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Effetto primarie. O effetto Renzi? La cosa certa è che il Partito Democratico dopo il “bagno” di partecipazione fa il boom. Secondo le rilevazioni e le elaborazioni dell’istituto Emg per il Tg La 7 i democratici se si andasse al voto oggi raccoglierebbero il 34,6 per cento dei voti, oltre un terzo del totale dell’elettorato. Un’esplosione di consenso avvenuta nell’ultima settimana: solo sette giorni prima i sondaggi dello stesso istituto davano al Pd il 4,3 per cento di voti in meno. A oggi, dunque, se davvero passasse la riforma della legge elettorale con il premio di maggioranza per la coalizione che raggiunge il 40 per cento, Pd insieme a Sinistra Ecologia e Libertà e Partito Socialista potrebbero raggiungere quella che fino a qualche settimana fa sembrava irraggiungibile. Il partito di Nichi Vendola, infatti, raccoglierebbe il 6 per cento dei voti (flessione dello 0,1%), mentre i socialisti di Nencini l’1,3 (variazione in positivo: +1,3%).

“Mi rivolgo ai lavoratori e alle lavoratrici: nessuna conquista vi è stata regalata. Avete lottato e sostenuto duri sacrifici perché vi siete trovati contro il grande padronato, le destre, i governi della Democrazia cristiana. Per ogni lotta è stata decisiva la presenza e l’azione del Partito comunista: dare voti alle destre significherebbe compromettere le conquiste raggiunte e rendere più aspre le lotte per nuovi miglioramenti che sono necessari. Dare più voti al Pci significa creare le condizioni per nuove avanzate della classe operaia, dei braccianti, dei contadini, degli impiegati, dei tecnici, del popolo del Mezzogiorno, dei pensionati. Ai pensionati la Dc ha saputo solo promettere aumenti di poche decine di lire. I pensionati sanno che l’avanzata del Pci può garantire la soddisfazione della loro aspirazione che non è quella di ricevere elemosine, ma aver diritto a una vecchiaia serena.”

Con 138 voti a favore, inclusa l’Italia, e 9 contrari, tra cui gli Stati Uniti, l’Assemblea Generale dell’Onu nomina la Palestina come “osservatore permanente” ma in qualità di “Stato non membro” e non più solo come “entità”

pubblicato da Wallstreet Italia
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Storico si alla Palestina come Stato osservatore permanente

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Anche i segretari hanno un cuore. E si commuovono pure. A Pierluigi Bersani non è riuscito a trattenere le lacrime quando durante la registrazione della puntata di Porta a Porta, ha visto un video che lo ha portato indietro nel tempo. In quelle immagini c’è un’intevista ai suoi genitori e soprattutto una al parroco di Bettola, don Vincenzo a cui Pier era molto legato. ”Un colpo basso”. Ha commentato così il segretario dopo aver visto il video. Don Vincenzo è lo stesso parroco che ieri sera Bersani ha citato durante il faccia a faccia con Matteo Renzi. Quando gli hanno chiesto “se c’è qualcuno a cui lui vorrebbe chiedere perdono”, Pier ha risposto “sì al mio parroco don Vincenzo, che ci rimase male quando fui promotore dello sciopero dei chierichetti”. Insomma fra ricordi e lacrime Bersani sembra proprio non voler abbandonare quel leit motiv cattolico che lo sta segnando durante tutta la campagna per le primarie del pd. Già durante il faccia a faccia con gli altri candidati su Sky, per il rpimo turno, Bersani aveva detto di ispirarsi a Papa Giovanni XXIII. Pier ormai vuole i voti dei cattolici. Li vuole sedurre pure con le lacrime. Casini è avvisato. Bersani con i preti di provincia ci ha sempre camminato a braccetto. Ma stavolta la lacrima scenderà agli elettori rossi del centrosinistra. e Renzi dovrebbe imparare che per fare il segretario del Pd deve cominciare a frequentare di più le chiese e meno i camper.

Flavia Vento è furibonda. Era scesa in campo, paladina del Movimento 5 stelle. Ma Beppe Grillo l’ha cancellata, l’ha “bannata”. Via. Non la vuole come seguace. Ha bloccato la Vento su twitter buttando al vento il suo 22mila followers. Non si sa bene per quale motivo Grillo non abbia gradito l’appoggio di Flavia, certo è che la showgirl l’ha presa malissimo: “Io, tutta carina, tifo per Grillo, lo difendo perché mi piace quello che fa per la gente e poi mi ritrovo che mi ha bloccata, manco fossi topo?». E si lamenta: “Sono forse una drogata? Perché mai faccio perderer voti? Sono una mignotta? Neanche”, twitta infuriata. I suoi followers la difendono, dicono che voterebbero per lei e per nessun altro.  Flavia non è nuova alle esperienze politiche, alle regionali del 2005 raggranellò 27 voti come candidata per il nuovo Pli, e poi ha accarezzato la Margherita di Rutelli inanellando una memorabile gaffe sul muro di Berlino caduto nel 1968. Flavia non si dà per vinta. “Fonderò il mio partito. Consigli su come chiarmarlo?” 

Da oggi 178.283 voti, pari al 6,23% dell’elettorato campano di un paio di anni fa, sono orfani di rappresentanza politica. Erano i voti dell’Italia dei Valori alle ultime elezioni regionali campane. Erano i voti della lista di Antonio Di Pietro. Nel quadro di disfacimento nazionale del partito dell’ex pm di Mani Pulite, spicca il caso Campania. Dove il gruppo consiliare regionale Idv non c’è più. Si è estinto per abbandono di tutti e quattro i consiglieri.

 

Non bastasse il caos legge elettorale, il Pdl a pezzi, le primarie del centrosinistra, un’altra incognita arriva sulle elezioni politiche del 2013: il voto nel Lazio. Il Consiglio di Stato ha infatti respinto il ricorso effettuato dalla governatrice Renata Polverini contro la sentenza del Tar, che le imponeva di indire elezioni il prima possibile. sentenza che è stata confermata “nella parte in cui – si legge nella sentenza del Consiglio di Stato – si è accertato l’obbligo del presidente dimissionario della Regione Lazio di provvedere all’immediata indizione delle elezioni in modo da assicurare lo svolgimento entro il più breve termine tecnicamente compatibile con gli adempimenti procedimentali previsti dalla normativa vigente in materia di operazioni elettorali”. La legge elettorale regionale indica l’obbligo di indire le elezioni nei 90 giorni dallo scioglimento del Consiglio regionale. La data sarebbe quella del 28 dicembre, ma il periodo di vacanza potrebbe indurre a uno slittamento alla metà di gennaio. Cioè due mesi prima della data per la quale sarebbe stato fissato l’election day (regionali più politiche): il 10 marzo.

Scenario, quello che vederebbe il Lazio andare al voto prima delle politiche, che non solo vanificherebbe l’intento dell’election day (risparmiare denaro pubblico svolgendo le e votazioni in un solo giorno). Ma potrebbe appesantire ulteriormente il risultato del Pdl, se è vero che nel Lazio i vertici azzurri (a partire dal segretario Alfano) sono i primi ad attendersi una scoppola elettorale, dopo lo scandalo di Er Batman Fiorito e compagnia cantante dei mesi scorsi. Cantano vittoria quelli del Pd, che da un probabile successo nel Lazio troverebbero ulteriore slancio per le successive elezioni politiche.

 

Il Consiglio si riunirà in una seduta straordinaria per poi stabilire se sia il caso di mettere ai voti la richiesta di un referendum consultivo per far si che la Regione si stacchi dall’Italia.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Veneto indipendente? Si va verso referendum consultivo

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Il Senato ha bocciato l’articolo 1 della legge sulla diffamazione, ‘il cuore’ della cosiddetta Salva-Sallusti: 123 voti contrari, 9 29 sì e 9 astenuti, il Pdl non ha votato. Si tratta dell’articolo 1 del provvedimento, quello che contiene il carcere, fino a un anno, per i giornalisti e solo una pena pecuniaria da 5.000 a 50.000 euro per i direttori. Il presidente del Senato Renato Schifani ha sospeso la seduta.


pubblicato da Libero Quotidiano

Diffamazione, Senato boccia l'articolo 1: salta la Salva-Sallusti?

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Il Senato boccia il carcere per i giornalisti. L’aula ha bocciato con 123 voti contrari, 29 sì e 9 astenuti l’articolo 1 della nuova legge sulla diffamazione, in discussione dopo il caso Sallusti. L’articolo uno prevedeva appunto la reclusione fino a un anno per i giornalisti autori di articoli diffamatori. Il presidente Renato Schifani ha sospeso i lavori. 

Il cuore della legge è stato affossato “anche con una bella manciata di voti della destra“, commenta in sala stampa il senatore democratico Vincenzo Vita, che conclude: “Il caso è chiuso. Abbiamo vinto, è la morte non accidentale di una porcata”.

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