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uccida

 

di Filippo Facci

Premio per la scemenza di fine anno a Giulia Bongiorno e Mara Carfagna, che hanno proposto di dare l’ergastolo a chi uccida una donna «solo perché è femmina», perciò discriminata. Uccidere una donna, ergo, sarebbe più grave che uccidere un uomo. Si passerebbe cioè dalla discriminazione che prevedeva attenuanti per chi uccideva una donna «per causa d’onore» (valida sino al 1981) a una discriminazione che prevede aggravanti per chi la uccida «in quanto femmina»: da una discriminazione all’altra, come capisce anche un bambino. Ora: non va sprecata una parola di troppo per spiegare che le distinzioni di genere sono tutte pericolose; semmai potremmo chiederci che cosa dovrebbe accadere, a loro dire, se una donna uccidesse una donna in quanto femmina, o se una donna uccidesse un uomo in quanto transgender: ma pare già troppo. Va solo ricordato che la Bongiorno e la Carfagna sono in Parlamento in quanto femmine, ossia, pur in modo differenziato, in quota rosa: e ora combattono contro la stessa discriminazione di cui hanno approfittato, anche grazie al – termine inquietante – Porcellum. Le femministe professionali fingono di ignorare che la storica prevalenza degli uomini tende fisiologicamente ad affievolirsi, come è logico e come accadrà anche senza leggi idiote. Certe femministe ostacolano la causa che promuovono: perché la Storia non prevede scorciatoie, anche se – come sanno le nostre amiche – le prevede il Parlamento.

 

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