Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

Uccidere

 

di Filippo Facci

Premio per la scemenza di fine anno a Giulia Bongiorno e Mara Carfagna, che hanno proposto di dare l’ergastolo a chi uccida una donna «solo perché è femmina», perciò discriminata. Uccidere una donna, ergo, sarebbe più grave che uccidere un uomo. Si passerebbe cioè dalla discriminazione che prevedeva attenuanti per chi uccideva una donna «per causa d’onore» (valida sino al 1981) a una discriminazione che prevede aggravanti per chi la uccida «in quanto femmina»: da una discriminazione all’altra, come capisce anche un bambino. Ora: non va sprecata una parola di troppo per spiegare che le distinzioni di genere sono tutte pericolose; semmai potremmo chiederci che cosa dovrebbe accadere, a loro dire, se una donna uccidesse una donna in quanto femmina, o se una donna uccidesse un uomo in quanto transgender: ma pare già troppo. Va solo ricordato che la Bongiorno e la Carfagna sono in Parlamento in quanto femmine, ossia, pur in modo differenziato, in quota rosa: e ora combattono contro la stessa discriminazione di cui hanno approfittato, anche grazie al – termine inquietante – Porcellum. Le femministe professionali fingono di ignorare che la storica prevalenza degli uomini tende fisiologicamente ad affievolirsi, come è logico e come accadrà anche senza leggi idiote. Certe femministe ostacolano la causa che promuovono: perché la Storia non prevede scorciatoie, anche se – come sanno le nostre amiche – le prevede il Parlamento.

 

BracconaggioBracconaggio

Tagliole, archetti a scatto e reti, tante reti celate nella vegetazione: sono gli strumenti di cui si servono i bracconieri per dimostrare a se stessi e al mondo d’essere astutamente superiori agli uccellini. I quali, seguendo il loro istinto, che è volare e cantare o becchettare le bacche dei rovi, restano impigliati nelle reti, mutilati, dissanguati nelle tagliole. E muoiono ammutoliti, talora prima, talora dopo che l’Uomo ripassi e, dopo averne controllata la consistenza, se li butti in saccoccia e torni a casa, dove la sua signora aspetta in cucina col fuoco acceso e il grembiule dove s’asciuga il sangue.

Il prossimo Skyfall, in uscita il 31 ottobre, sarà uno 007 memorabile anche al di là della sua riuscita in termini artistici. Oltre ad essere l’episodio del cinquantenario –  Agente 007-Licenza di uccidere fu presentato in Inghilterra il 5 ottobre 1962 –, porta la firma di Sam Mendes, contravvenendo alla legge non scritta della produzione che ha sempre scritturato registi (quasi) sempre validi ma dalla cifra stilistica mai troppo definita. Mentre il sogno di Quentin Tarantino di dirigere una delle avventure di James Bond è destinato a rimanere tale per eccesso di personalità, l’uomo dietro a American Beauty assicura quel quantum di autorialità in più inaugurata con l’era del tormentato Daniel Craig. 
 
Icona che può fregiarsi dell’interessamento di Umberto Eco e Oreste Del Buono (Il caso Bond, Garzanti, 1966), l’agente segreto al servizio segreto di Sua Maestà rimane una silhouette dentro alla canna di una Walter PPK (nei romanzi era una Beretta 25) qualche minuto prima dei sempre stilosi titoli di testa: irresistibile playboy e abile conversatore, ha una capacità di tenersi lontano dalle mode che, ai fini della definizione del personaggio, conta come la proverbiale licenza di uccidere. Proprio quello stile inconfondibile che – secondo i puristi – sarebbe messo in crisi dalla supposta ordinarietà di Craig è stato recentemente celebrato da Designing 007: Fifty Years of Bond Style, al Balaban Centre di Londra, in cui era in mostra un mondo fatto di fascino e ricercatezza tra completi di Giorgio Armani o Tom Ford e automobili da sogno come l’indimenticabile Aston Martin DB5 o la BMW Z8. Perché, tra gadget da riconsegnare a fine missione, donne-amanti in coppie di raro e un po’ ripetitivo maschilismo (una muore all’inizio mentre l’altra è quella giusta per il finale ad effetto), fissazioni alcoliche e giri per un mondo-mappa appannaggio di criminali monomaniaci, passa la storia di cinquant’anni di costume.
 
Da Sean Connery a Roger Moore, da Timothy Dalton a Pierce Brosnan, a variare sono solo piccole quantità di ironia o di sex-appeal sulla base di un modello di eroe saldamente legato all’umano o, ancora meglio, ad una certa idea di maschio. Dopotutto, secondo lo scrittore Ian Fleming, il lettore tipo delle sue fortunate avventure romanzesche corrispondeva ad un tipo ben preciso, eterosessuale, avvezzo al divertimento e pronto a lasciarsi imbrigliare in storie poco probabili, ma mai impossibili; un antidoto alla normalità e alla routine insomma, in primo luogo per lo stesso Fleming che scriveva per aggirare la noia della vita matrimoniale.

Con qualche muscolo di troppo e per nulla snob come vorrebbe la tradizione, Daniel Craig ha dato indiscutibilmente nuovo lustro al franchise, giocando sullo stesso territorio degli action più riusciti del decennio (saga di Bournesu tutti), con il pernicioso dubbio di essere sceso troppo a patti con la contemporaneità. Pare strano a dirsi per una serie che sullo stile si fonda, ma 007 rischia di essere troppo alla moda.

 

Ci sarebbero i francesi dietro l’uccisione di Muammar Gheddafi. Lo scrive il Corriere della Sera online citando fonti a Bengasi secondo le quali il colonnello fu individuato dalla Nato a Sirte grazie al numero del suo satellitare, che il presidente siriano Bashar Assad trasmise a Parigi. E ad ucciderlo fu un colpo sparato da un agente straniero.

Due giorni fa, ricorda il Corriere, l’ex premier del governo transitorio libico, Mahmoud Jibril, ha dichiarato ad una emittente egiziana che “fu un agente straniero mischiato alle brigate rivoluzionarie a uccidere Gheddafi”. “Negli ambienti diplomatici occidentali” a Tripoli, prosegue il giornale, “il commento ufficioso più diffuso” è che se ci fu un sicario straniero “quasi certamente era francese”. Il motivo sarebbe stato d’impedire a Gheddafi di rivelare i suoi precedenti rapporti con l’allora presidente francese Nicolas Sarkozy di cui avrebbe finanziato la campagna elettorale.

A rafforzare questa tesi, continua il giornale, giungono le rivelazioni fatte a Bengasi da Rami El Obeidi, ex responsabile per i rapporti con le agenzie di informazioni straniere per conto del Consiglio Nazionale Transitorio. El Obeidi ha detto che dal suo rifugio a Sirte Gheddafi “cercò di comunicare tramite il suo satellitare Iridium con una serie di fedelissimi fuggiti in Siria sotto la protezione di Bashar Assad”. Assad avrebbe passato il numero del satellitare del rais agli 007 francesi in cambio della promessa di Parigi “di limitare le pressioni internazionali sulla Siria per cessare la repressione contro la popolazione in rivolta”.

 

Al Qaida nel Maghreb islamico ha rivolto un appello ai suoi seguaci a “seguire l’esempio” dell’attacco al consolato Usa a Bengasi e a uccidere tutti gli ambasciatori americani nell’area. Lo rivela il centro americano di monitoraggio dei siti islamisti IntelCenter.

Nel suo messaggio, Al Qaida definisce l’uccisione dell’ambasciatore Stevens in Libia “il più bel regalo” per tutti gli estremisti islamici in occasione dell’anniversario dell’11 settembre. Il gruppo rivolge un appello ad attaccare le ambasciate americane negli altri paesi del Maghreb (Tunisia, Algeria, Marocco e Mauritania) e a uccidere gli ambasciatori. “Rivolgiamo un appello ai giovani musulmani a seguire l’esempio dei leoni di Bengasi, a tirare giù le loro bandiere e a bruciarle prima di uccidere i loro ambasciatori, i rappresentanti americani, o di cacciarli”. Al Qaida nel Maghreb islamico è frutto della fusione del ramo saudita e di quello di Al Qiada del gruppo terroristico.

Le radiazione nucleari sprigionatesi a seguito dell’incidente alla centrale giapponese di Fukushima dell’11 marzo 2011 potrebbero uccidere a livello globale fino a 1.300 persone e scatenare fino a 2.500 casi di cancro. Ad essere maggiormente colpito, comunque, sarà il Giappone. La stima arriva dalla prima ricerca di questo genere elaborata dall’università americana di Stanford, pubblicata sulla rivista ‘Energy and Environmental Science’. Lo studio ha esaminato, infatti, l’impatto della catastrofe nucleare di Fukushima sulla salute globale. “Dalle stime – ammettono i ricercatori – emergono numeri di grande incertezza, ma si evidenzia come le precedenti affermazioni che negavano eventuali rischi per la salute non dicono il vero”.

Ha destato scalpore il soldato americano che cantava mentre polverizzzava dall’alto del suo aereo, un uomo, ( a quanto pare un contadino) che passava su una strada della provincia di Wardack in Afhanistan, cantava ..come cantano, sghignazzano, esultano, i giocatori on line mentre sparano ai soldati virtuali dei giochi di guerra della play station.

Un ordigno rudimentale è stato fatto esplodere nella notte tra martedì e mercoledì davanti all’abitazione del magistrato della Procura di Mantova Giulio Tamburini. La forte esplosione è stata sentita in tutto il quartiere alla periferia di Mantova dove il sostituto procuratore 54enne abita con la famiglia. La deflagrazione della bomba posta sul cancello d’ingresso della casa ha causato la rottura dei vetri delle finestre al piano terra e di un infisso al primo piano. Nessun danno, fortunatamente, alle persone anche se l’ordigno avrebbe potuto anche uccidere considerata la potenza.

 

Un nuovo elemento emerge dalle indagini di Brindisi per spiegare la scelta dell’obiettivo da parte dell’attentatore: la scuola Morvillo-Falcone era frequentata dalla fidanzata del figlio di Cosimo Parato, l’uomo che avrebbe truffato Giovanni Vantaggiato. 

Il gip intanto conferma l’ipotesi della procura di Brindisi: almeno un complice ha aiutato Vantaggiato per far esplodere la bomba che il 19 maggio scorso provocò la morte di Melissa Bassi e il ferimento di altre 5 ragazze.  A indicare la presenza di uno o più persone nell’organizzazione dell’esplosione è stato, scrive il gip del Tribunale di Lecce, Ines Casciaro, nell’ordinanza di custodia cautelare, lo stesso indagato durante gli interrogatori.   “Vantaggiato nella narrazione – si legge nell’ordinanza di convalida del fermo – ha utilizzato il plurale tutte le volte che si è trovato a passare da un argomento all’altro, potendo concentrarsi di meno sulle risposte, ha implicitamente ammesso la presenza di almeno un altro complice”. Peraltro, nell’interrogatorio del pm, Vantaggiato avrebbe utilizzato il plurale in molte più occasioni “confermando così che, nonostante la volontà di negare la presenza di complici, non puo aver agito da solo”. Una conferma indiretta della presenza di un complice, sempre secondo il Gip di Lecce, viene dal testimone che indicava la notte del 19 maggio alle ore 1,30, nei pressi del chiosco dove c’erano le telecamere da cui è stato ricavato il famoso video, “un uomo che spingeva un bidone della spazzatura munito di ruote, e che andava in direzione della scuola”.

La persona in questione, stando sempre alla testimonianza, era ben più alta di Vantaggiato. Una descrizione non corrispondente al 68enne di Copertino. Secondo il gip, quindi, “nella fase attuale delle indagini non si può escludere la partecipazione di terze persone”. Il magistrato accoglie poi la tesi del pubblico ministero sull’effetto terroristico che l’attentato voleva ottenere. E’ evidente che si è arrecato “un grave danno al Paese, poichè si è diffuso il terrore nelle scuole, sono state incentivate le misure a salvaguardia dei magistrati, sono stati incrementati i servizi di vigilanza presso gli obiettivi sensibili”. Nell’ordinanza si fa anche riferimento alla convenzione di New York del 1999, secondo la quale terroristico è ogni atto “destinato a cagionare la morte o lesioni personali gravi ad un civile o qualsiasi altra persona che non partecipi direttamente alle ostilità nel corso di un conflitto armato, quando lo scopo di tale atto sia di intimidire la popolazione”.   “Voleva effettuare un gesto dimostrativo nei confronti del mondo intero”, così il gip spiega quanto sinora emerso dalle indagini. In particolare Giovanni Vantaggiato si è detto  vittima di truffe che lo hanno messo in ginocchio economicamente. Il 68enne di Copertino ha anche affermato di ritenere che “le istituzioni dovrebbero riporre maggiore attenzione nei confronti delle vittime dei delitti di truffa”. L’attentato quindi sarebbe stato ideato e realizzato “proprio per attirare l’attenzione delle istituzioni e del legislatore”  ed era finalizzato ad esprimere la sua rabbia ma anche a sottolineare l’esigenza di trovare tutele a che subisce ingenti danni.   Gli indizi, precisa ancora il gip, “sembrano essere gravi, precisi e concordanti, nonchè confermati dal suo interrogatorio nel corso del quale ha descritto con dovizia di particolari le modalità con le quali ha confezionato l’ordigno esplosivo, procurandosi telecomandi e materiale esplodente nel corso di numerosi mesi”.   In particolare l’uomo avrebbe iniziato a programmare l’attentato “fin da prima di Natale”. L’attentato non è stato compiuto di notte “perchè voleva ottenere esattamente l’effetto ottenuto”. E questo secondo il gip dimostra che “la volontà era esattamente quella di fare un gesto dimostrativo eclatante, finalizzato ad uccidere”.

 

Basta una dose per uccidere 30 adulti, ma nel paese si mangia tranquillamente, grazie ai “fugu-chef”, sottoposti a training di anni per imparare a tagliarlo. Ma ora incombe un pericolo. GUARDA IL VIDEO

pubblicato da Wallstreet Italia
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