel 2000 la loro unione entrò in crisi. «C’era poco dialogo e ancor meno amore», aveva scritto il giornalista di Newsweek Richard Wolffe: «Lui voleva candidarsi al Congresso e Michelle, arrabbiata, lo accusava di egoismo e carrierismo. Lui a sua volta la giudicava fredda e ingrata».

di Alessandro Carlini

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