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Mughini: a Renzi va la vittoria morale Paragone: ha fallito, fa solo chiacchiere. Voi con chi state?

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Rottura tra Inter e Sneijder. Voi con chi state?

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Il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani ha vinto le primarie del centrosinistra. I dati devono essere ancora essere confermati, ma dopo lo scrutinio del 18,7 per cento dei seggi (1732 su 9219) le preferenze per Bersani sono il 61,5 per cento, mentre per Matteo Renzi ha votato il 38,5. In termini di voti assoluti le cifre sono queste: Bersani ha raccolto 136.566 voti, Renzi 85.414 voti. 

Matteo Renzi può piacere o meno, ma una cosa è certa: non si può presentare un esposto contro un candidato che invita semplicemente a votare al ballottaggio di domenica prossima comprando una pagina sui giornali. Senza neppure suggerire per chi votare, peraltro. È normale che non solo Pierluigi Bersani, ma anche Vendola, Puppato e Tabacci, fuori dai ballottaggi, si prestino a questo atto burocratico da vecchio apparato sovietico? Premettendo che sono sicuro che vincerà Bersani in qualsiasi caso, è normale un partito che non vuole attirare elettori ai seggi? È normale un apparato che si arrocca dietro regole arzigogolate e cervellotiche che puntano esclusivamente a sfavorire l’avversario?

Roma, 29 nov. -(Adnkronos) -“L’attività che sta svolgendo la Commissione Europea è un’indagine investigativa volta a determinare se e in quale misura possano essere state attuate delle pratiche illecite di dumping o di ricezione di sovvenzioni illegali da parte delle società produttrici e importatrici di moduli fotovoltaici cinesi. Qualora la Commissione dovesse rilevare l’esistenza di queste pratiche illegittime, potrebbe ricorrere all’imposizione di dazi compensativi sui prodotti di importazione dalla Cina”. Così Alessandro Cremonesi, presidente del Comitato Ifi (Industrie Fotovoltaiche Italiane) in risposta all’appello formulato dall’Alliance for Affordable Solar Energy al ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera durante la visita istituzionale in Cina, auspicando la mediazione della disputa antidumping tra produttori solari cinesi e europei.

“Il termine compensativo – aggiunge – è fondamentale per far comprendere ai più che non si tratta di dazi all’importazione per elevare barriere protezionistiche o minare il libero mercato ma che si tratta di misure necessarie per riequilibrare quel gap competitivo tra gli operatori nazionali ed europei e quelli cinesi, generato da un atteggiamento illecito o illegittimo”. A causa delle pratiche di dumping attuate da aziende cinesi, prosegue Cremonesi, “oltre il 70% delle installazioni realizzate sul territorio nazionale sono state chiuse a favore di quelle cinesi, danneggiando gravemente la competitività dell’industria nazionale, che si è trovata in un mercato viziato dall’effetto dumping e costretta quindi a produrre per due anni al di sotto della metà della propria capacità produttiva”.

Nel caso in cui la Commissione dovesse confermare l’esistenza di pratiche illegittime da parte dei produttori e importatori cinesi, “è falso e demagogico affermare che oggi siano a rischio oltre 30.000 posti di lavoro in Europa”, aggiunge Cremonesi sottolineando che “almeno 30 produttori europei e italiani di celle e moduli fotovoltaici nell’ultimo anno sono stati costretti a chiudere a causa di tale illegittimo comportamento”. Il presidente del Comitato Ifi conclude “appellandomi al ministro Passera e chiedendo, nel caso in cui siano confermate le pratiche scorrette del mercato, che non ci sia nessuna mediazione per i responsabili di tali comportamenti illeciti. Riteniamo giusto che chi ha operato nel mercato barando, si assuma la piena responsabilità delle sue azioni e degli effetti che queste genereranno.”

E’ un partito a pezzi il Pdl. Il 28 novembre sera a Porta a Porta condotto da Bruno Vespa va in onda lo sfascio del partito fondato da Silvio Berlusconi. Gli ospiti sono Maurizio Lupi, Daniela Santanchè, Giorgia Meloni e Mariastella Gelmini. I quattro rappresentanti del Pdl si confrontano sulle primarie del partito e riescono a dare quattro linee diverse. O meglio, se Lupi, Santanchè e Gelmini non sembrano disperarsi per l’eventuale annullamento della consultazione popolare, la Meloni al contrario è convinta che sia un gravissimo errore non farle. Ognuno, però, dice una cosa diversa.

Alfano e il Cav – Il problema, infatti, è che il Pdl è spaccato fra la linea di Angelino Alfano che vuole le primarie – ma non se torna il Cavaliere – e il ritorno di Silvio Berlusconi stesso che vuole però candidarsi con un soggetto diverso dal Pdl, si tratti di Forza Italia 2.0 o di una lista con un altro nome. E in questa totale confusione va in scena il dramma del centrodestra. Lupi si dice d’accordo con Alfano: “Le primarie che Angelino ha fortemente voluto erano un’occasione per tornare tra la gente, ma c’è un fatto politico che non può essere trascurato ed è la discesa in campo di Berlusconi. Ora mi chiedo, ha senso fare le primarie? Non è forse meglio parlarne con lui, confrontarsi?”.
Il dilemma – Evidentemente il confronto non è così facile. Soprattutto, dice la Santanchè, che si dice “prima sostenitrice delle primarie”, “non si possono fare il 16 dicembre perché non siamo organizzati” e “e non si può prendere in giro la gente”. Peccato, ribatte la Meloni, che “le primarie sono state decise a giugno” ma poi si è tergiversato. Ora però, sostiene l’ex ministro della Gioventù, “possiamo pensare che se non siamo pronti per il 16 dicembre si possono fare il 20 gennaio. E converrebbe anche a Berlusconi candidarsi. Non sarebbe molto più bello?”. A quel punto la Santanchè la accusa di far parte dell’apparato”, “la gente ha bisogno di contenuti”, ma non si capisce bene dove voglia andare a parare e non risponde alla Meloni che le chiede di concludere. 
Fredda analisi – Prende quindi la parola la Gelmini ma il suo intervento si limita ad una fredda analisi, come se lei non avesse nulla a che fare con il partito. Dice: “Le primarie sono solo una delle ricette. Ma il punto di debolezza è che sono primarie per la leadership e non di coalizione”, come invece sono state per il centrosinistra. 
Quindi? Verrebbe da chiedere. Quindi nulla. Lupi cerca di andare oltre insistendo sul fatto che “ci sono state troppe indecisioni nel partito”, che “bisogna trovare una linea unica e seguirla”. Il problema è trovarla. 

 

di Luciano Capone

“Le primarie sono state una grande festa di  partecipazione democratica. Noi di Libero ad esempio abbiamo votato  tre volte di fila, due a Milano (stessa sezione) e una a Monza, sempre democraticamente. Non abbiamo corrotto nessuno, né abbiamo falsificato documenti.  Secondo il regolamento del Pd, ogni studente o lavoratore fuori sede doveva inviare, entro le 19 di venerdì 23 novembre, una e-mail al coordinamento provinciale della zona ove intendeva votare. I coordinatori avrebbero avvisato del cambio i colleghi della provincia di residenza e, infine, indicato all’elettore la nuova sezione in modo da evitare falle utili a chi avesse voluto alterare la gara. E invece no”.  

Leggi l’articolo integrale su Libero in edicola oggi, martedì 27 novembre

 

Nel corso degli ultimi mesi a Zhoukou – una delle città più antiche della Cina nelle piane centrali attraversate dal Fiume giallo della regione dello Henan – due milioni di tombe sono state rimosse a seguito della nuova politica del governo locale che vuole aumentare gli acri di terra disponibili per l’agricoltura. Ma i nuovi provvedimenti sono stati seguiti da polemiche e da un’indignazione generale dell’opinione pubblica.

Così a marzo scorso è nato il movimento per la distruzione dei cimiteri e si è esteso anche nelle aree vicine. Il governo locale ha anche promesso ricompense e aiutato il movimento con un massiccio dispiego di propaganda e mezzi meccanici. La scusa è la regolamentazione per i funerali ed è spiegata come se fosse il naturale proseguimento della politica che incoraggia la cremazione instaurata quasi in contemporanea con la fondazione della Repubblica popolare nel lontano 1949.

Magari fosse stata uno “sciopero europeo”, una protesta generalizzata. Quanto visto mercoledì in Italia, con le piazze di Roma e Milano, Napoli e Torino teatro di scontri sanguinosi tra studenti e polizia, rispecchia invece la “confusione mentale e culturale” della nostra situazione. Parola di Davide Giacalone, che su Libero in edicola oggi giovedì 15 novembre sottolinea come “protestare e scioperare è lecito, in democrazia”, però non per la causa sbagliata: “Questa gioventù si sta bruciando con la retorica su scuola e banche”. Retorica che, come da tradizione, finisce in bombe carta e vetrine sfasciate. Però, gli risponde Marco Gorra sempre su Libero, non bisogna sottovalutare né sminuire le ragioni, o perlomeno le motivazioni, di una generazione che non crederà più nelle ideologie degli Anni Settanta, ma le cui “paura e disperazione sono più che reali”. Voi da che parte state?

Leggete i commenti di Giacalone e Gorra

su Libero in edicola oggi, giovedì 15 novembre

 

 

 

Alessandro Sallusti e Armando Cossutta sono rimasti fuori dalla corsa per l’Ambrogino d’oro. Nella nottata le due candidature sono state ritirate. Dopo un lungo dibattito i due sono stati fatti fuori. I due promotori che sostenevano Sallusti e Cossutta, rispettivamente Giulio Gallera del Pdl e Carmela Rozza del Pd, hanno fatto un passo indietro. Confermate invece le altre onorificenze. Medaglia d’oro alla memoria al vigile Nicolò Savarino, e all’autore cinematografico Silvano Cavatorta. Poi medaglia d’oro a Anna Maria Tarantola, presidente della Rai, a Pierluigi Bernasconi, e a Gianmario Longoni, ex direttore del teatro Smeraldo. Un riconoscimento va anche al professore emerito di letteratura italiana contemporanea Vittorio Spinazzola. Un attestato particolare andrà ai lavoratori della Wagon Lits, per la loro protesta a difesa del lavoro portata avanti sulla torre del binario 21. Sul ritiro delle candidature di Sallusti e Cossutta è mistero.

 

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