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Più di 34 milioni di contagiati nel mondo, di cui la metà donne e 3,3 milioni bambini di età inferiore ai 15 anni. Meno di un quarto, circa 8 milioni, ha accesso ai farmaci salvavita. Superiore a 2 milioni il numero di decessi nel 2010 e di poco inferiore ai 17 miliardi di dollari la cifra investita solo lo scorso anno nelle nazioni più povere, le più colpite. Sono alcuni numeri della guerra dei trent’anni contro l’Aids, messi nero su bianco dal Rapporto 2012 sull’epidemia pubblicato dall’Unaids, il Programma dell’Onu per coordinare l’azione globale contro l’Aids.

Le epatiti croniche di origine infettiva, dovute cioè ai due diversi virus B e C (con il C che conta per i ¾ dei casi totali), sono molto diffuse in Italia. Si calcola che più del 2-3% della popolazione ne sia affetto. Almeno 300 mila italiani sono affetti da cirrosi epatica, che è la complicanza grave più frequente. Di questi ne muoiono ogni anno circa 10 mila.

Tali cifre nelle nuove generazioni stanno fortunatamente diminuendo. In modo più veloce per quanto riguarda la forma B per merito anche della vaccinazione, che non è disponibile invece per la forma da virus C.

Creato laser delle dimensioni di un virus. Il dispositivo i miniatura funziona a temperatura ambiente e sfida i limiti di diffrazione della luce. Il team di scienziati della “Northwestern University” ha trovato infatti un modo per produrre dispositivi laser singoli delle dimensioni di una particella virale. Questi nanolaser ‘plasmonici’ possono essere facilmente integrati in dispositivi fotonici a base di silicio, circuiti ottici e biosensori su scala nanometrica.

Secondo uno studio, una combinazione di farmaci in via di sperimentazione presso i laboratori della casa farmaceutica Abbott avrebbe cancellato nel 99% dei pazienti trattati tutte le tracce del virus che causa l’epatite C.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Epatite C, un mix di farmaci in fase di sperimentazione mette ko il virus

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Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

Sei milioni d’italiani a letto con l’influenza a causa di tre virus, di cui due nuovi di zecca. Un problema non solo di salute pubblica, ma anche economico. Questa l’allarmante previsione lanciata nei giorni scorsi dall’Anifa, l’Associazione nazionale dell’industria farmaceutica dell’automedicazione. La diffusione dei dati coincide con l’avvio della campagna autunnale di vaccinazione antinfluenzale, che partirà il 15 ottobre (con l’obiettivo di “coprire” il 95% della popolazione a rischio sopra i 65 anni), mentre l’Istituto superiore di sanità (Iss) si appresta ad attivare Influnet, la rete sentinella per il monitoraggio epidemiologico dell’influenza stagionale, cui aderiscono un migliaio di dottori di medicina generale e pediatri di base. Negli stessi giorni la rivista Nature annuncia la scoperta di una molecola, utilizzata da ceppi diversi di virus influenzali per ancorarsi alle cellule da infettare, che potrebbe aprire la strada alla realizzazione di vaccini universali. Ma come funzionano e quanto sono efficaci i vaccini antinfluenzali? Su quali dati si fondano le previsioni epidemiologiche annuali? Dobbiamo davvero allarmarci e correre tutti a vaccinarci? Lo abbiamo chiesto a due esperti, che hanno opinioni differenti sull’efficacia delle politiche di vaccinazione di massa. Fabrizio Pregliasco, virologo del dipartimento di scienze biomediche per la salute dell’Università degli studi di Milano e Tom Jefferson, epidemiologo responsabile del gruppo vaccini della Cochrane Collaboration, una iniziativa internazionale no-profit nata per raccogliere, valutare e diffondere le informazioni relative alla efficacia degli interventi sanitari.

Un nuovo coronavirus (della stessa famiglia di quello che nel 2003 causò la Sars che, come molti ricordano, ha ucciso più di 800 persone nel 2003, per lo più in Asia) sarebbe stato identificato nel Regno Unito in un paziente proveniente da un viaggio in Arabia Saudita e nel Qatar. La notizia è stata fornita il 22/9/2012 dal Britain’s Health Protection Agency (Hpa) che ne ha immediatamente informato il Who-Oms. Il paziente, che non avrebbe precedenti anamnestici di rilievo, è in effetti originario del Qatar e la sintomatologia, caratterizzata da sindrome respiratoria acuta con insufficienza renale è iniziata il 3/9 u.s. Il 7/9 è stato trasferito nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale di Doha e successivamente l’11 settembre, è stato trasportato nel Regno Unito con aereo ambulanza dal Qatar. La Hpa ha condotto prove di laboratorio e ha confermato la presenza di un nuovo coronavirus. 

Nella lista delle 4.800 sostanze che respira chi fuma una sigaretta ora c’è anche un virus delle piante: il mosaico del tabacco. Lo hanno scoperto i ricercatori francesi dell’università di Aix-Marseille che hanno analizzato un cinquantina di sigarette di sei marche diverse e i campioni di saliva di fumatori e non, in uno studio pubblicato su “Journal of clinical virology”.

La dengue è una malattia ampiamente rappresentata nei Paesi tropicali: nelle Americhe, dove numerosi focolai sono stati riscontrati anche quest’anno nella regione Caraibica, ma anche gli Stati meridionali degli Usa non sono risparmiati, è presente inoltre nel Sud Est Asiatico e in Africa sub-Sahariana. Quest’anno è stata segnalata anche in un Paese occidentale. Il Keelpno (Centro di controllo epidemiologico greco) ha comunicato che un uomo di 80 anni originario del villaggio di Agrinio in Grecia, situato nella parte nord occidentale del Peloponneso, è morto per dengue in un Ospedale di Patrasso.

di Alvise Losi

Ogni anno arriva, ogni anno se ne va. E lascia sulla sua strada un po’ di febbre, tosse, mal di testa, raffreddore e reumatismi. Siamo abituati a conviverci da sempre, ma quando si avvicina una nuova ondata di influenza la preoccupazione sale per poi capire che, in fondo, si tratta solo di qualche giorno di malattia. E anche quest’anno il virus potrebbe essere peggiore dei precedenti. Più persone colpite, più giorni a letto, più gravi i disturbi. Per poi accorgersi, a maggio, che l’estate è alle porte e l’influenza non è stata poi tanto grave.

Andò così anche nell’anno della pandemia, quando si scatenò il caos planetario, ma l’influenza che avrebbe dovuto mietere milioni di vittime in tutto il mondo, in realtà fu molto più clemente del previsto. I vaccini allora preparati in tutta fretta giacciono ancora inutilizzati negli scatoloni. E lì resteranno, perché il virus muta di anno in anno e ogni volta è una rincorsa per trovare in tempo per la stagione invernale il nuovo farmaco. Ma questa volta è stato più difficile che nel 2010 e nel 2011.

«Ci si aspetta una stagione influenzale meno mite e più complessa rispetto a quella dei due anni scorsi», ha commentato Pierluigi Clerici «e richiederà un’attenzione maggiore alla vaccinazione da parte delle categorie deboli». Il presidente dell’Amcli (Associazione microbiologi clinici italiani) ha spiegato che quest’anno i tipi di influenza pronti a colpire saranno tre. «Sulla base dei dati dell’Organizzazione mondiale della sanità», ha precisato l’Amcli in una nota, «nella prossima stagione influenzale circolerà ancora il ceppo virale pandemico del 2009 (il virus A/H1N1), ma anche altri due ceppi diversi da quelli che hanno circolato negli ultimi due anni (un ceppo B e un ceppo H3N2)».

Il vaccino dovrà quindi estendere la protezione a due nuove forme di virus, oltre che proteggere dal ceppo delle ultime due stagioni, rimasto lo stesso dalla pandemia del 2009, quando, come riportato in uno studio pubblicato a giugno su The Lancet, uno dei più importanti giornali al mondo in ambito di malattie infettive, si segnò il picco di morti degli ultimi anni. Il virus H1N1 allora costò la vita a 575 mila persone in tutto il mondo, metà delle quali in Africa e nel sud-est asiatico e per l’80 per cento sotto i 65 anni. Nei due anni seguenti le morti si sono riassestate sui normali livelli delle influenze stagionali (circa 100 mila in meno).

«Dopo l’anno della pandemia», ricorda Clerici «abbiamo avuto due stagioni influenzali relativamente più tranquille poiché hanno circolato gli stessi ceppi virali e, quindi, la composizione del vaccino è rimasta uguale». Quest’anno il lavoro è stato complicato dalla nascita dei due nuovi ceppi, che sono stati identificati, spiega l’Amcli, grazie alle ricerche di oltre 100 laboratori sparsi in tutto il mondo che, dopo aver raccolto i virus dai pazienti, li mandano ai cinque centri di riferimento (Atlanta, Londra, Melbourne, Tokyo e Pechino), dove vengono tipizzati.

Il passo successivo è capire quali saranno i cappi da combattere nella stagione successiva e, di conseguenza, da inserire nel vaccino che dovrà essere utilizzato entro metà dicembre. Per il resto, i consigli restano sempre gli stessi: coprirsi bene, lavarsi le mani, non starnutire addosso ad altre persone e gettare i fazzoletti di carta usati. Ogni anno come il precedente.

Virus dell’influenza più aggressivo quello che colpirà nei prossimi. Quella in arrivo sarà ”una stagione influenzale meno mite e più complessa rispetto a quella dei due anni scorsi e richiederà un’attenzione maggiore alla vaccinazione da parte delle categorie deboli”. Lo afferma l’ Associazione Microbiologi Clinici Italiani (Amcli), attraverso una nota del suo Presidente, Pierluigi Clerici. L’Amcli spiega che, sulla base dei dati dell’OMS (Organizzazione mondiale della sanità), nella prossima stagione influenzale circolerà ancora il ceppo virale pandemico del 2009 (il virus A/H1N1 2009) ma anche altri due ceppi diversi da quelli che hanno circolato negli ultimi due anni (un ceppo B e un ceppo H3N2). Quindi la composizione del vaccino per la prossima stagione contiene un virus (A/H1N1 2009) uguale a quello delle due stagioni precedenti, mentre i virus H3Ne e B sono differenti.

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