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Il Papa non sa fare il Papa. I tedeschi, suoi conanzionali ne sono convinti. L’attacco duro arriva da Der Spiegel, uno dei settimanali più diffusi in Germania. L’accusa a Joseph Ratzinger è chiara: non è adatto a svolgere quel ruolo. Secondo la rivista il Benedetto XVI ha una vita troppo robotizzata: sveglia alle 6, messa privata alle 7, lavoro in ufficio fino alle 11,30, poi udienze per un’ora, pranzo alle 13,15, riposo e dalle 15 alle 16 lavoro scientifico per i suoi libri, intramezzati da qualche passeggiata nei giardini vaticani. Dopo la cena e l’ascolto del telegiornale delle ore 20 su Rai1, il Papa va a letto alle 21,15, quando prende congedo dalla sua “famiglia personale”, ovvero il suo segretario Georg Gänswein e le quattro donne dei “Memores Domini” che svolgono mansioni domestiche per Benedetto XVI. 

Antimoderno senza risposte – Poi sempre secondo Der Spiegel il Papa è antimoderno. Durante la guida di Ratzinger la Chiesa cattolica è stata coinvolta in una serie di scandali senza precedenti. La rivista lo accusa di essere stato troppo incerto e riluttante nel dare risposte. Il caso più grave è stata la scoperta di decine di migliaia di abusi sessuali su minori da parte di preti, suore o altri esponenti dell’organizzazione ecclesiastica. Secondo il settimanale tedesco, per tutti, anche per i fedeli, la Chiesa ha fallito nella risposta a questi scandali, a causa della rigidità del pontefice. Un modo sbagliato di condurre i cattolici che ha provocato anche lo scontro con i musulmani e le altre religioni, come capitò con l’incendiario discorso di Ratisbona. Lo scandalo finale che ha gettato un’inquietante ombra su Benedetto XVI è stato Vatileaks, la pubblicazione delle sue lettere private che ha smascherato la lotta di potere senza quartiere che avviene fra le mura di San Pietro. Il ritratto che prende forma dalle pagine del settimanale è quello di un uomo poco adatto alla carica che riveste. Un uomo che non sa parlare ai fedeli e una Chiesa incapace di capire le nuove esigenze dei cattolici. Arrivato al soglio di Pietro all’età di 78 anni, ora ha perso la fiducia di chi qualche anno fa aveva gridato: ““Wir Sind Papst!”, “Siamo Papa”.

Ritorno da investimento che farebbe gola ai migliori fondi hedge: +26% in un anno, quattro volte piu’ dei titoli tedeschi. Nello stesso periodo il ritorno e’ stato del 13% in Spagna e del 6,7% in Germania.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Calciatori Italia: con Btp guadagnato 26% in un anno

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La Camera del laender tedesca, il Bundesrat, ha bocciato l’accordo fiscale con la Svizzera che prevedeva la regolarizzazione fiscale dei depositi dei cittadini tedeschi nelle banche elvetiche. Ora l’intesa deve essere ratificata entro il 14 dicembre per entrare in vigore altrimenti sarà annullata.

La Germania si è innamorata della piccola Vittoria, la figlioletta dell’europarlamentare del Pdl, Licia Ronzulli, sempre in aula con la mamma. La Bild l’ha soprannominata “mini italienerin” e scrive che è “la più piccola e dolce deputata d’Europa”.  

La mamma la porta in parlamento da quando ha sei settimane e ora che la bimba di anni ne ha due, alza la mano per votare, gattona sulle scale, tira il naso alla Ronzulli e mette le cuffie per il traduttore automatico all’orsetto. Scenette di ordinaria tenerezza che però a Strasburgo tanto ordinarie non sono. Ma colleghi e collaboratori ormai ci hanno fatto l’abitudine: “Non dicono più niente – ha detto la Ronzulli a Bild – Vittoria è diventata una sorta di mascotte del Parlamento”. Del resto la deputata del Pdl cerca di semplicemente di conciliare lavoro e famiglia: “A Bruxelles, dove vivo, Vittoria va al nido, ma a Strasburgo, durante le sedute, lei sta con me. Vive con me in hotel, viene in ufficio e la porto con me alle sedute plenarie”.

«Il tuo sogno è possibile, non farti frenare dalla tassa sul lusso». In tempi di vacche magre, anche un must del lusso automobilistico come la tedesca Porsche ha dovuto aguzzare l’ingegno per affrontare possibili rallentamenti delle vendite dovute al bombardamento innescato dal governo dei professori che, a suon di sobrietà da esibire e da subìre (vedi alla voce impennata fiscale), ha ingaggiato una battaglia ideologica contro chi acquista beni di lusso, e per questo potenziale evasore. E così la campagna pubblicitaria per la nuova 991 (modello feticcio della casa di Stoccarda), affidata a Oliviero Toscani, è un inno all’acquisto contro le paure  di controlli fiscali («se ti fermano lasciali fare, se sei in regola controlleranno chi non lo è»), a favore dello «sviluppo di cui tutti parlano». Perché «l’Italia ha bisogno dei miei cavalli, e anche tu».

In ogni partita finanziaria, anche quella che appare decisamente fallimentare, c’è sempre qualcuno che incassa. Nulla di nuovo sotto il sole, ma se si parla di banche, allora il tema diventa spinoso. Soprattutto se gli istituti di credito sono spinti sull’orlo del collasso e a intervenire deve essere lo Stato. E’ accaduto in Gran Bretagna con casi di scuola come Royal Bank of Scotland, ma anche in Olanda con Abn Amro e più di recente in Spagna con Bankia.

Gran parte dei paesi avanzati è in seria difficoltà, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Spagna, Italia. Vi è però un’eccezione rilevante costituita dalla Germania.

La Germania è il paese avanzato che in questi anni sta sperimentando i maggiori successi economici: la quasi totalità della sua crescita però è legata alle esportazioni. La Germania è diventata sempre di più una macchina perfetta capace di accumulare un avanzo commerciale record, uno dei più alti al mondo in rapporto al Pil, maggiore di quello cinese.

La Procura di Roma ha aperto un’indagine sulle presunte consulenze inutili ricevute – grazie a Finmeccanica – dalla ex moglie del ministro dell’economia Vittorio Grilli. Lunedì 29 ottobre il pm Paolo Ielo ha sentito come testimone il presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi per chiedergli conto delle sue parole sul tema, intercettate in una sala del ristorante Rinaldi al Quirinale il 23 maggio scorso. All’allora presidente dello IOR Ettore Gotti Tedeschi, Orsi aveva confidato l’esistenza di “consulenze inutili” pagate a Lisa Lowenstein, ex moglie del ministro dell’Economia. Per ora il fascicolo è un ‘modello 45′, cioé senza indagati.

 

“Domani vado a dare del coglione a Bagnasco”. Così l’amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi in un colloquio (intercettato) al ristorante con Ettore Gotti Tedeschi. L’ad del colosso della difesa ce l’aveva col numero uno dei vescovi italiani che, forse in qualità di cardinale a Genova, si era permesso di criticare l’intenzione dell’azienda di depotenziare i propri impianti nel capoluogo ligure. Gotti tedeschi, numero uno dello Ior (la banca del Vaticano) per parte sua non aveva fatto una piega. L’intercettazione effettuata in un ristorante romano dai carabinieri è stata svelata l’altroieri dal “Fatto quotidiano”. E oggi, l’ad di Finmeccanica è corso ai ripari facendo pubblicare una sua lettera sul quotidiano genovese “Il secolo XIX”, che aveva dato ampio risalto a quanto riferito dal “Fatto”.

Ecco una parte del testo: “Egregio Direttore, Le chiedo gentile ospitalità in merito all’articolo pubblicato ieri sul Suo giornale, dal titolo “L’insulto a Bagnasco che imbarazza Orsi”, per doverosa precisazione ma, soprattutto, per rispetto a Sua Eminenza il Cardinale Bagnasco e a tutti i fedeli che, come il sottoscritto, riconoscono nel proprio Vescovo il Pastore del Popolo di Dio, di cui sono parte, nel cammino verso la Salvezza. Vorrei sottolineare che ciò che viene definito un “insulto”, tale non è. Non ho mai offeso – in pubblico o in privato – il Cardinale Bagnasco, né ho mai usato nei suoi confronti espressioni irriguardose. Né mai lo farei. Peraltro, con il Cardinale si è instaurata una consuetudine di incontri cordiali e improntati ad un rispettoso confronto, nella diversità dei ruoli, sulle problematiche del mondo del lavoro a Genova. Il cosiddetto “insulto” non è altro che un’espressione colorita – questo sì -, come può essere usata in privato tra due amici, con la quale indicavo semplicemente al mio interlocutore che il giorno successivo sarei andato a trovare il Cardinale per manifestargli, in modo franco, la mia non condivisione delle considerazioni da lui espresse nel corso di una omelia, il cui testo mi aveva fatto successivamente pervenire, riguardo al piano di dismissioni di Finmeccanica con riferimento al territorio genovese”.

 

Il rapporto dei servizi segreti tedeschi: i magnati della Russia hanno parcheggiato nelle banche dell’isola 20,3 miliardi di euro di fondi neri, una cifra di poco superiore all’intero Pil cipriota. Nella foto, il presidente Dimitris Christofias con il premier Mario Monti. Sgomento della Germania, il salvataggio a rischio.

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Vergogna: i soldi Ue a favore di Cipro nelle tasche degli oligarchi russi

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